Cadere e rialzarsi

Il pattinaggio artistico è uno sport in cui si cade. Uno sport in cui un solo errore di una frazione di secondo può costare carissimo, anche ai campioni. Una gara, fra programma corto e programma lungo, dura una manciata di minuti, e in un istante possono sfumare anni di sogni e di allenamenti. Non sempre il risultato dice chi sa pattinare meglio, a volte dice solo chi ha pattinato meglio in un singolo giorno. La vita è fatta anche di delusioni, ma il campione fa tesoro dei suoi errori, si rialza e va avanti.

Nel 1994 Kurt Browning era il favorito alle Olimpiadi. Aveva vinto quattro degli ultimi cinque campionati del Mondo, compreso l’ultimo, e nell’anno in cui non aveva vinto era comunque arrivato secondo, nonostante un infortunio alla schiena subito qualche tempo prima e da cui non si era ancora ripreso del tutto. Ha sbagliato il corto: caduta sul triplo flip, con conseguente perdita di concentrazione e trasformazione dell’Axel da doppio (all’epoca il triplo Axel nel corto era vietato tranne che nella combinazione) a singolo.

Dodicesimo posto provvisorio, il che per lui ha significato addio a ogni speranza di medaglia. Questo (tranne alcune piccole variazioni) è lo stesso programma, perfettamente eseguito qualche mese prima a Skate Canada:

Nel programma lungo delle Olimpiadi Kurt non è stato perfetto, ha piazzato qualche errorino qua e là, ma ha comunque eseguito il terzo libero di giornata, riuscendo a risalire fino alla quinta posizione. Con il vecchio sistema di punteggi scalare così tante posizioni era un’impresa difficilissima. Dopo le Olimpiadi Browning è passato al professionismo, quando ancora la distinzione fra dilettanti e professionisti era netta e i professionisti oltre alle esibizioni facevano anche gare serie. Ha conquistato tre campionati del mondo professionistici, diventando un pattinatore ancora migliore rispetto a com’era nei suoi anni da dilettante.

Non è necessario cadere per fare disastri. Nel 2009 Carolina Kostner ha avuto uno dei peggiori Mondiali della sua carriera. L’anno prima aveva conquistato l’argento, nel 2005 aveva conquistato un bronzo, era salita sul podio nelle ultime quattro edizioni degli Europei, due volte portandosi a casa addirittura l’oro, ma questo non le ha impedito di fare una gara disastrosa. Quinta dopo il programma corto, nel libero non è riuscita a eseguire correttamente neanche un salto triplo.

Quindicesimo programma libero, per un dodicesimo posto finale. Il punteggio è impietoso, 90,38, quando un paio di mesi prima agli Europei aveva ottenuto 114,06 (ma ai Mondiali dell’anno prima, con un altro programma, si era presa un 120,40). Quel libero, il migliore di giornata, le aveva consentito di risalire dal terzo al secondo posto:

L’anno successivo Carolina avrebbe riconquistato il titolo europeo prima di disputare la sua peggiore Olimpiade, sedicesimo posto con tre cadute nel libero. Sesto posto ai successivi Mondiali e poi una sfilza di podi impressionante comprendente una medaglia olimpica (bronzo, nel 2014), quattro mondiali (oro nel 2012) e cinque europee (oro nel 2012 e 2013). Fra l’altro l’ultimo bronzo è di un paio di mesi fa, dopo una lunga pausa dovuta anche a una squalifica subita per colpa del doping di un’altra persona.

Alle Olimpiadi del 2014 ha fatto un corto disastroso Mao Asada. Mao aveva già vinto l’argento alle Olimpiadi del 2010, due ori (2008 e 2010), un argento e un bronzo (2013) ai Campionati del Mondo e svariate altre medaglie importanti, compresi due ori alle ultime due edizioni delle finali di Grand Prix. Era una delle favorite, la sola donna in gara in grado di eseguire un triplo Axel, eppure quel giorno non ha azzeccato un solo elemento di salto.

Sedicesimo programma libero, con 55,51 punti. Il terzo programma libero le ha consentito di risalire fino in sesta posizione. Un mese più tardi ai Campionati del Mondo ha eseguito un programma corto perfetto, battendo con 77,88 il punteggio record stabilito da Kim Yuna alle Olimpiadi del 2010 (78,50). Vincendo anche il libero si è portata a casa il suo terzo titolo mondiale.

