Di giudici, giurie e giudizi equi/12

2010, Olimpiade

Cominciamo da prima dell’Olimpiade. Fatto salvo il periodo immediatamente successivo alla vicenda Kerrigan-Harding,

In the United States, figure skating is a minor television sport except during the Olympics, when women’s skating is one of the highlights of network broadcasts (Adams, Artistic Impressions).

In Skating on Air Kelly Lawrence racconta come il pattinaggio si è evoluto e i suoi rapporti con la televisione. I cambiamenti nel corso del tempo sono stati parecchi, da quelli tecnologici alle aspettative e all’importanza del pubblico. Uno degli episodi più significativi si è verificato nel gennaio del 1994, quando Nancy Kerrigan, medaglia di bronzo all’ultima Olimpiade, campionessa americana in carica e favorita nella nuova competizione nazionale, all’epoca in corso di svolgimento, ha ricevuto una bastonata sul ginocchio che, in teoria, avrebbe dovuto impedirle di partecipare all’imminente Olimpiade. Alcuni mesi prima la tennista Monika Seles era stata accoltellata alla schiena da un tifoso di Steffi Graf squilibrato, una seconda aggressione in ambito sportivo ha scatenato i media. In questo caso l’aggressore si è dimostrato un incapace, perché l’unica cosa che è riuscito a fare è stato costringere Kerrigan al ritiro dal campionato nazionale, ma il colpo, pur forte, non ha impedito alla pattinatrice, che nell’occasione ha dimostrato una forza di volontà notevole, di recuperare la condizione e presentarsi puntuale al via della competizione olimpica. Nel momento in cui si è scoperto che il mandante era l’ex marito di Tonya Harding, che in assenza di Kerrigan aveva riconquistato quel titolo nazionale che già era stato suo nel 1991, i media americani hanno analizzato la vicenda in tutti i modi possibili, dando al pattinaggio una visibilità che non aveva avuto prima. All’Olimpiade hanno partecipato entrambe le pattinatrici, e la curiosità su di loro era talmente grande da far passare in secondo piano tutto il resto.

Kerrigan ha vinto l’argento, Harding si è classificata ottava, dopo un errore nel programma corto e un mini dramma in quello libero, con la rottura di una delle stringhe. Per alcuni anni la televisione ha trasmesso di tutto, non solo gare ma anche spettacoli di vario genere dei pattinatori professionisti, poi, pian piano, è arrivato l’effetto saturazione e gli ascolti sono calati. Chi guadagnava dalle trasmissioni di pattinaggio ovviamente non ha gradito. E la situazione ha continuato a peggiorare parallelamente con il peggioramento dei risultati dei pattinatori statunitensi. Lawrence ha intitolato il capitolo dedicato all’Olimpiade di Torino 2006 Searching for “Somebodies” per sottolineare come, dopo il ritiro all’ultimo momento per infortunio di Michelle Kwan, gli Stati Uniti non avessero un atleta davvero capace di catturare l’immaginario nazionale, e quindi di fare ascolti.

Without Kwan in the mix, well-known American skaters were hard to come by in Torino, and, for the second Olympics in a row, even harder to find atop their respective podiums. Johnny Weir, the sometimes hilariously outspoken U.S. men’s champion of 2006, found himself in second place after the short program, but failed to follow up with an equally successful free skate and finished in fifth.

Per la verità nel 2002 agli Stati Uniti non era andata male, oro e bronzo nella gara femminile con Sarah Hughes e Michelle Kwan, bronzo in quella maschile con Timothy Goebel, ma Kwan, che fra il 1996 e il 2004 è sempre salita sul podio mondiale, conquistando cinque ori, tre argenti e un bronzo, e su quello olimpico, conquistando un argento e un bronzo, è stata l’ultima vera stella del pattinaggio americano. Le altre, a partire da Tara Lipinski e Sarah Hughes, che hanno vinto quell’oro olimpico che a Kwan è sempre sfuggito, hanno avuto carriere troppo corte, o non sono state abbastanza carismatiche, per entrare davvero nel cuore dei loro connazionali. Questi i podi e i risultati degli atleti americani nel 2006, per i quali indico i piazzamenti nel programma corto per capire le loro possibilità di conquistare una medaglia se avessero eseguito un buon programma libero.

Gara maschile:

  • 1 Evgeni Plushenko, Russia;
  • 2 Stéphane Lambiel, Svizzera;
  • 3 Jeffrey Buttle, Canada;
  • 4 Evan Lysacek (10),
  • 5 Johnny Weir (2),
  • 7 Matthew Savoie (8).

Gara femminile:

  • 1 Shizuka Arakawa, Giappone;
  • 2 Sasha Cohen, Stati Uniti (1);
  • 3 Irina Slutskaya, Russia;
  • Kimmie Meissner (5);
  • Emily Hughes (7).

Weir era in lotta per l’oro, anche se con un programma libero falloso ha perso diverse posizioni, Cohen era addirittura in testa. È arrivato un argento (più un secondo argento nella gara di danza, ma gli statunitensi sono sempre stati più interessati alle discipline individuali, soprattutto a quella femminile visto che si è diffusa la convinzione che il pattinaggio artistico sia uno sport femminile, piuttosto che a quelle di coppia), non un brutto risultato, ma Sasha Cohen non ha mai avuto il seguito di Michelle Kwan. Come ha risposto il pubblico a questi risultati? Nel confronto con la trasmissione American Idol il pattinaggio è uscito sconfitto. Il libero della gara femminile è stato seguito da 17.7 milioni di spettatori, American Idol da 23.5.

It had been a similar story about a week earlier—when the Men’s Final competed with Idol for viewers and was pummeled in the ratings, 27 million to 16.1 million—but since the Ladies’ Final often serves as the highest-rated event of the Games, the Idol loss was particularly shocking.

Dire che chi ha trasmesso la gara di pattinaggio non ha gradito questi numeri non rende l’idea.

why was a weekly singing contest pulling down better numbers than the pinnacle of a worldwide athletic event that only came around every four years?

L’Olimpiade del 2006 è stata, televisivamente parlando, un fiasco per gli americani. Se volete capire meglio l’importanza della televisione americana e della narrazione che fa delle gare, Skating on Air è molto interessante, così come sono interessanti anche i saggi Forcing the Fairytale: Narrative Strategies in Figure Skating Competitive Coverage di Bettina Fabos e They Saw a Triple Lutz: Bias and Its Perception in American and Russian Newspaper Coverage of the 2002 Olympic Figure Skating Skandal di Elina V. Stepanova, Michael J. Strube e John J. Hetts (ringrazio Elisa per avermi fatto conoscere questi e altri articoli che, per questioni di tempo, ora lascio fuori dal mio discorso, ma su cui potrei tornare in seguito). La televisione poteva permettersi un altro risultato deludente? Torniamo a Skating on Air:

Producer/director Rob Dustin thinks there’s a bigger connection between the two than most realize. “If you think about it, American Idol does what we used to do with figure skating: tell stories about ‘nobodies’ that become ‘somebodies’ because of their talent, and create a storyline around that person,” he says. “I don’t feel NBC did much storytelling during the 2006 Olympics, and I think what happened with Idol kind of rattled their cages.… I’m a firm believer that you’ve got to tell the stories. Give viewers 90 seconds about somebody so they can care about them.”

ABC’s Susie Wynne agrees with Dustin’s theory. “I used to fall in love with the Olympic stories,” she recalls. “Who was Franz Klammer [1976 Olympic gold medalist in downhill]? I didn’t know, but I was gonna find out! I’d love hearing they came from a little mountain town, and they didn’t speak a stick of English. And the East German girl—you liked her, too, because she had a sad story. We’ve all got our stories—and when you personalize somebody, people identify with them and do want to root for them.” (Lawrence)

Secondo due persone che di televisione ne capiscono, il pubblico vuole storie. Vuole guardare qualcuno che conosce, con cui può identificarsi. Nel 2010 in campo femminile le speranze erano poche, sapevamo tutti che sarebbero state le pattinatrici asiatiche a sfidarsi per il titolo, con al massimo l’inserimento della vicecampionessa del mondo in carica, la canadese Joannie Rochette. La gara femminile è stata vinta dalla sudcoreana Yuna Kim davanti alla giapponese Mao Asada e a Rochette, e con Joannie purtroppo la televisione ha avuto una storia da raccontare, perché sua madre è morta per malattia due giorni prima del libero olimpico. L’esordiente statunitense Mirai Nagasu si è classificata quarta, suo miglior risultato di sempre in un’Olimpiade o un Campionato del mondo, Rachel Flatt si è classificata settima. Fra gli uomini, però, la possibilità di appellarsi all’orgoglio nazionale era molto concreta perché il campione del mondo in carica era Evan Lysacek.

Tall and conventionally good looking, Lysacek’s timing could not have been better in terms of marketing opportunities. As the reigning world champion in an Olympic year, he was a good bet for an Olympic gold medal. Also important to his ability to attract endorsement contracts was the fact that 2010 was the first time in decades that American women, who are generally among the most hyped athletes of the winter games, headed into the Olympics with no big names among them. (Adams, Artistic Impressions)

Certo, c’era da considerare il rientro di Evgeni Plushenko, che non partecipava a una competizione di questo livello dal 2006, quando aveva vinto con facilità l’oro olimpico. Dopo quella gara Evgeni si era fermato per curare vecchi infortuni, aveva provato a rientrare ma il suo fisico glielo aveva impedito, ed era tornato alle competizioni solo nell’autunno del 2009, vincendo la Rostelecom Cup. Il ritorno alle gare era stato accompagnato da polemiche fuori della pista, e non per colpa di Plushenko.

L’ISU realizza periodicamente dei video seminari di formazione per i giudici. Fin qui tutto bene, però i seminari dovrebbero aiutare i giudici a capire come valutare al meglio le prestazioni di ciascun atleta, non essere un mezzo per influenzare i loro voti. Per questo in teoria per fare gli esempi di ciò che è sbagliato dovrebbero essere usate solo immagini di atleti non più in attività. Peccato che in un video realizzato nell’estate del 2009 e dedicato ai components comparisse Plushenko:

The interpretation video highlighted the first 1 minute, 37 seconds of Plushenko’s long program from Torino and said that while he “was a technical skater of the highest level and had many good qualities,” he was disconnected from any kind of interpretation of his music for 1:04 and connected to it for just 33 seconds.

La vicenda è raccontata da Christine Brennan nell’articolo Educational videos of skater Evgeni Plushenko raise Russian ire (https://usatoday30.usatoday.com/sports/columnist/brennan/2010-02-10-evgeni-plushenko-videos_N.htm). La federazione russa ha protestato e il DVD è stato modificato

In the new version of that DVD, Belarus’ Sergei Davydov has replaced Plushenko, although the graphics assessing Plushenko’s program remain.

As for his transitions, the original version of that DVD offered a scathing review of Plushenko’s Olympic performance, assessing it to be worthy of only a 3.75 to 4.0 on a 10-point scale for some of the requirements. But in reality, Plushenko received a much higher mark in Torino — 7.75 — a sign of the inflated scoring of well-known skaters that the creators of the ISU videos had hoped to address.

Non proprio la migliore delle presentazioni per qualcuno che puntava a difendere il titolo olimpico.

Judges and experts from five countries worked on the DVDs: Germany’s Sissy Krick; Finland’s Hely Abbondati and Mika Saarelainen; the USA’s Charlie Cyr, Joe Inman and Gale Tanger; Italy’s Paolo Pizzocari; and Canada’s Ted Barton, Louis Stong and Anne Shelter.

Lasciamo Brennan e torniamo a Plushenko, che in gennaio vince il suo sesto oro europeo davanti a Stephane Lambiel e Brian Joubert, dimostrando chiaramente di essere pronto a difendere il titolo.

Dopo questa gara, rispondendo alle domande dei giornalisti, Plushenko aveva spiegato che “If the judges want someone to place high, they can arrange that”, aggiungendo che “Brian Joubert got more points for his transitions than me, although we did exactly the same transitions on the ice. In fact, we don’t have any transitions because we focus on jumps”. Affermazione fatta in un contesto preciso, e che quando è stata tolta dal contesto gli è costata tantissimo. Una settimana prima dell’Olimpiade Joseph Inman, giudice internazionale, relatore nei seminari di formazione per i giudici e uno degli autori del DVD estivo, ha inviato una mail a una sessantina di suoi colleghi, evidenziando queste parole e sottolineando che era lo stesso Plushenko a ritenere privi di transitions i suoi programmi. Potete trovare un resoconto dell’episodio qui: https://www.ocregister.com/2010/02/10/skating-judges-again-scrutinized/.

La mail di Inman ha avuto effetti sul risultato? Ricordo che l’oro è andato a Lysacek con un vantaggio di soli 1.31 punti su Plushenko. Nello screenshot ho inserito i voti nei components del programma libero dei primi dieci pattinatori.

In rosso ho evidenziato tutti i voti in transitions inferiori a 7.00. Davvero dei migliori sei Plushenko era il più scarso? Nobunari Oda, che è arrivato settimo, ha avuto un solo voto davvero basso, e lo stesso voto finale di Plushenko. In blu ho evidenziato chi ha avuto una media nelle transitions superiore a quella di Plushenko, e anche Jeremy Abbott, che ha eseguito il nono libero, con caduta sul quadruplo toe loop, un flip solo doppio e sottoruotato, e pure un doppio Axel dal GOE negativo, in questa voce ha ottenuto voti migliori di Plushenko. Certo, le transitions non sono i salti, anche se nell’ultimo paio d’anni sembrerebbe di sì, almeno per alcuni pattinatori, ma i voti di Plushenko rispetto a quelli degli altri sembrano strani. Fra l’altro fra il suo voto più basso e quello più alto c’è una differenza di 2.75 punti, Daisuke Takahashi oscilla in una forbice di 0.75 punti, Evan Lysacek e Stephane Lambiel di 1.25 punti, Patrick Chan, Johnny Weir e Takahiko Kozuka di 1.50, Jeremy Abbott e Javier Fernandez di 1.75 punti. Il solo Nobunari Oda ha un 6.50 che porta la differenza fra voto minimo e massimo a 2.00 punti, ma il programma di Oda è stato strano, con una lunga interruzione dovuta a un problema a un pattino che gli ha fruttato 2.00 punti di penalità e che può aver influenzato negativamente qualche giudice.

Con Plushenko non c’è stato accordo, e quando ad assegnare voti strani sono diversi giudici, è sicuro che alcuni di questi voti entreranno nella media. Quanto sono strani questi voti? L’ultimo protocollo, quello che ho piazzato in centro, è quello del Campionato europeo. Nell’occasione il voto più basso di Plushenko è stato un 7.00, il voto finale è stato di 40 centesimi più alto. Quaranta centesimi non bastano a cambiare il risultato, anche se in genere in assenza di errori i voti dell’Olimpiade sono più alti rispetto a quelli delle gare precedenti. Qual è stata la differenza più grande fra i due liberi di Plushenko? All’Europeo Evgeni ha aperto in volo un Lutz, trasformandolo da doppio a triplo, con un valore base di 1.90 punti e un GOE di -0.24 punti. All’Olimpiade è stato impreciso sul primo triplo Axel, GOE -0.36, ma ha eseguito correttamente il triplo Lutz, con un valore base di 6.00 punti e un GOE di 0.60 punti. Il suo valore base, legato agli elementi che ha eseguito, è cresciuto di 4.70 punti. Nei GOE però uno dei giudici ha assegnato a Plushenko quattro -1, sei 0 e tre soli +1 (in due trottole e nei passi, dove il GOE è più basso), complessivamente Evgeni ha ricevuto dieci -1 da tre giudici diversi, e un solo -1 dagli altri sei giudici, Lysacek ha ricevuto nove -1 da sei giudici diversi, solo tre giudici hanno ritenuto che non meritasse nessun voto negativo, e che ci sia una differenza netta, sei giudici che valutano in un modo, tre che valutano in un altro, è strano. Il GOE di Plushenko, legato sia a come vengono eseguiti gli elementi che alla soggettività dei giudici, da una gara all’altra è sceso di 2.98 punti, i components, molto più soggettivi, di 0.30 punti, per un totale di 3.28 punti, una differenza più che sufficiente per cambiare il colore delle medaglie. Colore che viene deciso anche da quanto avvenuto nel programma corto. Se la prima reazione è guardare il programma libero, perché è il libero a essere stato vinto da Lysacek, mentre nel corto il primo posto è andato a Plushenko, è anche vero che un vantaggio troppo basso nel programma corto, dovuto non al fatto che i due atleti hanno eseguito programmi molto simili ma al fatto che uno dei due è stato giudicato male, può avere ripercussioni sul risultato finale della gara.

Quelli che ho riportato sono i voti nei components ottenuti nelle gare internazionali da Plushenko dal momento in cui è entrato in vigore l’attuale sistema di punteggio fino all’Olimpiade del 2010.

Le prime colonne ovviamente riguardano il programma corto, le altre il libero. Ho inserito anche le eventuali deduction per capire se il programma contenesse errori gravi. Il Campionato del mondo 2005 merita un discorso a sé. Quell’anno i partecipanti erano così tanti che è stato disputato un turno preliminare di qualificazione basato sull’esecuzione del libero. I punteggi che ho riportato sono quelli del programma di qualificazione, anche perché Plushenko si è ritirato dopo il programma corto a causa di un infortunio.

Per quanto sia noto per le sue doti tecniche, nelle gare a cui ha preso parte Plushenko ha quasi sempre ricevuto i migliori voti nei components. Nelle colonne J e U ho indicato il nome del pattinatore (o, in un caso, dei pattinatori) che ha ricevuto i voti più alti nella singola gara, nel caso sia qualcuno diverso da Plushenko. Nelle colonne K e V ho indicato il voto, in modo da poter vedere quanto sia grande la differenza fra Plushenko e il migliore dei suoi avversari, nelle colonne M e W ho indicato quanti pattinatori hanno ricevuto un voto complessivo nei components più alto di quello di Plushenko. In due occasioni c’è stato un solo pattinatore migliore di Plushenko, in due occasioni ce ne sono stati due. Solo nel programma corto olimpico sono stati ben quattro i pattinatori capaci di fare meglio di lui. La tabella, che mostra i singoli voti, ci dice che nel programma corto Plushenko non aveva mai ricevuto un voto così basso in transitions, nel libero solo una volta.

Vediamo allora i components del programma corto.

Plushenko, che ha eseguito il miglior programma corto, è stato quinto nei components (39.75), preceduto, nell’ordine, da Stéphane Lambiel (43.15, quinto corto), Evan Lysacek (42.00, secondo corto, e la differenza di components fra lui e Plushenko, è di 2.25 punti, superiore a quegli 1.31 punti che a fine gara hanno fatto la differenza fra l’oro e l’argento), Daisuke Takahashi (41.35, terzo corto) e Patrick Chan (40.70, settimo corto, la sua deduction non è dovuta a una caduta ma a time violation). Se ci concentriamo sulle sole transitions, scopriamo che ben dieci pattinatori, compreso Tomas Verner, autore del diciannovesimo corto, hanno ottenuto un voto più alto rispetto a Plushenko. Verner non è proprio l’ultimo arrivato, nel 2007 si è classificato quarto al Campionato del mondo, l’anno dopo ha vinto il Campionato europeo, ma il dettaglio è quanto meno curioso. E comunque pure Jeremy Abbott, quindicesimo, e Michal Brezina, nono, hanno avuto voti migliori rispetto a Plushenko, mentre Brian Joubert, diciottesimo, ha ottenuto esattamente lo stesso voto. Come si è arrivati a questi voti? Se ho tempo e voglia, posso arrivare a guardare parecchi dettagli. Questi sono i protocolli di gara, per questioni di spazio mi sono limitata a salvare nello screenshot l’area dei components.

Ho guardato solo i migliori 24 pattinatori, quelli che si sono qualificati per il libero. È ovvio che i loro voti sono più bassi, ma è altrettanto ovvio che se non si sono qualificati per il libero non erano esattamente i migliori pattinatori presenti in gara. Ho evidenziato in rosso i voti in transitions pari o inferiori a 5.00, in arancione i voti in transitions compresi fra 5.25 e 6.00. Ho usato gli stessi colori, ma con una linea molto più sottile, per tutti i voti delle altre quattro voci dei components che rientrano in queste fasce. Se per caso notate che ho sbagliato nell’indicazione di un voto vi chiedo di segnalarmelo, in modo da correggere l’immagine ed eventualmente il testo. Cosa notiamo?

Plushenko ha ricevuto due 5.00 e un 6.00. Per trovare un altro 5.00 dobbiamo scendere al quarto posto di Nobunari Oda, che ha ricevuto anche un 5.50. Per trovare il successivo 5.00, o un voto inferiore, dobbiamo scendere fino a Paolo Bacchini, che ha realizzato il ventesimo programma libero. E gli altri suoi voti sono superiori al 5.25, solo il ventunesimo pattinatore, Anton Kovalevski, ha ricevuto in transitions due o più voti pari o inferiori a 5.0. La differenza fra il voto più basso e quello più alto è notevole. L’ho calcolata per tutti i pattinatori, evidenziando in grassetto quando è pari o superiore a 2.50 punti.

Con alcuni pattinatori le oscillazioni fra un giudice e l’altro sono state minime, quelli che hanno avuto un’oscillazione maggiore sono stati Takahashi e Weir, 2.50 punti, Oda, 3.00 punti, e Plushenko, che spicca con un notevole 3.75 punti. Con lui i giudici hanno visto cose davvero molto diverse. Va bene la soggettività di giudizio, ma non stiamo esagerando?

Allarghiamo lo sguardo a tutti i voti. Il 4.75 di Bacchini in transitions è il primo voto che incontriamo nei components, tutte le voci considerate, pari o inferiore a 5.0 se escludiamo i voti già citati di Plushenko e Oda, e quel voto continua a rimanere isolato. È da Kovalevski, che ha ricevuto tre 4.50, tre 4.75 e quattro 5.0, che i voti si abbassano. Lo scrivo in un altro modo, così forse è più chiaro. Nei 900 voti assegnati dai giudici ai primi 20 pattinatori, solo quattro (due di Plushenko, uno di Oda, uno di Bacchini) sono pari a 5.00 o inferiori. Davvero le transitions di Plushenko erano così scarse da meritare voti tanto bassi? Al recente Campionato europeo nessun giudice aveva avuto quest’impressione:

Come si arriva alla media? Proviamo a sommare tutti e nove i voti di Plushenko in transitions, il totale è 63.00, la media 7.00. Però non tutti i voti entrano nel punteggio. Adesso si tolgono il più alto e il più basso, se lo facessimo con questi voti (quindi uscirebbero uno dei 5.00 e l’8.75) il totale diventerebbe 49.25, la media 7.05 (in questo caso sto arrotondando visto che tutti i voti sono arrotondati). All’epoca però si toglievano due voti a caso scelti dal computer. Quali voti sono usciti? Lo possiamo solo supporre. Togliendo l’8.00 e uno dei tre 7.50 la media diventa 6.80, togliendo uno dei due 7.75 e uno dei 7.50 pure. Per puro caso i tre voti bassi sono rimasti, sono usciti due degli altri. Con le regole attuali Plushenko avrebbe ottenuto 0.25 punti in più.

E Lysacek? La media di tutti i voti dà 8.00, per avere una media di 7.95 punti bisogna togliere uno dei tre 7.75 e uno dei due 8.50. Anche per lui il voto più basso è rimasto dentro, ma se facessimo una media senza il voto più basso e quello più alto il totale sarebbe 8.05, vale a dire che Lysacek avrebbe avuto solo 0.10 punti in più. Dal sorteggio dei voti quello a cui le cose sono andate peggio è Plushenko.

