Jana Novotna: il 1988

Il 1988 è stato l’anno in cui ho iniziato a seguire il tennis. Con calma, semplicemente perché mi sono imbattuta per caso in partite che mi hanno fatta appassionare. La prima è stata la semifinale del Roland Garros fra Andre Agassi e Mats Wilander. Ha vinto lo svedese, molto più solido e maturo, ma l’americano mi è piaciuto per il suo modo di fare, per il suo sdrammatizzare una partita importantissima. E poi c’è stata la finale di Wimbledon, con Stefan Edberg che ha sconfitto Boris Becker. L’eleganza fatta persona. A oltre vent’anni dal suo ritiro io sono ancora una tifosa di Edberg, lo sarò sempre, come sempre sarò una tifosa di Jana Novotna. Il tennis femminile però l’ho scoperto più tardi. Nel dicembre del 1988 ho comprato il mio primo numero di una rivista di tennis, Il tennis italiano, anche se quando ho scoperto Matchball l’ho apprezzato molto di più. Matchball fra l’altro pubblicava i tabelloni completi di tutti i tornei, cosa difficile da trovare all’epoca.

Aver iniziato a seguire più tardi il circuito femminile mi ha portata a raccogliere meno informazioni, questo quando già i giornali dedicavano ai tornei femminili meno spazio rispetto a quelli maschili. Forse se la stampa non fosse stata squilibrata nella sua attenzione avrei scoperto prima le donne – sì, già nell’88 sapevo chi fossero Steffi Graf, Martina Navratilova o Gabriela Sabatini, ma sapere chi erano è cosa ben diversa dal cercare di capire a quali tornei avrebbero partecipato e provare a guardarli in televisione – e avrei avuto qualche notizia in più. Stando così le cose invece per un certo periodo devo affidarmi a quel che ho trovato in seguito su internet, con informazioni spesso incomplete o discordanti. Il calendario della singola stagione tennistica, con i risultati delle finali, non sempre rimanda al tabellone completo e quando lo fa non sempre rimanda al tabellone giusto. Ho visto rimandi che partivano dalla segnalazione di un torneo femminile e finivano su un tabellone maschile, evidentemente c’è qualcosa che non va. E il calendario del 1988 indica che il torneo di doppio a San Diego (1-7 agosto) è stato vinto da Jana Novotna e Catherine Suire su Patty Fendick e Jill Hetherington per 7-6 (12-10), 6-4, ma quando si prova a entrare si scopre che a vincere è stata la coppia Fendik/Hetherington su Betsy Nagelsen/Dinky Van Rensburg, mentre di Novotna/Suire non c’è traccia nell’intero tabellone. La mia impressione è che il risultato corretto sia il secondo, ma questo mette dubbi su tutti quei tornei in cui ho trovato solo un’indicazione molto scarna. È corretta oppure no? Io ho deciso di fidarmi dei dati che ho trovato, altrimenti dovrei diffidare di tutto, ma se qualcuno fosse a conoscenza di informazioni diverse, più precise o più approfondite, sarei felice se me le comunicasse.

Brisbane, Adriadne Classic, erba, 28 dicembre-3 gennaio, 150.000 dollari, tier V (categoria 2).

È la testa di serie 11.

1T batte Alison Scott (q) 0-6, 6-4, 7-6.

2T batte Alexia Dechaume 6-3, 6-1.

3T batte Wendy Turnbull (tds 6) 4-6, 6-1, 6-2.

Q batte Silvia Hanika (tds 4) 7.6, 6-1.

S batte Patty Fendik 7-5, 6-1.

F battuta da Pam Shriver (tds 1) 7-6, 7-6.

Gioca il doppio con Hana Mandlokova. Sono la testa di serie numero 4.

1T bye.

2T battono Patricia Hy/Etsuko Inoue 5-7, 6-4, 6-2.

Q battute da Jo Durie/Sharon Walsh-Pete (tds 8) 3-6, 6-0, 6-3.

.

Sydney, New South Wales Open, erba, 4-11 gennaio, 200.000 dollari (categoria 3).

È la testa di serie numero 12.

1T batte Julie Richardson (q) 7-6, 6-4.

2T batte Catherine Suire 6-2, 7-6.

3T battuta da Claudia Kohde-Kilsch (tds 3) 6-4, 6-3.

Gioca il doppio con Elizabeth Smylie. Sono la testa di serie numero 3.

1T bye.

2T battono D.A. Hansel/Paula Smith 6-3, 6-3.

Q battono Carin Bakkum/Hester Witvoet 6-2, 6-3.

Semifinale battute da Claudia Kohde-Kilsch/Helena Sukova (tds 1) 6-3, 7-6.

.

Australian Open, cemento, 11-24 gennaio, 711.445 dollari.

1T battuta da Etsuko Inoue 7-6 (7-4), 6-4.

Gioca il doppio con Hana Mandlikova. Sono la testa di serie numero 6.

1T battono Karen Deed/Clare Thompson (WC) 6-1, 6-0.

2T battono Claudia Porwik/Wiltrud Probst 7-6 (12-10), 6-3.

3T battono Jenny Byrne/Janine Thompson (tds 9) 7-6 (7-3), 4-6, 7-5.

Q battute da Martina Navratilova/Pam Shriver (tds 1) 6-0, 7-6 (7-3).

Gioca il doppio misto con Jim Pugh. Sono la testa di serie numero 5.

1T battono Robin White/Tim Pawsat per ritiro sul punteggio di 7-5, 1-0.

2T battono Catherine Tanvier/Jerome Potier 7-6 (7-3), 6-4.

Q battono Louise Field/Brad Drewett 6-3, 6-7 (11-13), 9-7.

S battono Marianne van der Torre/Martin Davis 6-2, 7-5.

F battono Martina Navratilova/Tim Gullikson 5-7, 6-2, 6-4.

.

Oakland, indoor, 15-21 febbraio, 250.000 dollari, tier III (categoria 1).

1T batte Gigi Fernandez 7-6, 6-3.

2T battuta da Gabriela Sabatini (tds 2) 6-4, 6-3.

Gioca il doppio con Hana Mandlikova. Sono la testa di serie numero 4.

1T battono Rosalyn Fairbank/Stephanie Rehe 6-4, 7-6.

Q battono Gigi Fernandez/Lori McNeil (tds 2) 6-2, 6-3.

S battono Lea Antonoplis/Barbara Gerken 6-3, 7-5.

F battute da Rosemary Casals/Martina Navratilova 6-4, 6-4.

.

Oklahoma, indoor, 22-28 febbraio, 100.000 dollari (categoria 2).

È la testa di serie numero 7.

1T batte Michelle Torres 6-2, 6-3.

2T batte Radka Zrubakova 6-2, 6-3.

Q battuta da Brenda Schultz 6-4, 1-6, 7-6.

Gioca il doppio con Catherine Suire. Sono la testa di serie numero 2.

1T battono Claudia Porwik/Maria Lindstrom 6-3, 6-4.

Q battono Cammy MacGregor/Cynthia MacGregor 6-4, 7-6.

S battono Helen Kelesi/Elna Reinach 6-1, 6-2.

F battono Catarina lindqvist/Tine Scheuer-Larsen (tds 3) 6-4, 6-4.

.

Wichita, Kansas, indoor, 29 febbraio-6 marzo, 100.000 dollari (categoria 2).

È la testa di serie numero 6.

1T batte Belinda Cordwell 6-4, 7-5.

2T batte Iwona Kuczynska 6-7, 6-2, 7-6.

Q battuta da Manuela Maleeva (tds 1) 6-3, 5-7, 7-5.

Gioca il doppio con Catherine Suire. Sono la testa di serie numero 1.

1T battono Sophie Amiach/Emmanuelle Derly 7-5, 6-1.

Q battono Nathalie Herreman/Pascale Paradis 6-3, 7-5.

S battono Patricia Hy/Dinky Van Rensburg 3-6, 6-4, 6-3.

F battute da Natalia Bykova/Svetlana Parkhomenko (tds 2) 6-3, 6-4.

.

Lipton, Key Biscayne, cemento, 14-28 marzo, 750.000 dollari (categoria 5).

1T battuta da Steffi Graf (tds 1) 6-2, 6-2.

Gioca il doppio con Hana Mandlikova. Sono la testa di serie numero 5.

1T battute da Katrina Adams/Penny Barg 6-3, 6-3.

.

Hilton Head, terra, 4-10 aprile, 300.000 dollari, tier III (categoria 5).

È la testa di serie numero 12.

1T batte Beverly Bowes 6-1, 6-0.

2T battuta da Mercedes Paz 6-2, 6-2.

.

Amelia Island, terra, 11-17 aprile, 300.000 dollari, tier II (categoria 5).

È la testa di serie numero 11.

1T batte Elly Hakami 6-2, 6-2.

2T battuta da Laura Garrone 7-6, 6-0.

Gioca il doppio con Catherine Suire. Sono la testa di serie numero 2.

1T bye.

2T battute da Lise Gregory/Ronni Reis 7-6, 7-5.

.

Roma, terra, 2-8 maggio, 200.000 dollari (categoria 3).

È la testa di serie numero 11.

1T battuta da Niege Dias 2-6, 6-1, 7-6.

Gioca il doppio con Catherine Suire. Sono la testa di serie numero 1.

1T bye.

2T battono Angeliki Kannellopoulou/Barbara Romano 6-2, 7-6.

Q battono Manon Bollegraf/Nicole Provis (tds 6) 6-1, 6-3.

S battono Sandra Cecchini/Sabrina Goles (tds 8) 6-1, 6-4.

F battono Jenny Byrne/Janine Tremelling (tds 4) 6-3, 4-6, 7-5.

.

Berlino, German Open, terra, 9-15 maggio, tier I, 300.000 dollari (categoria 5).

È la testa di serie numero 13.

1T battuta da laura Lapi (q) 7-6, 6-7, 6-2.

Gioca il doppio con Mercedes Paz. Sono la testa di serie numero 3.

1T bye.

2T battono Sandra Cecchini/Sabrina Goles 7-6, 6-4.

Q battute da Kathy Horvath/Dinky Van Rensburg (tds 7) 6-3, 2-6, 6-3.

.

Roland Garros, terra, 23 maggio-5 giugno, 1.488.000 dollari.

1T battuta da Patricia Tarabini 1-6, 6-3, 6-2. Il risultato le frutta 12.750 franchi.

.

Wimbledon, erba, 20 giugno-3 luglio, 1.717.085 dollari.

1T batte Tine Scheuer-Larsen 6-3, 7-5.

2T battuta da Helena Sukova (tds 6) 6-2, 6-2. Il risultato le frutta 2.815 sterline.

Gioca il doppio con Catherine Suire. Sono la testa di serie numero 5.

1T battono Karin Bakkum/Branda Schultz 6-3, 6-4.

2T battono Helen Kelesi/Catherine Tanvier 7-5, 2-6, 6-1.

3T battute da Chris Evert/Wendy Turnbull (tds 13) 0-6, 7-6, 6-1. Il risultato frutta 2.800 sterline alla coppia.

Gioca il doppio misto con Jim Pugh. Sono la testa di serie numero 3.

1T battono Dinky van Rensburg/W. Green 6-3, 6-1.

2T battuti da Penny Barg/Eric Korita 7-6, 2-6, 6-3. Il risultato frutta 860 sterline alla coppia.

.

Amburgo, terra, 25-31 luglio, 300.000 dollari (categoria 3).

È la testa di serie numero 11.

1T batte Silke Frankl 6-4, 6-2.

2T batte Céline Cohen 7-5, 6-0.

3T battuta da Katerina Maleeva (tds 2) 6-3, 6-1.

Gioca il doppio con Tine Scheuer-Larsen. Sono la testa di serie numero 1.

1T bye.

2T battono Luciana Corsato/Gabriela Mosca 6-2, 6-1.

Q battono Neige Dias/Wiltrud Probst 6-0, 6-1.

S battono Bettina Fulco/Adriana Villagran 6-2, 2-6, 6-2.

F battono Andrea Betzner/Judith Wiesner (tds 4) 6-4, 6-2.

.

Toronto, Canadian Open, cemento, 15-21 agosto, 300.000 dollari (categoria 5).

Gioca il doppio con Helena Sukova. Sono la testa di serie numero 2.

1T bye.

2T battono Eva Krapl/Christina Singer 6-3, 6-2.

Q battono Eva Pfaff/Elizabeth Smylie (tds 5) 6-2, 7-5.

S battono Patty Fendik/Jill Hetherington 6-1, 4-6, 6-2.

F battono Zina Garrison/Pam Shriver 7-6, 7-6.

.

Mahwah, cemento, 22-28 agosto, 200.000 dollari (categoria 3).

1T battuta da Catarina Lindqvist 6-3, 6-4.

Gioca il doppio con Helena Sukova. Sono la testa di serie numero 1.

1T battono Nicole Provis/Elna Reinach 6-4, 6-4.

Q battono Alexia Dechaume/Nathalie Herreman 6-0, 6-3.

S battono Tracy Austin/Stephanie Rehe 6-3, 6-1.

F battono Gigi Fernandez/Robin White 6-3, 6-2.

.