Meno disastrosi, almeno al momento, gli errori di Yuzuru Hanyu. È il vicecampione del mondo uscente, eppure senza nulla togliere alla bellissima prestazione dello scorso anno di Javier Fernandez ad Hanyu quel posto va stretto. Secondo libero per il giapponese, ma i 184,61 punti di quel giorno sono molto lontani dal suo record di 219,48 ottenuto quattro mesi prima nelle finali di Grand Prix, o da quella “soglia dei 200 punti” che ha scavalcato in altre due occasioni, l’ultima volta il mese scorso al Four Continents. Il libero dei Mondiali:

Lo stesso libero eseguito alla perfezione:

Fra qualche giorno inizierà la nuova edizione dei Campionati del Mondo. Spero di vedere tutti gli atleti al loro meglio, anche se so che inevitabilmente qualcuno cadrà e uscirà dalla competizione deluso. A volte si vince, a volte si perde, l’importante è rialzarsi e andare avanti.

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Carolina Kostner: Nisi Domini (Cum Dederit)

È stata una campionessa giovanissima, capace di vincere la sua prima medaglia importante “da grande” a diciotto anni, con un bronzo ai Mondiali del 2005. A questo risultato è seguito, all’inizio del 2006, un altro bronzo, in questo caso agli Europei. Medaglie che l’hanno proiettata nell’olimpo del pattinaggio artistico e che hanno fatto sì che Carolina Kostner venisse scelta come portabandiera italiana alle Olimpiadi disputate in casa, quelle di Torino 2006.

Le speranze del pattinaggio per una medaglia non poggiavano tutte sulle sue spalle. Nell’occasione, dopo quattro anni di pausa, erano tornati sul ghiaccio Barbara Fusar-Poli e Maurizio Margaglio, già vincitori di tutto il possibile nel 2001 (le tre tappe del Grand Prix disputate, la finale, gli Europei e i Mondiali) e di un bronzo Olimpico nel 2002 (più svariate medaglie importanti fra il 2000 e il 2002) nella danza su ghiaccio. Dopo degli straordinari obbligatori, capaci di portarli in testa alla classifica, però, Barbara e Maurizio erano caduti sul rotational lift della danza originale, dando l’addio a ogni speranza di medaglia. Decima danza originale, ottava danza libera per un complessivo sesto posto finale. Gli altri italiani all’epoca non avevano ambizioni di medaglia, Federica Faiella e Massimo Scali, che nel 2010 avrebbero conquistato un argento europeo e un bronzo mondiale nella danza, sono arrivati tredicesimi. Fra gli uomini c’era il pattinatore di origine ceca Karel Zelenka, i cui record sono un settimo posto agli Europei del 2007 e un sedicesimo ai Mondiali del 2008, ma un venticinquesimo posto nel programma corto olimpico lo ha portato a essere il primo dei pattinatori che non hanno eseguito il lungo. Nelle coppie di artistico l’Italia non aveva nessuno, ora può sembrare stano visto il livello degli atleti azzurri ma per molto tempo in questa specialità l’Italia non è riuscita a portare nessuno sulla scena internazionale. E poi c’erano le donne.

Silvia Fontana, la più esperta, alla sua seconda Olimpiade dopo la decima posizione conquistata nel 2002 (fra i suoi piazzamenti ricordo anche due decimi posti ai Mondiali nel 2001 e 2002 e il settimo posto agli Europei del 2001). Per la verità Silvia si era ritirata nel 2002, come Barbara e Maurizio, ma la possibilità di disputare un’Olimpiade in casa era troppo ghiotta per lasciarsela scappare, anche se poi il risultato finale è stato un ventiduesimo posto. E Carolina, la giovane promessa. Suppongo che non abbia retto alla pressione. L’Italia di medaglie ne ha portate a casa undici in quell’Olimpiade, cinque ori e sei bronzi, in discipline quali slittino, pattinaggio di velocità, sci nordico, sci di fondo, short track e bob.
Una caduta sul triplo flip e addio combinazione e un paio di piccole imprecisioni nel programma corto si sono tradotte nell’undicesimo posto provvisorio. Un atterraggio su due piedi sul triplo Lutz (a contatto con la balaustra), una combinazione molto pasticciata più avanti nel programma seguita da qualcosa che sarebbe dovuto essere (e non è stato) un triplo Salchow le hanno fatto eseguire il nono programma lungo, per una nona posizione finale. Ancora peggio è andata ai successivi Mondiali, con un dodicesimo posto. Nonostante questo Carolina non si è scoraggiata e negli anni successivi è riuscita a portare a casa tre ori e un argento europeo, un argento mondiale nel 2008 e due bronzi alla finale di Grand Prix. Nuove Olimpiadi nel 2010, con aspettative se possibile ancora maggiori.