Guardiamo un altro dettaglio. A penalizzare Plushenko sono stati tre giudici, lo stesso numero di giudici che, sia nel programma corto che nel libero, ha assegnato voti più bassi rispetto a quelli degli altri giudici a Brian Joubert. Potrebbe essere una coincidenza, ma chissà perché ho il sospetto che tre giudici siano stati influenzati dalla mail di Inman.

Facendo qualche ricerca mi sono imbattuta in un’intervista a Plushenko. È in russo, lingua che io non capisco, ma per quello che interessa a me il traduttore automatico funziona piuttosto bene:

e: accenno a una cospirazione giudiziaria?

Plushenko : Conosci questa storia con l’arbitro estero, che ha inviato lettere ai colleghi esortando a sottovalutare i segni dei pattinatori europei. C’è stata un’intera campagna di propaganda … Quindi alla fine ha funzionato. Dopo il programma corto, ho dovuto vincere almeno cinque punti dai miei avversari. Di conseguenza, il divario era solo di 0,35. E la nostra federazione non ha nemmeno reagito …

e: qual è il punto di ISU (International Skating Union. – “Izvestia”) per bloccarti?

Plushenko: Il fatto è che a causa della mancanza di nuovi nomi, l’interesse per il pattinaggio di figura in tutto il mondo è francamente in declino. In precedenza gli sponsor davano 22 milioni di ISU per la pubblicità durante le trasmissioni televisive, ora l’ammontare dei pagamenti è sceso a 6 milioni, i premi in denaro in altri sport crescono, ma nel nostro paese sono diminuiti della metà. E uno dei principali spettacoli americani, Champions on ice, si è semplicemente chiuso. Quindi l’ISU sta cercando di promuovere artificialmente nuove stelle.

Il link all’articolo: https://web.archive.org/web/20100324055134/http://www.izvestia.ru/sport/article3139336/.

Nell’articolo di Scott Reid che ho linkato più in su leggiamo

“I hope Joe Inman is barred from judging for the rest of his life,” Weir said. “It’s ridiculous. He has taken away the legitimacy of every American figure skater and American judges. He’s hurt all of us.”

A dirlo non è un connazionale di Plushenko ma un connazionale di Lysacek, Johnny Weir. No, Inman non è stato squalificato, anche se non ha giudicato molte altre gare. Fin troppe, secondo me. Fra queste troviamo il Campionato del mondo del 2012 (era nel pannello di giuria delle gare femminile e delle coppie di artistico), il Campionato europeo del 2015 (era il referee nelle coppie di artistico), e ancora, come ultima gara internazionale, il Nebelhorn Trophy del 2015, dove ha ricoperto il ruolo di giudice nelle tre discipline dell’artistico. Ultima apparizione: gara femminile al campionato nazionale statunitense 2018.

Ultima cosa, questa personale, per rendere palese il mio eventuale bias: all’epoca il mio sostegno andava a Stéphane Lambiel e Daisuke Takahashi, negli anni precedenti avevo tifato anche per Jeffrey Buttle. Nonostante quello che ha vinto, nonostante l’idolatria che ha per lui un certo giapponese, io non ho mai tifato per Plushenko.

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Di giudici, giurie e giudizi equi/11

2002, Campionato del mondo

James Hines non ha visto controversie nella totale immobilità delle prime otto coppie nella gara di danza ell’Olimpiade, di cui non ha parlato, però ha dedicato un certo spazio alla gara di danza del successivo Campionato del mondo. Assenti Anissina/Peizerat e Fusar-Poli/Margaglio, il titolo è andato a Lobacheva/Averbuch davanti a Bourne/Kratz. Anche in questa gara la classifica è stata molto statica, nelle prime nove posizioni c’è stato un solo spostamento. Nelle danze obbligatorie e nella danza originale la terza posizione è stata ottenuta dai lituani Margarita Drobiazko/Povilas Vanagas, la quarta dagli israeliani Galit Chait/Sergei Sakhnovski. Nella danza libera però le posizioni si sono invertite, terzi Chait/Sakhnovski, quarti Drobiazko/Vanagas. Nella somma delle classifiche dei quattro segmenti di gara entrambe le coppie hanno totalizzato 7.0 punti, e il bronzo è andato agli israeliani perché, a parità di somma, la posizione migliore veniva assegnata a chi aveva eseguito la danza libera migliore.

Lo abbiamo già visto il meccanismo. A nessuna delle due coppie sono stati assegnati primi posti. Drobiazko/Vanagas hanno ricevuto un secondo posto, ma non basta. Chait/Sakhnovski hanno ricevuto cinque posti dal terzo in su, Drobiazko/Vanagas solo quattro, a piazzarsi davanti sono Chait/Sakhnovski. Non hanno la minima importanza il fatto che, se ci limitassimo a sommare i punteggi, Drobiazko/Vanagas ne hanno ottenuti di più, perché quello che conta è la maggiorità di priorità, né ha importanza il fatto che uno dei quattro voti a loro favore sia un secondo e non un terzo posto, e che Chait/Sakhnovski abbiano ricevuto anche un quinto posto, e neppure il fatto che due giudici abbiano assegnato lo stesso punteggio a entrambe le coppie (nella danza libera in caso di parità di punteggio nei voti di un giudice, veniva assegnata la classifica migliore a chi aveva ottenuto un voto più alto sotto l’aspetto artistico). Regolamento alla mano, la differenza è minima, ma c’è ed è a favore degli israeliani.

The Lithuanian federation filed a protest supported by a petition signed by more than thirty skaters and coaches. It read, in part, “We would like to bring to your attention our discontent with the final results of the competition. We are particularly distressed with the awarding of the bronze medal. The Lithuanians skated a medal-worthy performance and were not justly rewarded.”

The protest was denied, but it demonstrated again problems stemming from subjective judging, especially in ice dancing. Bloc judging may have occurred. The judges from Hungary, Israel, Italy, Russia, and Ukraine placed the Israelis firts; the judges from Britain, France, Germany, and the United States placed the Lithuanians first. (Hines, pag. 268)

Peccato che non siano indicati i nomi di questi oltre trenta fra pattinatori e allenatori, dev’esserci voluto molto coraggio per firmare una petizione del genere contro chi ha il potere di decidere del loro destino. Come fonte per la citazione, Hines indica

Zanca, Salvatore. “World Triumphs.” Skating 79 (May 2002): 12-21. La frase in questione è a pagina 20.

 

2003-2005, la World Skating Federation

Ovvero quello che sarebbe potuto essere e che non è. Nel 2002 è scoppiato il più grosso scandalo legato al pattinaggio. Non l’unico, e non è che ora le cose vadano bene. Semplicemente non ci sono state altre confessioni pubbliche, e chi fa giochetti poco simpatici ha capito come farli senza che sia troppo palese. Poi ci sono gli incompetenti, che non fanno le cose in mala fede ma rendono più difficile capire chi è in mala fede, la soggettività di giudizio, che è la scusa ufficiale di chi assegna i voti come gli pare indipendentemente da quanto fatto dagli atleti su ghiaccio, e gli errori umani, sempre possibili. Se l’ISU potenziasse le tecnologie, e per diversi aspetti della valutazione delle gare è possibile, ridurrebbe al minimo gli errori umani e metterebbe un limite alla soggettività di giudizio. Non avremmo valutazioni perfette, ma la situazione migliorerebbe di molto. E poi servirebbero squalifiche ai giudici palesemente disonesti, non una breve sospensione e una pacca sulle spalle come a dire “stavolta è andata male, ma vai pure avanti tranquillamente”. E invece…

Nel 2003 alcuni ufficiali dell’ISU, arrabbiati per lo scandalo e stanchi di decisioni che non comprendevano, hanno provato a staccare il pattinaggio artistico dal pattinaggio velocità. L’ISU – all’epoca non si chiamava così, ma per comodità lascio stare – è nato nel XIX secolo per regolamentare le gare di pattinaggio di velocità, ma in breve si è aggiunto il fancy skating, quello che sarebbe diventato il pattinaggio artistico. Le due discipline, pur così diverse fra loro, sono state legate fin dalle origini del loro aspetto agonistico. A un certo punto qualcuno nell’artistico, che è la disciplina che ottiene i contratti migliori dalla televisione e che quindi, a livello economico, sostiene l’intera struttura, ha deciso che era ora di separare le due discipline. Ottavio Cinquanta, che per fra il 1994 e il 2016 è stato presidente dell’ISU. proviene dal pattinaggio velocità. Anche l’attuale presidente, Jan Dijkema, proviene dalla velocità, sono decenni che l’ISU è guidato dal pattinaggio velocità e non dall’artistico, anche se riconosco che è mille volte meglio che l’elezione sia stata vinta da Dijkema piuttosto che dal secondo classificato, Didier Gailhaguet. Ma l’artistico non aveva nessun altro da proporre? Infatti io tifavo per quello che è arrivato terzo senza quasi raccogliere voti. Non ricordo il suo nome, solo che proveniva dal pattinaggio sincronizzato.

Va bene, mi sono distratta sui presidenti. Alcuni tecnici dell’artistico hanno ritenuto che fosse meglio separare le due discipline, anche perché a loro giudizio lo scandalo di Salt Lake City era stato trattato con troppa superficialità, mentre sarebbe stato necessario adottare una linea dura contro la corruzione e i maneggi. Da notare, oltre alla sospensione di soli tre anni per Marie-Reine Le Gougne e Didier Gailhaguet, la mancanza di una qualsiasi indagine per verificare eventuali responsabilità dei russi, indagine indispensabile visto che si parlava di combine. Poi l’indagine si può anche concludere con un nulla di fatto perché chi è stato indagato è innocente o perché non si trovano prove, ma con una confessione come quella di Le Gougne non provare neppure a indagare in quella direzione significa infischiarsene della giustizia e della correttezza delle gare.

Separare l’artistico dalla velocità però è praticamente impossibile, bisogna cambiare lo statuto dell’ISU, per farlo servono i 2/3 dei voti, ad avere diritto di voto è lo stesso numero di persone provenienti dall’artistico e dalla velocità (più il presidente), quindi nessuno ha la maggioranza, e se una disciplina guadagna poco dai diritti televisivi e viene mantenuta dai diritti dell’altra, è ovvio che non la voglia lasciar andare per la sua strada. Cosa hanno fatto i dissidenti? Il 25 marzo 2003 hanno annunciato la nascita della World Skating Federation.

I principali obiettivi della futura nuova federazione erano di ridare credibilità allo sport combattendo la corruzione fra i giudici, adottando un severo Codice Etico e un Codice di Comportamento per tutti i dirigenti, gli ufficiali di gara e gli atleti. L’operato degli ufficiali di gara doveva essere sottoposto a severi controlli e ci sarebbe stata “tolleranza zero” per tutti i casi di comportamento scorretto.

[…]

La reazione dell’ISU a questo annuncio fu violenta e, come di consueto, basata sulle intimidazioni. L’intero mondo del pattinaggio venne minacciato. Qualsiasi federazione che si fosse affiliata o qualunque pattinatore, giudice o dirigente che si fosse anche solo espresso a favore dei principi di questa futuribile nuova federazione (non parliamo della sua creazione) sarebbe stato privato dello stato di eleggibilità. […]

La World Skating Federation, per non causare problemi agli atleti o compromettere la loro carriera sportiva, scelse di rimanere inattiva e di fatto non vide mai la luce. E tuttavia, tanto rumore non fu per nulla: non solo diede una scossa all’ISU e al pattinaggio in generale, ma produsse anche alcuni importanti risultati.

Per prima cosa l’ISU fu finalmente costretta ad adottare un Codice Etico. Fu una grande vittoria, se si considera che era stata inutilmente sollecitata più volte a farlo in passato. (Bianchetti Garbato, pagg. 221-222)

Per quanto riguarda l’eleggibilità citata da Bianchetti Garbato, ricordo che l’ISU non distingue fra pattinatori dilettanti e professionisti, ma fra pattinatori eleggibili, cioè che possono partecipare alle gare sanzionate dall’ISU, Olimpiadi comprese, e non eleggibili, che non possono partecipare. Un pattinatore non eleggibile di fatto può dedicarsi solo agli show o all’insegnamento. Quanto al Codice Etico, l’ISU ne ha uno perché un gruppo di persone ha costretto Cinquanta e la federazione ad adottarlo. Come è stato scritto questo Codice Etico? Le norme adottate

rispecchiavano esattamente i princìpi contenuti nello Statuto della World Skating Federation, quello che era stato diffuso a Washinton D.C. durante la famosa conferenza stampa. Inoltre, la maggior parte delle proposte relative a modifiche dello Statuto e dei regolamenti da discutere al Congresso dell’ISU del 2004 a Scheveningen, Olanda, erano la copia esatta di quelle contenuta nello Statuto della World Skating Federation. (Bianchetti Garbato, pag. 222)

Dopo aver adottato le loro idee, con i dissidenti che hanno rinunciato a far nascere la federazione rivale, l’ISU cos’ha fatto, li ha ringraziati? Nemmeno per sogno, li ha squalificati a vita. Gailhaguet e Le Gougne sospesi per tre anni, gli americani Ronald Pfenning e Jon Jackson, l’inglese Sally Anne Stapleford (colei che per prima ha raccolto la confessione di Le Gougne), la svedese Britta Lindgren, l’ungherese Judith Furst-Tombor e il canadese Jan Garden, pur potendo lavorare per le rispettive federazioni, a livello internazionale non possono più fare nulla. Visto che quando vuole l’ISU sa essere severa? I nomi li ho presi da quest’articolo: http://www.espn.com/espn/wire?section=figureskating&id=2020608. Caso mai dovesse sparire, posto lo screenshot.

Insomma, l’ISU non può essere riformato né dall’interno né dall’esterno, e chi ci prova commette un suicidio.

 

2004

Il pattinaggio artistico è una disciplina in cui la tradizione è molto importante, e nella danza su ghiaccio questo è ancora più vero. Un pattinatore innovativo in genere viene apprezzato dagli spettatori, non dalle giurie, e un pattinatore che proviene da una nazione con poca tradizione fa più fatica a emergere. Ora, dopo Tessa Virtue/Scott Moir (altra coppia per cui ho tifato), Meryl Davis/Charlie White, i fratelli Maia e Alex Shibutani e altre straordinarie coppie canadesi e statunitensi attive in questi ultimi anni, può essere difficile ricordarsene, ma per molto tempo la danza è stata la più europea delle discipline. La prima edizione del Campionato del mondo si è svolta nel 1952, io ho fatto uno screenshot dei podi mondiali, dal 2010, anno dell’inizio del dominio nordamericano, al, tornando indietro nel tempo, 1977, scelto con il semplice criterio che la schermata arrivava fin lì. Negli anni che non vedete ci sono 4 medaglie d’argento e 3 di bronzo vinte da coppie canadesi e 5 d’argento e 11 di bronzo vinte da coppie statunitensi, a fronte di 24 ori, 15 argenti e 10 di bronzo vinti da coppie europee (britanniche, cecoslovacche, sovietiche, francesi e tedesche dell’Ovest). Ho colorato in giallo lo sfondo del rettangolo relativo alle coppie non europee capaci di vincere una medaglia al Campionato del mondo.

Sono pochine. Judy Blumberg/Michael Seibert e Tracy Wilson/Robert McCall non sono mai andati oltre il bronzo, e solo i canadesi hanno vinto anche il bronzo olimpico (e probabilmente avrebbero meritato di vincere una medaglia più pregiata), gli statunitensi si sono dovuti accontentare del quarto posto. Shae-Lynn Bourne/Viktor Kraatz l’oro alla fine lo hanno vinto, ma hanno dovuto faticare parecchio per riuscirci, e hanno raccolto due quarti posti olimpici. E poi ci sono Tanith Belbin e Benjamin Agosto.

Virtue/Moir and Davis/White owe a huge debt of gratitude to their former clubmates. It is impossibile to overstate how difficult it was for Belbin and Agosto to force their way into the upper echelons of the sport’s most American-resistant division. For every place they rose in the standings, they had to be demonstrably superior to those they passed in the Eurocentric discipline.

And for the most part, they have been demonstably superior.

They started at 13th in the world in 2002, but their talent was too obvious to keep them far from the podium: they jumped to seventh in 2003, and were fifth in 2004. But they often didn’t get the marks for their compulsory dances, or in the “artistic” and, later, component scores that some of their lesser-talented European competitors did (Milton, Figure Skating’s…, pagg. 209-2010).

 

2007, Skate America

La gara maschile viene vinta da Daisuke Takahashi davanti a Evan Lysacek e Patrick Chan. M.G. Piety parla degli alti costi del pattinaggio, di come i risultati di un anno di allenamento si concentrano nei pochi minuti che dura un programma, e che se quel programma va male non esiste una seconda opportunità.

Judges know this. Judges actually follow the progress of individual skaters throughout the year. They know who can do what, who tends to perform consistently, and who may be capable of performing brilliantly but tends to lose it at some point in important competitions.

The nature of the competitive structure and of the relationship between skaters and judges gives rise to several problems as far as judging is concerned. The first is that judges will often, and, one could argue even inevitably, come to have favorites among the competitors. This wouldn’t matter if the standards for evaluating performances were entirely objective, but the evaluation of a performance that has any sort of aesthetic component, such as figure skating programs do, is to a certain extent subjective, and this leaves room for personal bias both to influence the evaluation of individual performances and to be very difficult to detect. The influence of such biases on judges is usually unconscious. This was very likely the reason for what some fans viewed as the unexpectedly high scores that Evan Lysacek received for his lackluster short program in the 2007 Skate America competition at the Sovereign Center (later renamed the Santander Arena) in Reading, Pennsylvania. “The Lysacek effect,” one fan called it. He’s a former world bronze medalist, the reigning U.S. men’s champion and the 2007 Four Continents champion, so he’s going to skate well, right? The fact that he has proven his competitive mettle means that he deserves to place well, right?

There is an even more pernicious tendency on the part of some judges, however, to “boost” consciously the scores of skaters who have proven that they can consistently skate at a very high level, but who happen to have an off day when it counts. The logic behind this practice is that you don’t want to penalize such a skater for having an off day and you don’t want to send some unseasoned skater off to international competition just because he or she happened to have a good day when it mattered. So, the practice grew of awarding marks based at least partly on reputation rather than on the quality of the actual performance, and this practice seemed to many people to be ethically defensible, because it helped to compensate for the unjust nature of the competitive structure of the sport. No matter how well-intentioned, however, the practice is inherently dishonest. Once judges feel that they are not constrained to award marks based on the quality alone of the performance in question, the floodgates are open to the influence of a myriad of inappropriate factors, such as sexual orientation, political views, how skaters conduct their personal lives, whether their parents or others close to them are in a position to make large financial contributions to the sport, and even who coaches them or who choreographs their programs. Jon Jackson, a former figure skating judge, charges in his book, On Edge: Backroom Dealing, Cocktail Scheming, Triple Axels, and How Top Skaters Get Screwed (New York: Thunder’s Mouth Press, 2005), that judges would sometimes even discuss among themselves strategies that they could employ to make sure that the results of a competition were what they considered “satisfactory.” One way of doing this was to give low marks for what was called “artistic impression,” but which is now called “presentation.” (M.G. Piety, Sequins & Scandals).

Dopo aver citato questo brano, prima di andare avanti e scrivere queste parole, ho ordinato il libro di Jon Jackson. Se non avete fatto caso al nome, è uno dei giudici squalificati per la vicenda dellaWorld Skating Federation. Io devo finirla, mi sto riempiendo la libreria di libri di pattinaggio. Conoscendomi sono parole a vuoto, perché io continuerò a fare acquisti. Stavolta ho citato un brano davvero lungo, ma spesso le parole dell’autore sono esattamente il modo migliore per dire una determinata cosa, e quello che dice Piety in queste righe è preoccupante. Molti testi suoi sono reperibili su internet, qui potete trovare un elenco con tanto di link: https://mgpiety.org/publications/.

Nelle righe successive Piety si sofferma sulla gara di danza nella stessa competizione, parlando di un punteggio stranamente basso nei components della danza originale degli statunitensi Kimberly Navarro e Brent Bommentree. Io invece mi fermo, la prossima parte sarà sull’Olimpiade del 2010.

 

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Di giudici, giurie e giudizi equi/10

2002, Olimpiade

Questa è la gara che ricordiamo tutti perché è relativamente recente e perché è stato il caso più clamoroso. Gara delle coppie di artistico, con il sistema di punteggi 6.0. Chi vince il programma libero fra i russi Elena Bereznaya/Anton Sikharulidze, in testa nelle coppie di artistico dopo il programma corto, e i canadesi Jamie Salé/David Pelletier, provvisoriamente secondi, vince l’oro. I giudici sono nove, per vincere serve essere piazzati al primo posto da cinque di loro. I russi vengono preferiti dai giudici di Cina, Francia, Polonia, Russia e Ucraina, i canadesi dai giudici di Stati Uniti, Canada, Germania e Giappone. Oro ai russi, argento ai canadesi.

Poco dopo la fine della gara, però, il giudice francese Marie Reine Le Gougne confessa di aver subito fortissime pressioni dal presidente della federazione francese Didier Gailhaguet perché desse la sua preferenza alla coppia russa, tanto a quella gara non erano presenti coppie francesi, in modo che nella gara della danza, dove i favoriti erano, alla pari, i francesi campioni europei Marina Anissina/Gwendal Peizerat e gli italiani campioni del mondo Barbara Fusar-Poli/Maurizio Margaglio, i russi aiutassero i francesi.

Fermiamoci un attimo su Gailhaguet, che, fra gli altri, ha allenato Surya Bonaly. Nell’articolo Over Easy for Surya Bonalythe Skating Has Never Been the Hard Part, Johnette Howard ha scritto

Gailhaguet, later in the same conversation, volunteered that he knowingly fabricated many details of Surya’s upbringing after she burst onto the world scene in 1990.

All’Olimpiade del 1992, disputata ad Albertville, in Francia, Surya si è presentata dopo aver vinto due ori europei consecutivi ed essendosi classificata quinta all’ultimo Campionato del mondo.

By then the exotic storyline about Bonaly’s upbringing had
been embroidered upon and circulated. The press was told Surya had been abandoned as an infant by her biological parents on Reunion, a French island off the coast of Madagascar. Some reports said she was found lying on a coconut-strewn beach.

“Not true and not true,” Gailhaguet says.

Surya’s birth certificate indicates that she was born in Nice, not on Reunion. She was adopted at the age of eight months by Suzanne and Georges Bonaly, a draftsman who now stays behind in Paris

[…]

When asked who came up with all the fanciful stories,
Gailhaguet says, “I made them up.” Why? “The journalists loved it,” Gailhaguet says. “They wrote that [Reunion] thing like crazy. Because that’s what you want to hear, no? It’s a good story. . . . Reunion, it was just an idea I had at the moment. . . . We did that together, me and the mother. We said Surya came from Nice, but the [biological] parents came from Reunion. Really, we had no idea.”

So why did he pick Reunion?

“I just always wanted to go there,” Gailhaguet says with a
shrug.