US Open, cemento, 29 agosto-11 settembre, 1.937.333 dollari.

1T battuta da Judith Wiesner 6-2, 6-3.

Gioca il doppio con Catherine Suire. Sono la testa di serie numero 7.

1T battono Gabriela Mosca/Adriana Villagran 6-1, 6-4.

2T battono Claudia Porwik/Dinky Van Rensburg 6-4, 4-6, 6-4.

3T battute da Patty Fendik/Jill Hetherington (tds 12) 7-5, 6-3.

Gioca il doppio misto con Jim Pugh. Sono la testa di serie numero 2.

1T battono Elise Burgin/Dan Goldie 7-5, 6-4.

2/ battono Dinky Van Rensburg/Sammy Giammalva Jr. 5-7, 7-5, 7-6.

Q battono Elna Reinach/Eddie Edwards 6-2, 7-6.

S battono Rosalyn Fairbank/Todd Woodbridge 6-2, 6-3.

F battono Elizabeth Smylie/Patrick McEnroe (tds 3) 7-5, 6-3.

.

Olimpiadi, cemento, 20 settembre-1 ottobre

1T batte Isabelle Demongeot (q) 6-4, 6-3.

2T battuta da Barbara Paulus (q) 5-4, 6-3.

Gioca il doppio con Helena Sukova. Sono la testa di serie numero 3.

1T battono Kim Il-soon/Lee Jeong-myung 6-2, 7-6 (7-4).

Q battono Etsuko Inoue/Kumiko Okamoto 6-3, 6-2.

S battono Steffi Graf/Claudia Kohde-Kilsch (tds 2) 7-5, 6-3.

F battute da Zina Garrison/Pam Shriver (tds 1) 4-6, 6-2, 10-8. Vincono la medaglia d’argento.

.

Filderstadt, indoor, 10-16 ottobre. 250.000 dollari (categoria 4).

1t batte Gabriela Sabatini (tds 3) 1-6, 7-6, 7-6.

2T battuta da Elna Reinach 6-0, 6-1. Il risultato le frutta 2.850 dollari.

Gioca il doppio con Catherine Suire. Sono la testa di serie numero 1.

1T battute da Raffaella Reggi/Elna Reinach 0-6, 6-4, 6-3.

.

Zurigo, indoor, 17-23 ottobre, 200.000 dollari (categoria 3).

1T battuta da Jonna Jonerup (q) 7-5, 7-6.

Gioca il doppio con Catherine Suire. Sono la testa di serie numero 2.

1T battono Sabine Auer/Heike Thomas 6-4, 6-3. Il risultato le frutta 1.225 dollari e 14 punti per la classifica.

Q battono Catarina Lindqvist/Maria Stranlund 6-2, 7-6.

S battute da Isabelle Demongeot/Nathalie Tauziat (tds 3) 6-4, 5-7, 6-4.

.

Adelaide, cemento, 28 novembre-4 dicembre, 100.000 dollari

1T batte Sabine Appelmans 1-6, 6-1, 6-1.

2T batte Julie Richardson 6-2, 6-4

Q batte Tine Scheuer-Larsen 1-6, 6-0, 9-2

S batte Radka Zrubakova 6-4, 6-2

F batte Jana Pospisilova 7-5, 6-4.

Gioca il doppio con Lori McNeil. Sono la testa di serie numero 1.

1T battono Laura Garrone/Heidi Sprung 7-5, 6-4.

Q battono Jo-Anne Faull/Rachel McQuillan 7-5, 6-1.

S battono Maria Lindstrom/Catarina Lindqvist 6-2, 6-3.

F battute da Silvia Hanika/Claudia Kohde-Kilsch 7-5, 6-7, 6-4.

.

Fed Cup, 4-11 dicembre, cemento.

1T gioca il doppio con Jana Pospisilova. Battono Neige Dias/Luciana Tella 6-3, 6-2.

La Cecoslovacchia batte il Brasile 3-0 (vittorie di Radka Zrubakova di Patricia Medrado e di Helena Sukova su Neige Dias).

2T gioca il doppio con Jana Pospisilova. Battono Belinda Cordwell/Julie Richardson 7-6 (t-1), /-6 (7-4).

La Cecoslovacchia batte la Nuova Zelanda 3-0 (vittorie di Radka Zrubakova su Julie Richardson e di Helena Sukova su Belinda Cordwell).

Q gioca il doppio con Jana Pospisilova. Battono Henriette Kjaer-Nielsen/Tine Scheuer-Larsen 6-3, 6-2.

La Cecoslovacchia batte la Danimarca 3-0 (vittorie di Radka Zrubakova su Karin Ptaszek e di Helena Sukova su Tine Scheuer-Larsen).

S gioca il doppio con Jana Pospisilova. Battono Helen Kelesi/Rene Simpson 7-6 (7-3), 6-3.

La Cecoslovacchia batte il Canada 3-0 (vittorie di Radka Zrubakova su Jill Hetherington e di Helena Sukova su Helen Kelesi).

F gioca il doppio con Jana Pospisilova. Battute da Larisa Savchenko/Natasha Zvereva 7-6 (7-5), 7-5.

La Cecoslovacchia batte l’Unione Sovietica 2-1 (vittorie di Radka Zrubakova su Larisa Savchenko e di Helena Sukova su Natasha Zvereva).

.

Una stagione strana, iniziata bene, con una finale e due quarti di finale raggiunti nei primi due mesi dell’anno, e un bilancio di 12 match vinti su 18 disputati, seguito da un lungo periodo disastroso, un solo terzo turno raggiunto a fronte di cinque eliminazioni al secondo turno e ben sette al primo, anche da avversarie non irresistibili, per un bilancio di 7 match vinti su 20 disputati. Ma, in chiusura, il primo torneo vinto in singolare. Al Roland Garros ha disputato solo il singolare, in Canada, in agosto, solo il doppio. Problemi fisici? Difficoltà ad adattarsi al nuovo circuito e a eventuali aspettative maggiori su di lei? Non ne ho idea. Jana ha concluso la stagione al 35° posto della classifica, 12 posizioni più in alto rispetto all’anno precedente, ma certo non può essere stata felice dei suoi risultati di gran parte dell’anno. Era giovane, vent’anni, ma di giocatrici più giovani e forti di lei ce n’erano: se Jana è del 1968 Steffi Graf (che per la seconda volta ha chiuso l’anno al 1° posto) è del 1969, Gabriela Sabatini (4°) del 1970, Natasha Zvereva (7°) del 1971, Katerina Maleeva (11°) del 1969, Stephanie Rehe (14°) del 1969, Mary Joe Fernandez (15°) del 1971, Arantxa Sanchez (18°) del 1971 ed Helen Kelesi (19°) del 1969. Otto delle prime venti giocatrici del mondo erano sue coetanee o anche più giovani di lei.

Meglio è andata in doppio, con cinque vittorie e tre finali, e un 13° posto finale. Quest’anno niente Masters di doppio per lei, ma un consolidamento della fama di doppista, anche in considerazione della medaglia d’argento olimpica vinta in doppio e dei due tornei del Grande Slam in doppio misto. In più in chiusura di stagione è arrivato il successo in Federation Cup, manifestazione a cui lei ha partecipato giocando solo il doppio.

Advertisements
Posted in tennis | Tagged | Leave a comment

Jana Novotna: la carriera fino al 1987

Ho sempre avuto intenzione di parlare di Jana Novotna. Ho ammirato altre giocatrici, ma Jana è stata l’unica tennista per cui io abbia davvero tifato. Solo che avevo pensato di scrivere di lei quando fossi arrivata al giorno in cui l’avevo scoperta, percorrendo poi alternativamente la sua carriera in campo femminile e quella di Stefan Edberg in campo maschile, e mi sono fermata molto prima. Le cose che vorrei scrivere, quelle che vorrei fare, sono troppe per il tempo che ho a disposizione, e molte di loro finiscono con il restare indietro. Poi è arrivata la morte di Jana, che mi ha colpita come un fulmine a ciel sereno, perché io della sua malattia non sapevo niente. Jana, che aveva solo un anno più di me e che mi aveva donato emozioni enormi. Così ho deciso di riprendere un blog che avevo abbandonato da diversi mesi, solo che il tempo a mia disposizione non è aumentato e io sono sempre in ritardo e scrivo meno di quel che vorrei. Al momento solo un brano che riassume la sua carriera prima che io la vedessi giocare per la prima volta e diventassi, probabilmente nel giro di un paio di colpi, una sua tifosa. Ora penso ai dati, quelli che sono riuscita a trovare, e a mie considerazioni, almeno quando ho avuto modo di vedere l’incontro e a prendere qualche appunto.

Jana Novotna è nata a Brno, il quella che allora si chiamava Cecoslovacchia, il 2 ottobre 1968. Niente internet all’epoca, e per una giocatrice di un paese dell’est che ha impiegato un po’ di anni a diventare davvero forte è difficile trovare informazioni sui primi anni. Da qualche parte ho trovato, come nomi di allenatori, Peter Hutka, Jan Krutz e Mike Estep. Dei primi due non so nulla, il terzo viene citato da Wikipedia, la quale ricorda che era statunintense, che nel 1973 ha raggiunto la sua migliore posizione in classifica con un 53° posto, che ha vinto due tornei e che una volta è arrivato negli ottavi di finale a Wimbledon. In doppio aveva ottenuto risultati migliori, sette successi e due quarti di finale all’Australian Open, nel 1980 e nel 1985. Estep era anche stato allenatore di Martina Navratilova, Carling Basset e Hana Mandlikova, e in seguito avrebbe allenato Arantxa Sanchez.

In un appunto sul quaderno in cui per anni ho annotato i risultati ho scritto “1983: vince il doppio misto al torneo dell’Avvenire di Milano”. Suppongo di aver ricavato il dato da un qualche articolo sulla storia del torneo, sul sito ufficiale non c’è traccia di un torneo di doppio misto e il doppio femminile compare solo da qualche anno più tardi, con unicamente la menzione dei vincitori. Poi più nulla, fino alla vaga indicazione che ha chiuso la stagione 1985 al 306° posto della classifica.

Fra il 1985 e il 1986 ha vinto cinque tornei futures in doppio, e nel 1986 ha vinto il singolare ai tornei futures di Torino e Chicago. Ha giocato tornei del circuito maggiore in questo periodo? Non ne ho idea. Probabilmente da qualche parte avrà giocato le qualificazioni, ma se le ha superate lo ha fatto in tornei di cui io non sono riuscita a consultare il tabellone.

La prima traccia che ho trovato risale al torneo di Marco Island, in Florida, giocato sulla terra battuta fra il 31 marzo e il 6 aprile 1986. Il tabellone la segnala direttamente dal secondo turno, come se avesse superato il primo grazie a un bye, cosa che mi lascia perplessa perché non doveva certo avere una classifica molto alta. È più probabile che manchi semplicemente l’indicazione del suo primo incontro. Al secondo turno è stata battuta da Gabriela Sabatini, sesta testa di serie del torneo, 6-3, 6-1. Il tabellone di doppio non c’è, quindi non ho idea se lo abbia giocato, anche se è probabile. Da un lato Jana si è sempre dimostrata molto interessata al doppio, che le ha regalato parecchie soddisfazioni, dall’altro per una giocatrice squattrinata come doveva essere lei all’epoca, all’inizio della carriera, buttare via una possibile fonte di guadagni era assurdo.

Il suo primo torneo del Grande Slam è stato il Roland Garros, al quale è stata ammessa dopo aver superato le qualificazioni. Al primo turno è stata sconfitta dalla svizzera Lilian Drescher per 6-2, 6-3 e conquistato un montepremi di 11.437 franchi. In questo caso so con certezza che ha giocato anche il doppio insieme alla connazionale Hana Fukarova. Al primo turno le due hanno sconfitto le statunitensi Louise Allen e Gretchen Rusch per 4-6, 6-4, 6-3. Al secondo sono state sconfitte dalla sesta testa di serie, il duo formato da Steffi Graf e Gabriela Sabatini per 6-0, 6-0.

Qualificazioni nuovamente superate a Wimbledon, e nuova sconfitta al primo turno, stavolta a opera della statunitense Susan Mascarin, per 3-6, 7-6, 6-2. Ha vinto il primo set ed è arrivata al tiebreak nel secondo. Mi spiace non avere il punteggio di quel tiebreak, mi avrebbe fatto piacere sapere quanto era andata vicina al successo. Niente doppio in questo caso, non so se perché non si è iscritta o perché non ha superato le qualificazioni. Il torneo le è valso 1.450 sterline, non so a quanto corrispondano in valuta attuale ma dubito che siano tanti soldi. Facendo le proporzioni è circa un centesimo di quanto ha incassato la vincitrice, direi che giocare il doppio poteva fare la differenza fra un viaggio sostenibile da un punto di vista economico e una spesa difficile da ammortizzare.

In riferimento allo U.S Open sul mio quaderno un sintetico appunto dice “non qualificata”. Quindi in questo caso il viaggio lo ha affrontato, con tutte le spese del caso, e le è andata male.