Quell’anno l’Italia aveva fra gli uomini Samuel Contesti, alla fine diciottesimo (per lui un argento europeo nel 2009 e un quinto posto mondiale nello stesso anno) e Paolo Bacchini, alla fine ventesimo (nel 2011 dodicesimo agli Europei e ventunesimo ai Mondiali). Nelle coppie di artistico c’era già Nicole Della Monica, che all’epoca pattinava con Yannick Kocon. Per loro dodicesimo posto finale (erano già stati sesti agli Europei del 2009 e 2010 e diciottesimi ai Mondiali del 2009. Con il nuovo partner, Matteo Guarise, Nicole è arrivata ancora sesta agli Europei del 2015 e 2016, e undicesima ai Mondiali del 2016). Nella danza erano presenti i già citati Federica Faiella e Massimo Scali, che si sono classificati al quinto posto, e Anna Cappellini e Luca Lanotte, alla fine dodicesimi (campioni mondiali ed europei nel 2014, e capaci di salire sul podio nelle ultime cinque edizioni degli Europei). Fra le donne, complice un pessimo Mondiale del 2009 con una Kostner autrice di un libero privo di salti tripli puliti e relegata in dodicesima posizione, l’Italia aveva un solo posto.

Le mani giù sul triplo Lutz nel programma corto l’hanno piazzata in settima posizione, con un distacco tutto sommato ridotto dalla quarta. Il disastro è arrivato con il lungo e le sue tre cadute, le mani giù su un salto che avrebbe dovuto essere in combinazione e invece è stato eseguito da solo e altri salti fatti doppi invece che tripli. Diciannovesimo libero, sedicesima posizione finale. La scena a fine programma, di lei che si nasconde il viso fra le mani perché sa cos’ha combinato, è terribile, e a spargere il sale sulle ferite è pure intervenuto il presidente del Coni, capace di dichiarare che bisognava accettare il fatto che la Kostner non fosse una campionessa.

Come ci si riprende da una batosta così? Lavorando tanto, e su questo non c’è dubbio, ma è a questo punto che la Kostner si è dimostrata davvero forte. Non la conosco, non so quanto lavoro abbia fatto, di quanto sostegno abbia avuto bisogno, quel che è certo è che se prima aveva ottenuto alcuni risultati importantissimi grazie al suo talento a questo punto la sua carriera ha preso una svolta. Una volta l’ho sentita dichiarare che prima dei salti si interrogava su quel che sarebbe accaduto se fosse caduta, poi ha iniziato a interrogarsi su cosa sarebbe accaduto se fosse rimasta in piedi. L’atteggiamento positivo, ispiratole probabilmente anche dallo psicologo da cui si è fatta aiutare, è stato determinante. Non tanto nei successivi Mondiali, chiusi comunque al sesto posto, perché per un cambiamento importante serve tempo. Dall’inizio della stagione successiva però è salita sul podio e non ne è più scesa.

Prima ai campionati italiani di fine 2010 e 2012, mentre nel 2011 non è andata per infortunio, prima nelle quattro “gare minori” disputate nel successivo quadriennio, prima e terza nelle due gare di Grand Prix, e seconda nella relativa finale, alla fine del 2010, seconda agli Europei e terza ai Mondiali nel 2011.

Seconda in due gare del Grand Prix, prima in un’altra e nella finale, e prima a Europei e Mondiali nella stagione 2011-2012.

Niente Grand Prix l’anno dopo, con una breve indecisione riguardo a un possibile ritiro, poi nuova partecipazione a Europei e Mondiali nel 2013 con un primo e un secondo posto.

Nella stagione olimpica hanno iniziato ad arrivare alcune fortissime ragazzine russe a complicare la vita a tutte le altre. Seconda e terza nelle due tappe del Grand Prix, e quindi niente finale, terza agli Europei dietro a due russe, Yulia Lipnitskaya e Adelina Sotnikova. Le russe non avevano la sua eleganza ma saltavano di più. Era possibile batterle? E a livello mondiale o olimpico le avversarie sarebbero aumentate con la sudcoreana Kim Yuna e la giapponese Mao Asada in vesti di favorite e le americane Gracie Gold e Ashley Wagner da tenere presenti come pericolose rivali.