Insomma, quello che contano sono le storie, qualcosa che abbiamo già visto e che vedremo ancora. Altro punto importante è che per Gailhaguet la verità è un optional, se non serve la si mette da parte per qualcosa di più utile. L’unica cosa davvero importante è vincere le medaglie, come ricorda Bianchetti Garbato parlando della vicenda Alain Miguel, giudice francese morto di tumore nel 2004, a soli 36 anni. Secondo lei Miguel

Fin troppo spesso nelle gare internazionali fu costretto a subire fortissime pressioni da parte del suo presidente Gailhaguet, che cercava di influenzarne i giudizi a favore dei pattinatori francesi. (Pag. 202)

Il problema è piuttosto semplice:

se non avesse obbedito agli ordini di Gailhaguet, o avesse riferito delle sue pressioni a del suo comportamento, avrebbe perso ogni possibilità di giudicare poiché i giudici alle gare internazionali vengono designati dalla federazione di appartenenza. (pag. 202)

Gailhaguet, ricordo, ora è nell’occhio del ciclone per aver coperto per anni allenatori che molestavano, quando non stupravano, allieve minorenni, quindi è riuscito a fare porcherie a tutti i livelli. Per questo scandalo inserisco alcuni link, ma visto che le indagini sono ancora in corso le cose potrebbero cambiare in qualsiasi istante: https://www.lequipe.fr/Patinage-artistique/Actualites/Violences-sexuelles-le-parquet-de-paris-ouvre-une-nouvelle-enquete-dans-le-milieu-du-patinage-artistique/1170198, https://www.lequipe.fr/Patinage-artistique/Actualites/Violences-sexuelles-la-ministre-des-sports-roxana-maracineanu-demande-la-demission-de-didier-gailhaguet-president-de-la-ffsg/1105996, https://olympics.nbcsports.com/2020/08/04/france-figure-skating-sexual-abuse/. Spero che ora la giustizia francese lo tenga fuori dalla circolazione, e che, anche se si è appena ritirato, vada avanti con le sue indagini su Morgan Ciprès, pattinatore per cui, per un triennio, ho persino tifato. Bleah…

Torniamo a Salt Lake City. Le Gougne non parla della combine sulle due gare, parla solo della gara che ha giudicato lei, le conferme sull’esistenza della combine, sospettata da tutti fin dall’inizio, sono arrivate solo molto tempo dopo, con l’arresto di un trafficante russo (episodio citato da Bianchetti Garbato a pagina 203, so di aver letto una spiegazione più dettagliata dell’episodio da qualche parte ma non ricordo dove). Comunque secondo Ottavio Cinquanta, all’epoca presidente dell’ISU,

“Il giudice russo nella gara di danza non ha messo la coppia francese al primo posto, cosa che era ritenuta essere parte integrante dell’accordo”. (Bianchetti Garbato, pag. 212)

Certo, il giudice russo, Alla Shekhovtseva, non ha messo al primo posto i francesi, ha messo al primo posto i russi, al secondo i francesi e al terzo, quindi comunque dietro ai francesi, gli italiani, e questo per lui è sufficiente a dire che si è comportata in modo onesto come se l’aver preferito i russi (l’oro è andato ai francesi con una preferenza di 5 a 4) non potrebbe essere sospetto di national bias, e come se lo scandalo dell’artistico non fosse scoppiato prima della conclusione della gara di danza, con la conseguenza che qualche giudice potrebbe aver modificato il suo comportamento per affossare tutti i discorsi di combine. E non solo non sono state fatte indagini sulla gara di danza, ma

Perché Cinquanta, che pure era stato informato dell’esistenza di una [sic!] accordo con i russi prima che la gara di danza avesse inizio, a scopo cautelativo, non ha almeno cambiato la composizione della giuria di quella gara? (Bianchetti Garbato, pag. 212)

Nella gara delle coppie di artistico non sono ipotesi, malignità o quant’altro. Un giudice ha confessato, il risultato di questa gara è stato falsato. In Crepe nel ghiaccio Bianchetti Garbato torna a più riprese su questo scandalo, a partire dalle pagine 16-18 (scrivendo pure, a pagina 18, “già nel novembre 2001, a Skate Canada, erano circolate voci circa presunti “accordi” tra francesi e russi”). Alla fine l’ISU ha assegnato una seconda medaglia d’oro, oltre agli incolpevoli Bereznaya/Sikharulidze, a Salé/Pelletier. Secondo Kelly Lawrence

It was widely believed that media influence of many kinds—print reporters, TV coverage, even outraged fans who spoke out on Internet forums and message boards—played a large part in the decision ultimately made. Cinquanta, in fact, acknowledged that “public opinion helped a great deal” in influencing the ISU’s action.

Vale a dire, è stato il fatto che ci sia stato uno scandalo, che televisione e opinione pubblica si siano schierati, a far assegnare la vittoria anche ai canadesi. Da notare che la federazione russa non ha gradito ed è riuscita a polemizzare, perché se dopo aver compiuto un sopruso ci si atteggia a vittima, diventa più facile farla franca e commettere altri soprusi in seguito. La disinformazione prima di tutto.

From Valentin Piseyev, head of Russia’s Figure Skating Federation (in an interview with NTV Television): “This is an unprecedented decision that turned out to be a result of pressure by the North American press, and turned out in favor of the fanatically loyal.” (Lawrence)

Con l’oro al collo, Salé/Pelletier hanno ritirato il ricorso al CIO e (quasi) tutti sono stati contenti. Ma come si è arrivati all’assegnazione della seconda medaglia?

La federazione canadese, infatti, aveva presentato ricorso alla Corte Arbitrale dello Sport contro i risultati della gara delle coppie di artistico; secondo quanto riportato dal quotidiano “La Stampa” di Torino, l’udienza del CAS era stata fissata per i pomeriggio del 16 febbraio. Ora, la conferenza stampa in cui veniva dato l’annuncio della decisione dell’ISU di assegnare una seconda medaglia d’oro ai canadesi e di sospendere la Le Gougne e Gailhaguet fu indetta per il mattino dello stesso giorno, poche ore prima dell’udienza del CAS, rendendola di fatto inutile. Fu un fatto casuale o piuttosto deliberato di proposito, onde evitare un’indagine esterna e indipendente sullo scambio di favori? (Bianchetti Garbato, pag. 2012)

Ovviamente tutti i libri parlano di questo scandalo, Milton ne parla a pagina 62 di Figure Skating’s…, e poi ancora a pagina 148, su internet si trovano molti articoli, mi limito a inserire un link: https://www.latimes.com/archives/la-xpm-2002-may-04-sp-olycol04-story.html. Su quest’episodio è stato scritto talmente tanto che non è difficile trovare informazioni, io riporto un commento di Bianchetti Garbato secondo cui Gailheguet

come allenatore, aveva sempre avuto la tendenza a fare pressione sui giudici francesi perché sostenessero i loro pattinatori. (Bianchetti Garbato, pag. 195).

Andiamo avanti con i retroscena. A chi ha fatto la sua confessione Marie Reine Le Gougne? In primo luogo a Sally-Anne Stapleford, all’epoca presidente della Commissione Tecnica per il Pattinaggio Artistico, e prima persona a scrivere un rapporto ufficiale per il presidente dell’ISU. Stapleford

non venne rieletta per due voti e sostituita dal russo Alexander Lakernik. (Bianchetti Garbato, pag. 200)

Per due pagine Bianchetti Garbato parla del lavoro di pulizia fatto dall’ISU per eliminare non chi ha assegnato voti volutamente errati, ma chi ne ha parlato, sollevando uno scandalo che si sarebbe voluto tenere nascosto. Mi limito riportare un paio di episodi, ma Bianchetti Garbato cita diverse altre persone prima e dopo le righe che trascrivo.

L’americano Ron Pfenning, membro della Commissione Tecnica e presidente di giuria nella gara di coppie alle Olimpiadi, aveva incluso nel suo rapporto la “confessione” ricevuta da Marie Reine Le Gougne durante la riunione di giuria dopo la gara. Un mese dopo il Congresso, in luglio, Pfenning ricevette una lettera di biasimo dall’ISU per il modo in cui aveva condotto la riunione di giuria dopo la gara, ritenuto non corretto dal suo stesso vicepresidente, Alexander Lakernik.

Paradossalmente, la prima azione del neoeletto presidente della Commissione Tecnica per il Pattinaggio Artistico, Alexander Lakernik, in occasione della sua prima riunione con il Consiglio immediatamente dopo il Congresso, fu quella di proporre una sanzione nei confronti di un membro della sua stessa commissione! Ma ancora più paradossale è che il Consiglio abbia accolto la richiesta di sanzionare Pfenning per una simile ragione, soprattutto in considerazione del fatto che la Le Gougne e Gailhaguet erano stati effettivamente giudicati colpevoli. […]

Anziché esprimere gratitudine nei loro confronti per aver contribuito a risolvere un caso così delicato e difficile, l’ISU ha ritenuto di doverli punire. Un altro chiaro messaggio a tutti i giudici: “Tenete la bocca chiusa”! (Bianchetti Garbato, pag. 201)

Visto che Alexander Lakernik, attuale vicepresidente dell’ISU, in carica per il pattinaggio artistico, è entrato in scena, noto che nella gara di coppie di artistico di Salt Lake City era l’Assistant Referee, quindi era una delle persone che doveva vigilare sul corretto svolgimento della gara. Quando Lakernik dice qualcosa, qualunque cosa, è bene ricordare il suo passato.

Se prima ho citato Alain Miguel, spiegando in che ambiente rilassato si trovava a dover giudicare le gare, è interessante quello che succede ora. Nel momento in cui scoppia lo scandalo, Miguel decide di testimoniare contro il suo presidente

pur essendo perfettamente consapevole che questo avrebbe compromesso la sua futura carriera di giudica. Alain ambiva a diventare referee di gare internazionali e quando Didier subdorò che intendeva testimoniare contro di lui, cercò di ricattarlo ritardando l’invio della sua nomina all’ISU e facendogli sapere, molto chiaramente, che se voleva diventare referee, anziché andare a testimoniare contro di lui avrebbe fatto meglio a scrivere all’ISU una lettera in sua difesa (Bianchetti Garbato, pag. 202).

Bianchetti Garbato cita, senza entrare nei dettagli, telefonate intimidatorie che hanno spinto Miguel a temere per la sua incolumità. Lui ha testimoniato ugualmente e la conseguenza è stata che

dopo la testimonianza a Losanna Alain ricevette una durissima lettera di biasimo dall’ISU e venne espulso dalla Federazione francese perché considerato un “traditore”. Scomparve dal mondo del pattinaggio. Il suo nome venne cancellato da tutte le liste dei giudici nazionali e internazionali. Non gli era nemmeno concesso di giudicare i bambini del suo circolo. (Bianchetti Garbato, pag. 203)

Ecco qual è il peccato mortale del pattinaggio: parlare. Con queste premesse, non abbiamo alcuna speranza di avere giudizi equi. Qualche tempo dopo a Miguel è stato diagnosticato quel cancro che in breve lo avrebbe portato alla morte.

Per Le Gougne e Gailhaguet lo scandalo si è tradotto in una sospensione di tre anni, e nel divieto di prendere parte all’Olimpiade del 2006

The punishment was broadly criticized within the skating comunity and by fans for its lack of severity (Hines, pag. 305).

Tre anni. Sono tanti? Sono pochi? Qualche giorno fa ho inserito un link a un articolo in cui Cinquanta definiva la durata della squalifica giusta. Per i casi più clamorosi, e questo lo è, io sono per la squalifica a vita, ma come detto io non conto nulla. È sempre Bianchetti Garbato a raccontarci alcuni dettagli affascinanti. Parlando dell’udienza di Losanna ci dice che

Cinquanta dovette rendersi conto che gli sarebbe stato impossibile evitare una sanzione nei confronti della Le Gougne e di Gailhaguet. La cosadeve avergli creato un certo imbarazzo, tanto che, prima che la decisione venisse assunta, si incontrò da solo e segretamente con Gailhaguet – cosa illegale e scorretta dal momento che Cinquanta era il presidente dei cosiddetti “arbitri” – per informarlo in anticipo che dopo le prove fornite da alcuni giudici, dato il clima che si era creato attorno alla faccenda e per motivi politici, non poteva evitare una sanzione. Durante la riunione di Consiglio, comunque, fece tutto il possibile per limitare al minimo la durata della sospensione. Alla proposta di alcuni consiglieri di sospendere i due per almeno cinque anni, si oppose con tutte le sue forze. Da quanto è trapelato, sembra che per il pdesidente un anno fosse più che sufficiente! Fu quindi raggiunto un compromesso su una sospensione di tre anni, fino all’aprile 2005. (Bianchetti Garbato, pag. 217)

Un dettaglio importante sui tre anni: se la sospensione fosse stata più lunga,

avrebbe comportato la sua rimozione dalla lista dei giudici, cosa che Cinquanta non voleva accadesse e ha accuratamente evitato. (Bianchetti Garbato, pag. 213)

Gailhaguet comunque rientra fra quelle persone forti che non si fanno fermare dalle difficoltà perché, nonostante un caso di scorrettezza gravissima e palese

fu rieletto presidente della sua federazione e di fece beffa della sospensione comparendo svariate volte durante le gare internazionali di pattinaggio nel corso della stagione 2002-2003. (Bianchetti Garbato, pag. 213)

Evidentemente le regole non valgono allo stesso modo per tutti.

Hines sottolinea che dopo quest’episodio l’ISU ha scritto un codice etico per i giudici, e se è vero che un codice etico è importante, è anche vero che quasi sempre è difficile provare che qualcuno abbia barato perché nascondersi dietro la soggettività di giudizio è molto facile. Questo caso è diverso perché abbiamo una confessione e, come si chiede Kelly Lawrence,

If the worst a judge could face for a huge Olympic scandal was a three-year suspension (rather than a lifetime ban), how could figure skating ever rise above its own tainted reputation?

Sulla nascita del codice etico tornerò domani, per ora proseguo con Salt Lake City.

 

2002, Olimpiade

Il voto di scambio prevedeva che i francesi aiutassero i russi nell’artistico, e che i russi aiutassero i francesi nella danza. Vediamo classifica e giuria.

Per prima cosa noto una certa stabilità, non c’è stato il minimo spostamento per le prime otto coppie. Anche se il pubblico si aspettava una lotta fra francesi (vicecampioni del mondo e campioni europei in carica) e italiani (campioni del mondo e vicecampioni europei), a classificarsi secondi sono stati i russi Irina Lobacheva/Ilia Averbukh, medaglia di bronzo sia all’ultimo Mondiale che all’ultimo Europeo. I russi avrebbero poi vinto l’oro al Campionato del mondo, con Marina Anissina/Gwendal Peizerat e Barbara Fusar-Poli/Maurizio Margaglio che avrebbero disertato la competizione, avrebbero vinto l’oro europeo nel 2003 e avrebbero concluso la carriera con l’argento mondiale alle spalle di Shae-Lynn Bourne/Viktor Kraatz. Forse, nonostante il terzo posto nelle danze obbligatorie e nella danza originale, Fusar-Poli/Margaglio avrebbero comunque vinto l’argento se non fossero caduti nella danza libera. È possibile, ma questa è solo un’ipotesi mia, che siano stati piazzati indietro nelle prime fasi di gara per tacitare le polemiche presentando come un successo la conquista della medaglia d’argento grazie alla seconda danza libera. Quando c’è una rimonta è più difficile provare di essere stati trattati ingiustamente. Come detto, è solo un’ipotesi. Barbara e Maurizio sono caduti nella danza libera, e sono caduti pure Shae-Lynn Bourne/Viktor Kraatz. Questo ha consentito ai lituani Margarita Drobiasko/Povilas Vanagas di scavalcarli? Neanche per sogno, i lituani erano quinti e quinti sono rimasti. Ovviamente non hanno gradito.

Fifth-place finishers Margarita Drobiazko and Povilas Vanagas of Lithuania took note of both falls and filed a protest, complaining that neither the Italian nor the Canadian dance teams had received the deductions they were due from their obvious errors. The protest was thrown out by the ISU a few days later; disregarded as were most complaints made about judging. (Lawrence)

Diamo uno sguardo alla classifica della danza libera, che da sola valeva la metà del punteggio.

Come detto, il giudice russo Alla Shekhovtseva ha messo al primo posto i russi, e con lei lo hanno fatto altri tre giudici, lo svizzero, il tedesco e l’italiano. I francesi hanno avuto cinque primi posti e quindi hanno vinto. I russi hanno ottenuto quattro primi posti, cinque secondi posti, quindi hanno vinto l’argento. Gli italiani hanno avuto cinque terzi posti, dai giudici di Russia, Svizzera, Italia, Azerbaijan e Polonia e hanno vinto l’argento. I canadesi hanno ricevuto cinque piazzamenti fra terzo e quarto posto, quindi sono arrivati quarti. Io sono contenta che una coppia italiana abbia vinto la medaglia, e il mio sostegno all’epoca andava soprattutto a Shae-Lynn e Vic, perciò da tifosa avrei voluto vedere entrambe le coppie più in alto, ma non così. Non così.

Noto un’ultima cosa: la giuria. Alla Shekhovtseva l’ho già citata. Il referee era Alexander Gorshkov, che abbiamo già incontrato come referee in un paio di occasioni non proprio tranquille. E fra i dieci giudici (nove nel pannello di giuria, un sostituto a turno), sei, quelli di Lituania, Azerbaijan, Ucraina, Bulgaria, Russia e Polonia, provengono o da ex paesi sovietici o da paesi che hanno avuto un legame molto stretto con l’Unione Sovietica. L’ultimo nome che sottolineo è quello dell’ucraino Yuri Balkov, che già conosciamo.

 

2002, Olimpiade

Stacchiamoci dalle due gare delle coppie, quelle intorno a cui è ruotato lo scandalo (soprattutto quello delle coppie di artistico, per la danza l’ISU ha sempre fatto del suo meglio per negare tutto). Riassumo rapidamente quel che dice Bianchetti Garbato alle pagine 210-211 del suo libro.

La tedesca Sissy Krick, che avrebbe dovuto giudicare la gara maschile, ha informato Ottavio Cinquanta che la federazione russa aveva fatto pressioni sulla federazione tedesca per toglierla da quel pannello di giuria. Krick è stata effettivamente tolta, e messa a giudicare la gara femminile, mentre in quella maschile il giudice tedesco è diventato Volker Waldeck. Krick ha giudicato una gara olimpica, quindi non ha potuto lamentarsi per essere stata messa da parte. Tutti contenti? Sì, se non ci fossero stati strani giochi dietro. Come può una federazione non volere un giudice? E come può non volerlo e ottenere che non ci sia? Se il giudice è disonesto va bene, ma se non lo è? Perché la federazione russa non voleva Krick? Secondo Bianchetti Garbato i russi

temevano che avrebbe sostenuto Alexei Yagudin anziché Eugeny Plushenko, che era il loro “candidato” al titolo olimpico.

Plushenko si è messo nei guai da solo cadendo sul quadruplo toe loop iniziale del programma corto e piazzandosi in quarta posizione dietro a Yagudin, Takeshi Honda e Timothy Goebel, il che significava che se anche avesse eseguito il miglior libero, avrebbe avuto bisogno che almeno un pattinatore si piazzasse fra lui e Yagudin per vincere l’oro. Non ha eseguito il miglior libero, anche se non è caduto. Yagudin ha vinto entrambi i programmi per parere unanime dei giudici, uno dei pochi che ha preferito Plushenko è stato un bambino di poco più di sette anni che viveva in Giappone. La gara è finita come doveva finire per quello che gli atleti hanno espresso in pista. Tutto pacifico allora? No, se i maneggi ci sono la cosa non va bene, anche quando la gara finisce nel modo giusto. Yagudin è andato alla gara

feeling rejected by his own federation (Milton, Figure Skating’s…, pag. 54).

Avendo due atleti in grado di puntare ai due gradini più alti del podio, perché in Russia un pattinatore poteva essere preferito all’altro?

Il motivo per cui i russi preferivano Plushenko a Yagudin non aveva nulla a che fare con i due ragazzi, ma piuttosto con i loro allenatori: Alexei Mishin, allenatore di Plushenko, e Tatiana Tarasova, allenatrice di Yagudin. Da sempre Mishin occupa una posizione dominante nella sua federazione, in quella dell’Unione Sovietica prima e in quella russa poi e da sempre esiste un’incompatibilità di carattere con la Tarasova. (Bianchetti Garbato, pag. 211)

Era già avvenuto qualcosa di simile, con la federazione russa che a un certo punto aveva accantonato come ormai inutili Ludmila Belousova/Oleg Protopopov, campioni olimpici nel 1964 e 1968, ritenuti troppo teatrali e ormai datati, per dedicare tutta la loro attenzione a una coppia emergente particolarmente forte da un punto di vista atletico, Irina Rodnina/Alexei Ulanov. L’episodio è descritto da Milton alle pagine 139-140 di Figure Skating’s… E ancora, dopo il successo mondiale nel 1977 i danzatori Irina Moiseeva/Andrei Minenkov hanno perso il favore della loro federazione, che gli ha preferito prima Natalia Linichuk/Gennadi Karponosov e poi Natalia Bestemianova/Andrei Bukin (Milton, Figure Skating’s…, pag. 172).

Insomma, quando una federazione ha più atleti forti, può scegliere di sostenerne uno a spese dell’altro per motivi politici interni. In Toscana esiste un detto medievale, “meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”, e sorvolando sulle ragioni storiche della nascita di questo proverbio è evidente che fra città vicine non si amavano molto. Firenze non ama Pisa che non ama Lucca e così via. Se la federazione russa sostiene Mishin non può sostenere Tarasova, e se sei giapponese è meglio essere del Kantō, del Kansai o di Chūbu piuttosto che del Tōhoku, almeno se vuoi il sostegno della federazione.

 

2002, Olimpiade

Proprio una gara tranquilla, a Salt Lake City i sospetti ci sono stati in ogni disciplina. Il programma corto è stato vinto dalla statunitense Michelle Kwan davanti alla russa Irina Slutskaya e alle altre statunitensi Sasha Cohen e Sarah Hughes. Nel libero le posizioni si sono mescolate, la migliore è stata Hughes, che ha vinto l’oro (4° e 1°, 3.0 punti), davanti a Slutaskaya, che ha vinto l’argento (2° e 2°, 3.0 punti, superata a parità di punti perché il miglior libero è stato eseguito dalla sua avversaria), Kwan, che ha vinto il bronzo (1° e 3°, 3.5 punti) e Cohen (3° e 4°, 5.5 punti). Milton ricorda che

the Russian federation protested, arguing Slutskaya should have been placed higher in the short program, which would have won her the gold (Figure Skating’s…, pag. 107).

Se Slutskaya avesse battuto Kwan – e il programma corto è stato vinto da Michelle per 5 giudici a quattro – l’oro sarebbe andato a Irina.

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Di giudici, giurie e giudizi equi/9

1999, Campionato del mondo

Il russo Sviatoslav Babenko e l’ucraino Alfred Koritek, che hanno giudicato la gara delle coppie di artistico,

sono stati colti in fragrante e addirittura videoregistrati dalla televisione canadese mentre intrallazzavano ai Campionati mondiali di Helsinki del 1999” (Bianchetti Garbato, pag. 30).

L’episodio è spiegato meglio nei dettagli alle pagine 209-210, ed è riportato anche da Beverley Smith, che spiega che i due sono stati filmati mentre si scambiavano segnali durante la gara, alle pagine 287 e 289. A parlarne più diffusamente è Kelly Lawrence. Le prime parole riportate sono di Lana Sherman, all’epoca producer per ABC:

“A Canadian cameraman was right behind the judges, and he overheard fans that had been coming to practices all week talking about what was going on with some judges sending signals to each other with their feet! So he shot some footage of it himself. Then our camera person told Doug Wilson about it … we went and got a clip [of the footage] from the CTV truck … then later on that evening, an ISU type went into the CTV truck to look at footage.”