È riuscita a qualificarsi, invece, al torneo indoor di Zurigo, svoltosi fra il 6 e il 12 ottobre 1986. Al primo turno ha affrontato un’altra qualificata, la tedesca dell’Ovest Silke Meier, che l’ha sconfitta per 3-6, 6-1, 6-1.

Alla fine della stagione occupa il 172° posto nella classifica di singolare, il 25° in quella Under 18 e il 137° in quella di doppio.

1987

Il 1987 è l’anno del passaggio al professionismo, la data ufficiale è 26 febbraio. Niente Australian Open per lei, suppongo che il viaggio fosse ancora troppo costoso considerando pure il rischio di non qualificarsi per il tabellone principale.

Con l’aumento delle notizie sui risultati passo a un’elencazione più rigorosa, con nomi delle avversarie e punteggi scritti in ordine ed eventuali commenti a seguire. Indico anche dati come il montepremi dei tornei, cosa che aiuta a individuarne la categoria, o il fatto che le giocatrici siano qualificate o, al contrario, teste di serie, indicazione che aiuta a stabilire i rapporti di forza, almeno sulla carta. Il campo spesso fornisce un verdetto diverso.

.

Kansas, indoor, 2-8 febbraio, 75.000 dollari, categoria 1+.

1T batte Lisa Bonder (tds 7) 6-3, 6-3.

2T batte Molly Van Nostrand 6-1, 2-6, 6-3.

Q battuta da Barbara Potter (tds 1) per 7-6, 6-3.

Disputa il doppio insieme a Iva Budarova.

1T battono Karina Carlsson/Maria Linstrom 4-6, 6-1, 6-2.

Q battute da Svetlana Cerneva/Larisa Neiland (tds 1) 6-4, 7-5.

.

Oklahoma, cemento, 9-15 febbraio, 75.000 dollari, categoria 1+.

Disputa il doppio insieme a Carina Karlsson.

1T battono Elizabeth Minter/Mary Lou Daniels 7-6, 6-0.

Q batute da Candy Reynolds/Anne Smith (tds 3) 7-6, 6-1.

.

Lipton, Key Biscayne, cemento, 23 febbraio-9 marzo, 750.000 dollari.

Accede al tabellone principale dopo aver superato le qualificazioni.

1T battuta da Claudia Kohde-Kilsch (tds 9) 4-6, 7-5, 6-2.

Gioca il doppio insieme a Iva Budarova.

1T battono Nathalie Phan-Thanh/Nicole Bradtke 6-0, 6-0.

2T battute da Hana Mandlikova/Wendy Turnbull (tds 4) 6-4, 6-2.

.

Phoenix, Arizona, cemento, 9-14 marzo, 75,000 dollari, categoria 1+.

1T battuta da Maria Lindstrom 6-0, 7-5.

Gioca il doppio insieme a Carina Karlsson.

1T battono Lisa Bonder-Kreiss/Isabel Cueto 7-6, 6-1.

2T battono Ann Henricksson e Marcella Mesker (tds 4)6-3, 3-6, 6-1.

Q battute da Christiane Jolissaint/Molly Van Nostrand (tds 7) 7-6, 7-5.

.

Charleston, terra, 30 marzo-5 aprile, 75.000 dollari, categoria 1+.

1T batte Maria Lindstrom 6-1, 6-2.

2T batte Camille Benjamin (tds 11) 6-2, 6-3.

3T batte Arantxa Sanchez 6-1, 6-4.

Q batte Kate Gompert (tds 4) 6-1, 7-6.

S battuta da Raffaella Reggi (tds 2) 6-3, 2-6, 7.5.

Gioca il doppio insieme a Iva Budarova. Dal tabellone che vedo sembra che al primo turno la coppia abbia avuto un bye.

2T battono Andrea Jaeger/Susan Sloane 6-4, 6-3.

Q battute da Jaime Kaplan/Kim Sands (tds 5) 1-6, 6-3, 6-2.

.

Hilton Head, terra, 6-12 aprile, 300.000 dollari, categoria 4

Gioca il doppio insieme a Iva Budarova.

1T battute da Bettina Fulco/Andrea Holikova 6-3, 6-3.

.

Amelia Island, terra battuta, 13-19 aprile, 275.000 dollari.

Supera le qualificazioni.

1T battuta da Regina Marsikova 2-6, 7-6, 6-1.

Gioca il doppio con Catherine Suire.

1T battono Tina Mochizuki/Susan Sloane 6-1, 6-4.

2T battono Zina Garrison/Lori McNeil (tds 5) 3-6, 6-1, 6-4.

Q battono Elly Hakami/Jenny Klitch 4-6, 6-1, 6-1.

S battute da Steffi Graf/Gabriela Sabatini (tds 1) 6-4, 6-4.

.

Roma, Italian Open, terra, 4-10 maggio, 150.000 dollari, categoria 3.

1T battuta daMary Joe Fernandez (tds 11) 6-2, 6-4.

Gioca il doppio con Catherine Suire.

1T battono Bettina Fulco/Patricia Tarabini 7-6, 6-0.

2T battono Colleen Carney/Julie Salmon 7-5, 6-3.

Q battute da Claudia Kohde-Kilsch/Helena Sukova (tds 2) 6-2, 7-6.

,

Berlino, terra, 11-17 maggio, 150.000 dollari, categoria 3.

1T batte Sabrina Goles (tds 12) 6-4, 7-5.

2t batte Penny Barg 6-1, 6-1.

3T battuta da Raffaella Reggi (tds 6) 6-2, 6-2.

Gioca il doppio insieme a Iva Budarova.

1T battono Louise Field/Helen Kelesi 6-4, 6-2.

2T battute da Mercedes Paz/Eva Pfaff (tds 3) 6-7, 6-4, 6-2.

.

Strasburgo, terra battuta, 18-24 maggio, 75.000 dollari, categoria 1+.

1T battuta da Isabel Cueto 6-4, 6-1.

Gioca il doppio insieme a Catherine Suire. Sono la testa di serie numero 3.

1T battono Manon Bollegraf/Maria Lindstrom 6-2, 6-4.

Q battono Akiko Kijimuta/Emiko Ogawa 6-2, 6-4.

S battono Helen Kelesi/Virginia Ruzici 6-3, 4-6, 6-2.

F battono Kathleen Horvath/Marcella Mesker (tds 4) 6-0, 6-2.

.

Roland Garros, terra battuta, 25 maggio-7 giugno, 1.325.000 dollari.

1 T. Batte Joe Durie 6-3, 6-1.

2 T. Batte Radka Zrubakova (q) 6-3, 4-6, 6-4.

3 T. Battuta da Steffi Graf (tds 2) 6-0, 6-1. Il risultato le frutta 37.320 franchi.

Gioca il doppio con Catherine Suire.

1 T. Battono Iva Budarova/Adriana Villagran 7-6 (7-3), 6-3.

2 T. Battono Kumiko Okamoto/Naoko Sato 6-3, 6-4.

3 T. Battute da Mercedes Paz/Eva Pfaff (tds 8) 2-6, 6-4, 9-7.

.

Birmingham, erba, 8-14 giugno, 125.000 dollari.

1 T. Battuta da Gretchen Rusch 6-4, 6-2.

.

Eastbourne, erba, 15-21 giugno, 200.000 dollari, categoria 4.

Gioca il doppio insieme a Catherine Suire.

1T battutte da Lori McNeil/Robin White (tds 5) 6-4, 3-6, 6-2.

.

Wimbledon, erba, 22 giugno-5 luglio, 1.467.542 dollari.

1 T. Batte Ronni Reis 6-3, 3-6, 8-6.

2 T. Batte Hu Na 6-2, 6-3.

3 T. Batte Sharon Walsh-Pete 6-2, 4-6, 6-4.

4 T. Battuta da Steffi Graf (tds 2) 6-4, 6-3. Il risultato le frutta 8.270 sterline.

Gioca il doppio con Catherine Suire.

1 T. Battono Lea Antonoplis/Claudia Monteiro 6-1, 3-6, 6-4.

2 T. Battute da Martina Navratilova/Pam Shriver (tds 1) 5-7, 6-4, 6-4. Il risultato frutta alla coppia 1.400 sterline.

.

Fed Cup, Vancouver, Canada, cemento, 26 luglio-2 agosto

1T In doppio con Hana Mandlikova battono Catarina Lindqvist/Maria Lindstrom 6-3, 6-2.

La Cecoslovacchia batte la Svezia 3-0 (vittorie di Helena Sukova su Carina Karlsson e di Hana Mandlikova su Katarina Lindqvist).

2T in doppio con Regina Rajchrtova battono Sabrina Goles/Renata Sasak 6-4, 5-7, 6-4.

La Cecoslovacchia batte la Jugoslavia 3-0 (vittorie di Helena Sukova su Karmen Skulj e di Hana Mandlikova su Sabrina Goles).

Q La Cecoslovacchia batte il Canada 2-1 (vittorie di Helen Kelesi su Helena Sukova, di Hana Mandlikova su Carling Bassett e di Hana Mandlikova/Helena Sukova su Jill Hetherington/Helen Kelesi).

S La Cecoslovacchia viene battuta dalla Germania dell’Ovest 2-1 (vittorie di Helena Sukova su Claudia Kohde-Kilsch, di Steffi Graf su Hana Mandlikova e di Steffi Graf/Claudia Kohde-Kilsch su Hana Mandlikova/Helena Sukova).

.

San Diego, cemento, 3-9 agosto, 75.000 dollari, categoria 1+

1T battute Wendy Ouwendijk 6-1, 6-3.

2T battuta da Anne Minter 6-7, 6-4, 6-2.

Gioca il doppio con Catherine Suire. Sono la testa di serie numero 7.

1T bye.

2T battono Terry Phelps/Raffaella Reggi 6-1, 4-6, 6-1.

Q battono Mareen Louie-Harper/Heather Ludloff 6-3, 6-4.

S battono Rosalyn Fairbank/Candy Reynolds (tds 3) 6-2, 6-3.

F battono Elise Burgin/Sharon Walsh (tds 4) 6-3, 6-4.

.

Los Angeles, cemento, 10-16 agosto, 250.000 dollari, categoria 4.

1T batte Jo Durie 7-6, 1-6, 7-6.

2T batte Kate Gompert (tds 13) 7-6, 6-4.

3T battuta da Chris Evert (tds 3) 7-6, 6-3

Gioca il doppio con Catherine Suire.

1T battono Elna Reniach/Monica Reinach 6-1, 6-2.

2T battono Steffi Graf/Gabriela Sabatini (tds 2) 3-6, 6-4, 6-4.

Q battono Belinda Cordwell/Anne Minter 6-2, 6-1.

S battute da Zina Garrison/Lori McNeil (tds 3) 6-7, 6-1, 6-4.

.

Toronto, Canadian Open, cemento, 17-23 agosto, 250.000 dollari, categoria 4.

Gioca il doppio insieme a Catherine Suire.

1T battono Alycia Moulton/Betsy Nagelsen (tds 5) 6-2, 6-4.

2T battono Isabelle Demongeot/Nathalie Tauziat 6-3, 6-1.

Q battono Kathy Jordan/Elizabeth Smylie (tds 3) 3-6, 6-4, 6-3.

S battute da Claudia Kohde-Kilsch-Helena Sukova (tds 1) 5-7, 7-5, 6-4.

.

U.S. Open, cemento, 1-14 settembre, 1.666.667 dollari.

1T batte Svetlana Parkhomenko 6-1, 7-6 (7-1).

2T batte Wendy Turnbull (tds 16) 6-2, 6-4.

3T batte Julie Halard (q) 6-4, 6-0.

4T battuta da Pam Shriver (tds 5) 6-3, 7-6 (7-4). Il risultato le frutta 16.167 dollari.

Gioca il doppio con Catherine Suire (tds 15).

1T battono Julie Salmon/Marianne van der Torre 6-3, 6-3.

2T battono Cammy MacGregor/Cynthia MacGregor 6-4, 6-0.

3 T battute da Claudia Kohde/Kilsch/Helena Sukova (tds 2) 6-3, 6-3.

.

Amburgo, terra, 21-27 settembre, 150.000 dollari, categoria 3.

Gioca il doppio insieme a Claudia Kohde/Kilsch. Sono la testa di serie numero 2.

1T bye.

2T battono Gabriela Mosca/Adriana Villagran (dal tabellone manca il punteggio).

Q battono Sandra Cecchini/Sabrina Goles (tds 7) 6-2, 6-3.

S battono Mercedes Paz/Tine Scheuer-Larsen (tds 3) 6-3, 7-5.

F battono Natalia Bykova/Leila Meskhi 7-6, 7-6.

.

Filderstadt, Porsche Tennis Grand Prix, 12-18 ottobre, indoor, 175.000 dollari, categoria 3.

1T batte Ann Henricksson 3-6, 6-2, 7-6.

2T battuta da Pam Shriver (tds 3) 6-2, 7-5.

Gioca il doppio con Catherine Suire.

1T battute da Andrea Betzner/Christina Singer 6-7, 6-4, 7-6.

.

Brighton, Volvo Classic, indoor, 19-25 ottobre, 200.000 dollari, categoria 4.

Gioca solo il torneo di doppio, in coppia con Catherine Suire.