Il pattinaggio non è uno sport in cui due atleti si confrontano fra loro. Nel tennis gli atleti giocano in base a come gioca l’altro, cercando di metterlo in difficoltà e di superare le difficoltà proposte dall’altro. Nel pattinaggio ciascuno fa il suo programma, fa del suo meglio, e poi arriva il risultato che arriva. La soddisfazione arriva dalla consapevolezza di aver pattinato bene, e anche se un podio è sempre gradito non dipende solo da ciò che si è fatto ma anche da ciò che, autonomamente, hanno fatto gli altri. Liptniskaya e Asada si sono messe fuori gioco da sole, la prima sbagliando entrambi i programmi e la seconda facendo disastri solo nel corto, le americane si sono dimostrate meno brave di Carolina. Alla fine è arrivato un bronzo straordinario, forse quando nessuno se lo aspettava più. Ancora bronzo ai successivi Mondiali e poi una pausa di riflessione.

Dopo tanti anni al vertice e chissà quanti momenti di dubbio superati grazie alla passione per lo sport e alla forza di volontà Carolina si è fermata un attimo, e qui è arrivata la mazzata più forte. Un fidanzato dopato e una squalifica di oltre due anni per una semplice frase, l’affermazione che lui non fosse nella sua casa quando lei era convinta che l’unica colpa di lui fosse stata quella di aver dato un indirizzo di reperibilità sbagliato e che il barattolino custodito nel frigorifero contenesse solo vitamine. Una squalifica pesante per un momento di ingenuità, perché una persona di cui lei si fidava si dopava senza che lei ne sapesse nulla.

Ancora una volta Carolina ha scoperto che la voglia di pattinare era più forte di tutto, ha accettato le restrizioni, l’impossibilità di partecipare ad alcune esibizioni per paura che ci fossero ripercussioni sugli altri atleti presenti (ma cos’era, infettiva? Li avrebbe contagiati dicendo che quello che ormai era il suo ex fidanzato non era in casa? A volte i regolamenti sono davvero assurdi) e appena ha potuto si è rimessa a lavorare.

I salti non sono più quelli delle giovanissime, anche se pian piano sta ritrovando sicurezza. I punteggi non sono esattamente confrontabili da una gara all’altra, ogni giuria ha i suoi criteri, ma un’indicazione si può comunque vedere. 69,95 punti nel programma corto alla prima uscita, il Golden Spin di Zagabria. 72,40 agli Europei (non considero i punteggi dei Campionati italiani, cosa che non fa nemmeno la federazione internazionale, perché a volte si tratta di punteggi non proprio corretti), solo 64, 85 qualche giorno fa ai Nordic Championship, ma lì c’è stato un errore nella combinazione. La musica è un’unione di God of Thunder di Kitaro e Bonzo’s Montreux dei Led Zeppelin, e su di me il secondo brano ha un effetto notevole perché è lo stesso brano scelto per il programma corto da Kurt Browning nel 1993. Nel lungo è passata dal 126,28 della prima gara al 138,12 degli Europei al 139,42 dell’altro giorno. A Zagabria aveva pasticciato, ancora non reggeva tutti i salti del programma lungo, e se alla fine ha vinto è stato grazie al vantaggio ottenuto nel programma corto, perché il libero è stato solo il terzo della giornata. Le rivali erano atlete forti che però hanno (temporaneamente?) smarrito la loro identità, vedi Elizaveta Tutkamysheva, Alena Leonova o Gracie Gold, o atlete in ascesa, vedi Amber Glenn e Karen Chen. La gara era comunque importante per ricominciare a prendere le misure delle proprie capacità, per provare le sensazioni della competizione, e per fare i punteggi minimi necessari a partecipare alle competizioni più importanti.

Poi ci sono stati i campionati italiani, con il successo in entrambi i segmenti di gara e quindi complessivo, ma anche con una Roberta Rodeghiero capace di fare meglio di lei da un punto di vista tecnico nel programma lungo. Valeva davvero la pena rischiare? L’ultima immagine di Carolina era quella della squalifica per doping, anche se lei non si è mai dopata, ma c’era una striscia di 27 podi consecutivi che rischiava di essere interrotta dalla supremazia delle terribili russe, e un’immagine di eleganza legata alle sue ultime apparizioni sul ghiaccio che sarebbe stato un peccato veder rovinare. Pensiamo a Mao Asada, solo settima ai Mondiali del 2016, sesta e nona alle due gare di Grand Prix di questa stagione, e dodicesima agli ultimi campionati giapponesi, e stiamo parlando di un’atleta capace di conquistare tre ori, un argento e un bronzo mondiali e un argento olimpico. O anche a Elizaveta Tutkamysheva, che nella stagione 2014-2015 ha conquistato otto ori (fra cui quelli Mondiale, Europeo e della finale di Grand Prix) e un argento nelle nove gare disputate ma che, con due ottavi posti nelle ultime due stagioni ai campionati russi, non riesce più a partecipare alle competizioni più importanti. Per quanto forte possa essere un atleta, per quanto talento possa avere, l’equilibrio fra forma fisica, capacità tecniche e doti interpretative è talmente delicato che basta un niente per distruggerlo, e risultati che prima sembravano facili (chi l’avrebbe creduto, nel 2015, che la Tutkamysheva non avrebbe dominato per il successivo quadriennio olimpico?) possono non arrivare più. Valeva la pena per la Kostner rischiare?