Dick Button explained the incident in more detail when he made an appearance on PBS’s NewsHour with Jim Lehrer in 2002: “The Russian judge, his name was Babenko, he was sitting with his legs crossed like this, and the foot hit the wall that was underneath his desk, the desk jutted out from the hockey barrier, and the Ukrainian judge was probably sitting a little bit further than Vicki [Michaelis, from USA Today] from me right now, and he was tapping his toe—I call him the ‘tap dancing judge’—against the wall. What does that mean? He was tapping out one for the person in first place, two and three and so forth. Well, those judges were brought up and suspended by the ISU. It took them three weeks to have a hearing about it. It should have been done instantly because the guy was caught on film. That’s a very clear situation. That’s not somebody’s assumption. He was caught on film doing it.”

Though the disciplinary action taken by the ISU was typically underwhelming—Button went on to report that the judges in question were back on the scene at Skate America the following fall—it was action that might never have been taken at all were it not for the efforts of ABC and CTV.

Quindi lo scandalo è scoppiato solo perché la televisione ha filmato i due giudici, eppure in seguito in diverse gare sono stati messi schermi che impediscono a televisione e spettatori di vedere i movimenti dei giudici. La logica che posso ricavare da quest’episodio è che la cosa più importante non è avere giudizi corretti, ma impedire che scoppi uno scandalo.

Il titolo è andato alla coppia russa Elena Berezhnaya/Anton Sikharulidze (primi nel programma corto e nel libero) davanti ai cinesi Xue Shen e Hongbo Zhao (secondi e secondi) e ai polacchi Dorota Zagórska/Marius Siudek (terzi e terzi). Secondo Bianchetti Garbato i russi meritavano davvero la vittoria perché più completi dei cinesi, nonostante una caduta sul doppio Axel da parte di Elena (ho evidenziato il voto tecnico del giudice americano, che chissà come mai è riuscito a preferire i russi anche per l’aspetto tecnico e non solo per quello artistico), mentre Milton (Figure Skating’s…, pag 143, pag. 144 e ancora pag. 153) afferma che secondo molti critici, e nell’ultima occasione cita l’allenatore canadese Paul Wirtz, la vittoria sarebbe dovuta andare a cinesi. Quello che è certo è che i voti assegnati dal giudice ucraino e da quello russo si somigliano così tanto che potrebbero essere frutto di un’unica mente…

Secondo Smith (io non ho nemmeno provato a controllare), Babenko e Korytek hanno assegnato la stessa posizione in classifica alle prime sette coppie, una sfida notevole alla legge di probabilità, ma del resto loro amano sfidare le probabilità. I posti dei giudici dovrebbero essere assegnati per sorteggio, e Korytek e Babenko si sono trovati seduti vicini anche nell’unico altro campionato del mondo giudicato da entrambi, la prova di qualificazione della gara femminile nel 1997. Smith rivela anche un altro dettaglio affascinante: Alfred Korytek è il padre di Stanislav Koritek, ex allenatore di Oksana Baiul, campionessa olimpica del 1994. Suppongo che all’interno della sua federazione fosse un personaggio molto poco influente. Alla fine

Babenko venne sospeso per tre anni e Korytek per due, ma quando Valentin Pizeev, presidente della Federazione russa, minacciò di portare il caso davanti al CAS, l’ISU fece marcia indietro e ridusse entrambe le sanzioni a metà. Nell’ottobre 2000, Babenko giudicava già a Skate America e Korytek ai Campionati Mondiali 2001! (Bianchetti Garbato, pag. 210)

Insomma, la Federazione russa protesta, e l’ISU l’accontenta, e mi domando se la stessa cortesia sarebbe stata usata se a essere protagonisti del filmato fossero stati i giudici tesserati per altre federazioni. Che ci fosse la minaccia di un processo per me ha poca rilevanza, visto che in questo caso c’erano i filmati a provare che i giudici si erano scambiati segnali, l’ISU non avrebbe dovuto aver paura di un processo. Lasciarsi spaventare da una minaccia fatta da qualcuno che ha chiaramente torto non mi sembra la cosa più intelligente da fare.

Comunque dopo quest’episodio Koritek ha cambiato federazione e si è messo a giudicare per Israele. Ora, io non sono tanto convinta che i giudici delle nazioni che appartenevano all’Unione Sovietica si siano tanto staccati dalla federazione russa, sarò diffidente ma credo che un giudice ucraino sia più propenso a dare un voto alto a una pattinatrice russa piuttosto che a una pattinatrice sudcoreana, ma se guardiamo solo il passaporto in questo caso non si riesce a parlare di national bias. Bisogna guardare un contesto più ampio, e non sempre è facile. Con russi e ucraini già ci dobbiamo pensare, ma quando la bandiera è quella israeliana? Dobbiamo tracciare tutti i cambi di nazionalità dei giudici? In teoria sarebbe meglio, in pratica io so di non esserne in grado, però mi appunto ciò che ho visto. Sempre Bianchtti Garbato (pag. 206) dunque mi dice che

I giudici che per vent’anni avevano giudicato sotto la bandiera dell’Unione Sovietica si sparpagliarono in questi nuovi Stati con il risultato che, per esempio, Eugenia Bogdanova e Irina Kireeva, pur risiedendo a Mosca, ora rappresentano l’Azerbaijan; Irina Absaliamova, giudice e referee molto noto in Unione Sovietica e autorevole esponente di quella federazione, ora rappresenta la Bielorussia; il ben noto Alfred Koritec è passato dapprima all’Ucraina e quindi a Israele.

E poi ci sono quelli che sono tesserati per una federazione, ma che, magari inconsapevolmente, potrebbero provare simpatie per un’altra. Prendiamo Evgeny Martinov, Technical Specialist nella competizione maschile all’ultimo Four Continents Championship (ma anche alla gara maschile del Campionato del mondo del 2019 a Saitama, e di un buon numero di altre gare importanti). Ecco, lui è tesserato per la federazione ucraina, però vive negli Stati Uniti, è allenatore di pattinaggio negli Stati Uniti, giudica competizioni interne negli Stati Uniti, e suo figlio è tesserato per la federazione statunitense e partecipa a gare giovanili negli Stati Uniti. Un piccolo riassunto di una parte delle sue attività si trova qui: https://www.creativeiceskating.com/yevgeny.html. Questa la sua attività come giudice: http://www.rinkresults.com/judge?judge_id=512. Non sto criticando le scelte di vita, la vita è sua e ha il diritto di prendere le decisioni che gli sembrano più giuste, ma se dovessi interrogarmi sull’eventualità che il giudizio di Martinov sia condizionato dal national bias, dovrei considerarlo ucraino, russo o statunitense? Nel dubbio, questi sono il triplo flip del programma libero del Four Continents Championship 2020 di Yuzuru Hanyu, che ha correttamente ricevuto la chiamata di filo piatto, e il triplo Lutz di Jason Brown (combinazione 3Lz+1Eu+3S), che non ha ricevuto nessuna chiamata.

Giusto per chiarire, in campo maschile dopo il ritiro di Javier Fernandez il mio secondo pattinatore preferito è diventato Jason Brown, tifo per lui da quel Riverdance del campionato nazionale americano nel 2014, quindi ho iniziato a tifare prima per lui che per Hanyu. È stato un caso: per alcuni anni, con le figlie piccole, non sono quasi riuscita a guardare pattinaggio, e mi sono imbattuta in un bel programma di Brown prima di imbattermi in un bel programma di Hanyu, ma quando è successo i valori sono cambiati, al punto che il mio sostegno a Hanyu non è paragonabile a quello per nessun altro atleta, in nessuno sport. Questo per dire che il tifo per Brown è reale, non è che mi sta vagamente simpatico da un paio di giorni.

 

1999, Campionato del mondo

Per un breve periodo c’è stato in vigore un sistema diverso per calcolare la classifica, l’OBO (one by one), che prevedeva il confronto fra tutti i pattinatori, ma non intendo entrare nei dettagli del regolamento altrimenti non finisco più. E poi mica tutti hanno capito questo sistema,

Halfway through the season, top officials (non-judges) who had taken the OBO accounting courses were continuing to throw their hands up un confusion, claiming that they still didn’t understand it. (Smith, pag. 279)

Un sistema di punteggio così semplice che non tutte le persone che lo studiano, e che conoscono il pattinaggio, riescono a capire. Molto bene…

La gara di danza è stata vinta da Anjelika/Krylova/Oleg Ovsiannikov davanti a Marina Anissina/Gwendal Peizerat

amid a cloud of controversy over a judge’s last-minute change of heart. (Smith, pag. 278)

Solo dopo qualche pagina Smith spiega il perché delle polemiche. Dopo le due danze obbligatorie e la danza originale francesi (terzi, secondi e primi nelle tre fasi di gara) e i russi (primi, primi e secondi) erano appaiati con 1.6 punti. Chi fra loro avesse eseguito la migliore danza libera avrebbe vinto il titolo. I primi a scendere in pista sono stati Anissina/Peizerat.

All’inizio Anissina/Peizerat hanno la totalità di primi posti perché hanno pattinato prima dei loro avversari, è solo dopo il programma di Krylova/Ovsiannokov che viene definita la classifica. Quello che noi vediamo è il risultato finale, 5-4 per i russi, ma c’è voluto un po’ per arrivarci perché

the Chinese judge, originally voted for the French – wich would have given them the win – but, at the last minute, changed his mind and pressed the help button. With Gorshkov, a Russian, standing over him, the Chinese judge changed his marks to place the Russians first. The Russians won the gold medal.

French head Didier Gailhaguet charged that Gorshkov didn’t need to leave his seat to help the Chinese judge; he could have released the judge’s marks from where he was sitting (that is, he could have turned off the marks on the judge’s computer, so that he could input new marks). Did his presence affect that Chinese judge’s choice? Also, Gailhaguet said that former top dance official Lawrence Demmy advised Gorshkov that the Chinese judge was too late in requesting his change. Gorshkov ignored Demmy’s advice. (Smith, pag. 289)

La gara viene vinta per un solo voto dalla coppia sbagliata? Che problema c’è? Si cambia il voto! Evidentemente contro la Russia nemmeno Gailhaguet può fare qualcosa, meglio imparare la lezione e farseli amici. Nella zona centrale, fra i voti ricevuti dalle due coppie, ho inserito i nomi dei giudici, perché mi sembra giusto conoscerli. Il russo Alexander Gorshkov era il referee, quindi in teoria era lui a dover assicurare il regolare svolgimento della gara, ma sappiamo che a volte fra la teoria e la pratica c’è un abisso. L’italiano Walter Zuccaro ha giudicato la short dance all’Olimpiade del 2018, quindi ha giudicato fino a tempi molto recenti, e, se fosse stato per lui, alla finale di Grand Prix 2017 il bronzo sarebbe andato agli italiani Anna Cappellini/Luca Lanotte, che nella realtà sono arrivati sesti, invece che ai fratelli statunitensi Maia e Alex Shibutani. Di Yuri Balkov ho già parlato abbondantemente, e lui è certamente ancora in circolazione, ha giudicato la tappa francese di Grand Prix junior lo scorso anno. Alla Shekhovtsova è un’altra che continua a giudicare, era presente, per esempio, nella giuria di danza dell’ultimo Campionato europeo, ma anche in quella femminile dell’Olimpiade di Sochi, prima o poi dovrò trovare del tempo da dedicare anche a lei. Troppi giudici, troppo poco tempo.

La prossima gara è l’Olimpiade del 2002, e lei si merita un articolo tutto suo.

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Di giudici, giurie e giudizi equi/8

1995, Campionato del mondo

La gara femminile è stata vinta dalla cinese Lu Chen, primo e per ora unico oro cinese nelle discipline individuali, per il resto ci sono due bronzi e un argento vinti sempre da Chen nel 1992, 1993 e 1996, e i suoi due bronzi olimpici nel 1994 e 1998, e i due bronzi mondiali di Boyang Jin nel 2016 e 2017, mentre nelle coppie di artistico la Cina ha ottenuto risultati straordinari. Seconda la francese Surya Bonaly (terzo argento mondiale consecutivo per lei, che aveva al collo anche cinque ori europei), terza la statunitense Nicole Bobek. Al quarto posto si è classificata la quattordicenne Michelle Kwan. Per quanto giovane, per lei era in terzo Campionato del mondo.

Le regole erano diverse da quelle attuali, e Kwan aveva superato i test per accedere alle gare nazionali maggiori a 12 anni, all’insaputa del suo allenatore Frank Carroll. Lui era andato via per qualche giorno per un seminario, e lei ne aveva approfittato per fare i test, cosa che le ha dato la possibilità di partecipare al campionato nazionale senior. È salita per la prima volta sul podio nazionale nel 1994, è stata riserva olimpica nel periodo della vicenda Kerrigan-Harding, quindi ha iniziato a partecipare alle gare internazionali importanti. La tecnica c’era, ma lei era ancora poco più che una bambina e, provenendo da una famiglia cinese tradizionale, a casa sua alla sua età il trucco era qualcosa di inconcepibile. È stato Carroll a intervenire parlando con i genitori di Michelle:

I think they knew that their daughter skated probably better than anybody did in Birmingham [at 1995 Worlds] and didn’t get the marks. And we were trying to figure out why, so they were willing to agree to [the makeup] (Frank Carroll, in Milton, Skate Talk, pag. 139).

In parole povere, se i giudici non gradiscono l’aspetto di un pattinatore, in questo caso perché ritenuto troppo immaturo, ma i motivi possono essere diversi, possono abbassare i voti, indipendentemente dal livello tecnico dell’atleta.

 

1995, Campionato del mondo

La gara di danza è stata vinta dai russi Oksana Grishuk/Evgeni Platov, campioni olimpici e mondiali in carica. Secondi si sono classificati i finlandesi Susanna Kahkamo/Petri Kokko, medaglia di bronzo l’anno prima, dopo una rincorsa al podio mondiale durata sette anni, e campioni europei in carica. Terzi i francesi Sophie Moniotte/Pascal Lavanchy, argento l’anno prima e all’ultimo Campionato europeo. Quarti Shae-Lynn Bourne/Viktor Kraatz, che nel 1994 si erano classificati sesti.

Christine Brennan asserts in her controversial book, Inside Edge: A Revealing Journey into the Secret World of Figure Skating (New York: Anchor, Doubleday, 1997) [lo sto leggendo ora, non sono ancora arrivata a questo passaggio], that judges routinely award marks based on skaters’ reputations, rather than on the quality of the performance in question. This appears particularly true in ice dancing. Canada’s Shae-Lynn Bourne and Victor Kraatz, she asserts, received low marks in the 1995 Worlds for the simple reason that they had “not been around long enough” (p. 292). Bourne and Kraatz had been together, at that point, for only a year (M.G. Piety, Sequins a Scandals).

 

1997, Campionato del mondo

Inizio non da un commento specifico legato alla singola gara, ma dallo sfogo di un pattinatore dopo questa gara. Il pattinatore in questione è il canadese Michel Brunet, che nell’occasione si è classificato ventesimo nella danza su ghiaccio insieme a Chantal Lefebvre. Brunet ha partecipato a un’Olimpiade, cinque Campionati del mondo senior e due junior con tre partner diverse. I suoi migliori risultati sono il settimo posto al Mondiale junior del 1989 insieme a Brigitte Richer e due quindicesimi posti fra i senior con Lefebvre, nel 1996 e nel 1999.

you get to a certain level and you don’t control your own destiny, even in pairs, even in singles. It’s getting a point where they could send you a fax and tell you what the results are. Because no matter what you look like, [the judges] are going to push what you want.

[…] I think what is hard to understand is that it just doesn’t come from you. It’s hard to understand, at one point, that it’s not based on what you do but who you know. You know what I’m saying? And it’s getting worse and worse and worse.

You accept criticism. As an atlete, you have to accept criticism, especially when other people control your destiny. You do listen to people. You take some-you leave some. But you don’t know anymore who to believe-who’s right, who’s wrong. You get nine people on the panel, and for some reason you get the Canadian judge, who is pushing our country, getting in deep shit. Well, how come the Russians, how come the Bulgarians, how come everybody else is not getting in deep shit? Because they’re all sticking together. That’s our sport right now. Our sport right now is not fair because all the new countries coming in-Kazakhstan, Ukraine-you get all the former Russian countries.

[…] You should see bullshit that goes around, and I’m tired of that. Why? Because they don’t judge you, they judge who the coach is. The Israelis [Brunet si riferisce alla coppia composta da Galit Chait e dal moscovita Sergei Sakhnovski, e poco prima ha parlato del fatto che in molte coppie non russe uno dei due membri della coppia è russo. Chait/Sakhnovski hanno partecipato al Campionato del mondo dal 1996 al 2006. Nel 1997 si sono classificati diciottesimi, hanno lentamente scalato la classifica fino al bronzo nel 2003, ma negli anni successivi si sono classificati tre volte sesti e una settimi] who finished ahead of us should never have been there, but they have the coach, Linichuk. Shae and Vic should have been second at Lausanne for what they did [sono arrivati terzi dietro le due coppie russe Grishuk/Platov e Krylova/Ovsyannikov]. And you lok at the other guys, where they say, “Ok, we’ll go buy the judges.” And you can write that. I don’t give a shit.

And judges threaten. They say to other judges, “If you don’t do this, then you’re not going to get that.”

I think ice dancers are the thoughest mentally, because they keep getting slapped and slapped and then they have to keep getting back up. (Michel Brunet in Steve Milton, Skate Talk, pagg. 161-162)

Noto alcuni punti dello sfogo di Brunet. Se il giudice canadese vota facendosi influenzare dal national bias finisce nei guai, se lo fa il giudice russo no, il che significa che alcune nazioni possono permettersi di barare e altre non possono farlo. Barare, in certi ambienti, è ritenuto normale, e i pattinatori non possono dire niente perché se criticano coloro che li giudicano, anche limitandosi a far notare i comportamenti scorretti degli altri, poi per loro le cose peggiorano. Decisamente le sue parole non sono politicamente corrette, e non gli importa, perché dice chiaramente a Milton di scrivere ciò che sta dicendo, in un libro che bene o male è ancora possibile trovare in commercio. Persone che parlano liberamente di comprare i giudici… non ho idea di cosa abbia visto o sentito lui o se stia esagerando basandosi su mezze voci e impressioni, ma un’affermazione di questo tipo non meriterebbe l’apertura di un’inchiesta? Quanto ai giudici che minacciano, sì, anche a me è capitato d’imbattermi in un giudice che ha fatto una minaccia pur di ottenere un determinato risultato, e se è capitato a me che sono al di fuori del pattinaggio, mi domando cosa possano aver visto o sentito gli atleti, quelli che in quell’ambiente ci vivono.

La menzione di Linichuk è interessante, e non perché io abbia qualcosa contro di lei. Quello che mi interessa è la sottolineatura dell’importanza dell’allenatore per avere buoni voti. Le giurie, che abbiamo già visto che a volte si fanno influenzare dalla nazionalità o dalla fama di un atleta, o anche da pregiudizi personali, e i cui membri possono prendere accordi non proprio regolari fra loro, possono pure tenere conto, nei loro voto, di chi sia l’allenatore di un determinato atleta. Andiamo bene… Però su un dettaglio Brunet non è preciso, perché non capita solo ai danzatori di essere continuamente presi a bastonate e di dover trovare la forza per andare avanti. Vorrei che fosse possibile fare qualcosa per tutti loro.

Dalle parole di Brunet raccolte da Milton mi sposto su Milton.

You could make an argument that Shae-Lynn Bourne and Victor Kraatz might have been outpoliticked for the silver medal at the 1997 World Championship. They had defeated defending silver medalists Anjelika Krylova and Oleg Ovsiannikov handily at the Grand Prix Final two weeks before, with a 5-2 split in judges. Both couples stepped up their level of skating at Worlds, but it was a different judging panel and a 6-3 split for the Russians in the free dance.

[…] In the corridors of the arena at Worlds, there was a lot of huddling among national federation representatives, and much of the talk was about dance. Favors may have been traded off; they may not have been. But the Canadians know that for the Olympics, their representatives have to be part of those huddles (Skate Talk, pag. 187).

Milton evidentemente non ha le prove di nulla e può solo parlare delle voci di corridoio, e già solo il fatto che ci siano voci di questo tipo è sufficiente a creare un ambiente malsano. Comunque no, per l’Olimpiade i canadesi non sono entrati nei giochi politici, a fare i giochi sono state altre federazioni. La stessa Shae-Lynn Bourne ha parlato della politica nella danza. All’inizio (1983) lei aveva iniziato a competere nelle coppie di artistico, ma un numero eccessivo di cadute, con conseguenti infortuni, l’hanno spinta a cambiare disciplina per avere una carriera più lunga. Il sodalizio con Viktor Kraatz è iniziato nel 1991, il loro primo Campionato del mondo è stato nel 1993, poco dopo aver conquistato il primo dei loro dieci titoli nazionali.

I think the dance discipline is probably the most political of them all. The whole sport is very political, and I knew that when I go into it. I didn’t know the depth of it until I got into the dance world, thought.

In fact, it wasn’t until 1996 that I saw how political it was. I think before that we were both very naive and blind. We just skated (Shae-Lynn Bourne in Steve Milton, Skate Talk, pag. 187).

Sarebbe bello se i pattinatori potessero continuare a pattinare, senza preoccuparsi di altro.

 

1997, Finale di Grand Prix

In realtà l’episodio è più lungo, parte dall’NHK Trophy, dove il giudice canadese Jean Senft, per usare le parole di Bianchetti Garbato

aveva avuto l’impressione che qualcosa di strano stesse accadendo fra i giudici della danza. (pag. 206)

Ricordo la situazione dell’epoca. È la stagione olimpica, i campioni del mondo in carica sono i sovietici Oksana Grishuk (o Pasha Grishuk, come ha preferito farsi chiamare da un certo momento in poi)/Evgeni Platov, che hanno vinto il titolo davanti ad Anjelika Krylova/Oleg Ovsiannikov e a Shae-Lynn Bourne/Viktor Kraatz, e anche nel 1996 il podio era stato occupato dalle stesse tre coppie, nello stesso identico ordine. Grishuk/Platov, tanto per gradire, erano pure i campioni olimpici in carica, perciò godevano di un notevole prestigio. Cos’è successo all’NHK Trophy?

Un solo giudice, quello statunitense, ha assegnato il primo posto a Bourne/Kraatz, tutti gli altri giudici lo hanno assegnato a Grishuk/Platov. Un solo giudice, quello italiano, ha assegnato il secondo posto a Fusar-Poli/Margaglio (ancora una coppia relativamente giovane, le medaglie importanti sarebbero arrivate nel successivo quadriennio olimpico), tutti gli altri gli hanno assegnato il terzo posto. Bourne/Kraaz sono stati i secondi per sette giudici, i primi per il giudice statunitense e i terzi per quello italiano. Non ho idea di chi siano, non ho trovato i loro nomi indicati da nessuna parte, solo la nazionalità. Per le gare vecchie è difficile trovare video relativi a tutti i programmi, o di tutti gli atleti, o video che comprendono anche il punteggio. In molti casi tutti quello che abbiamo sono i ricordi di chi ha assistito agli eventi e le classifiche finali. Questa è quella di danza dell’NHK Trophy 1997:

Quante probabilità ci sono che dieci coppie mantengano sempre la stessa posizione in tutte le fasi di gara? Solo la seconda coppia giapponese e quella cinese hanno avuto uno slittamento di un posto, tutte le altre coppie come hanno iniziato hanno finito. Sarò diffidente, ma sembrano posizioni decise in anticipo. Secondo Bianchetti Garbato Senft, allarmata dal comportamento del giudice russo, di cui non fa il nome, ne parla con Wolfgang Kunz, presidente di giuria e presidente della Commissione Tecnica della Danza, mi visto che non ha prove e che nessuno è disposto a testimoniare con lei, la parola di Senft finisce nel nulla.