1T battono Isabelle Demongeot/Nathalie Tauziat 6-4, 6-4.

Q battono Zina Garrison/Lori McNeil (tds 1) 6-3, 6-2.

S battute da Tine Scheuer-Larsen/Catherine Tanvier 4-6, 7-5, 7-6.

.

Zurigo, European indoor, 26 ottobre-1 novembre, 150.000 dollari, categoria 4

1T battuta da Katerina Maleeva (tds 5) 6-1, 6-4.

Gioca il doppio con Catherine Suire (tds 4).

1T battono Silke Meier/Claudia Porwik 6-0, 7-5.

Q battono Sandra Cecchini/Sabrina Goles 6-4, 6-4.

S battono Hana Mandlikova/Eva Pfaff (tds 2) 4-6, 6-4, 6-3.

F battute da Nathalie Herreman/Pascale Paradis 6-3, 2-6, 6-3.

.

New England, Worcester, 2-8 novembre, indoor, 250.000 dollari, categoria 4.

Gioca il doppio insieme a Hana Mandlikova. Sono la testa di serie numero 4.

1T battute da Bettina Bunge/Eva Pfaff 6-1, 5-7, 7-6.

.

Chicago, indoor, 9-15 novembre, 150.000 dollari, categoria 3.

1T batte Rosalyn Fairbank 6-1, 6-4.

2T battuta da Helena Sukova (tds 3) 3-6, 6-3, 6-2.

Gioca il doppio con Hana Mandlikova (tds 4).

1T battono Mary-Lou Daniels/Sharon Walsh-Pete 6-4, 6-2.

Q battono Elise Burgin/Rosalyn Fairbank 7-6, 4-6, 6-3.

S battute da Claudia Kohde-Kilsch/Helena Sukova (tds 1) 6-1, 7-6.

.

Virginia Slims Championships, New York, indoor, 1.000.000 dollari.

Gioca il doppio con Catherine Suire.

1T battute da Martina Navratilova/Pam Shriver (tds 1) 7-6, 5-7, 6-4.

.

Finisce la stagione al 47° posto nella classifica di singolare, con due ottavi di finale raggiunti nelle prove del Grande Slam. Il periodo delle qualificazioni è superato. In doppio chiude al 24° posto, con tre tornei vinti (con due partner diverse) e una finale raggiunta, e la prima qualificazione al Masters di specialità. Nell’anno ha anche esordito, al momento solo come doppista e in match non significativi per il passaggio del turno, in Federation Cup.

Posted in tennis | Tagged | Leave a comment

Jana Novotna, campionessa bellissima e fragile

Ho visto giocare per la prima volta Jana Novotna in una di quelle partite di cui non parla mai nessuno. Era un banalissimo primo turno, contro una giocatrice di secondo piano che partiva decisamente svantaggiata. L’avversaria in questione era la francese Isabelle Demongeot, giocatrice francese che come singolarista ha vinto un solo torneo (1991), nei tornei dello Slam ha raggiunto un una sola occasione gli ottavi di finale (1986) e cinque volte il terzo turno e in classifica si è spinta fino al 35° posto. Meglio è andata in doppio, con nove titoli, due quarti di finale al Roland Garros e il 20° posto in classifica. Se Jana nell’occasione ha giocato su un campo dotato di copertura televisiva è perché il torneo era il Roland Garros e la sua avversaria era una francese. Naturalmente io ho visto l’incontro non sulla Rai ma su France 2, canale che all’epoca mi ha consentito di vedere diverse cose che in Italia non venivano trasmesse.

Ero diventata un’appassionata di tennis da un paio d’anni, ma ancora seguivo principalmente i tornei maschili e di partite femminili ne avevo guardate ben poche. Mi sono fermata perché non avevo altro da fare, con la curiosità di guardare qualche punto e poi cambiare, e non sono più riuscita a staccarmi. Il gioco della Novotna mi ha coinvolta fin da subito. La bellezza dei suoi gesti, la sua eleganza, erano qualcosa che ero abituata ad associare a Stefan Edberg e a nessun altro. Non che non ci siano state altre grandi giocatrici di tocco, ma ancora non le avevo guardate. Martina Navratilova all’epoca per me era ancora poco più di un nome, anche se entro breve mi sarei rifatta e sarei diventata una sua tifosa. Ma non ho mai tifato per Martina quanto ho tifato per Jana. Martina era una campionessa straordinaria e inavvicinabile, un mito, e lo è ancora, anche se nel 1990 non era più la più forte, Jana… era Jana, come ho scoperto fin da subito.

La Novotna ha vinto il primo set 6-0, senza lasciare nulla alla sua avversaria, poi ha iniziato a farmi capire che con lei non avrei mai potuto dare nulla per scontato. È riuscita a perdere il secondo set al tie-break, e io che la guardavo non capivo come potesse aver smesso di massacrare la sua avversaria. Non ricordo quale impegno avessi, solo che alla fine del secondo set ho dovuto uscire, che l’ho fatto scuotendo la testa perché non capivo come quella partita non fosse già finita, e che quando sono tornata in casa come prima cosa ho controllato il risultato finale. La Novotna aveva vinto, certo. 10-8 al terzo set.

Ecco chi era Jana Novotna, una giocatrice straordinaria capace di giocare colpi incredibili e di buttare alle ortiche tutto quando fatto fino a quel momento perché aveva perso il controllo del suo sistema nervoso. Lei non ha mai ammesso di aver paura di vincere, si è sempre giustificata dicendo che gli errori capitano a tutti e che aveva un gioco così vario che le cose erano complicate, perché doveva controllare troppi elementi e che quando qualcosa non funzionava la sconfitta era se non inevitabile comunque abbastanza facile. Non è stata capace di vedere il rovescio della medaglia, che proprio perché lei sapeva fare tante cose se anche un colpo non funzionava poteva vincere sfruttando gli altri colpi.

Probabilmente avevo sentito parlare per la prima volta della Novotna l’anno prima, quando era stata sconfitta agli ottavi di finale di Wimbledon da Laura Golarsa. Presentando il match della giocatrice italiana Rino Tommasi aveva spiegato che la Novotna era una doppista molto insidiosa, e che l’incontro sarebbe stato tutt’altro che facile. In effetti la Golarsa, che all’epoca stava attraversando uno straordinario momento di forma e che un paio di giorni più tardi sarebbe arrivata cinque volte a due punti dal battere Chris Evert nei quarti di finale, ha vinto 7-6, 2-6, 6-4.

Cos’aveva fatto la Novotna prima di quell’incontro con la Demongeot? Io ancora non lo sapevo, parte di queste cose le ho sapute nell’arco del paio di anni successivi, ascoltando le telecronache e leggendo giornali di tennis, parte le ho scoperte ancora più tardi. All’epoca, senza internet, avere le informazioni era un po’ più difficile.

1986

Era diventata professionista all’inizio di questa stagione. Sconfitta al primo turno sia al Roland Garros (da Lilian Drescher, svizzera) che a Wimbledon (da Susan Mascarin, statunitense), aveva concluso la stagione al 172° posto (e al 137° in doppio, con secondo turno raggiunto in doppio insieme alla connazionale Hana Fukarkova e sconfitta, 6-0, 6-0!, da Graf-Sabatini).

1987

Terzo turno al Roland Garros (vittorie su Jo Durie e Radka Zrubakova e sconfitta – conquistando un solo game – a opera di Steffi Graf), ottavi di finale a Wimbledon (vittorie su Ronni Reis, Hu Na e Sharon Walsh prima di perdere – stavolta giocando, il punteggio è 6-4, 6-3 – da Steffi Graf), ottavi di finale a Flushing Meadows (vittorie su Svetlana Parkhomenko, Wendy Turnbull, nell’occasione era testa di serie numero 16, e Julie Halard, sconfitta a opera di Pam Shriver). Almeno in un torneo, a Charleston, era arrivata in semifinale, battendo per strada Arantxa Sanchez e perdendo da Raffaella Reggi. In classifica si era spinta fino al 47° posto.

In doppio insieme alla francese Catherine Suire era arrivata al terzo turno del Roland Garros, al secondo di Wimbledon e al terzo allo US Open. Aveva vinto due tornei con la Suire (Strasburgo e San Diego) e uno con Claudia Khode-Kilsch (Amburgo) e chiuso la stagione al 24° posto.

1988

Primo turno all’Australian Open (sconfitta da Etsuko Inoue), al Roland Garros (sconfitta da Patricia Tarabini), secondo a Wimbledon (vittoria su Tine Scheuer-Larsen e sconfitta da Helena Sukova) e ancora primo turno a Flushing Meadows (sconfitta da Judith Wiesner). Negli altri tornei era riuscita ad arrivare in finale all’inizio dell’anno (Sydney, battuta da Pam Shriver) e a ottenere la sua prima vittoria alla fine (Adelaide, su Jana Pospisilova), chiudendo la stagione al 35° posto.

In doppio le cose erano andate meglio. Da sesta testa di serie all’Australian Open insieme ad Hana Mandlikova era arrivata ai quarti di finale (sconfitte da un duo formidabile come Navratilova-Shriver) e insieme a Catherine Suire si era fermata al terzo turno a Wimbledon e allo US Open. Aveva vinto due tornei di doppio con la Suire (Oklhaoma, Roma), uno con Tine Scheuer-Larsen (Amburgo), e due con Helena Sukova (Montreal, Mahwah), In più sempre con la Sukova aveva conquistato la medaglia d’argento alle Olimpiadi e aveva esordito in Federation Cup. Aveva giocato solo il doppio con Jana Pospisilova e vinto quattro delle sue cinque partite, con la sconfitta dell’incontro in finale che non aveva impedito alla Cecoslovacchia di sconfiggere l’Unione Sovietica. Ricordo che all’epoca i nomi degli stati, così come i confini, erano ben diversi da quelli attuali. La classifica la vedeva al 13° posto.

In più insieme a Jim Pugh aveva vinto il doppio misto all’Australian Open e allo US Open, mentre si era dovuta accontentare del secondo turno a Wimbledon.

1989

Era stato l’anno delle esplosioni di due bambine prodigio, Arantxa Sanchez, classe 1971, capace di battere Steffi Graf in finale, vincere il Roland Garros e chiudere la stagione al quinto posto, e Monica Seles, classe 1973, capace di far tremare la Graf nella semifinale di quello stesso torneo e di assestarsi al sesto posto. C’era spazio per notare altre giocatrici? Per notarne una che, essendo nata nel 1968, rispetto alle altre appariva “vecchia” senza aver ottenuto risultati altrettanto eclatanti? All’Australian Open Jana si era fermata al terzo turno (vittorie su Jeri Ingram e Carrie Cunningham, sconfitta da Martina Navratilova), al Roland Garros, per la prima volta testa di serie (11) nell’individuale in un torneo del Grande Slam, si era spinta fino ai quarti di finale (vittorie su Julie Halard, Claudia Porwick, Rene Simpson e Silvia Hanika e sconfitta da Arantxa Sanchez), a Wimbledon era arrivata agli ottavi (vittorie su Rene Simpson, Elise Burgin e Katrina Adams, sconfitta da Laura Golarsa in un incontro in cui io sapevo chi era la Golarsa e non chi era la Novotna, giusto per dire quanto poco avevo notato la giocatrice cecoslovacca) e sconfitta al secondo turno a Flushing Meadows (vittoria su Meredith McGrath, sconfitta da Barbara Paulus).

Per quanto riguarda i tornei minori era arrivata in finale ad Amburgo (vittoria in semifinale su Arantxa Sanchez, da lei già sconfitta in una precedente occasione nel corso dell’anno, e ritiro senza giocare la finale contro Steffi Graf), vittoria a Strasburgo (su Patricia Tarabini) e ancora finale a Zurigo (vittoria in semifinale su Monica Seles, sconfitta in finale da Steffi Graf). Esordio in Federation Cup come singolarista, bilancio finale 4 vittorie e una sconfitta, con sconfitta per la squadra in semifinale da parte degli Stati Uniti. Prima partecipazione al Masters ed ennesima sconfitta, al primo turno, per mano della Graf, e undicesimo posto finale.

Nel doppio aveva iniziato a fare coppia quasi fissa con Helena Sukova. Insieme le due giocatrici avevano raggiunto la semifinale all’Australian Open e al Roland Garros, avevano vinto Wimbledon ed erano state sconfitte al terzo turno di Flushing Meadows. Avevano anche vinto Brisbane, Boca Raton e Key Biscayne, mentre con Tine Scheuer-Larsen aveva vinto Barcellona. Nel Masters di doppio lei e la Sukova erano state sconfitte in semifinale, la classifica le vedeva al quinto posto.

Nel doppio misto aveva partecipato a un solo torneo, Wimbledon, insieme a Jim Pugh. I due si erano fermato in semifinale.

Nel 1990 Jana iniziava ad allenarsi con Hana Mandlikova, altra giocatrice cecoslovacca dall’enorme talento e dall’animo fragile. Jana, Hana, Martina, in misura minore anche Helena Sukova… per un certo periodo dalla Cecoslovacchia sono venute fuori giocatrici straordinarie, che era un piacere guardare e che hanno vinto meno di quanto il loro talento avrebbe meritato.