Lei ha risposto di sì e ha dimostrato di avere ragione. Terzo posto nel programma corto, con un vantaggio minimo sulla quarta, la russa (l’ennesima russa, in attesa dell’arrivo di Alina Zagitova) Maria Sotskova, terzo posto nel lungo, terzo posto complessivo. Medaglia di bronzo, e la ciliegina sulla torta è che la combinazione del suo terzo posto con il nono della Rodeghiero consentiranno all’Italia di portare  tre donne nella prossima edizione degli Europei. Roba che non avevamo più visto… dal tempo dell’ultimo Europeo della Kostner. Nuovo successo ai Nordics Championship, in cui la rivale più forte, in mezzo a un buon numero di scandinave, era la Tutkamysheva. Nonostante una caduta sul triplo Salchow il punteggio complessivo del libero è stato più alto di quello degli Europei, tanti dettagli stanno andando a posto e nuovi elementi, la riproposizione della combinazione triplo flip-triplo toe loop o una composta da doppio Axel-Euler-triplo Salchow aumentano il valore del programma, sperando di riuscire a rivedere a breve anche un triplo Lutz. Ai Mondiali Carolina potrà salire sul podio? È difficile, al di là delle tre russe ci sono anche tre americane – con Ashley Wagner che l’anno scorso ha conquistato l’argento e vorrà certamente ripetersi – tre giapponesi e due canadesi. L’obiettivo minimo è un piazzamento tale da poter portare, l’anno prossimo, due ragazze a Olimpiadi e Mondiali.

Se più in su avevo citato le musiche del corto di quest’anno, quella del lungo è il Nisi Domini (Cum Dederit) di Antonio Vivaldi. Mi spiace non essere riuscita a ritrovare l’intervista in cui Carolina spiegava perché ha scelto questa musica, un omaggio alla forza delle donne. Comunque vada, la Kostner si è dimostrata un’atleta straordinaria e una persona dal carattere molto forte. Da ammirare.

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2° trofeo Libertas a Piancavallo – 18 febbraio 2017

Quattro ore di macchina per due minuti di gara. Detta così non sembra ne valga la pena, perciò riprovo. Quattro ore di macchina per un weekend in montagna con amici. Suona decisamente meglio.

Lo avevamo già fatto lo scorso anno: viaggio fino a Piancavallo, dietro Pordenone, due notti in albergo, gara e rientro, ma se si prende la gara come una scusa per fare una gita allora la cosa ha un senso. In gare di questo livello il risultato conta ben poco, tutto quel che vi ruota attorno è molto più importante.

Sabato 18 febbraio il Palapredieri di Piancavallo ha ospitato il 2° Trofeo Libertas organizzato dall’Associazione Ghiaccio Pordenone, questo è il sito ufficiale con regolamento e risultati: http://www.agp-asd.it/index.php/gare-e-tornei. La concomitanza con una gara di sci ha reso complicata la prenotazione in albergo, per un paio di giorni abbiamo temuto di dover pernottare nella vicina Aviano, e la cosa non sarebbe stata divertente. I chilometri non sono tanti, 16, il dislivello sì, oltre mille metri, con una quindicina di tornanti di mezzo. Non proprio un bel percorso da fare nel caso in cui la gara fosse stata al mattino presto, specie con una figlia il cui stomaco non apprezza particolarmente i tornanti, per fortuna alla fine abbiamo trovato una mini-stanza a Piancavallo. Uno dei letti era chiaramente un letto pieghevole aggiunto per far dormire la quarta persona, il che significa che di spazio per muoverci in camera ne è rimasto davvero poco, ma pazienza.