Alla finale di Grand Prix le cose si ripetono, con Senft che nota “che il giudice russo discuteva animatamente di piazzamenti con altri giudici”, quindi si ripete il balletto di segnalazione a Kunz e nulla di fatto per mancanza di prove. Ovviamente Grishuk/Platov si piazzano in testa dopo la prima parte di gara, davanti ai canadesi Bourne/Kraatz, ai francesi Anissina/Peizerat, ai russi Lobacheva/Averbukh, agli statunitensi Punsalan/Swallow e agli italiani Fusar-Poli/Margaglio. Cosa succede nella danza originale? Evgeni Platov cade.

https://www.youtube.com/watch?v=1z_CFFF8NhQ

Non sono riuscita a trovare l’intero programma, ma la caduta è evidente, caso mai il video dovesse sparire posto una manciata di screenshot:

Grishuk si è abbassata perché il movimento faceva parte della coreografia, Platov no. Questo gli fa perdere posti? Ma nemmeno per sogno, i russi sono stati messi

al primo posto da tutti i giudici tranne quelli americano e canadese. La gara chiaramente non era stata giudicata in base al pattinaggio, ma piuttosto in base a piazzamenti predeterminati (Bianchetti Garbato, pagg. 206-207).

Gli unici video completi che ho trovato riguardano non la danza originale ma quattro delle sei danze libere, vediamo i punteggi di chi è andato sul podio:

I numeri in basso li ho aggiunti io, indicano in quale posizione di classifica ciascun giudice ha piazzato la coppia. Grishuk/Platov primi per tutti i giudici tranne quello statunitense che invece ha preferito Bourne/Kraatz, pure quello canadese (Jean Senft) ha ritenuto che i russi siano stati i migliori. I francesi sono stati piazzati al terzo posto da quattro giudici, quanto basta (combinando questi piazzamenti con i piazzamenti delle altre due coppie) per farli finire quarti, e al secondo da tre giudici. Sono l’italiano, e in assenza di altre informazioni diciamo che lui ha ritenuto migliori Marina Anissina/Gwendal Peizerat, il francese, che è riuscito ad assegnare pure un 6.0 per la presentazione (ma ai russi aveva dato il 6.0 in entrambe le voci del punteggio), e il russo. Francesi e russi… non è che avevano già iniziato a sostenersi a vicenda da bravi amici? Fra l’altro pur senza citare un episodio specifico, parlando della federazione francese Milton ha scritto che dopo un quarto di secolo di difficoltà

in the late 1980s, the country returned to world prominence, competitively and politically, and stayed there, led by a federation that was hyperaggressive, gusting up to scandalous (Figure Skating’s…, pag. 116).

Questa la classifica finale:

Anche in questo caso le uniche coppie che si sono scambiate le posizioni sono state quelle in coda alla classifica.

 

1998, Olimpiade

Visto che per mancanza di prove Jean Senft non aveva potuto fare niente, all’Olimpiade ha deciso di tenere a portata di mano un registratore per procurarsi eventuali prove. Ottima decisione direi, visto che

poco prima della gara di danza libera, Jean ricevette una telefonata nella sua camera d’albergo da parte del giudice ucraino, Yuri Balkov, il quale elencò i piazzamenti “concordati” per la danza libera e le disse che anche il giudice lituano e quello cecoslovacco facevano parte del gruppo. (Bianchetti Garbato, pag. 207

E Senft non è stata l’unica a ricevere informazioni in anteprima. Chi parla è Tracy Wilson, all’epoca commentatrice per la CBC:

“Before that, I didn’t want to question it because it was what you had to believe in.… I came up in that system! And I didn’t question it. But as I watched as an observer, with everything I knew as a dancer … it wasn’t right.

“So I started questioning it, too, and researching it. Then I had a Canadian official come up to me before the event in Nagano and say, ‘Here’s what’s going to happen…’ and he told me the placements in the compulsory dance before they ever took place. Next I had an American official coming up and telling me the results in the dance!

“So when the first dance happened—the top Russian team [Grischuk and Platov, the 1994 Olympic Champions] made a mistake, and the second Russian team [Anjelika Krylova and Oleg Ovsyannikov] was really good … but because they weren’t supposed to win, they finished second and the top Russian team won. Everything I was told would happen, happened! Interestingly, at the time Elizabeth Punsulan and Jared Swallow [of the U.S.] had some of the best compulsory dances in the world. But the Americans weren’t known for dance, and weren’t given due respect.”

Wilson found herself at a crossroads, deciding what her role should be as a commentator with the knowledge she possessed. “I either had to say nothing, or speak against the sport and the judging of it,” she recalls. “How do you call it? I couldn’t do it anymore. And when the skaters don’t believe in it and the coaches don’t and the officials don’t … it’s time to call a spade a spade.”

Wilson and producer David Winner ended up doing a feature about improprieties within the compulsory-dance event; it ran shortly after the event took place. I was awake all night,” she says. “Then the next morning, I heard that some executives caught the feed of my report … they asked David, ‘What the hell is she doing?’

“‘She’s reporting!’ he told them.

“And they said, ‘You can’t do that—why would anyone watch if the whole thing’s fixed?’

“I went back to my room and called David, and he said, ‘Trace, once you open that can of worms, pal…’” she laughs.

Gentile was one of the executives in question. “I didn’t like the idea of telling our audience that the competition was pre-judged … it didn’t really give much incentive for the audience to watch,” he explains. “We ran the piece as it was, but I had major misgivings about giving away the ending. I was hoping to come up with a way to soften the blow a little, but David and his gang—including Tracy—insisted that this was the way it was, so in the spirit of journalism, we went with it. I still don’t know if it was the right call to this day.”

“It was a flaw in the system … there were no checks and balances, so you knew the potential was there,” states Wilson. “But not just with the ice dance. It could happen anywhere, and it needed to be fixed. I heard more feedback after the Olympics, too—a lot of officials and skaters came and thanked me. The whole thing really led right into the Salt Lake City scandal [of 2002].”

“She took a hard stance,” says Lundquist of Wilson’s piece. “I know all of what happened [with vote trading] was in 2002, but Tracy really forecast it. And it was very difficult for her, a bronze medalist in that discipline … to do that on-air, in Nagano, I thought it was really terrific.” (Lawrence)

Com’è finita la gara?

Primi Grishuk/Platov, che hanno dominato la competizione dall’inizio alla fine, secondi Krylova/Ovsyannikov, terzi Anissina/Peizerat, quarti Bourne/Kraatz, con Senft che li ha piazzati terzi nella prima delle danze obbligatorie, dove complessivamente i canadesi si sono piazzati quinti, terzi nella seconda danza obbligatoria e nella danza originale, e in entrambi i segmenti di gara sono arrivati quarti, e secondi nella danza libera, dove si sono classificati al terzo posto. Cos’è che ha fatto la differenza per la medaglia di bronzo? Vediamo bene le classifiche di tutti i segmenti di gara.

Cominciamo con le colonne più a destra. Nella colonna AG (sì, il mio file è molto più grande, voi ne vedete solo una piccola parte, già così vi sto sommergendo di dati) sono elencati i pattinatori che si sono classificati nei primi sei posti nelle diverse fasi di gara: due danze obbligatorie, una danza originale, una danza libera. Nelle successive nove colonne vediamo la posizione relativa che gli è stata assegnata dai giudici, nella prima danza obbligatoria sette giudici hanno assegnato il primo posto a Grishuk/Platov e due gli hanno assegnato il secondo mentre, per esempio, cinque giudici hanno assegnato il quarto posto a Lobacheva/Averbuk, due gli hanno assegnato il quinto posto, due gli hanno assegnato il sesto posto. La colonna AR indica quanti punti ciascuna coppia ha ottenuto in quel segmento di gara. Le danze obbligatorie valevano 0,20 punti (il 10% del punteggio totale per ciascuna danza), la danza originale 0,60 (il 30%), la danza libera 1,00, quindi da sola la danza libera valeva metà del punteggio. La colonna AS riporta la somma fra le fasi precedenti di gara (colonna AR) e quella di cui ho trascritto la classifica.

A fare la differenza fra il terzo e il quarto posto sono 0,2 punti, il fatto che Bourne/Kraatz si sono classificati quinti, dietro a Irina Lobacheva/Ilia Averbukh, nella prima danza obbligatoria, perché se entrambe le coppie avessero totalizzato 7,00 il bronzo sarebbe andato ai canadesi, preferiti perché erano stati loro a eseguire la danza libera migliore. Ora guardiamo le altre colonne, quelle comprese fra W e AE. Sono le classifiche fatte dai singoli giudici, di cui ho indicato la nazionalità, in ogni segmento di gara. In realtà non sono classifiche complete, avrei dovuto guardare tutti i pattinatori e fare un bel po’ di controlli (ammesso e non concesso di riuscire a trovare su youtube tutti i video) per stilare le classifiche complete. Per esempio, nella danza libera il giudice polacco non ha assegnato il quinto posto a Lobacheva/Averbuk, gli ha assegnato il sesto, perché per lei i quinti sono stati gli statunitensi Elizabeth Punsalan/Jerod Swallow, che complessivamente si sono classificati settimi, ma visto che quella preferenza non ha influenzato il risultato delle coppie migliori l’ho tralasciata.

Per tre delle quattro fasi di gara il risultato è netto. Si può discutere se i voti siano stati corretti oppure no, Tracy Wilson lo ha fatto e lei è molto più competente di me, ma la classifica si gioca su un numero abbastanza alto di giudici da rendere quasi ininfluente il parere di uno solo, perciò ci sarebbe da fare un discorso diverso. Nella prima danza obbligatoria però è evidente come è possibile lavorare con sottigliezza. I primi tre posti hanno maggiorità di priorità nette: sette primi posti per Grishuk/Platov, il primo posto è loro, fine di ogni discussione. Sette secondi posti per Krylova/Ovsiannikov, idem come sopra, il secondo posto è loro. Sette terzi posti per Anissina/Peizerat, il terzo posto è loro. E poi? Bourne/Kraatz hanno due terzi posti, ma non bastano. Per fare la classifica serve la preferenza di cinque giudici, e qui entrano in ballo i quarti posti. Bourne/Kraatz sono stati piazzati al terzo o quarto posto da quattro giudici, Lobacheva/Averbuch da cinque, e il fatto che Bourne/Kraatz abbiano due terzi posti, e Lobacheva/Averbuk due sesti non conta nulla. Con la classifica giocata sulla quarta preferenza, Lobacheva/Averbuch, preferiti (li ho evidenziati in grassetto) dai giudici di Ucraina, Repubblica Ceca, Russia, Italia e Francia, si sono classificati quarti nella prima delle danze obbligatorie. Una coppia che di fatto si è classificata quinta senza mai essere in lotta per le medaglie ha deciso l’assegnazione della medaglia di bronzo, e con questo non intendo dire nulla contro i due pattinatori, ma sottolineare come a volte decisioni dei giudici che possono sembrare minime, e che nota solo chi guarda la classifica attentamente, spostano un risultato. Come ricorda Beverley Smith,

Shae-Lynn Bourne and Victor Kraatz were at the centre of a controversy over the disciplines’ judging throughout the Olympic season. It reached a fever pitch when five judges placed the world bronze medalists fifth in the first compulsory dance in Nagano. That hurt them so badly in the final placements that, even though they had finished third in their signature free dance, to “Riverdance,” they couldn’t pull up enough to get onto the podium. (pag. 274)

Torniamo al giudice canadese.

In giugno, Senft ricevette dall’ISU una “lettera di biasimo per national bias” (Bianchetti Garbato, pag. 207).

Questa lettera ha fatto sì che la domanda presentata da Senft alla fine della stagione per diventare referee venisse respinta.

Contro questa decisione presentò ricorso al Consiglio dell’ISU, senza tuttavia esibire il nastro registrato in suo possesso. Il ricorso fu respinto. Decise allora di appellarsi alla Corte Arbitrale per lo Sport (CAS) di Losanna.Alla Corte vennero mostrati i nastri registrati delle gare sia dei canadesi che dei russi alla finale di Grand Prix e alle Olimpiadi invernali […] Nella speranza che la Corte aprisse un’indagine indipendente sulla giuria e il modo di giudicare, la Senft esibì anche il nastro registrato con la telefonata del giudice ucraino, Yuri Balkov, che chiedeva sostegno per la coppia del suo Paese. La corte deliberò che l’ISU non aveva diritto di sanzionare la Senft per “National bias” e stabilì un risarcimento di 20.000 dollari per le spese legali da lei sostenute. Ma nessuna inchiesta venne aperta sulla giuria, né venne data alcuna spiegazione circa il motivo di questa decisione. (Bianchetti Garbato, pag. 208)

Dopo quest’episodio l’ISU ha deciso finalmente di aprire una sua inchiesta, ha giudicato Yuri Balkov colpevole di bloc judging e lo ha sospeso per un anno. Nel 2000 era lì a giudicare la gara di danza al Campionato del mondo come se non fosse successo nulla (Bianchetti, pag. 30). La cosa è ricordata rapidamente anche da Milton, con il commento che

Somehow both judges [Balkov e Senft, che Milton indica solo per nazionalità, senza fornire i nomi] were suspended and the Ukranian made it back to a world championship judging panel before the Canadian did. (Figure Skating’s…, pag. 62)

Notata la differenza? Negli anni ’50, quando c’erano pochi interessi economici legati a sponsor e diritti televisivi, e quando a combattere i giudizi manipolati c’era Bianchetti Garbato, per le violazioni gravi c’era la squalifica a vita. Nel 1978 la squalifica era comunque lunga, un giudice che non può giudicare per 10 anni sparisce dalla carriera di un atleta, perché sono pochi quelli che gareggiano più a lungo. In tempi recenti le sospensioni sono state accorciate, mica si può togliere ai giudici la possibilità di giudicare solo perché sono stati disonesti, giusto? Poverini, poi magari vanno in depressione. E, ciliegina sulla torta, Senft è stata squalificata per sei mesi perché, come ha spiegato Ottavio Cinquanta,

il suo comportamento in occasione di una gara non fu consono alla condotta di un giudice internazionale (Bianchetti Garbato, pag. 208).

Quale comportamento? Registrare un collega che imbrogliava per procurarsi le prove che, in ben due occasioni precedenti, le era stato detto fossero indispensabili per poter fare qualcosa? Che nella stagione ci siano stati giudizi strani è ricordato brevemente anche da Beverley Smith, parlando delle

wild judging controversies that rocked the discipline during the 1997-1998 Olympic season (pag. 269)

e da Steve Milton (Figure Skating’s…, pag. 183 e 185). L’intervento dell’ISU contro Balkov, molto più modesto rispetto a quelli degli anni passati, non è stato esattamente un’iniziativa della federazione, che avrebbe preferito far finta di nulla. E, dopo quest’episodio, il regolamento è stato modificato.

The rush to adopt new rules for ice dancing was media-driven, because the ISU as a whole refused to acknowledge publicitly that there were problems with the honesty of judging at competitions throughout the Nagano Olympic season.

During 1997-98, there were charges that blocs of judges, led by the Russians, banded together to keep Russians at the top of the podium and its alleged allies, France and Italy, high in the standings. The controversy was at his height at the Nagano Olympics, were the countries that made up the ten-member panel were known a year ahead of time. That gave dishonest judges lots of time to plot theyr strategy, critics said. (Smith, pagg. 285-286)

Un altro fronte su cui l’ISU ha agito, oltre alla molto spontanea squalifica di Balkov, è stata la modifica del sistema in cui vengono sanzionati i giudici. Non so se ci siano state ulteriori modifiche in seguito, ma secondo Bianchetti Garbato,

mentre fino al 2000 i giudici incompetenti o scorretti potevano essere sospesi, con il nuovo sistema ci vogliono anni prima di riuscire a eliminarne uno. (pag. 209)

Per quanto riguarda Bourne/Kraatz, secondo il russo Nikolai Morozov (che per quasi due anni è stato sposato con Shae-Lynn, quindi potrebbe essere di parte),

“If they were Russian, thet would have been world champions many times” (Milton, Figure Skating’s…, pag. 182).

Morozov a parte, già nel 1997 Steve Milton aveva scritto che

the couple have had their sights squarely set on a World and Olympic title. Much of that will depend, of course, upon ice dancing’s politics (Skate Talk, pag. 80),

e se è impossibile dire con certezza in anticipo chi vincerà, perché anche i favoriti possono sbagliare, possono emergere nuovi atleti di talento o possono fare un salto di livello atleti che sono già in circolazione, e c’è sempre il rischio di un infortunio, il fatto che si parli così apertamente di politica della disciplina è preoccupante. Per la cronaca, questi sono i risultati di Bourne/Kraatz (e sì, ho tifato anche per loro. L’assenza a parte delle competizioni della stagione 1999-2000 è legata a un infortunio di Bourne):

 

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Di giudici, giurie e giudizi equi/7

1989, Campionato europeo

Ancora la gara di danza, e ancora Rahkamo e Kokko. Ok, confesso di amare questa coppia e che mi sarebbe piaciuto che avessero vinto di più. Ma, al di là del mio tifo, Beverley Smith nota che c’è qualcosa di strano nel modo in cui venivano valutati.

They received a standing ovation from a british audience for their long program, skated to Vivaldi’s “Four Seasons,” at the 1989 European Championship in Birmingham, where they finished twelfth. At the closing banquet, their competitors rose en masse to applaud when the Finns were introduced. (Pag. 2011)

Certo, qui Smith non parla chiaramente di un giudizio scorretto, ma l’atteggiamento di tutti indica che quello che hanno presentato in pista era notevole, e probabilmente meritorio di una posizione migliore.

 

1992, Olimpiade

Io ricordo la competizione maschile come deludente. Vero, da fan di Kurt Browning non potevo non essere delusa dal suo sesto posto, legato a un infortunio alla schiena, ma lui non è stato l’unico a pattinare male, e i pattinatori non sono stati gli unici a non essere particolarmente brillanti. Steve Milton, dopo aver ricordato che Elvis Stojko ha vinto due argenti olimpici, nel 1994 e nel 1998, ha affermato che

had judging not been so political, Stojko probably would have medaled at the 1992 Olympics too. (Figure Skating’s…, pag. 51)

Cos’è successo? Con i voti che i giudici assegnavano si stilava una classifica. I giudici confrontavano nella loro testa i pattinatori e stabilivano chi era stato il più bravo, e la loro idea del rapporto fra i pattinatori era espressa nei voti che assegnavano. Stojko, al suo terzo anno da senior e senza nessuna medaglia importante all’attivo,

was the surprise and talking point of the Alvertville Olympics, as the only top male skater to deliver two clean programs in what was otherwise the most poorly skated men’s Olympic competition of all time. But, ridiculously, judges doled out too many high marks early in the free skate competition, which meant, under the old 6.0 system, that there were no top marks remaining for Stojko, the last skater of the event. The only marks remaining would place him first, or seventh. So, Stojko dropped from sixth after the short program to seventh overall despite a clean, inspiring performance. (Milton, Figure Skating’s…, pag. 52)

Ok, Milton è canadese, potrebbe essere di parte nell’esaltare Stojko, ma è vero che Stojko è stato penalizzato dal fatto che i giudici hanno giudicato male. Milton si sofferma di nuovo sull’episodio a pagina 62.

 

1992, Campionato del mondo

Stavolta non mi baso su nessun libro, non per quanto avvenuto in questa gara, anche se il resto deriva da Forcing the Edge. Kurt Browning aveva vinto le ultime tre edizioni del Campionato del mondo, ma all’Olimpiade del mese prima si era classificato solamente sesto, frenato da un serio infortunio alla schiena che lo aveva portato a commettere numerosi errori. Qui non era ancora al meglio della condizione, ma stava decisamente meglio. Nel programma corto Browning ha fatto un errore gravissimo: ha eseguito solo doppio quello che sarebbe dovuto essere un triplo. L’anno prima aveva presentato la combinazione triplo Axel-triplo toe loop, e aveva eseguito il secondo programma corto alle spalle di Viktor Petrenko, il cui programma comprendeva un Lutz e non un flip. Per la stagione olimpica, prima di farsi male, Browning aveva recuperato un salto di cui aveva paura, il triplo Lutz. Aveva ottimi motivi per essere spaventato da questo salto, anni prima ne aveva eseguito uno quando era stanco, lo aveva sbagliato, e si era infilzato da solo il piede con la lama quando doveva fare la puntata. È finito quattro volte in ospedale per il triplo Lutz, quindi è comprensibile che a un certo punto abbia iniziato a evitarlo.

All’Olimpiade, e al Campionato del mondo, Browning ha incluso il Lutz nei suoi programmi. All’Olimpiade è stata una delle poche cose che ha funzionato, nel programma corto del Campionato del mondo ha eseguito un doppio. Era un elemento obbligatorio. Per valutare le gare dobbiamo sempre tenere presente il regolamento che era in vigora al momento, anche se purtroppo a distanza di anni spesso è difficile capire se qualche articolo del regolamento è stato cambiato. Qui ci aiuta la commentatrice del video che ho riguardato per fare lo screenshot dice chiaramente, che prima che il punteggio venga reso noto, afferma che quell’errore merita a “five point deduction”. Il punteggio:

Il giudice canadese nel suo bias è stato decisamente spudorato, ma altri tre giudici hanno assegnato un voto troppo alto, e questo lo scrivo da fan di Kurt Browning. Nonostante l’errore quello di Browning è stato il terzo programma corto, superato solo da quelli di Viktor Petrenko e di Petr Barna. Quel piazzamento significa che, se avesse realizzato il miglior libero, Kurt avrebbe vinto l’oro. Alla fine con il secondo libero Browning ha vinto l’argento.

 

1993, Campionato del mondo

During the 1991-1992 season, between twenty and thirty judges were suspended for various reasons, says Stapleford. (Smith, pag. 88)

Stapleford è Sally Stapleford, medaglia d’argento europea nel 1965 e undicesima all’Olimpiade sia nel 1964 che nel 1968, “now chairwoman of the ISU skating commitee”. E se, almeno a giudicare da questi numeri, la stagione 1991-1992 è stata complicata, quella successiva non è stata più semplice.

During the 1992-93, nine judges met the same fate. In an unprecedented move, six of the nine judges of the ice-dancing panel at the 1993 world championship in Prague were suspended for judging the competitors by reputation rather than by effort, but they were reinstated because proper procedures for their dismissal were not followed. (Smith, pag. 88)

Insomma, sei sono stati giudicati colpevoli di aver giudicato non la gara ma la fama dei pattinatori, ma se la sono cavata per vizio di forma. Ogni tanto le dinamiche interne della giustizia dell’ISU mi fanno pensare a quelle della giustizia italiana, ma lasciamo stare. Purtroppo non conosco i nomi dei sei giudici, li avrei trascritti volentieri. Accanto ai risultati della gara, con indicati i piazzamenti delle varie coppie in ogni fase, ho indicato ciò che le coppie avevano fatto negli anni precedenti nelle competizioni più importanti, Olimpiade, Campionato del mondo e Campionato europeo, evidenziando con i colori la conquista di una medaglia. Ricordo che per la fama ha una sua importanza anche la nazionalità dei singoli atleti.