L’anno era iniziato con una serie di vittorie in doppio ottenute insieme a Helena Sukova. Brisbane, Sydney, Australian Open, Indian Wells, Boca Raton, Key Biscayne, Roland Garros… solo a Eastbourne, dopo sette vittorie consecutive (fra cui due tornei del Grande Slam), erano state costrette a fermarsi al secondo turno. Non so chi fra le due si fosse fatta male, ma il quaderno su cui per anni ho annotato i risultati in quel match registra un ritiro. Prima c’era stata una finale persa a Berlino, ma in quell’occasione Jana aveva giocato con Hana Mandlikova, e non so se ancora prima avesse disputato il doppio a San Antonio, torneo dove so che aveva partecipato al singolare. In questi anni ci sono diversi buchi nei dati che sono riuscita a raccogliere. E in singolare?

All’Australian Open, dove era la quinta testa di serie, era stata sconfitta al terzo turno da Patty Fendick, giocatrice che in seguito avrei apprezzato pur non arrivando a tifare davvero per lei. Il punteggio finale è stato 1-6, 7-6, (7-5), 6-4, ma un appunto basato su un articolo di Rino Tommasi pubblicato all’epoca da Matchball mi ricorda che nel secondo set Jana era stata in vantaggio per 4-0. Ho il vago sospetto che dopo essere arrivata a un soffio dalla vittoria si sia spenta. Cosa che in seguito non le ho mai visto fare…

Gli altri tornei non erano andati molto meglio, terzo turno a Indian Wells (battuta da Meredith McGrath), quarti di finale a Boca Raton (battura da Laura Gildemeister), ottavi di finale a Key Biscayne (battuta da Judith Wiesner), quarti di finale a San Antonio (battuta da Rosalyn Fairbank, terzo turno a Berlino (battuta da Nathalie Tauziat). Difficile notarla sulla base dei soli risultati, anche se sempre su Matchball un articolo che tracciava il bilancio del 1989 aveva indicato come “le novità dell’anno” dopo la Seles, la Sanchez, la Novotna e la neozelandese Cordwell. Chi seguiva davvero il tennis poteva aver notato Jana, io ero a conoscenza della sua esistenza e poco più.

Tornei, nomi, risultati. Non era questa la cosa più importante. Ora che è morta i giornali si sono affrettati a ricordare la prima e l’ultima delle sue finali a Wimbledon, le lacrime del 1993 sulla spalla della duchessa di Kent e la gioia del 1998 e a dirci quanti tornei aveva vinto. Dati, statistiche. Per chi non l’ha seguita è questo che rimane, che la può inquadrare. Non per me. A me Jana ha donato una quantità di emozioni incredibili a partire da quella prima volta che l’ho vista scendere in campo. Ha dominato un set, ne ha incredibilmente perso un altro e ha lottato molto più di quanto avrebbe dovuto. Che poi ne è venuta fuori vincitrice è stato non proprio un caso, ma qualcosa di accidentale, quella volta è andata bene mentre tante altre volte sarebbe andata male.

Negli incontri successivi non l’ho vista, per il grande pubblico era una giocatrice come tante, non aveva richiamo televisivo né, a Parigi, attirava tanti spettatori sul campo, quindi giocava in campi laterali e le informazioni su di lei erano un semplice nome nella lista dei risultati pubblicati da televideo. Dopo una vittoria su Isabelle Demongeot al primo turno per 6-0, 6-7 (6-8), 10-8 (e mi domando se nel secondo set le ho pure visto sciupare qualche match point, ma proprio non lo ricordo) ha battuto Brenda Schultz al secondo per 6-2, 6-1 ed Eva Sviglerova al terzo per 7-5, 6-2. Negli ottavi di finale ha incontrato Gabriela Sabatini, una delle poche in grado di battere, anche se saltuariamente, Steffi Graf.

Gabriela era testa di serie numero quattro, aveva già giocato una finale (US Open 1988) e sei semifinali ed era una delle beneamine del pubblico (compreso mio fratello, che tifava per lei e per la Seles). Era sfavorita, ma anche consapevole di poter vincere visto che aveva già sconfitto Gabriela nel loro primo incontro, nel 1988 a Stoccarda (primo turno, punteggio 1-6, 7-6, 7-6). Poi aveva perso i tre successivi incontri nel 1989 (ho il punteggio solo dei quarti di finale di Toronto, un 6-1, 3-6, 6-0, gli altri match so che sono stati disputati ma non so dove né quando), ma la consapevolezza delle sue possibilità c’era, così come l’attenzione del pubblico. Jana ha vinto 6-4, 7-5.

Ascoltando la telecronaca, le cui immagini purtroppo sono di brutta qualità, sentiamo i commenti che parlano di colpi buttati via e di paura di vincere, cose che negli anni successivi sarebbero tornate a tormentare Jana con una frequenza impressionante.

L’articolo di Rino Tommasi sul torneo registra un semplice “In semifinale è giunta anche la cecoslovacca Jana Novotna, che si è presa la soddisfazione di battere prima la Sabatini e poi Katerina Maleeva”. Toh, c’era anche la Novotna… Certo, l’attenzione del torneo era andata sul primo successo di Monica Seles, sull’esordio in un torneo maggiore di Jennifer Capriati, sul momento di (breve) calo di Sabatini e Sanchez, ma liquidare così una semifinale mi sembra un po’ poco. Anche se forse è meglio questo che il “7” datole nel suo pagellone da Ubaldo Scanagatta, condito da un “È dimagrita, si muove meglio, a tennis sa giocare. Se non è il massimo della simpatia non è colpa sua”. Da quel che ho letto all’inizio era semplicemente chiusa, stava molto sulle sue, e presentare a questo modo una giocatrice che non è esuberante fuori dal campo non mi sembra molto carino.

Dopo aver sconfitto la Sabatini Jana è andata avanti e nei quarti di finale ha battuto anche Katerina Maleeva 4-6, 6-2, 6-4. Il suo percorso si è fermato in semifinale davanti a una Steffi Graf ancora troppo più forte di lei: 6-1, 6-2. Intanto aveva iniziato a farsi conoscere dal grande pubblico, a calcare i campi importanti ed era entrata definitivamente nel mio cuore.

In questi giorni ho letto un bel po’ di articoli sulla Novotna. Articoli doverosi, perché i giornali devono segnalare la morte di un personaggio noto, ma che per la maggior parte si limitavano a ricordare i tornei vinti, 24, e due delle finali di Wimbledon, quella persa nel 1993 e quella vinta nel 1998. Ma per me che ho seguito la sua carriera quasi fin dall’inizio lei non era solo questo, non era il numero di tornei vinti anche se quando vinceva ne ero felice. Sono due gli articoli che mi hanno toccata, quello di Alessandro Nizegorodcew, https://www.sportface.it/tennis/novotna-jana-morta-wimbledon-1993-1998-graf-hingis/290263, che parla di un’empacità totalizzante e di una tristezza difficile da spiegare, e quello di Marco Mazzoni: http://www.livetennis.it/post/284090/la-leggerezza-di-jana-novotna-un-ricordo-di-marco-mazzoni/. Leggendo il suo brano sono scesi i lacrimoni, un pianto che ha fatto il bis con quello sgorgato nel momento in cui ho appreso della morte. Come raccontare Jana? Con i risultati? Ma quelli contano poco. Sono stati importanti per farla entrare nell’Olimpo del tennis, ma non erano avvero lei. Una volta con mio fratello mi ero lamentata di quanto poco fosse considerata la Novotna, di quanto i giornali la trascurassero, accostandola anche a Martina Navratilova e chiedendo perché non se ne parlasse allo stesso modo. Questo non per sminuire Martina, che nella mia mente in un’impossibile classifica delle giocatrici più forti di tutti i tempi dovrebbe occupare il primo posto, ma per innalzare lei, Jana. Ho tifato per Martina alla fine della sua carriera, quando era già un mito. Qualunque cosa avesse fatto – in diretta le ho visto vincere solo l’ultimo dei suoi Wimbledon, tutti gli altri trionfi erano precedenti – sarebbe comunque stata fortissima. Lei era indiscutibile. La Novotna no, doveva lottare per tutto con le unghie e con i denti, era considerata una perdente – di fatto ha perso un bel po’ di partite che sembravano già vinte, logorando considerevolmente il mio sistema nervoso – eppure aveva un gioco straordinario, ed era lì sul campo con tutte le sue fragilità a cercare di ottenere quel che tutti sapevamo che meritava.

Nel tennis ho tifato per tanti giocatori, più o meno forti, vedendoli giocare in diretta, con l’incertezza del risultato, oppure scoprendoli in seguito, dai commenti dei telecronisti, dalla lettura di 500 anni di tennis di Gianni Clerici, dai filmati disponibili su youtube, ma al di là di Stefan Edberg non ho tifato per nessun altro quanto ho tifato per Jana Novotna. Un gioco meraviglioso, una fragilità che mi apparteneva, una donna che mi ha toccata come non avrei creduto possibile. Riposa in pace Jana. Il mondo senza di te è più povero.

Posted in tennis | Tagged | Leave a comment

Cadere e rialzarsi

Il pattinaggio artistico è uno sport in cui si cade. Uno sport in cui un solo errore di una frazione di secondo può costare carissimo, anche ai campioni. Una gara, fra programma corto e programma lungo, dura una manciata di minuti, e in un istante possono sfumare anni di sogni e di allenamenti. Non sempre il risultato dice chi sa pattinare meglio, a volte dice solo chi ha pattinato meglio in un singolo giorno. La vita è fatta anche di delusioni, ma il campione fa tesoro dei suoi errori, si rialza e va avanti.

Nel 1994 Kurt Browning era il favorito alle Olimpiadi. Aveva vinto quattro degli ultimi cinque campionati del Mondo, compreso l’ultimo, e nell’anno in cui non aveva vinto era comunque arrivato secondo, nonostante un infortunio alla schiena subito qualche tempo prima e da cui non si era ancora ripreso del tutto. Ha sbagliato il corto: caduta sul triplo flip, con conseguente perdita di concentrazione e trasformazione dell’Axel da doppio (all’epoca il triplo Axel nel corto era vietato tranne che nella combinazione) a singolo.

Dodicesimo posto provvisorio, il che per lui ha significato addio a ogni speranza di medaglia. Questo (tranne alcune piccole variazioni) è lo stesso programma, perfettamente eseguito qualche mese prima a Skate Canada:

Nel programma lungo delle Olimpiadi Kurt non è stato perfetto, ha piazzato qualche errorino qua e là, ma ha comunque eseguito il terzo libero di giornata, riuscendo a risalire fino alla quinta posizione. Con il vecchio sistema di punteggi scalare così tante posizioni era un’impresa difficilissima. Dopo le Olimpiadi Browning è passato al professionismo, quando ancora la distinzione fra dilettanti e professionisti era netta e i professionisti oltre alle esibizioni facevano anche gare serie. Ha conquistato tre campionati del mondo professionistici, diventando un pattinatore ancora migliore rispetto a com’era nei suoi anni da dilettante.

Non è necessario cadere per fare disastri. Nel 2009 Carolina Kostner ha avuto uno dei peggiori Mondiali della sua carriera. L’anno prima aveva conquistato l’argento, nel 2005 aveva conquistato un bronzo, era salita sul podio nelle ultime quattro edizioni degli Europei, due volte portandosi a casa addirittura l’oro, ma questo non le ha impedito di fare una gara disastrosa. Quinta dopo il programma corto, nel libero non è riuscita a eseguire correttamente neanche un salto triplo.

Quindicesimo programma libero, per un dodicesimo posto finale. Il punteggio è impietoso, 90,38, quando un paio di mesi prima agli Europei aveva ottenuto 114,06 (ma ai Mondiali dell’anno prima, con un altro programma, si era presa un 120,40). Quel libero, il migliore di giornata, le aveva consentito di risalire dal terzo al secondo posto:

L’anno successivo Carolina avrebbe riconquistato il titolo europeo prima di disputare la sua peggiore Olimpiade, sedicesimo posto con tre cadute nel libero. Sesto posto ai successivi Mondiali e poi una sfilza di podi impressionante comprendente una medaglia olimpica (bronzo, nel 2014), quattro mondiali (oro nel 2012) e cinque europee (oro nel 2012 e 2013). Fra l’altro l’ultimo bronzo è di un paio di mesi fa, dopo una lunga pausa dovuta anche a una squalifica subita per colpa del doping di un’altra persona.

Alle Olimpiadi del 2014 ha fatto un corto disastroso Mao Asada. Mao aveva già vinto l’argento alle Olimpiadi del 2010, due ori (2008 e 2010), un argento e un bronzo (2013) ai Campionati del Mondo e svariate altre medaglie importanti, compresi due ori alle ultime due edizioni delle finali di Grand Prix. Era una delle favorite, la sola donna in gara in grado di eseguire un triplo Axel, eppure quel giorno non ha azzeccato un solo elemento di salto.

Sedicesimo programma libero, con 55,51 punti. Il terzo programma libero le ha consentito di risalire fino in sesta posizione. Un mese più tardi ai Campionati del Mondo ha eseguito un programma corto perfetto, battendo con 77,88 il punteggio record stabilito da Kim Yuna alle Olimpiadi del 2010 (78,50). Vincendo anche il libero si è portata a casa il suo terzo titolo mondiale.

Meno disastrosi, almeno al momento, gli errori di Yuzuru Hanyu. È il vicecampione del mondo uscente, eppure senza nulla togliere alla bellissima prestazione dello scorso anno di Javier Fernandez ad Hanyu quel posto va stretto. Secondo libero per il giapponese, ma i 184,61 punti di quel giorno sono molto lontani dal suo record di 219,48 ottenuto quattro mesi prima nelle finali di Grand Prix, o da quella “soglia dei 200 punti” che ha scavalcato in altre due occasioni, l’ultima volta il mese scorso al Four Continents. Il libero dei Mondiali:

Lo stesso libero eseguito alla perfezione:

Fra qualche giorno inizierà la nuova edizione dei Campionati del Mondo. Spero di vedere tutti gli atleti al loro meglio, anche se so che inevitabilmente qualcuno cadrà e uscirà dalla competizione deluso. A volte si vince, a volte si perde, l’importante è rialzarsi e andare avanti.

Posted in pattinaggio | Tagged , , , | Leave a comment

Carolina Kostner: Nisi Domini (Cum Dederit)

È stata una campionessa giovanissima, capace di vincere la sua prima medaglia importante “da grande” a diciotto anni, con un bronzo ai Mondiali del 2005. A questo risultato è seguito, all’inizio del 2006, un altro bronzo, in questo caso agli Europei. Medaglie che l’hanno proiettata nell’olimpo del pattinaggio artistico e che hanno fatto sì che Carolina Kostner venisse scelta come portabandiera italiana alle Olimpiadi disputate in casa, quelle di Torino 2006.

Le speranze del pattinaggio per una medaglia non poggiavano tutte sulle sue spalle. Nell’occasione, dopo quattro anni di pausa, erano tornati sul ghiaccio Barbara Fusar-Poli e Maurizio Margaglio, già vincitori di tutto il possibile nel 2001 (le tre tappe del Grand Prix disputate, la finale, gli Europei e i Mondiali) e di un bronzo Olimpico nel 2002 (più svariate medaglie importanti fra il 2000 e il 2002) nella danza su ghiaccio. Dopo degli straordinari obbligatori, capaci di portarli in testa alla classifica, però, Barbara e Maurizio erano caduti sul rotational lift della danza originale, dando l’addio a ogni speranza di medaglia. Decima danza originale, ottava danza libera per un complessivo sesto posto finale. Gli altri italiani all’epoca non avevano ambizioni di medaglia, Federica Faiella e Massimo Scali, che nel 2010 avrebbero conquistato un argento europeo e un bronzo mondiale nella danza, sono arrivati tredicesimi. Fra gli uomini c’era il pattinatore di origine ceca Karel Zelenka, i cui record sono un settimo posto agli Europei del 2007 e un sedicesimo ai Mondiali del 2008, ma un venticinquesimo posto nel programma corto olimpico lo ha portato a essere il primo dei pattinatori che non hanno eseguito il lungo. Nelle coppie di artistico l’Italia non aveva nessuno, ora può sembrare stano visto il livello degli atleti azzurri ma per molto tempo in questa specialità l’Italia non è riuscita a portare nessuno sulla scena internazionale. E poi c’erano le donne.

Silvia Fontana, la più esperta, alla sua seconda Olimpiade dopo la decima posizione conquistata nel 2002 (fra i suoi piazzamenti ricordo anche due decimi posti ai Mondiali nel 2001 e 2002 e il settimo posto agli Europei del 2001). Per la verità Silvia si era ritirata nel 2002, come Barbara e Maurizio, ma la possibilità di disputare un’Olimpiade in casa era troppo ghiotta per lasciarsela scappare, anche se poi il risultato finale è stato un ventiduesimo posto. E Carolina, la giovane promessa. Suppongo che non abbia retto alla pressione. L’Italia di medaglie ne ha portate a casa undici in quell’Olimpiade, cinque ori e sei bronzi, in discipline quali slittino, pattinaggio di velocità, sci nordico, sci di fondo, short track e bob.
Una caduta sul triplo flip e addio combinazione e un paio di piccole imprecisioni nel programma corto si sono tradotte nell’undicesimo posto provvisorio. Un atterraggio su due piedi sul triplo Lutz (a contatto con la balaustra), una combinazione molto pasticciata più avanti nel programma seguita da qualcosa che sarebbe dovuto essere (e non è stato) un triplo Salchow le hanno fatto eseguire il nono programma lungo, per una nona posizione finale. Ancora peggio è andata ai successivi Mondiali, con un dodicesimo posto. Nonostante questo Carolina non si è scoraggiata e negli anni successivi è riuscita a portare a casa tre ori e un argento europeo, un argento mondiale nel 2008 e due bronzi alla finale di Grand Prix. Nuove Olimpiadi nel 2010, con aspettative se possibile ancora maggiori.

Quell’anno l’Italia aveva fra gli uomini Samuel Contesti, alla fine diciottesimo (per lui un argento europeo nel 2009 e un quinto posto mondiale nello stesso anno) e Paolo Bacchini, alla fine ventesimo (nel 2011 dodicesimo agli Europei e ventunesimo ai Mondiali). Nelle coppie di artistico c’era già Nicole Della Monica, che all’epoca pattinava con Yannick Kocon. Per loro dodicesimo posto finale (erano già stati sesti agli Europei del 2009 e 2010 e diciottesimi ai Mondiali del 2009. Con il nuovo partner, Matteo Guarise, Nicole è arrivata ancora sesta agli Europei del 2015 e 2016, e undicesima ai Mondiali del 2016). Nella danza erano presenti i già citati Federica Faiella e Massimo Scali, che si sono classificati al quinto posto, e Anna Cappellini e Luca Lanotte, alla fine dodicesimi (campioni mondiali ed europei nel 2014, e capaci di salire sul podio nelle ultime cinque edizioni degli Europei). Fra le donne, complice un pessimo Mondiale del 2009 con una Kostner autrice di un libero privo di salti tripli puliti e relegata in dodicesima posizione, l’Italia aveva un solo posto.

Le mani giù sul triplo Lutz nel programma corto l’hanno piazzata in settima posizione, con un distacco tutto sommato ridotto dalla quarta. Il disastro è arrivato con il lungo e le sue tre cadute, le mani giù su un salto che avrebbe dovuto essere in combinazione e invece è stato eseguito da solo e altri salti fatti doppi invece che tripli. Diciannovesimo libero, sedicesima posizione finale. La scena a fine programma, di lei che si nasconde il viso fra le mani perché sa cos’ha combinato, è terribile, e a spargere il sale sulle ferite è pure intervenuto il presidente del Coni, capace di dichiarare che bisognava accettare il fatto che la Kostner non fosse una campionessa.

Come ci si riprende da una batosta così? Lavorando tanto, e su questo non c’è dubbio, ma è a questo punto che la Kostner si è dimostrata davvero forte. Non la conosco, non so quanto lavoro abbia fatto, di quanto sostegno abbia avuto bisogno, quel che è certo è che se prima aveva ottenuto alcuni risultati importantissimi grazie al suo talento a questo punto la sua carriera ha preso una svolta. Una volta l’ho sentita dichiarare che prima dei salti si interrogava su quel che sarebbe accaduto se fosse caduta, poi ha iniziato a interrogarsi su cosa sarebbe accaduto se fosse rimasta in piedi. L’atteggiamento positivo, ispiratole probabilmente anche dallo psicologo da cui si è fatta aiutare, è stato determinante. Non tanto nei successivi Mondiali, chiusi comunque al sesto posto, perché per un cambiamento importante serve tempo. Dall’inizio della stagione successiva però è salita sul podio e non ne è più scesa.

Prima ai campionati italiani di fine 2010 e 2012, mentre nel 2011 non è andata per infortunio, prima nelle quattro “gare minori” disputate nel successivo quadriennio, prima e terza nelle due gare di Grand Prix, e seconda nella relativa finale, alla fine del 2010, seconda agli Europei e terza ai Mondiali nel 2011.

Seconda in due gare del Grand Prix, prima in un’altra e nella finale, e prima a Europei e Mondiali nella stagione 2011-2012.

Niente Grand Prix l’anno dopo, con una breve indecisione riguardo a un possibile ritiro, poi nuova partecipazione a Europei e Mondiali nel 2013 con un primo e un secondo posto.

Nella stagione olimpica hanno iniziato ad arrivare alcune fortissime ragazzine russe a complicare la vita a tutte le altre. Seconda e terza nelle due tappe del Grand Prix, e quindi niente finale, terza agli Europei dietro a due russe, Yulia Lipnitskaya e Adelina Sotnikova. Le russe non avevano la sua eleganza ma saltavano di più. Era possibile batterle? E a livello mondiale o olimpico le avversarie sarebbero aumentate con la sudcoreana Kim Yuna e la giapponese Mao Asada in vesti di favorite e le americane Gracie Gold e Ashley Wagner da tenere presenti come pericolose rivali.

Il pattinaggio non è uno sport in cui due atleti si confrontano fra loro. Nel tennis gli atleti giocano in base a come gioca l’altro, cercando di metterlo in difficoltà e di superare le difficoltà proposte dall’altro. Nel pattinaggio ciascuno fa il suo programma, fa del suo meglio, e poi arriva il risultato che arriva. La soddisfazione arriva dalla consapevolezza di aver pattinato bene, e anche se un podio è sempre gradito non dipende solo da ciò che si è fatto ma anche da ciò che, autonomamente, hanno fatto gli altri. Liptniskaya e Asada si sono messe fuori gioco da sole, la prima sbagliando entrambi i programmi e la seconda facendo disastri solo nel corto, le americane si sono dimostrate meno brave di Carolina. Alla fine è arrivato un bronzo straordinario, forse quando nessuno se lo aspettava più. Ancora bronzo ai successivi Mondiali e poi una pausa di riflessione.

Dopo tanti anni al vertice e chissà quanti momenti di dubbio superati grazie alla passione per lo sport e alla forza di volontà Carolina si è fermata un attimo, e qui è arrivata la mazzata più forte. Un fidanzato dopato e una squalifica di oltre due anni per una semplice frase, l’affermazione che lui non fosse nella sua casa quando lei era convinta che l’unica colpa di lui fosse stata quella di aver dato un indirizzo di reperibilità sbagliato e che il barattolino custodito nel frigorifero contenesse solo vitamine. Una squalifica pesante per un momento di ingenuità, perché una persona di cui lei si fidava si dopava senza che lei ne sapesse nulla.

Ancora una volta Carolina ha scoperto che la voglia di pattinare era più forte di tutto, ha accettato le restrizioni, l’impossibilità di partecipare ad alcune esibizioni per paura che ci fossero ripercussioni sugli altri atleti presenti (ma cos’era, infettiva? Li avrebbe contagiati dicendo che quello che ormai era il suo ex fidanzato non era in casa? A volte i regolamenti sono davvero assurdi) e appena ha potuto si è rimessa a lavorare.

I salti non sono più quelli delle giovanissime, anche se pian piano sta ritrovando sicurezza. I punteggi non sono esattamente confrontabili da una gara all’altra, ogni giuria ha i suoi criteri, ma un’indicazione si può comunque vedere. 69,95 punti nel programma corto alla prima uscita, il Golden Spin di Zagabria. 72,40 agli Europei (non considero i punteggi dei Campionati italiani, cosa che non fa nemmeno la federazione internazionale, perché a volte si tratta di punteggi non proprio corretti), solo 64, 85 qualche giorno fa ai Nordic Championship, ma lì c’è stato un errore nella combinazione. La musica è un’unione di God of Thunder di Kitaro e Bonzo’s Montreux dei Led Zeppelin, e su di me il secondo brano ha un effetto notevole perché è lo stesso brano scelto per il programma corto da Kurt Browning nel 1993. Nel lungo è passata dal 126,28 della prima gara al 138,12 degli Europei al 139,42 dell’altro giorno. A Zagabria aveva pasticciato, ancora non reggeva tutti i salti del programma lungo, e se alla fine ha vinto è stato grazie al vantaggio ottenuto nel programma corto, perché il libero è stato solo il terzo della giornata. Le rivali erano atlete forti che però hanno (temporaneamente?) smarrito la loro identità, vedi Elizaveta Tutkamysheva, Alena Leonova o Gracie Gold, o atlete in ascesa, vedi Amber Glenn e Karen Chen. La gara era comunque importante per ricominciare a prendere le misure delle proprie capacità, per provare le sensazioni della competizione, e per fare i punteggi minimi necessari a partecipare alle competizioni più importanti.