Guardiamo un attimo la coppia che ha vinto la medaglia di bronzo, Anjelika Krylova con il suo primo partner, Vladimir Fedorov (dalla stagione 1994-1995 Anjelika ha fatto coppia con Oleg Ovsyannikov). Nel 1993 hanno esordito al Campionato europeo al quarto posto dietro a Rahkamo/Kokko, al Mondiale si sono piazzati davanti ai finlandesi.

In 1993, Russians Anjelika Krylova and Vladimir Fedorov surprised everybody to finish third in Prague at their world championship debut – an event marred by the brief suspension of six of the nine judges who were said to be relying too much on skaters’ reputations rather than their current abilities. However, when Krylova and Fedorov resurrected the same program for the Olympics less than a year later, they finished only sixth. (Smith, pag. 212)

Vero, all’Olimpiade erano rientrati Torvill e Dean, ma Krylova/Fedorov hanno comunque perso due posizioni, scavalcati sia da Kahkamo/Kokko che da Moniotte/Lavanchy in tutte le fasi di gara.

 

1994, Olimpiade

Della classifica di Krylova/Fedorov ho già parlato, mi limito alla rapida citazione di una coppia canadese che aveva esordito al Campionato del mondo l’anno prima classificandosi quattordicesima. Ricordiamo che ancora la tradizione canadese nella danza su ghiaccio non era delle più solide, gli unici che erano andati a medaglia erano stati Tracy Wilson/Robert McCall (un bronzo olimpico e tre mondiali fra il 1986 e il 1988).

Per le prime tre posizioni c’è stata una lotta a tre con voci su un possibile risultato già deciso in anticipo, ma questo è qualcosa che ricordo vagamente dall’epoca, e a cui avevo dato poco peso. Ancora ero ingenua, credevo che i risultati delle gare fossero legati esclusivamente a quanto fatto dagli atleti in pista, quindi non ho dato molto peso alle voci che ho sentito e non ricordo nulla nei dettagli, perciò, a meno di trovare una citazione da qualche parte, lascio stare. Sulle altre posizioni è notevole quanti movimenti ci sono stati dalla prima all’ultima fase di gara… Bene, parlando di questa competizione e di Shae-Lynn Bourne e Viktor Kraatz, per tutto il tempo loro hanno mantenuto la decima posizione,

with a former Soviet dance coach claiming they should have won the rumba at the Games (Smith, pag. 218).

Essendo sovietico per lui non possiamo parlare di national bias, non con loro. È stato un po’ troppo generoso nel suo giudizio? Può darsi, ma fra prima e decima posizione c’è una bella differenza, è seriamente probabile che almeno in quella fase di gara gli sconosciuti Bourne/Kraatz meritassero di piazzarsi molto più in alto.

 

1994, Campionato del mondo

La gara è stata vinta dai russi Oksana Grishuk/Evgeni Platov, freschi campioni olimpici, davanti ai francesi Sophie Moniotte/Pascal Lavanchy, quinti all’Olimpiade, e ai finlandesi Susanna Rahkamo/Petri Kokko, quarti all’Olimpiade (Maia Usova/Alexander Zhulin e Jayne Torvill/Christopher Dean, vincitori dell’argento e del bronzo, si erano ritirati subito dopo la gara di Lillehammer). Il risultato però è tutt’altro che pacifico: nella danza libera

two of the nine judges [quello bulgaro e quello slovacco, non quello francese] rated Moniotte and Lavanchy first, appreciating their intricate footwork and constant changes of hold, all done at breackneck speed and on soft knees.

By contrast, only twenty seconds into the Russians’ fast-paced routine, Platov fell. (Smith, Pagg. 200-201)

Potevo non farvi vedere la caduta?

Purtroppo la qualità delle immagini è quella che è. Nel replay l’impatto con il ghiaccio e la successiva strisciata si vedono meglio perché le immagini sono prese da un’altra angolazione e Platov non è nascosto da Grishuk. Riprendo il racconto:

Their coach, former world champion Natalia Linichuk, said the couple actually loosened up after the accident. Callaway [Betty Callaway, nota soprattutto per essere stata l’allenatrice di Torvill e Dean] said they loosened up all right: they got “messy” after the fall.

Gritschuk and Platov were not as good in Japan as they were at the European championship, where their footwork was as neat as a pin, some said. “The first time I saw it, I thought it was very good,” says Callaway, speaking of their performance at the European championship. “The second time, I still thought it was quite good. The third time, I started to look at their feet and found they really didn’t do very much with their feet. It was all top-half and body gyrations. Now I’m bored with it. Whereas, with the French and the Finns, I could go on watching it several more times and still find something interesting that I’ve missed before.” (Smith, pag. 201)

Andiamo avanti, con Smith che parla di Rahkamo/Kokko.

The truth about the Finns, however, is that they probably have the best skating tecnique in the world. Callaway says she would have placed them first in one of the compulsory dances [Rahkamo/Kokko si sono piazzati al quarto posto in tutte le fasi di gara dietro ai russi Grishuk/Platov e Usova/Zhulin e ai britannici Torvill/Dean] – the blues – at the Olympics, because of their flow, interpretation, and depth of blade edge as they cut into the ice with confidence at extreme angles. “They are probably the best skaters in the world, technically, at the moment,” Jones [Courtney Jones, danzatrice britannica che, insieme a June Markham, ha vinto l’oro sia al Campionato del mondo che al Campionato europeo nel 1957 e nel 1958] said after the 1994 world championship, where the Finns placed third in two compulsory dances [Usova/Zhulin e Torvill Dean, che li avevano preceduti in Norvegia, si erano ritirati, ma sono stati scavalcati dai francesi Moniotte/Lavanchy], and third throughout the rest of the competition.

Still if they were thought to be the best tecnicians, the Finns were perplexed by their placings in compulsory dances, which test technical edge quality. And they remained unclear about their placing overall, even though, for the past few years, they say they have had no illegal moves in their programs. “Klimova and Ponomarenko had so many illegals moves, and they still won,” Rahkamo said, suggesting that some couples can get away with breaking the rules and others can’t. (Smith, pagg. 209 e 213)

Il brano prosegue con uno sguardo a quanto fatto proprio in questa gara.

In fact, Gritschuk and Platov won, in spite of appearing to transgress rules about separations and lifts during their free-dance. While the rulebooks say ice dancers must not skate apart for more than five seconds, the winning Russians separated a total of eight times, once for about eight seconds. And some say that during the program Platov did a lift in which he appears to carry his partner. Carry lifts, too, are forbidden. (Pag. 2013)

E questo in un programma in cui lui è pure caduto, ma a quanto pare non tutti devono rispettare il regolamento e per sette dei nove giudici la loro è stata la migliore danza libera.

 

1994, Campionato del mondo

Gara femminile. Qui il problema è il criterio di valutazione. Come si valuta un programma? È vero che i giudici hanno un margine di discrezionalità, ma se il margine è troppo ampio diventa un problema, perché gli atleti non capiscono su cosa devono lavorare per migliorare le loro prestazioni. È meglio eseguire un programma pulito, o uno tecnicamente più difficile ma che contiene errori? Ricordiamo che con il vecchio codice di punteggi i giudici stilavano una classifica fra i pattinatori, e che la classifica finale era data dal modo in cui si combinavano le classifiche di tutti i giudici. Quindi su cosa lavorare? Se lo è chiesto Louis Stong, allenatore che, fra l’altro, ha guidato Kurt Browning al suo quarto successo mondiale nel 1993.

“The triple jump mania still exists,” he says. “Judges are still influenced by the numbers. [During the 1994 season] a magnificently choreographed, beautifully skated technical program with a less difficult Salchow combination was placed below a brutal technical program [with falls] done by somebody who was expected to be highly placed. To me that’s bad.”

Stong was speaking of his own skater, Charlene Von Saher of Britain, whom judges placed sixteenth in the technical program after a strong performance at the world championship in Japan. Three of nine judges placed her behind Marie Pierre Leray of France, whose more difficult triple Lutz combination attempt was flawed. A Polish judge went so far as to place Von Saher nineteenth, Leray ninth. (Smith, pag. 239)

Stong, in quanto allenatore di una delle due pattinatrici, è ovviamente di parte, ma la questione resta. Von Saher ha presentato un programma pulito con il Salchow e complessivamente il suo è stato il sedicesimo programma. Leray è caduta sul Lutz, in un periodo in cui una caduta, o la mancata esecuzione di un elemento obbligatorio, doveva costare tantissimo, e ha eseguito il dodicesimo programma (i numeri vengono fuori dalla maggiorità di priorità e dalle posizioni relative di un buon numero di atlete, sarebbe un discorso lungo e che non posso fare perché non ho a disposizione tutti i dati). Su cosa ci si deve concentrare per ottenere un buon risultato? Anche perché la differenza di valutazione fra un giudice e l’altro è davvero grande. È interessante anche la citazione del fatto che si è classificata davanti la pattinatrice che i giudici si aspettavano che si sarebbe classificata davanti. Noto solo che Leray, francese, era connazionale di Surya Bonaly, quell’anno vincitrice del suo secondo argento mondiale, e che l’ultima medaglia mondiale britannica nella competizione femminile è il bronzo di Erica Batchelor nel 1954. Non dico che sia impossibile andare a medaglia se prima non lo ha fatto qualche connazionale, o che non si possano ottenere buoni risultati se non si ha un connazionale forte, ma è anche vero che

“I just assumed that the judges and everyone else was going to give me respect because I was Brian Orser’s teammate,” Kurt Browning says. “And I skated that way, because I felt I had an advantage. I recognize, now that I’m older, that that sort of mentality was huge.” (Milton, Figure’s Skating…, pag. 48)

A essere influenzati dalle aspettative sono sia i giudici che i pattinatori, quelli provenienti dalle nazioni più forti hanno un doppio vantaggio.

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Di giudici, giurie e giudizi equi/6

1977, Campionato europeo

Il giudice sovietoco Evgenia Bogdanova piazza i tre atleti sovietici, Vladimir Kovalev, Juri Ovchinikov e Konztantin Kokora al primo, secondo e terzo posto. La classifica finale invece li ha visti al secondo, quarto e sesto posto. Se Kovalev era comunque un pattinatore importante, al suo attivo ci sono un argento olimpico, due ori, due argenti e un bronzo mondiali, e un oro, quattro argenti e un bronzo europei, gli altri pattinatori non erano così forti. Ovchinikov ha vinto solo un bronzo europeo, Kokora al massimo si è qualificato sesto all’Europeo. Per Bogdanova i migliori erano loro, per tutti gli altri no, e Bogdanova ha ricevuto due anni di sospensione per national bias (Bianchetti Garbato, pag. 62)

 

1978

Secondo quanto scrive Bianchetti Garbato, nel novembre del 1978, in una gara internazionale svoltasi a Praga, il giudice austriaco Herbert Rothkappl ha fatto pressioni sui giudici di altre federazioni per ottenere sostegno a favore dei pattinatori austriaci. Risultato? Nel 1979 gli è stata comminata una sospensione di dieci anni (pagg. 29-30).

 

1970-1978

Ovvero, quando ancora si usava sospendere i giudici che si comportavano in modo scorretto. In questi anni sono stati sospesi 38 giudici per un periodo compreso fra uno e tre anni, 9 sovietici, 7 inglesi, 6 francesi, 3 canadesi, 3 americani, uno ciascuno per Austria, Jugoslavia, Germania Occidentale, Olanda, Italia, Australia, Norvegia e Svezia. Da quel che ci dice Bianchetti Garbato (pag. 62), tendenzialmente gli inglesi erano incompetenti o facevano errori, i francesi e i sovietici erano partigiani. La situazione più simpatica era quella dell’Unione Sovietica, con il presidente della federazione, Valentin Pizeev, che è stato sospeso per due anni. Nel momento in cui il signor Pizeev è stato eletto, con un solo voto di scarto, a membro della Commissione Tecnica per il Pattinaggio Artistico, la sua sospensione è stata forzatamente trasformata in una lettera di ammonizione. Molto bene, quindi questo tizio che non dev’essere uno specchio di onestà se viene sospeso, può candidarsi a una carica importante e farla franca. Forse c’è qualcosa che non va nella gestione interna dell’ISU. Poi non dovremmo stupirci se Didier Gailheguet, avendo fatto quel che ha fatto, ha rischiato di diventare presidente dell’ISU.

Visto che Bianchetti Garbato ci fa la cortesia di elencare tutti i giudici sospesi in questi anni, io trascrivo l’elenco, perché certi nomi è bene ricordarli. In grassetto ho evidenziato gli habitué, quelli che evidentemente hanno così gradito la prima squalifica da spingere l’ISU a comminargliene una seconda.

Anno Giudice Nazionalità Anni di sospensione
1970 Hans Meixner Austria 1
Jeanine Donnier-Blanc Francia 1
Sieglinde Schlieter Germania Orientale 1
Leonore Jennings Gran Bretagna 2
1972 Joy Forster Canada 1
Liliane Caffin-Maudale Francia 1
Claude Lambert Francia 1
Mollie Phillips Gran Bretagna 1
Tatiana Danilenko Unione Sovietica 1
Igor Kabanov Unione Sovietica 1
Dorothy Burkholder USA 2
Dora May Coy USA 1
Riko Presinger Jugoslavia 2
1974 Alain Calmat Francia 3 (ridotti a 2 nel 1976)
Hugette Guyonneau Francia 1
Gerhard Frey Germania occidentale 2
Helga von Wiecki Germania orientale 1
J. Hameka-Otte Olanda 1
Boris Anokhin Unione Sovietica 2
Tatiana Danilenko Unione Sovietica 2
Valentin Piseev Unione Sovietica 1
Norman Fuller USA 1
1975 William Lewis Canada 2
Mary Groombridge Gran Bretagna 1
Lino Clerici Italia 1
Evgenia Bogdanova Unione Sovietica 1
Igor Kabanov Unione Sovietica 2
1976 Suzanne Francis Canada 1
Walburga Grimm Germania Orientale 1
Lenore Jennings Gran Bretagna 1
Harry Lawrence Gran Bretagna 1
Mikhail Drei Unione Sovietica 1
1977 Sydney Croll Australia 1
Jeanine Donnier-Blanc Francia 1
Ingeborg Nilsson Norvegia 1
Evgenia Bogdanova Unione Sovietica 1
FEDERAZIONE SOVIETICA 1
Evert Lagerstrand Svezia 1
1978 Mary Groombridge Gran Bretagna 2
Pamela Peat Gran Bretagna 1
Dorothy Burkholder USA 1

 

Quelli che hanno fatto il bis sono la francese Jeanine Donnier-Blanc, i sovietici Tatiana Danilenko, Evgenia Bogdanova e Igor Kabanov, l’americana Dorothy Burkholder e l’inglese Mary Groombridge. Abbiamo pure un caso di un’intera federazione squalificata, quella sovietica. Questo perché

quando i giudici di una nazione, per anni, si sono dimostrati incompetenti o insoddisfacenti, nonostante la federazione sia stata avvisata, quella federazione perde il diritto di nominare giudici per i campionati dell’anno successivo. La concezione che ha ispirato questa regola (che ancora oggi è nel regolamento dell’ISU [il libro è del 2005, non so se poi le cose siano cambiate]) si basa sul principio che, dal momento che le federazioni nazionali sono responsabili dell’istruzione e della preparazione dei propri giudici, quando questi si dimostrano insoddisfacenti la responsabilità ricade sulla federazione di appartenenza. (Bianchetti Garbato, pag. 66)

Milton spiega che

The common belief – much of it eventually borne out – was that the Soviet Union (later Russia) had power over its satellites and allies to command certain destre results. Austria was said to had similar skating political power right through the 1950s, but in the 1970s and 1980s, that influence had swung to the URSS because of its political and economical control of Iron Curtain countries. (Figure skating’s…, pagg. 64-65)

Milton, che cita l’episodio anche a pagina 122, ci dice anche che è merito di Bianchetti Garbato che questi giudici sono stati sospesi, quindi se lei muove una critica è perché sa esattamente di cosa sta parlando:

It got so bad that by 1978, at the suggestion of techical chairperson Sonia Bianchetti, the Soviet Union was barred from providing internaional judges for an entire season (Figure Skating’s…, pag. 65).

 

1980, Olimpiade

there was always suspicion that interest groups could form judging blocs to promote one skater over another by keeping one too far behind in compulsories to catch up in the free.

That was the accusation in the 1980 Olympics, when it appeared reigning world champion Linda Fratianne of the U.S. was the victim of some agreement between judges of the then divided Germany in the compulsory figures. Too far behind after figures, Fratianne finished second overall to East German Anett Pötzsch, with West Germany’s Dagmar Lurz third. (Milton, Figure Skating’s…, pag. 60)

Da quel che ho letto altrove Pötzsch era effettivamente la migliore nelle figure, mentre Fratianne era forte soprattutto da un punto di vista atletico, quindi con il regolamento dell’epoca è quasi sicuro che questo risultato sia corretto, ma il fatto che circolino dubbi e dicerie, l’allenatore di Fratianne, Frank Carroll, avrebbe dichiarato “I thought 1980 smelled” (Milton, Figure Skating’s…, pag. 60), non crea una bella atmosfera e probabilmente a qualcuno toglie la giusta serenità.

 

1983, Campionatodel mondo

Gara delle coppie di artistico. I canadesi Barbara Underhill/Paul Martini

skating last, it appeared that they had beaten champions Elena Valova and Oleg Vasiliev but seven of the nine judges saw it differently, and they finished third (Milton, Figure Skating’s…, pag. 155).

Terzi dopo la prima parte di gara, i canadesi avrebbero vinto l’oro se avessero vinto il libero. Su youtube c’è un video di pessima qualità, ma è quanto basta per vedere cosa è successo. Alla fine della loro prova Underhill/Martini e gli spettatori sono esaltati. Il punteggio però non arriva, l’attesa è lunghissima, così come è stata lunghissima in qualche occasione nella stagione 2019-2020. Quando infine i voti vengono diffusi, il sorriso sul volto degli atleti si gela, mentre il commentatore inizia a dire “I can’t believe it!”. Terzo libero, e medaglia di bronzo finale dietro a una coppia russa e a una della Germania dell’Est.

 

1988, Olimpiade

La gara di danza è stata vinta da Natalia Bestemianova/Andrei Bukin davanti a Marina Klimova/Segei Ponomarenko e Tracy Wilson/Robert McCall. Steve Milton ha ricordato la danza tribale di Isabelle e Paul Duchesnay, con coreografie di Christopher Dean (quell’uomo non è stato solo un pattinatore straordinario, è un genio, punto).

Although triumphant artistically, the Duchesnays were rejected by the judges, and were ranked eighth in a suspicious competition, during which the top 14 couples stayed in the same order from the first compulsory dance to the end of the competition (Figure Skating’s…, pagg. 187-188).

Milton è persino gentile a notare solo le prime 14 coppie, di fatto nell’intera competizione c’è stata una sola inversione di posizione, dopo la prima danza obbligatoria, fra la quindicesima e la sedicesima coppia. Ma questa non era una classifica decisa fin dall’inizio, vero?

I Duchesnay hanno decisamente sconvolto i giudici, con loro non sapevano che pesci pigliare (io so che sono stati la prima coppia di danza di cui mi sono innamorata). Faccio notare che il referee è Alexander Gorshkov. Ricordiamocelo questo nome, e non perché è stato campione olimpico nella danza su ghiaccio nel 1976 insieme a Lyudmila Pakhomova, ma perché lo ritroveremo più avanti. Intanto faccio un salto al podio, occupato da due coppie russe e una canadese, quando

Several ISU members have since told Wilson that they should have been first at Calgary, especially in the free dance (Milton, Skate Talk, pag. 40).

Vedo, proprio al primo posto sono stati messi.

 

1988, Campionato del Mondo

Torniamo alle figure obbligatorie e alla loro importanza all’interno di una gara, perché a un certo punto

i giudici avevano cominciato a sopravvalutare le figure obbligatorie dei pattinatori che eccellevano nel libero. Proprio l’opposto di quanto avveniva in passato, quando i pattinatori che eccellevano nelle figure venivano sopravvalutati nel libero.

I punteggi ottenuti da Katarina Witt negli obbligatori ne erano la conferma. Katarina è stata una grandissima campionessa, una stupenda pattinatrice e una delle migliori interpreti, dotata di grande personalità, ma le sue figure erano un’altra storia. E tuttavia ricevevano punteggi spropositati, senza i quali Katarina non avrebbe potuto vincere. Se da un lato ero contenta che il titolo europeo e mondiale fosse vinto da una pattinatrice straordinaria come lei, […] non potevo certo essere d’accordo con questo modo di giudicare: le nostre gare stavano diventando una farsa! (Bianchetti garbato, pag. 87).

Vediamo allora i piazzamenti di Katarina nelle singole fasi di gara.

CP SP FS Classifica Vincitrice
1979 Europeo 18 ? 7 14 Anett Potzsch
1980 Europeo ? ? ? 14 Anett Potzsch
Mondiale 20 9 7 10 Anett Potzsch
1981 Europeo 8 6 3 5 Denise Biellmann
Mondiale 11 1 3 5 Denise Biellmann
1982 Europeo 6 1 1 2 Claudia Kristofics-Binder
Mondiale 9 1 2 2 Elaine Zayak
1983 Europeo 2 1 1 1
Mondiale 8 1 2 1 Rosalynn Sumners
1984 Europeo ? ? ? 1
Olimpiade 3 1 1 1
Mondiale 1 1 1 1
1985 Europeo 1 4 1 1
Mondiale 3 1 1 1
1986 Europeo 2 3 1 1
Mondiale 3 4 1 2 Debi Thomas
1987 Europeo 4 1 1 1
Mondiale 5 1 1 1
1988 Europeo 2 1 1 1
Olimpiade 3 1 2 1
Mondiale 1 2 1 1

 

CP sta per Compulsory Figures, figure obbligatorie, magari prima o poi spiegherò come si è modificato il sistema di punteggio nel corso del tempo. Ho elencato le vincitrici delle singole gare quando le vincitrici non si chiamavano Katarina Witt, negli altri casi ho ritenuto ridondante inserire il suo nome. Anett Pötzsch era una specialista delle figure obbligatorie, e ancora all’inizio degli anni ’80 le figure avevano un peso considerevole nel punteggio. Denise Biellmann l’abbiamo quanto meno sentita nominare tutti per via della trottola Biellman, Elayne Zayak ha vinto il mondiale con un libero che comprendeva sei tripli, quattro toe loop e due Salchow, quando le altre di tripli ne facevano un paio. La Zayak rule la dobbiamo proprio a questo programma. Ma chi è Claudia Kristofics-Binder? Giuro, ho dovuto cercarla, perché il suo nome non mi diceva niente. Due bronzi mondiali (1981 e 1982), un oro (1982) e un bronzo (1981) europei, quindi qualcosa di importante lo ha vinto. Nel 1982 all’Europeo ha superato Witt con le migliori figure obbligatorie (che la televisione non trasmetteva, perché da guardare erano noiose) e il terzo posto sia nel programma corto che nel libero. Non credo che abbia particolarmente colpito l’immaginario di chi l’ha vista, potrei sbagliarmi ma io non la ricordo menzionata nei libri che ho letto. Alla fine del 1982 Kristofics-Binder si è ritirata, ma non è possibile che i giudici abbiano alzato i voti nelle figure di Katarina Witt perché pattinava benissimo ed era pure una bella ragazza? L’aspetto conta, non so quante volte ho sentito dire, seguendo le gare, che nei punteggi Midori Ito veniva penalizzata perché secondo gli standard occidentali non era bella. Witt era bella, e sapeva presentarsi nel modo giusto.