Poi ci sono stati i campionati italiani, con il successo in entrambi i segmenti di gara e quindi complessivo, ma anche con una Roberta Rodeghiero capace di fare meglio di lei da un punto di vista tecnico nel programma lungo. Valeva davvero la pena rischiare? L’ultima immagine di Carolina era quella della squalifica per doping, anche se lei non si è mai dopata, ma c’era una striscia di 27 podi consecutivi che rischiava di essere interrotta dalla supremazia delle terribili russe, e un’immagine di eleganza legata alle sue ultime apparizioni sul ghiaccio che sarebbe stato un peccato veder rovinare. Pensiamo a Mao Asada, solo settima ai Mondiali del 2016, sesta e nona alle due gare di Grand Prix di questa stagione, e dodicesima agli ultimi campionati giapponesi, e stiamo parlando di un’atleta capace di conquistare tre ori, un argento e un bronzo mondiali e un argento olimpico. O anche a Elizaveta Tutkamysheva, che nella stagione 2014-2015 ha conquistato otto ori (fra cui quelli Mondiale, Europeo e della finale di Grand Prix) e un argento nelle nove gare disputate ma che, con due ottavi posti nelle ultime due stagioni ai campionati russi, non riesce più a partecipare alle competizioni più importanti. Per quanto forte possa essere un atleta, per quanto talento possa avere, l’equilibrio fra forma fisica, capacità tecniche e doti interpretative è talmente delicato che basta un niente per distruggerlo, e risultati che prima sembravano facili (chi l’avrebbe creduto, nel 2015, che la Tutkamysheva non avrebbe dominato per il successivo quadriennio olimpico?) possono non arrivare più. Valeva la pena per la Kostner rischiare?

Lei ha risposto di sì e ha dimostrato di avere ragione. Terzo posto nel programma corto, con un vantaggio minimo sulla quarta, la russa (l’ennesima russa, in attesa dell’arrivo di Alina Zagitova) Maria Sotskova, terzo posto nel lungo, terzo posto complessivo. Medaglia di bronzo, e la ciliegina sulla torta è che la combinazione del suo terzo posto con il nono della Rodeghiero consentiranno all’Italia di portare  tre donne nella prossima edizione degli Europei. Roba che non avevamo più visto… dal tempo dell’ultimo Europeo della Kostner. Nuovo successo ai Nordics Championship, in cui la rivale più forte, in mezzo a un buon numero di scandinave, era la Tutkamysheva. Nonostante una caduta sul triplo Salchow il punteggio complessivo del libero è stato più alto di quello degli Europei, tanti dettagli stanno andando a posto e nuovi elementi, la riproposizione della combinazione triplo flip-triplo toe loop o una composta da doppio Axel-Euler-triplo Salchow aumentano il valore del programma, sperando di riuscire a rivedere a breve anche un triplo Lutz. Ai Mondiali Carolina potrà salire sul podio? È difficile, al di là delle tre russe ci sono anche tre americane – con Ashley Wagner che l’anno scorso ha conquistato l’argento e vorrà certamente ripetersi – tre giapponesi e due canadesi. L’obiettivo minimo è un piazzamento tale da poter portare, l’anno prossimo, due ragazze a Olimpiadi e Mondiali.

Se più in su avevo citato le musiche del corto di quest’anno, quella del lungo è il Nisi Domini (Cum Dederit) di Antonio Vivaldi. Mi spiace non essere riuscita a ritrovare l’intervista in cui Carolina spiegava perché ha scelto questa musica, un omaggio alla forza delle donne. Comunque vada, la Kostner si è dimostrata un’atleta straordinaria e una persona dal carattere molto forte. Da ammirare.

Posted in pattinaggio | Tagged | Leave a comment

2° trofeo Libertas a Piancavallo – 18 febbraio 2017

Quattro ore di macchina per due minuti di gara. Detta così non sembra ne valga la pena, perciò riprovo. Quattro ore di macchina per un weekend in montagna con amici. Suona decisamente meglio.

Lo avevamo già fatto lo scorso anno: viaggio fino a Piancavallo, dietro Pordenone, due notti in albergo, gara e rientro, ma se si prende la gara come una scusa per fare una gita allora la cosa ha un senso. In gare di questo livello il risultato conta ben poco, tutto quel che vi ruota attorno è molto più importante.

Sabato 18 febbraio il Palapredieri di Piancavallo ha ospitato il 2° Trofeo Libertas organizzato dall’Associazione Ghiaccio Pordenone, questo è il sito ufficiale con regolamento e risultati: http://www.agp-asd.it/index.php/gare-e-tornei. La concomitanza con una gara di sci ha reso complicata la prenotazione in albergo, per un paio di giorni abbiamo temuto di dover pernottare nella vicina Aviano, e la cosa non sarebbe stata divertente. I chilometri non sono tanti, 16, il dislivello sì, oltre mille metri, con una quindicina di tornanti di mezzo. Non proprio un bel percorso da fare nel caso in cui la gara fosse stata al mattino presto, specie con una figlia il cui stomaco non apprezza particolarmente i tornanti, per fortuna alla fine abbiamo trovato una mini-stanza a Piancavallo. Uno dei letti era chiaramente un letto pieghevole aggiunto per far dormire la quarta persona, il che significa che di spazio per muoverci in camera ne è rimasto davvero poco, ma pazienza.

Partenza al venerdì, con uscita di scuola con quattro ore d’anticipo, arrivo verso le cinque del pomeriggio. L’anno scorso eravamo oltre la metà di marzo e avevamo trovato le strade circondate da muraglie di neve alte oltre due metri, quest’anno fino a un paio di chilometri dall’arrivo di neve non ne avevamo visto neanche un fiocco, con le bambine che stavano già iniziando a lamentarsi. Fra le 18,30 e le 19,30 prova della pista con tutte le allieve di Simona di livello 2, e stavolta il ghiaccio è piaciuto a tutti. Il Palapredieri è un bel palazzetto, sia da vedere che, a quanto pare, come ghiaccio, anche se per il genitore/spettatore sembra di stare in un freezer ancor più di quanto non avvenga all’Agorà.

Si tratta della prima volta che le mie bimbe provano la pista il giorno prima della gara, e l’allenamento è andato bene. Dopo aver provato tutto quello che avrebbe dovuto fare il giorno successivo Ilaria ha avuto anche il tempo di provare il Lutz. Lei non ha un Lutz nel programma, ancora non lo sa fare, anche se ci si sta avvicinando. L’ultima volta che lo aveva provato a Milano chissà perché aveva fatto due puntate. A ogni singolo tentativo di Lutz. La cosa era talmente ripetuta ed evidente che scherzando con altre mamme avevo detto che aveva inventato un nuovo salto, il Lutz a due punte. Alessia dal canto suo si era dedicata al salto del trlutz. La pista dell’Agorà è sempre affollatissima e lei spesso ha paura di saltare – anche se sono convinta che nascosto da qualche parte sotto la tuta abbia un radar che le consente di individuare anche i pattinatori che si trovano a cinque metri di distanza – al punto che non prende velocità e quindi non ruota. Si rattrappisce per aria, perciò anche se fa la preparazione del Lutz poi fa solo mezzo giro, come se fosse un salto del tre andando però all’indietro. Un salto del trlutz, appunto. Non è ancora stato codificato dalla federazione internazionale, ma vai a sapere…

La sera a letto presto, e per fortuna, con la camera minuscola che avevamo, che avevo portato con me il lettore ebook con illuminazione interna, così ho potuto iniziare The Emperor’s Soul di Brandon Sanderson. Anche una gita non è una vera gita se io non ho uno o più libri con me.

Il giorno dopo, come l’anno scorso, ci è toccato aprire il Palapredieri. Domanda: perché se l’anno scorso le prime a pattinare sono state le bambine della categoria Debuttanti A, fra cui c’era Ilaria, seguite poi da Debuttanti B, Debuttanti C e infine Primule, quest’anno le prime a pattinare sono state le Primule, fra cui c’era Ilaria, e le Debuttanti hanno pattinato a mezzogiorno? Ce l’hanno con me, è evidente. Sanno che io sono un ghiro e che se potessi mi alzerei a mezzogiorno e si divertono a buttarmi giù dal letto. Se l’anno prossimo Ilaria dovesse cambiare categoria troveranno il modo di farla pattinare comunque all’alba.

Alba in questo caso significa 8,30 per il riscaldamento di gruppo, ma prima del riscaldamento bisogna vestirsi, fare colazione – visto che la colazione veniva servita a partire dalle 7,30 non era possibile mangiare prima e vestirsi poi, quindi Ilaria ha pure dovuto fare attenzione a non macchiarsi – e arrivare al palazzetto, distante cinque minuti di macchina. Tanto per gradire abbiamo anche dovuto sgelare la macchina, perché con un dito di brina su tutti i vetri la visibilità era qualcosa di inesistente. Appena partiti ci è arrivata la telefonata di Simona, preoccupata perché non eravamo ancora sul posto. Le 8,30 per me sono l’alba!

Comunque un paio di minuti dopo delle 8 eravamo sul posto, con Ilaria ancora da pettinare. La durata delle mie pettinature è molto limitata nel tempo, non posso permettermi di pettinare una figlia con troppo anticipo se non voglio che esploda il tutto. Simona ha preso in mano la situazione e fatto a Ilaria una bellissima pettinatura, usando qualche decina di mollette e una bomboletta di lacca. Secondo lei quei capelli non avevano più possibilità di muoversi, e la pettinatura avrebbe retto ben oltre l’ora di andare a letto. Ha sottovalutato i capelli di mia figlia, che a metà pomeriggio hanno iniziato a ribellarsi e sono crollati quasi del tutto, ma ormai la gara per lei era andata. Con Alessia è andata decisamente meglio, i capelli sono rimasti al loro posto fino a quando non ho smontato tutto io subito prima di andare a letto. A quanto pare essere allenatrici affina anche le capacità come parrucchiera, so che più tardi Simona ha pettinato anche Sara, mentre credo che le altre siano state aiutate dalle rispettive madri.

Un po’ di riscaldamento in pista, poi cinque minuti sul ghiaccio e infine la gara. L’esercizio ormai è bello rodato, con musiche dai film di Harry Potter. Che a Ilaria piacciano queste storie? Questa è una sua Hermione di Fimo:

dscn2571

Le Debuttanti, come erano Alessia e Ilaria lo scorso anno, sono pattinatrici prive di esperienza, e il massimo della difficoltà di salto stava nel salto del tre. Passando fra i Fiori (a seconda dell’età Primule, Mimose, Margherite, Tulipani, Viole, Rose, Orchidee, Ciclamini e Gigli) il livello è salito e le difficoltà pure. Difficoltà consentite per le Primule (nati nel 2009):

durata massima 2’00’’

massimo 4 salti

2 combinazioni o 2 sequenze di massimo 2 salti

2 trottole a scelta

angeli e sequenze di passi

Della categoria facevano parte solo quattro bambini, bastava batterne uno per andare sul podio. Bambini… quali bambini? A quanto pare scrivere il loro nome è una violazione di privacy gravissima visto che sono tutti minorenni, e visto che c’è stato chi non ha gradito modifico un testo che ho scritto anche se non è mia abitudine farlo. Peccato che i nomi dei bambini siano comodamente reperibili su internet. Vediamo…

Elenco degli iscritti: https://drive.google.com/file/d/0B2puLomv5T57OW0yTWd1NHFYTXM/view.

Ordine di discesa in pista: https://drive.google.com/file/d/0B2puLomv5T57U1lEYnpxSFUxb00/view.

Classifica finale delle categorie Fiori: https://drive.google.com/file/d/0B2puLomv5T57Mmo3dURBRnotT0k/view.

C’è anche la classifica delle Open ma quella la tralascio. I nomi dei bambini compaiono regolarmente sui siti dei palazzetti, e se si vuole conoscere la loro data di nascita lo si può tranquillamente fare dando uno sguardo sul sito della FISG. Ma la privacy è la privacy.

Classifica finale: Ilaria è arrivata terza, quindi dietro a due concorrenti e davanti a un’altro, ma i nomi non li scrivo perché altrimenti magari qualcuno ci rimane male. Chi è arrivato davanti a lei suppongo abbia pattinato meglio, chi è arrivato dietro suppongo abbia pattinato peggio, io non sono la giuria e non l’ho mai contestata, ma a quanto pare anche provare a capire non va bene. Capire non significa dare un giudizio sui bambini in quanto bambini, ma vedere se a livello tecnico in uno specifico giorno uno abbia fatto meglio di un altro. Le gare non si giocano solo sulle capacità del bambino, è ovvio che se qualcuno sa fare il Lutz – è un discorso ipotetico, senza alcun riferimento a nessuno in particolare – e un altro al massimo il salto del tre nella gara arriva davanti chi fa il Lutz, anche se magari cade. I salti li distinguo, Axel e Lutz senza problemi, gli altri solo se guardo con attenzione. Sulla parte coreografica non ho mai detto nulla, non a questo livello, perché le competenze tecniche necessarie a fare una valutazione io non le ho. Però a quanto pare anche commenti molto terra terra non piacciono. Nessun problema se dico che qualcuno ha fatto meglio delle mie bambine, e so benissimo che tanti pattinano meglio di loro, ma è un dramma se dico che qualcuno ha pattinato peggio, anche se la valutazione l’ha fatta la giuria e non io. Provo a capire? Sì, è una mia abitudine, mi piace provare a capire le cose, non solo nel pattinaggio, non per contestare ma per il piacere di capire. Quello che non capisco è che importanza possa avere un commento molto soft su un elemento tecnico – mai su un bambino – fatto in un singolo giorno e scritto su un blog che non vede nessuno. Posso influenzare le giurie? Ne dubito, non credo che una qualche giuria possa prendere sul serio i miei commenti, anche se non credevo neppure che un qualche genitore potesse prendere sul serio i miei commenti. Posso turbare un bambino che non mi leggerà mai se nessuno gli va a dire di leggermi? Boh…

Io ho sempre insegnato alle mie figlie che si va per divertirsi, e che poi si prende il risultato che arriva. Non è la posizione di classifica che conta, anche se poi è inevitabile che anche quella abbia la sua influenza sull’umore della giornata, e anche se so che non tutti la pensano come me. Ho visto una mamma – non qui – sgridare la figlia perché si era fatta battere ed era arrivata seconda. Questo è prendere le cose troppo sul serio. So di un’altra persona che si è lamentata perché alla bambina di otto anni non avevano conteggiato una trottola che non aveva fatto, e a suo giudizio non si può non contare un elemento a un bambino di quell’età anche se non lo fa. Il fatto che le altre lo avessero fatto, e che quindi avessero meritato quella valutazione più alta che effettivamente avevano avuto, per questa persona non contava.