All’inizio della carriera la classifica di Katarina nelle figure obbligatorie era davvero bassa, sempre molto inferiore rispetto a quella del libero. Poi, pur restando una liberista, la sua classifica è migliorata. Davvero le sue figure sono migliorate così tanto come ci dice la classifica? Anche Steve Milton, pur senza fare il nome di Witt, ha notato che

it was amazing how during the final decade of figures’ existence a skater often scored much better in figures the year after making a huge smash as a free skater. (Figure Skater’s…, pag. 60)

Il Mondiale del 1988 si è disputato il mese successivo al secondo oro olimpico vinto da Witt.

Katarina nelle figure combinò un vero disastro. Io e la mia assistente, la svedese Britta Lindgren, la piazzammo al sesto posto; sei giudici su nove, invece, la misero prima: Mickail Drei, Unione Sovietica; Eugenia Karnolska, Bulgaria; Jürg Badraun, Svizzera; Reinhard Mirmsecker, Germania orientale; Jan Olesinki, Polonia; Bojan Lipovcak, Jugoslavia. Gli altri la misero terza: sempre troppo avanti a mio avviso.

Durante la riunione della giuria, dichiarai apertamente che il primo posto alla Witt nelle figure non poteva che definirsi uno scandalo e un evidente caso di bloc judging. Badraun, che era l’unico giudice dell’Europa occidentale ad averla messa prima, si sentì offeso dalle mie parole. […] Dopo la gara tornammo più volte sull’argomento e sono convinta che nel suo caso di fosse trattato solo di un clamoroso abbaglio. (Bianchetti Garbato, pagg. 87-88)

 

1988, Campionato del mondo

Danza su ghiaccio. La classifica ha visto sul podio due coppie sovietiche, Natalia Bestemianova/Andrei Bukin, Marina Klimova/Sergei Ponomarenko, e una canadese, Tracy/Wilson/Robert McCall. È la stessa classifica dell’Olimpiade, nella danza le classifiche sono molto stabili, è difficile scalare posizioni, specie se non ci sono circostanze esterne ad aiutare, magari anche cose come il passaporto giusto Vediamo cosa è cambiato fra le due gare:

Ben poco. Tre coppie si sono ritirate prima del Campionato del mondo (per la verità la coppia cinese ha partecipato ad altre tre edizioni dell’NHK Trophy, ma non ha più partecipato a un Campionato del mondo o un’Olimpiade). Otto coppie hanno mantenuto la loro posizione di classifica, sette l’hanno migliorata e due l’hanno peggiorata. Sette l’hanno migliorata? Solo se ci limitiamo a guardare i numeri. Karyn e Rodney Garossino, per esempio, sono passato dal dodicesimo posto olimpico all’undicesimo mondiale, ma solo perché una delle coppie che li aveva preceduti si è ritirata. Di fatto sono solo due i casi in cui una coppia ne ha scavalcata un’altra: i francesi Isabelle e Paul Duchesnay hanno superato gli ungheresi Klara Engi/Attila Toth, e gli statunitensi Susan Wynne/Joseph Druar hanno superato gli italiani Lia Trovati/Roberto Pellizzola. In coda alla classifica hanno perso posizioni le uniche due coppie asiatiche che hanno disputato entrambe le gare. I giapponesi Tomoko Tanaka/Hiroyuki Suzuchi sono arrivati dietro non solo alla coppia statunitense e a quella francese che hanno sostituito le coppie di connazionali che si erano ritirati, ma anche a una seconda coppia tedesca che all’Olimpiade non c’era. Gli australiani Monica MacDonald/Rodney Clarke hanno concluso dietro ad altre due coppie che all’Olimpiade non c’erano, i finlandesi Susanna Rahkamo/Petri Kokko e la seconda coppia ungherese Krisztina Kerekes/Csaba Szentperi, e se hanno perso solo due posti e non tre probabilmente è solo grazie al ritiro di Liu Luyang/Zhao Xiaolei.

Tutto questo per dire che la classifica è statica. Gli spostamenti sono davvero pochi. Cosa succede allora se non hai disputato l’Olimpiade, sei al tuo secondo Campionato del mondo e quindi sei poco noto, e provieni da un paese che ha vinto la sua ultima medaglia mondiale, un bronzo (fra gli uomini, neppure in una disciplina di coppia), nel 1933? Arrivi ventesimo.

Susanna Rahkamo and Petri Kokko of Finland have always battled the opinion of judges. “Sorry, you come from the wrong country,” one apologetic member of the ISU told them after they finished twentieth at the 1988 world championship in Budapest. (Smith, pag. 209)

Questo commento può fare tranquillamente il paio con ciò che aveva detto anni prima Stanislav Zhuk, allenatore di Irina Rodnina/Alexei Ulanov:

Figure skaters representing a country can win an international title only after someone from their own country earns prestige for their national school. For Irina and Alexei, the way to the top had been paved by the Protopopovs.” (Hines, pag. 212).

Insomma, secondo Zhuk se Liudmila Belousova/Oleg Protpopov, i primi sovietici capaci di vincere medaglie nelle coppie di artistico (due ori olimpici in tre partecipazioni, quattro ori, tre argenti e un bronzo mondiali in dieci partecipazioni) non ci fossero stati, Rodnina/Ulanov avrebbero vinto meno, e non fin da subito. Però erano sovietici e Irina, che era una pattinatrice straordinaria, con Ulanov ha vinto undici delle tredici competizioni internazionali a cui ha preso parte, accontentandosi dell’argento in una competizione minore, il Prize of Moscow News, e del quinto posto al Campionato europeo d’esordio. Al Campionato del mondo d’esordio, giusto per far capire quale fosse, a suo giudizio, il posto che le competeva, ha vinto l’oro.

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Di giudici, giurie e giudizi equi/5

1968, Campionato nazionale canadese

La maggior parte delle gare di cui parlo sono Olimpiadi, Campionati del mondo e Campionati europei. Questo perché sono le gare più importanti, ed è su queste gare che si è concentrato chi ha scritto i libri che uso come fonte. Però saltuariamente c’è uno sguardo anche a qualche altra gara.

Nel 1967 Toller Cranston ha vinto il campionato junior canadese. Nel 1968 si è classificato quarto fra i senior dietro a Jay Humphrey (che negli anni precedenti aveva vinto un argento e tre bronzi e aveva già partecipato a tre campionati del mondo), David MacGillivray e Steve Hutchinson.

Se si guardano solo i risultati nelle gare più importanti, senza sapere nulla di quanto è avvenuto sulle piste, è difficile notare Cranston. Con un bronzo mondiale nel 1974 e un bronzo olimpico nel 1976, i pattinatori canadesi che hanno vinto più di lui sono davvero tanti. Però a leggere chi lo ha visto pattinare, Cranston era speciale. Nelle figure obbligatorie era un disastro, e questo è il motivo per cui ha vinto così poco, ma nel libero è stato uno dei più importanti pattinatori di sempre, con posizioni innovative e un modo d’interpretare la musica che ha rivoluzionato la disciplina. Cranston era anche una persona estremamente polemica, come si può immaginare anche solo dal titolo della sua autobiografia, Zero Tollerance. Sì, ha fatto un gioco di parole, ma bastano queste parole per dirla lunga. Perché Cranston nell’esordio al campionato nazionale senior è arrivato quarto? Certamente era inesperto, e certamente avrà tracciato figure obbligatorie tutt’altro che perfette. Può essere stato penalizzato per altri motivi, magari perché è riuscito a trattare male qualcuno che poi lo ha penalizzato? Non lo so, è pura speculazione, basata sul fatto che Steve Milton ha scritto che “there were public criticism of the judging at the Canadian Nationals” (Figure Skating’s…, pag. 32). Troppo poco per sapere cosa sia successo, ma se le polemiche sono state pubbliche è evidente che qualcosa non è andato per il verso giusto.

 

1971, North American Championship

Quali sono le gare più importanti? L’Olimpiade senza dubbio, il pattinaggio artistico è entrato nel programma olimpico nel 1908. Poi il Campionato del mondo, ufficialmente nato nel 1896. Quindi penso la Finale di Grand Prix, nata in tempi molto recenti, nel 1995, ma aperta ai pattinatori di qualsiasi nazionalità, purché si qualifichino, e visto che a volte i pattinatori più forti provengono da un continente, a volte da un altro, questa è la terza gara alla quale possono partecipare tutti i migliori. Quindi c’è il campionato continentale, con i dovuti distinguo. Il Campionato europeo, nato nel 1891, e che vede sempre la presenza di tutti i migliori europei (salvo, a volte, qualcuno che nella stagione olimpica decide di saltare la gara continentale per preparare al meglio la gara più importante), è più importante del Four Continents Championship, e non solo perché, con la sua nascita nel 1999, è la gara dalla tradizione più breve. Il Four Continents Championship si svolge dopo l’Europeo, più vicino alla data del Campionato del mondo o dell’Olimpiade, quindi dà più fastidio nella preparazione e i pattinatori sono più propensi a saltarlo. Non che non ci siano state anche lì prestazioni notevoli, ma almeno per ora il prestigio non è lo stesso.

Il pattinaggio è nato in Europa, e gli europei avevano più occasioni per gareggiare. Per la verità fino al 1948 al Campionato europeo potevano partecipare pattinatori di qualsiasi nazione, e infatti nel 1948 lo statunitense Dick Button e la canadese Barbara Ann Scott hanno vinto tutte le competizioni a cui hanno partecipato, e questo comprende, oltre a Olimpiade e Campionato del mondo, anche il Campionato europeo. Dopo la Seconda Guerra Mondiale sono stati i nordamericani, le cui infrastrutture non erano state colpite dalla guerra, a dominare la disciplina. Gli europei, per assicurarsi di vincere almeno una competizione importante, hanno deciso che al Campionato europeo avrebbero partecipato solo pattinatori europei. Tanto i nordamericani avevano un’altra gara, che ovviamente nel 1948 hanno vinto Button e Scott, il North American Championship. La competizione, nata nel 1923, era aperta a pattinatori statunitensi e canadesi.

Fine della divagazione storica, devo fare attenzione perché ho la tendenza a spiegare tutto, e che ci crediate o no ho cancellato parte di questo brano, dopo averlo scritto, per contenere la lunghezza. Il North American Championship per un certo periodo era ritenuto una gara importante, ma

the biennial Noth American Championship were finally killed in 1971 because in 1954 the event was forced to go from an even number of judges from Canada ant the United States to an odd number of judges (dictated by ISU rules), the extra judge being from the host country. There were regular accusations of national bias, and many skaters refused to take part. (Milton, Figure Skating’s…, pag. 65)

La vicenda è riportata anche da Hines alle pagine 177-178. In pratica quando la gara si svolgeva in Canada, il Canada aveva un giudice in più, quando si svolgeva negli Stati Uniti gli statunitensi avevano un giudice in più, e i giudici assegnavano la vittoria ai loro connazionali. Che cosa sorprendente!

 

1972, Olimpiade

Irina Rodnina vince il suo primo oro olimpico nelle coppie di artistico insieme al suo primo partner, Alexei Ulanov. Rodnina viene descritta come una pattinatrice magnetica, capace di attirare su di sé tutti gli sguardi, cosa che li può aver aiutati in questa gara, quando Ulanov ha eseguito un Salchow singolo invece di un doppio e molti giudici non se ne sono accorti perché stavano guardando lei (Milton, Figure Skating’s…, pag. 138).

 

1973, Campionato europeo

La gara, disputata a Colonia, in quella che all’epoca era la Germania dell’Est, è stata vinta dal ceco Ondrej Nepela davanti al sovietico Sergei Chetverukhin e al tedesco dell’Est Jan Hoffman. Quarto il britannico John Curry. E Curry

once complained to Sports World magazine, The bias in judging really is a pain. Of nine judges at [the 1973] European championships, five came up to me afterwards to say that, without a doubt I was the best. They had all put me fourth but now they were sayng I was the best. What do you say to that?” (Milton, Figure Skating’s…, pag. 34)

Curry, a quanto pare, è stato sconfitto dai passaporti e dal passato agonistico dei suoi avversari, due dei quali dotati di un palmarès molto superiore al suo e il terzo che gareggiava in casa (e comunque tutti e tre erano di paesi dell’area sovietica).

Visto che ho inserito qui l’immagine relativa alla carriera di Chetverukhin, riporto l’affermazione di Milton secondo cui il russo

started winning medals in 1971, although there were suspicions he often had extra judging help (Figure skating’s, pag. 121).

Sì, è lo stesso pattinatore di cui, un paio di giorni fa, ho riportato una citazione:

“Figures was a big field for creations,” says Sergei Tchetveroukhin, the first male skater from the Soviet Union to win a world or Olympic medal. “Nobody could see what you do. The judges could do what they wanted. The judges could really screw you up.” (Smith, pag. 85)

 

1973, Campionato del mondo

Sergei Chetverukhin’s silver medal in the 1973 Worlds was long thought to be a trade-off with the East Germans in exchange for Soviet support of East Germans Manuela Gross and Uwe Kagelmann for the pairs bronze (Milton, Figure Skating’s…, pag. 65).

Non ho idea di come si sia svolta la gara, ma questa frase non mette i giudici in una buona luce. Mi limito a riportare le classifiche, con tanto di nomi dei giudici.

1976, Campionato europeo

La lotta per il primo posto era fra l’inglese John Curry (argento al Campionato europeo e bronzo al Campionato del mondo nel 1975) e il sovietico Vladimir Kovalev (oro al Campionato europeo e argento al Campionato del mondo nel 1975). Alle loro spalle si sono piazzati un tedesco dell’Est, Jan Hoffman, due sovietici, Yuri Ovchinnikov e Sergei Volkov, e un altro inglese, Robin Cousins, ma la medaglia importante se la sono giocata un britannico e un sovietico. Ed era una medaglia particolarmente importante, il 1976 era un anno olimpico, e c’era il forte rischio che il risultato del Campionato europeo avrebbe influenzato i giudici della competizione olimpica. I giudici erano tesserati per… Bianchetti Garbato qui fa un errore, perché elenca nove giudici: Germania Occidentale, Francia, Finlandia, Jugoslavia, Unione Sovietica, Germania Orientale, Cecoslovacchia, Gran Bretagna e Svizzera. Quelle sottolineate sono le nazioni che fanno parte del blocco sovietico. Però, quando fa i nomi dei singoli giudici, elenca anche un giudice ungherese, quindi uno degli altri manca e non so chi sia. Va bene, con una preferenza di 5 a 4 per bloc judging era prevedibile che vincesse Kovalev. Però

John Curry eseguì un programma libero meraviglioso, perfetto, di gran lunga il migliore. Era semplicemente impensabile che Kovalev potesse essergli piazzato davanti e anche Lojkovic [Josef Lojkovic, il giudice cecoslovacco] deve aver ritenuto che nessuno avrebbe osato mettere Curry secondo e gli assegnò quindi il primo posto. Invece, nonostante l’evidenza, gli altri quattro giudici dell’Est misero Kovalev primo! (Bianchetti Garbato, pag. 60)

Bianchetti Garbato prosegue narrando di come in seguito sia andata a trovare Lojkovic e lo abbia trovato terrorizzato, convinto che avrebbe perso il posto di lavoro.

Era certo che i russi non lo avrebbero mai perdonato per aver fatto perdere a Kovalev il titolo europeo. Mi disse che, secondo lui, Curry aveva pattinato talmente meglio di Kovalev che era sicuro che a nessuno sarebbe nemmeno passato per la testa di metterlo secondo, nonostante gli “ordini ricevuti”: c’era un limite a tutto!. Ovviamente non era così. (Bianchetti Garbato, pag. 60).

Come conseguenza del suo voto, Lojkovic è sparito dalla circolazione per dieci anni, ed è tornato a giudicare una competizione internazionale, il Campionato del mondo junior a Sarajevo, solo nel 1986. E lui non era sovietico, era cecoslovacco.

Il voto sorprendente del giudice cecoslovacco a favore di Curry, dopo una “thinly-disguised campaign against hin by the Soviets” (Figure Skating’s…, pag. 35) viene ricordato anche da Steve Milton.

 

1976, Olimpiade

Siamo ancora nel confronto fra Kovalev e Curry. Per cercare di proteggere Lojkovic da eventuali sanzioni da parte della sua federazione, l’ISU aveva fatto fronte unito dicendo che per i quattro giudici che al Campionato europeo avevano votato per Kovalev sarebbe stata proposta una sanzione per bloc judging perché, secondo Bianchetti Garbato,

quel giorno, il primo posto nel pattinaggio libero assegnato a Kovalev era da considerarsi un oltraggio allo sport” (pag. 61).

Due di quei giudici, Walburga Grimm della Germania Orientale e Mikhail Drei dell’Unione Sovietica, hanno giudicato la gara maschile anche all’Olimpiade, e ancora una volta hanno votato per Kovalev. L’episodio viene ricordato anche da Beverley Smith a pagina 85. Stavolta i due giudici sono effettivamente stati sospesi per un anno. Steve Milton si discosta leggermente da Bianchetti Garbato e Smith, perché scrive che

His Olympic performance at Innsbruck, one of the greatest ever, was so clearly superior that the judges from Canada and the Soviet Union were suspended for national bias after opting for Toller Cranston and Vladimir Kovalev, respectively. (Figure Skating’s…, pag. 33)

Qualcuno degli autori ricorda male o, contando anche il canadese, i giudici sospesi sono stati tre?

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Di giudici, giurie e giudizi equi/4

1958

Non è un episodio specifico ma un atteggiamento che lego a quest’anno. Fra il 1896 e il 1914, ultimo anno in cui è stato disputato il Campionato del mondo prima della sospensione causata dalla Prima Guerra Mondiale, diversi pattinatori russi hanno partecipato alla gara. Nel 1917 c’è stata la rivoluzione d’ottobre, e i pattinatori russi/sovietici sono stati lontani da una disciplina borghese come il pattinaggio per decenni. Questo fino a quando qualcuno non ha deciso che un ottimo modo per mostrare la supremazia sovietica sul mondo era dominare in campo sportivo. Nel 1958 Lev Mikhailov (17° fra gli uomini) e Nina Zhuk/Stanislav Zhuk (8i nelle coppie di artistico) hanno preso parte al Campionato del mondo. La prima medaglia dopo il rientro alle gare è stata l’argento di Liudmila Belousova/Oleg Protopopov nelle coppie di artistico nel 1962, ma ovviamente dopo ne sono arrivate molte altre, di tutti i colori e in tutte le discipline. Parlando del bloc judging, che definisce “un vero dramma”, Bianchetti Garbato scrive che

dal 1946 fino alla caduta del Muro di Berlino (1989), infatti, i governi dei Paesi comunisti consideravano lo sport uno strumento di politica estera e questo era soprattutto vero per l’Unione Sovietica e la Germania orientale, i cui giudici dovevano sostenere i propri pattinatori quale fosse la qualità delle loro prestazioni e assegnare punteggi e piazzamenti secondo gli ordini ricevuti. (Bianchetti Garbato, pag. 58)

Bianchetti Garbato ricorda che la federazione sovietica aveva un controllo assoluto, oltre che sui propri giudici, su quelli di Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Romania e Ungheria. La pressione sui giudici era enorme:

se rispettavano le istruzioni ricevute, avrebbero potuto continuare a giudicare, altrimenti, nella maggior parte dei casi, sarebbero stati privati di questo diritto per sempre, gli sarebbero stati anche tolti i passaporti e avrebbero perduto l’unica opportunità di andare all’estero e visitare un Paese occidentale. In alcuni casi avrebbero persino rischiato di perdere il lavoro. (Bianchetti Garbato, pag. 58)

L’atteggiamento viene confermato da Beverley Smith:

Up to the 1950s, political gamesmanship among judges had been rampant in figure skating, even at the world-championship level. The political intrigue intensified during the 1960s, when the Soviets became firmly entrenched in the sport and Soviet satellite countries jostled and traded and bartered marks with them. (Pag. 51)

Smith ritorna sull’argomento a pagina 84, spiegando che le figure obbligatorie erano il teatro delle maggiori manipolazioni perché a vederle erano davvero poche persone, quindi nessuno poteva contestare il risultato di una gara che non aveva visto. I sovietici, secondo quanto afferma Smith, controllavano i giudici cechi, ungheresi, bulgari e polacchi, atteggiamento che ha portato le altre nazioni ad allearsi a loro volta. È lei a riportare un’affermazione di Peter Dunfield, pattinatore canadese ottavo al Campionato del mondo nel 1953 e nel 1954:

“The West reacted to that, but they didn’t initiate it. It was the only way we could deal with it.” (Pag. 84)

La tendenza a dire che è colpa degli altri, che sono stati loro a cominciare, l’abbiamo tutti, anche se gli episodi che ho citato dimostrano che i giudizi poco chiari ci sono sempre stati. Però è interessante notare che un pattinatore forte – in seguito è pure diventato allenatore di pattinatrici quali Elizabeth Manley e Yuka Sato – riteneva normale essere scorretti per difendersi dalle scorrettezze altrui. In generale le dichiarazioni di Dunfield riportate nel libro mi sono piaciute, questa dà da pensare in un modo che di piacevole ha poco. Dunfield prosegue spiegando che, visto che nei paesi dell’Est erano in pochi ad avere la televisione, quando gli atleti tornavano a casa con le medaglie, per le persone comuni loro erano davvero i più forti, perché non avevano visto lo svolgersi delle gare e quindi potevano solo fidarsi di quanto scritto dai giornali.

Ora, con la televisione, le cose sono cambiate relativamente. Tempo fa mi sono imbattuta in un articolo che parlava dei due giudici cinesi sospesi dopo l’Olimpiade di PyeongChang. Nei commenti una persona aveva scritto che anche i voti del giudice americano erano strani. Un’altra persona aveva ribattuto a questo commento scrivendo che il giudice americano non aveva fatto nulla di male altrimenti sarebbe stato squalificato anche lui. Non ricordo che articolo fosse, al momento non avevo tempo per rispondere e ho lasciato stare, ma i voti di Lorrie Parker, giudice americano del programma libero maschile, sono più strani di quelli di uno dei due giudici cinesi squalificati: https://sportlandiamartina.wordpress.com/2020/07/29/lorrie-parker/. Certo, se uno non ha voglia di andare a guardare, nemmeno quando gli si fa notare che c’è qualcosa che non va, cosa che aveva fatto il primo dei due commentatori, poi non possiamo aspettarci che i voti scorretti spariscano, tanto a molte persone le cose stanno bene così come sono.