Va bene, visto che i commenti non piacciono lasciamo tutto nel limbo, è andata come è andata per motivi inconoscibili, probabilmente da Segreto di Stato.

 

Questo è l’esercizio di Ilaria:

Non ho idea del perché la musica praticamente non si senta. Mi fa ridere la scena finale, quella della raccolta dei peluche: due li ho lanciati io, due Giada. Ilaria ha puntato il più vicino, l’orsetto che le avevo regalato in novembre – abbiamo già abbastanza peluche in casa, perciò con quell’unica eccezione quando ho lanciato qualcosa in pista era sempre qualcosa che già avevano – poi ha visto due peluche che non conosceva, si è distratta, ha mancato l’orsetto e senza preoccuparsene è andata a vedere i peluche nuovi, anche se poi li abbiamo restituiti alla proprietaria. Per quanto il pattinaggio sia uno sport individuale, in cui ciascuno pensa solo a ciò che deve fare e poi prende il risultato che arriva, perché il pattinatore non ha alcun controllo su quel che faranno gli altri, una cosa molto importante è che Simona è davvero riuscita a creare un gruppo. Le ragazze si sostengono a vicenda, guardano la gara delle altre, anche se questo significa presentarsi in pista prima delle 9 del mattino quando la propria gara è quattro-cinque ore più tardi. La mamma di Giada mi ha raccontato di un gesto di tenerezza che ha visto fare alla figlia nei confronti di Ilaria, cosa che l’ha stupita perché Giada in genere è molto più riservata. Elisabetta è sempre presente per tutte con un sorriso enorme. Giulia nella gara di San Donato ha avuto un tifo rumorosissimo con Alessia, Ilaria e Sveva che battevano la mano contro la balaustra per far sentire il loro sostegno. Piccoli gesti, fatti di volta in volta dall’una o dall’altra, perché il risultato è meno importante del rapporto c’è fra loro.

 

podio-ilaria

Dopo le Primule hanno pattinato le Viole, quindi le Margherite, con Cassandra forzatamente assente perché in gita con la scuola, e poi Tulipani. Alessia ha optato per un autoritratto in pista:

alessia-disegno-pattinatrice

Difficoltà consentite per i Tulipani (nati nel 2006):

durata massima 2’00’’

tutti i semplici (axel incluso)

massimo 4 salti

2 combinazioni o 2 sequenze di 2 salti

2 trottole a scelta

angeli e sequenze di passi

La gara dei Tulipani l’ho vista solo in parte, visto che è iniziata mentre era in corso la premiazione delle Primule. Troppo spesso la premiazione dell’una coincide (o quasi) con la gara dell’altra. Le prime due non le ho proprio viste, ma anche se le avessi viste i commenti sono tabù. Ho sentito più volte bambine fare commenti sul fatto che nella loro categoria c’era qualcuna che avevano già incontrato e che giudicavano troppo più forte di loro o, al contrario, che c’era qualcuna che avevano già battuto e questo le tranquillizzava perché erano convinte che quanto meno non sarebbero arrivate ultime, ma riportare questi commenti, o scrivere le impressioni, è un’altra di quelle cose che non si può fare. Segreto di Stato pure qua, come se si potesse turbare chissà quale ordine mondiale. Per me fino a quando c’è il rispetto per l’altro non dovrebbe esserci alcun problema, ma a quanto pare non tutti la vedono allo stesso modo.

Sono arrivata alla pista che vi stava entrando Sveva, e so benissimo che lei è più brava di Alessia. Però la gara è la gara, come dicono spesso i commentatori. Non conta quello che si sa fare, ma quello che si fa. Sveva ha dimenticato di fare una combinazione e un salto singolo, anche se io non me ne sono resa conto perché l’ho guardata male, mentre camminavo per raggiungere una posizione abbastanza centrale sulle tribune. Ne abbiamo anche parlato in seguito, nell’occasione lei ha fatto due errori e ha ottenuto una classifica inferiore rispetto alle sue potenzialità. Subito dopo di lei è scesa in pista Alessia:

L’audio fa abbastanza schifo, in effetti l’organizzazione ha avuto qualche problema con le musiche. Alessia è arrivata terza, anche se ha raggiunto il podio non solo per meriti suoi. Dopo tre gare nelle retrovie un po’ di fiducia non poteva che farle bene. I nomi delle altre si trovano nell’ultimo dei link che ho piazzato più in su.

alessia-podio

Da notare i vasetti di primule dati alle atlete. Primule? A me? Ma non glie l’ha detto nessuno che io ho il pollice nero?

STORIA DELLA MIA PRIMULA

Nel 2004 sono andata a vivere da sola. La cosa è durata poco perché nel giro di qualche mese ho conosciuto l’uomo che sarebbe diventato mio marito, comunque una vicina di casa mi ha regalato una primula di benvenuto nel palazzo.

Per un paio di giorni l’ho annaffiata, poi me ne sono completamente dimenticata. Se lei non dice nulla per farmi sapere che ha sete, perché me ne dovrei ricordare io? Fatto sta che dopo una settimana mi sono ricordata di lei – mica l’avevo nascosta, mi sedevo a tavola vicino a lei tutti i giorni, solo che non la vedevo – e sono corsa a vedere come stava. Aveva l’aria… beh, secca. Io l’ho guardata intensamente e poi ho fatto un tentativo bagnandole un po’ la terra e mettendo altra acqua nel piattino che avevo messo sotto il vaso. Dopo un’ora sono tornata e la primula aveva alzato una foglia. Tutto il resto sembrava ancora secco, ma quella foglia in su era la prova che la primula era viva. Ho aggiunto altra acqua e dopo una seconda ora le foglie sollevate erano due. Da quel momento non ho più dimenticato di bagnare la primula.

Nel giro di un mese l’ho affogata.

Insomma, se l’acqua è poca non le sta bene, se è tanta non le sta bene lo stesso. Come si fa a sapere quanta acqua vuole se lei non parla? E non posso neppure contare sull’aiuto del marito. Durante l’ultimo anno di Scuola Materna Ilaria è andata a Scuola Natura ed è tornata con un vasetto di basilico e uno di rosmarino. Un paio di volte ho provato a dimenticarmeli e il basilico ha rischiato grosso, ma per due mesi quelle due piantine hanno convissuto con me se non proprio felicemente (e correndo qualche rischio) almeno senza morire. Poi io e le bambine siamo andate via per due settimane e le piante sono rimaste affidate a mio marito. Le ha ammazzate entrambe.

Quelle due primule, la fucsia di Ilaria e la viola di Alessia, sono affidate a me. È già trascorsa una settimana. Quanto dureranno ancora?

Va bene, torniamo alla gara.

Dopo i Tulipani è stato il turno delle Viole, con Giulia che finalmente ha l’Axel nel programma e che si è classificata terza. Posso dire che Giulia sa fare l’Axel o anche questo è un Segreto di Stato? Nel video, realizzato da suo papà, si vede, ma magari per chi non sa distinguere i salti leggere questa notizia è un trauma. Comunque se guardiamo l’ultimo gradino del podio il gruppo di Simona ha decisamente dominato.

Nelle Rose c’erano Giada, terza classificata, ed Erica, quarta pari merito con altre tre ragazzine. A questo punto, intorno alle 10,30 del mattino, con nessuna compagna di squadra in pista per le successive sei categorie – tre ore libere – buona parte del gruppo si è tuffato nella neve. Poca rispetto allo scorso anno, ma pur sempre tanta.

alessia-sveva-giada-manila-giosiana-erica-ilaria-elisabetta

Nelle Open B Gruppo 2 (quando sono tante le atlete vengono divise in più gruppi) c’erano Elisabetta, settima classificata, e Sara, nona classificata. Nelle Open B Gruppo 1 Mariachiara, terza classificata, Manila, sesta classificata, e Giosiana, settima classificata.

piancavallo-neve-2

Come lo scorso anno c’è stata anche una competizione riservata alle società, basata sui risultati di tutti gli atleti. Io, condizionata da Harry Potter, continuavo a chiamarla la Coppa delle Case. Il successo è andato all’Ice Emotion, con l’Agorà che si è piazzata al secondo posto, ma è giusto notare che le società che portavano più atleti in questa competizione erano favorite, e infatti Ice Emotion e Agorà, pur provenendo da un’altra regione, erano le società con più atleti. È un commento tecnico questo? Perché per saperlo bisognava guardare l’elenco dei partecipanti e contare gli atleti di ogni singola società. In serata pizza di gruppo, almeno per chi si è fermato a pernottare a Piancavallo, e poi le fanciulle nuovamente a razzolare nella neve. Per fortuna per due notti in albergo per Alessia e Ilaria avevo portato ricambi sufficienti per una settimana…

La mattina di domenica un’ora di pattinata, con Alessia tutta contenta per come le venivano le boccole, quindi rientro a Milano. La prima pattinata al rientro almeno per noi è stata martedì, con Simona che, come promesso, ha punito tutte quelle che sono salite sul podio e poi non sono andate a dirglielo:

addominali

Posted in famiglia | Tagged , , | 8 Comments

Quinto trofeo di Natale – Oggiona Santo Stefano

Terza gara della stagione archiviata da un paio di settimane, quarta gara in programma la settimana prossima. Della seconda però non ho ancora parlato, bloccata dal ritardo della pubblicazione dei video da parte dell’Ice Emotion. Si è trattato del 5° Trofeo di Natale, tenutosi a Oggiona Santo Stefano lo scorso 18 dicembre, a un anno dalla prima partecipazione di Alessia e Ilaria a una gara. Come per la gara di novembre, svoltasi sulla stessa pista, ormai le mie bimbe fanno parte del livello 2, e la maggior parte degli avversari era lo stesso della gara precedente. Mancavano Beatrice e Arianna, bloccate da un virus intestinale. Non lo sapevamo all’epoca, ma dopo pochi giorni le due avrebbero cambiato allenatrice uscendo così dal nostro gruppo. L’assistenza alla gara, con Simona assente perché anche lei è una mamma ed era andata ad assistere alla gara di nuoto di sua figlia, è stata fatta da Silvia.

Visto che di tempo ne è trascorso davvero tanto mi limito a riportare le classifiche e qualche video. Questa è la pagina ufficiale della gara: http://www.iceemotion.it/5-trofeo-di-natale/.

La prima categoria a scendere in pista è stata quella delle Open B – Girone 1. Il successo è andato a Elisabetta Macchi, che poi è rimasta ad assistere alla gara di tutte dimostrando un’energia e un entusiasmo notevoli.

Ottava Sara Saviotti:

Nelle Open B – Girone 2 Manila De Masi si è classificata ottava:

Se Sara e Manila hanno gareggiato di mattina, e quindi quando siamo arrivate noi erano già andate via, Alessia e Ilaria hanno gareggiato di pomeriggio. Prima è arrivato il turno di Ilaria nella categoria Luna, intorno alle 16,30. Questi i vari programmi, inseriti nell’ordine di discesa in pista.

Giorgia Filetti (quarta classificata):

Ilaria Tangari (seconda classificata):

Nicholas Stola (primo classificato):

Ginevra Carraro (quinta classificata):

Camilla Di Cristofaro (terza classificata):

Maria Neve Bertacco (sesta classificata):

A seguire ci sono state le Saturno 2007, con Cassandra Diamante Compierchio che si è classificata terza:

Dopo le Saturno 2008 è stato il turno delle Urano.

Camilla Fortebraccio (terza classificata):

Valentina Ruoti (ottava classificata):

Carola Verdelli (seconda classificata):

Giulia Strada (sesta classificata):

Sara Di Cristofaro (quarta classificata):

Madhuri Milani (prima classificata)

Alessia Tangari (nona classificata. Salti decisamente più scivolati rispetto al mese prima, peccato per la trottola angelo che non è proprio partita):

Giulia Perotti (settima classificata):

Sveva Pirola (quinta classificata):

Rebecca Bonfrate (decima classificata):

Nelle Nettuno Giada Kazi si è classificata seconda:

Posted in famiglia | Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a comment