 

1961

Il Congresso di Bergen ha un’idea geniale: stabilire i giudici delle competizioni in base ai risultati delle competizioni dell’anno precedente. Cioè, sei giudici sarebbero stati della stessa nazionalità dei sei pattinatori più forti, e solo tre sarebbero stati estratti a sorte fra i giudici delle altre federazioni

riconoscendo di fatto il diritto delle federazioni forti ad essere rappresentate nelle giurie. La conseguenza più immediata ed evidente era che i casi di national bias fossero molto, troppo frequenti in giurie prevalentemente composte da giudici direttamente interessati ai risultati dei loro atleti, tutti ai massimi livelli. Di più: il fatto che un giudice sostenesse il proprio pattinatore rientrava più o meno nella normalità e come tale era accettato… […]

dai risultati delle gare, appariva evidente che i giudici delle nazioni senza atleti di punta in lizza per le medaglie erano più corretti e non subivano pressioni da parte delle loro federazioni (Bianchetti Garbato, pag. 40).

Per fortuna questo modo di scegliere i giudici non è durato troppo a lungo, ma le parole di Bianchetti Garbato dicono chiaramente che di danni ce ne sono stati.

 

inizio anni ‘60

Beverley Smith non fornisce indicazioni sulla gara, quindi non ho idea di quale sia. Protagoniste dell’episodio sono Ellen Burka, famosissima allenatrice canadese di origine olandese (fra gli atleti da lei allenati Toller Cranston, Dorothy Hamill, Cristopher Bowman, Elvis Stojko e Patrick Chan, giusto per limitarmi a gente che ha vinto medaglie al Campionato del mondo) e sua figlia Petra Burka. Petra è stata una delle più forti pattinatrici canadesi di sempre, con un bronzo olimpico vinto nel 1964 e un oro e due bronzi mondiali, ed è stata la prima pattinatrice a eseguire un salto triplo, un Salchow. Il periodo quindi dev’essere la prima metà degli anni ’60.

Once Burka was told that her daughter received low marks for a figure that a judge said had a couple of “flats” on it – signs that she had skated improperly on the flat of her blade, leaving two tracks on the ice, instead of on an edge, which would leave one track. “Nobody ever saw the figures,” Burka says. “Nobody came to watch figures.”

Burka found another judge to take a look at the figure, which hadn’t yet been swept away. When he found no flats, the embarrassed maker said he was confused by the way the light fell on it, she said.

“Figures was a big field for creations,” says Sergei Tchetveroukhin, the first male skater from the Soviet Union to win a world or Olympic medal. “Nobody could see what you do. The judges could do what they wanted. The judges could really screw you up.” (Smith, pag. 85)

Bella la luce che porta il giudice a sbagliare, ma i giudici non stavano sul ghiaccio vicino ai pattinatori e, una volta che gli atleti avevano finito,  prendevano le misure dei segni che avevano lasciato sul ghiaccio? Io non ho mai assistito all’esecuzione delle figure, ho iniziato a guardare le gare proprio quando stavano per sparire – ed è un peccato che non siano sparite prima, Midori Ito avrebbe meritato di vincere di più – ma giusto per capire qualche cosa riporto le parole di Bianchetti Garbato, che prima le ha eseguite come atleta e poi le ha giudicate come giudice (e infine le ha fatte eliminare). Durante la gara i giudici

stavano in piedi sulla pista, allineati a una certa distanza dal pattinatore, per non essergli d’intralcio durante l’esecuzione. Dovevano poi esaminare le tracce sul ghiaccio, misurare la grandezza dei cerchi, che dovevano essere uguali, e il loro allineamento laterale, controllare l’asse della figura e dei becchi, nonché cercare eventuali cambi di filo. (Bianchetti Garbato, pag. 33)

Con una spiegazione di questo tipo mi viene da pensare che, se la luce dava fastidio, il giudice poteva spostarsi e guardare la figura da un altro lato. Ma di cosa parliamo, se a dire che i giudici possono fare quello che vogliono è un pattinatore? Comunque anche se ora i voti li vediamo, se il pubblico e la stampa non si prendono la briga di leggere il regolamento e di guardare davvero cosa e come viene eseguito, concedono ai giudici la possibilità di continuare a fare ciò che vogliono.

 

1964, Campionato europeo

Nel primo campionato ISU che ha giudicato Sonia Bianchetti racconta di essere stata avvicinata da Ernst Labin, un membro del Consiglio dell’ISU, il quale “mi chiese, molto apertamente e senza tanti preamboli, di piazzare Emmerich Danzer, il campione austriaco, davanti al cecoslovacco Karol Divin nelle figure obbligatorie perché Danzer doveva essere sul podio!” (pag. 27). Molto bene, testimonianza in prima persona della richiesta di assegnazione di un voto scorretto. Secondo quello che la signora Bianchetti scrive, lei ha assegnato i voti corretti, con Danzer che aveva eseguito figure piuttosto scarse e che lei aveva piazzato al sesto posto, per un quinto posto complessivo nelle figure considerando tutti i giudici. Al termine di quella gara Danzer si è classificato quarto, Divin si è classificato terzo.

 

1965, Campionato del mondo

Sempre Bianchetti e sempre Danzer, anche se forse è meglio che specifichi che se anche è coinvolto il nome del pattinatore, gli atleti tendono a essere estranei ai giochi politici compiuti dalla loro federazione. Loro si allenano e gareggiano, semplicemente gli intrighi ruotano intorno a loro. Di nuovo le figure obbligatorie, dove

Danzer ricevette dei punteggi spropositati. Io lo piazzai di nuovo sesto, mentre il giudice austriaco lo mise primo. Durante l’esecuzione delle figure obbligatoria, Jacques Favart, che era il vicepresidente dell’ISU, non poté fare a meno di richiamare tutti i giudici e sottolineare che i punteggi dati a Danzer erano semplicemente scandalosi e che non si poteva continuare così” (pag. 28).

Forse anche ora servirebbe un vicepresidente capace di richiamare i giudici a questo modo.

 

1965, Campionato del mondo

Sempre la gara maschile. Se Bianchetti Garbato si è concentrata su un pattinatore che complessivamente si è piazzato al quinto posto, Smith, con un commento di Dunfield, si concentra sull’ultimo gradino del podio. Prima della Seconda Guerra Mondiale i pattinatori più forti erano europei, anche perché erano pochi quelli che viaggiavano da un continente all’altro per una gara. Il primo Campionato del mondo disputato fuori dall’Europa è stato quello di New York nel 1930, il secondo quello di Montreal del 1932, il terzo quello di Colorado Springs del 1957. Europa, Europa, Europa, anche se la Seconda Guerra Mondiale ha cambiato tutto, e non solo perché dopo è diventato più facile viaggiare e, da un certo momento il poi, la televisione ha iniziato a far conoscere il pattinaggio in un bel po’ di paesi. La guerra ha distrutto le piste in Europa, e i pattinatori europei più che allenarsi erano impegnati in guerra. Chissà come mai dopo la guerra le nazioni più forti sono diventate Stati Uniti e, in misura minore, Canada. E l’Asia? I paesi asiatici al pattinaggio sono arrivati tardi, il primo è stato il Giappone, con scarsi mezzi, il che significa che quei pattinatori per ottenere i risultati che hanno ottenuto hanno dovuto faticare molto più degli europei e dei nordamericani. Non c’erano piste, non c’erano immagini né istruttori che conoscevano il pattinaggio internazionale, tutto quello che avevano erano alcuni laghi ghiacciati d’inverno, qualche fotografia e qualche manuale di pattinaggio. La tradizione dei giapponesi, per forza di cose, era poca, e nessuno si aspettava da loro risultati importanti. Del resto, non ne avevano mai avuti:

Le prime quattro colonne riportano i risultati ottenuti da pattinatori giapponesi al Campionato del mondo dall’anno del loro esordio internazionale, il 1932, le altre quattro i loro risultati all’Olimpiade. In uno sport come il pattinaggio, in cui la tradizione e la fama sono importantissimi, questo non è il miglior biglietto da visita. Per salire sul podio, con questi precedenti, non basta essere più bravi degli avversari. Bisogna essere molto più bravi. Un bell’aiuto a capire cosa dovevano fare è arrivato dal viaggio compiuto in Giappone da Hayes Alan Jenkins, pattinatore che fra il 1953 e il 1956 ha vinto un oro olimpico e quattro mondiali, e Tenley Albright, pattinatrice che nello stesso periodo ha vinto un oro olimpico e due ori e due argenti mondiali, e queste non sono le uniche medaglie importanti vinte da loro. La federazione giapponese li ha invitati per un tour di esibizioni, e già che li aveva sul posto li ha filmati in modo che le nuove generazioni potessero imparare osservando i migliori.

Il mio schema si ferma volutamente al 1965, anno in cui Nobuo Sato si è classificato quarto al Campionato del mondo. Il miglior risultato di sempre per un pattinatore del suo paese, e tale sarebbe rimasto fino al bronzo di Minoru Sano del 1977. Eppure è un risultato che gli sta stretto. Sato

managed to finish fourth in the 1965 world championship in Colorado Springs. He should have finished in the medals, but judging politics prevented it, Dunfield says. (Smith, pag. 141)

A precederlo sono stati il francese Alain Calmat, lo statunitense Scott Allen e il canadese Donald Knight.

 

1966, Campionato del mondo

La pattinatrice più forte, sulla carta, era Petra Burka, vincitrice del bronzo olimpico e mondiale nel 1964 alle spalle di Sjoukje Dijkstra, che si era ritirata, e Regine Heitzer, che invece aveva battuto nel 1965, quando era stata Burka a conquistare il titolo mondiale. Però

in 1966, she ran into emerging political realities, as she discovered that in a judged sport, preconceptions and rumor can become truth (Milton, Figure Skating’s…, pag. 86),

e questo è qualcosa che va tenuto presente anche ora: quando si esalta ripetutamente qualcuno per le sue doti di ballerino, anche se queste doti sul ghiaccio non si vedono, quando si critica ripetutamente qualcuno per la mancanza di originalità, senza guardare perché ha deciso di proporre determinate cose e la qualità con cui le propone, si sta costruendo una narrazione pericolosissima, che può cambiare, e ha già cambiato, il colore delle medaglie. Tornando a Burka, un giudice canadese le ha detto che era sovrappeso, e lei si è messa a dieta perdendo 25 libbre, circa 11 chili. Però,

when she arrived at the Worlds amid rumors, perhaps planted by competing federations, that she was vastly underweight, she found that American Peggy Fleming had gained judging favor.

“I knew before I competed that I wasn’t going to win,” says Burka. “Another coach came up to my mom at a party and told her.” (Milton, Figure Skating’s…, pag. 86)

Il problema del peso delle pattinatrici non è qualcosa di recente, c’era già all’epoca. La gara è stata effettivamente vinta dalla giovanissima Fleming, già bronzo l’anno precedente, nuova speranza americana e con una storia che non poteva non colpire gli americani, visto che nel 1961, quando Fleming aveva 12 anni, il suo allenatore, William Kipp, era morto nello schianto del Sabena Flight 548. Per chi non lo sapesse, nel 1961 l’aereo che stava trasportando l’intera squadra americana (compresi allenatori e familiari)  al Campionato del mondo di Praga si era schiantato in fase di atterraggio nei pressi di Bruxelles, e tutte le 72 persone presenti a bordo – e il contadino sul cui campo l’aereo si era schiantato – erano morte. La tragedia ha segnato profondamente il pattinaggio americano, e gli statunitensi non potevano non guardare con simpatia a una ragazzina che era stata colpita dall’episodio. Fleming era comunque una pattinatrice straordinaria, probabilmente avrebbe vinto lo stesso, ma l’episodio ha deconcentrato Burka, che ha pattinato male e ha concluso quella che sarebbe diventata la sua ultima gara al terzo posto, superata anche da Gabriele Seyfert.

Per quanto riguarda l’aspetto fisico ricordo di aver sentito, nel corso del tempo, commenti sul fatto che non fossero belli, secondo gli standard comunemente accettati nel pattinaggio, Midori Ito ed Elvis Stojko, giusto per citare due pattinatori famosissimi, e che a volte le giurie li avrebbero penalizzati per questo. Magari ci tornerò su in un’altra occasione, per ora riporto un brano dell’inizio del nostro millennio che si riferisce a una coppia di danza attiva fra il 1996 e il 2007, e vincitrice dell’oro mondiale (e anche di un argento e un bronzo mondiale, ma capace di raggiungere al massimo il quinto posto all’Olimpiade) nelle sue ultime due stagioni agonistiche.

Two of the most talented ice dancers in the world today are the Bulgarian team of Albena Denkova and Maxim Staviski. Their technical abilities are unsurpassed and they have the most interesting and innovative programs of any of the elite dance teams. They have yet to win a world championship, though, and are not among those favored to take gold at the Olympics. Their problem, I was informed by a former national ice dancing champion, is that Staviski is (at 5′ 8″) too short. Denkova and Staviski do not have the “nice line” of their taller rivals Navka and Kostomarov. It’s not that Staviski has failed to master the required moves. It’s that he’s too short while he’s doing them (M.G. Piety, Sequins & Scandals).

E mentre Denkova/Staviski arrivavano quinti all’Olimpiade, Navka/Kostomarov vincevano l’oro. O ancora cambiando tipo di pregiudizio,

As skating journalist Lorrie Kim has written, ‘Many of the officials, judges, and skating federations, especially in the U.S., make it clear that they prefer male skaters to look “masculine” and will be harsher on effeminate-looking skaters when it comes to giving marks (Adams, Artistic Impressions).

Questo significa che, indipendentemente dalla qualità della prestazione, nella competizione maschile la giuria tende ad assegnare voti più alti a un pattinatore di cui viene percepita fortemente l’aura virile piuttosto che a un pattinatore che spesso si presenta in modo androgino. L’aspetto dei pattinatori, i pregiudizi dei giudici, sono importanti e spesso sono fondamentali nel determinare i risultati delle gare.

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Di giudici, giurie e giudizi equi/3

1947, Campionato del mondo

È il primo Campionato del mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale. A vincere è lo svizzero Hans Gerschwiler, uno dei pochi pattinatori che aveva disputato qualche gara anche prima della guerra. Alle sue spalle, staccato davvero di poco, il giovanissimo statunitense Dick Button. Milton non entra nei dettagli, ma dice che forse questa gara avrebbe dovuto vincerla Button (Figure Skating’s…, pag. 117).

 

1948, Campionato del mondo

Nel 1947 i fratelli statunitensi Karol e Peter Kennedy avevano vinto l’argento, nel 1948 si classificano quarti. James R. Hines nota che “Questions were raised about that placement”, pur facendo capire che secondo lui il risultato potrebbe essere corretto.

Still, some judging was open to question. The French and the Hungarian judges placed the Americans second, and the Swiss judge placed them ninth (Hines, pag. 168).

Domanda: tutti i giudici hanno assistito alla stessa gara?

 

1949, Campionato del mondo

L’austriaca Eva Pawlik, che l’anno prima aveva raccolto tutti gli argenti a disposizione (Olimpiade, Campionato europeo e Campionato del mondo) vince l’oro al Campionato europeo del 1949 nonostante un piccolo problema, un’appendicite. Considerando che l’unica pattinatrice che l’aveva battuta l’anno prima al Campionato del mondo, Barbara Ann Scott, si era ritirata, la favorita al Campionato del mondo era lei. Peccato che

her skate mysteriously broke at the heel and she was not permitted to borrow one in order to continue (Lawrence).

C’è il sospetto di un sabotaggio nella rottura del suo stivaletto, ma non sono mai state trovate prove. L’episodio da un lato ci dice che non sono esattamente tutti amici, c’è chi è disposto a fare di tutto pur di far vincere un determinato atleta, dall’altro che la giuria è stata decisamente severa, impedendo a Pawlik di pattinare con un paio di pattini presi in prestito, anche se era stata vittima di un’ingiustizia. Ma davvero ci dobbiamo preoccupare se un pattinatore subisce ingiustizie?

Dopo questa gara Pawlik si è ritirata, la sua carriera internazionale è durata esattamente una stagione (nel 1947 non ha potuto partecipare alle gare in quanto austriaca, non tutte le nazioni sono state immediatamente riammesse alle competizioni dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale) più un Campionato europeo, visto che quello che sarebbe dovuto essere il suo secondo Mondiale è stato teatro di un episodio a dir poco vergognoso. Certo, qualcuno le avrebbe prestato i pattini, se i giudici non lo avessero vietato, perché c’è sempre chi sa davvero cosa significhi essere sportivi, peccato che non so di chi si tratti per riportarne il nome. Subito dopo Pawlik, che aveva seri problemi economici, è passata al professionismo con una carriera che le ha dato un bel po’ di soddisfazioni.

 

1952

Il Consiglio dell’ISU sospende a vita gli autriaci Hans Gruanauer e Adolf Rosdol per “condotta scorretta in gare internazionali”. Cos’avevano fatto?

“Grunauer aveva messo in piedi una specie di “ufficio contabile” per calcolare, durante lo svolgimento della gara, l’esatto piazzamento assegnato da ogni giudice a ciascun pattinatore. Lo scopo di questo marchingegno era quello di poter informare il giudice austriaco circa la posizione corrente del proprio pattinatore e suggerirgli, tramite speciali segnali, quale punteggio assegnare. E sempre Gruanauer per anni aveva cercato di influenzare direttamente o indirettamente giudici di altre federazioni, stringendo anche accordi e proponendo scambi di favori tra federazioni con atleti ai massimi livelli, allo scopo di ottenere mutui vantaggi.

Il caso di Rosdol era ancora più clamoroso in quanto lui era il presidente della Commissione Tecnica per il Pattinaggio Artistico dell’ISU. Già nel 1949 Rosdol era stato colto in fragrante e nel 1951 era stato sospeso per due anni per aver cercato di fare pressioni su un giudice affinché sostenesse il pattinatore austriaco. […] Nella motivazione della sua sospensione a vita, così come appare nel comunicato ISU, sta scritto: “perché ha agito deliberatamente in modo non compatibile con i suoi doveri e a favore degli interessi della sua federazione” (pag. 29).

La squalifica di Gruanauer è rimasta in vigore fino alla sua morte, nel 1976, quella di Rosdol è stata sospesa nel 1977. E Ottavio Cinquanta ha parlato di squalifica giusta parlando dei tre anni assegnati a Le Gougne e Gailhaguet!

 

1952, Campionato del mondo

La gara si è svolta a Parigi. Fra le donne ha vinto la francese Jacqueline du Bief (già argento l’anno prima e bronzo alla recente Olimpiade) davanti alle statunitensi Sonya Klopfer (bronzo l’anno prima e quarta all’Olimpiade, quindi in entrambi i casi già battuta da du Bief) e Virginia Baxter (quinta all’Olimpiade). Quello che noi oggi possiamo vedere è che, fatte salve le prime due classificate dell’Olimpiade, Jeannette Altwegg, che si è ritirata subito dopo il successo, e Tenley Albright, che ha saltato questo Mondiale ma che negli anni successivi ha vinto un bel po’ di medaglie, da una gara all’altra le tre pattinatrici hanno conservato le loro rispettive posizioni in classifica. Non c’era la televisione, non ancora,

but the spectators saw plenty: one judge gave du Bief a perfect mark of 6.0, even though she had fallen twice, once skidding across the width of the rink on her backside. When she won the event over Sonya Klopfer of the United States by only one judge, the crowd erupted noisily, throwing glass bottles and anything else at hand onto the ice […]

Du Bief, who had no involvement in the incident, later wrote a book in which she conceded the gold medal to Klopfer […] The two have remained good friends. (Smith, pag. 80)

I pattinatori non hanno colpa se qualche giudice vota in modo molto fantasioso, e fra loro possono anche essere in ottimi rapporti, ma l’ingiustizia, in questo caso contro Klopfer, rimane.

 

1956, Olimpiade

La gara delle coppie di artistico è stata vinta dagli austriaci Sissy Schwarz/Kurt Oppelt davanti ai canadesi Frances Defoe/Norris Bowden. Il distacco con le altre coppie è notevole, è stata una gara a due decisa da una differenza minima. Beverley Smith spiega che gli austriaci

worked very hard behind the scenes to make sure the political lines of voting were structured to make sure that Schwarz and Oppelt won.

“The Austrian board of directors for the amateur association was the same of directors for the… Austrian professional show,” Dafoe says. “So they needed a few titles.”

Spectators threw oranges at the judges and referees after that decision, and the ice had to be cleared three times before the event could proceed. (Pagg. 81-82)

Cioè, gli atleti dovevano rimanere dilettanti e non potevano guadagnare se volevano continuare a gareggiare, ma chi dirigeva la federazione aveva in mano anche la gestione degli spettacoli e per attirare pubblico aveva bisogno che, prima di passare al professionismo, gli atleti che ingaggiava avessero vinto medaglie importanti. Suppongo che il loro massimo interesse fosse il bene dello sport… Comunque a rileggere questi episodi mi viene da pensare che io, che mi sono limitata a un paio di Buuu!!! (non so fischiare) quando ho visto voti assurdi, sono stata fin troppo gentile. I fischi degli spettatori, e il lancio di arance e oggetti vari, sono ricordati anche da Milton (Figure Skating’s, pag. 129).

 

1956, Campionato del mondo

Ancora coppie di artistico e Schwarz/Oppelt contro Defoe/Bowden. All’olimpiade il successo era andato agli austriaci, ma i canadesi avevano vinto le due precedenti edizioni del Campionato del mondo contro un argento e un bronzo dei loro rivali. Hines, il cui libro, come ho detto, è “Copublished with the World Figure Skating Museum and Hall of Fame”, si limita a riportare che

The Olympic results were hotly debate, partly because Dafoe and Bowden had defeated Schwartz and Oppelt consistently for four years, but the controversy related primarly to the Canadians’ overhead lifts, which, some critics claimed, violated ISU rules (pag. 170).

Per lui quindi è una questione di regole poco chiare, che i giudici hanno interpretato in senso restrittivo, prima di cambiarle negli anni successivi, in modi che Dafoe e Bowden avrebbero apprezzato, se fossero stati ancora in attività, ma Beverley Smith racconta altri dettagli.

Il giorno prima della gara ai canadesi è stato detto che erano stati sorteggiati sette giudici, uno dei quali era il giudice svizzero, considerato neutrale.

Quando sono scesi in pista, però, Dafoe e Bowden si sono trovati di fronte una giuria composta da nove giudici. In qualche modo ne erano stati aggiunti due, che non vengono indicati, e naturalmente, come ha ricordato Dafoe,

“They were friends of the Austrians. It was game over as soon as we saw that.” (Smith, pag. 82)

Secondo Dafoe è stata la loro competizione migliore, e si è conclusa con un secondo posto, con cinque giudici che hanno preferito gli austriaci e solo quattro i canadesi.

After the competition, Arnold Gerschwiler, who trained the Austrians, approached Dafoe and Bowden, and “he was really upset,” Dafoe said. “He said, ‘This is a terrible blot on figure skating, but I do want to shake the hands of the real champions.’”

That night, after a meeting, most of the coaches at the event asked the ISU to declare the competition null and void. The ISU refused. At the closing banquet, when medals were given out and Dafoe and Bowden were referred to as “the most outstanding skaters,” the Austrian team rose en masse and left. (Smith, pag. 82)

Il fatto che la “backroom influence” dei giudici austriaci sia costata a Bowden/Dafoe sia il titolo olimpico che quello mondiale viene rapidamente citato da Milton alla pagina 115 di Figure Skating’s… E, per gradire, visto che ci sono state polemiche, e che i due pattinatori si erano educatamente lamentati di quanto avvenuto alla gara, sia Senft che Milton (pag. 129) ricordano che per alcuni anni la loro federazione gli ha impedito di diventare giudici. Insomma, cornuti e mazziati.

Per la prossima parte vi rimando a domani.

 

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