Partenza al venerdì, con uscita di scuola con quattro ore d’anticipo, arrivo verso le cinque del pomeriggio. L’anno scorso eravamo oltre la metà di marzo e avevamo trovato le strade circondate da muraglie di neve alte oltre due metri, quest’anno fino a un paio di chilometri dall’arrivo di neve non ne avevamo visto neanche un fiocco, con le bambine che stavano già iniziando a lamentarsi. Fra le 18,30 e le 19,30 prova della pista con tutte le allieve di Simona di livello 2, e stavolta il ghiaccio è piaciuto a tutti. Il Palapredieri è un bel palazzetto, sia da vedere che, a quanto pare, come ghiaccio, anche se per il genitore/spettatore sembra di stare in un freezer ancor più di quanto non avvenga all’Agorà.

Si tratta della prima volta che le mie bimbe provano la pista il giorno prima della gara, e l’allenamento è andato bene. Dopo aver provato tutto quello che avrebbe dovuto fare il giorno successivo Ilaria ha avuto anche il tempo di provare il Lutz. Lei non ha un Lutz nel programma, ancora non lo sa fare, anche se ci si sta avvicinando. L’ultima volta che lo aveva provato a Milano chissà perché aveva fatto due puntate. A ogni singolo tentativo di Lutz. La cosa era talmente ripetuta ed evidente che scherzando con altre mamme avevo detto che aveva inventato un nuovo salto, il Lutz a due punte. Alessia dal canto suo si era dedicata al salto del trlutz. La pista dell’Agorà è sempre affollatissima e lei spesso ha paura di saltare – anche se sono convinta che nascosto da qualche parte sotto la tuta abbia un radar che le consente di individuare anche i pattinatori che si trovano a cinque metri di distanza – al punto che non prende velocità e quindi non ruota. Si rattrappisce per aria, perciò anche se fa la preparazione del Lutz poi fa solo mezzo giro, come se fosse un salto del tre andando però all’indietro. Un salto del trlutz, appunto. Non è ancora stato codificato dalla federazione internazionale, ma vai a sapere…

La sera a letto presto, e per fortuna, con la camera minuscola che avevamo, che avevo portato con me il lettore ebook con illuminazione interna, così ho potuto iniziare The Emperor’s Soul di Brandon Sanderson. Anche una gita non è una vera gita se io non ho uno o più libri con me.

Il giorno dopo, come l’anno scorso, ci è toccato aprire il Palapredieri. Domanda: perché se l’anno scorso le prime a pattinare sono state le bambine della categoria Debuttanti A, fra cui c’era Ilaria, seguite poi da Debuttanti B, Debuttanti C e infine Primule, quest’anno le prime a pattinare sono state le Primule, fra cui c’era Ilaria, e le Debuttanti hanno pattinato a mezzogiorno? Ce l’hanno con me, è evidente. Sanno che io sono un ghiro e che se potessi mi alzerei a mezzogiorno e si divertono a buttarmi giù dal letto. Se l’anno prossimo Ilaria dovesse cambiare categoria troveranno il modo di farla pattinare comunque all’alba.

Alba in questo caso significa 8,30 per il riscaldamento di gruppo, ma prima del riscaldamento bisogna vestirsi, fare colazione – visto che la colazione veniva servita a partire dalle 7,30 non era possibile mangiare prima e vestirsi poi, quindi Ilaria ha pure dovuto fare attenzione a non macchiarsi – e arrivare al palazzetto, distante cinque minuti di macchina. Tanto per gradire abbiamo anche dovuto sgelare la macchina, perché con un dito di brina su tutti i vetri la visibilità era qualcosa di inesistente. Appena partiti ci è arrivata la telefonata di Simona, preoccupata perché non eravamo ancora sul posto. Le 8,30 per me sono l’alba!

Comunque un paio di minuti dopo delle 8 eravamo sul posto, con Ilaria ancora da pettinare. La durata delle mie pettinature è molto limitata nel tempo, non posso permettermi di pettinare una figlia con troppo anticipo se non voglio che esploda il tutto. Simona ha preso in mano la situazione e fatto a Ilaria una bellissima pettinatura, usando qualche decina di mollette e una bomboletta di lacca. Secondo lei quei capelli non avevano più possibilità di muoversi, e la pettinatura avrebbe retto ben oltre l’ora di andare a letto. Ha sottovalutato i capelli di mia figlia, che a metà pomeriggio hanno iniziato a ribellarsi e sono crollati quasi del tutto, ma ormai la gara per lei era andata. Con Alessia è andata decisamente meglio, i capelli sono rimasti al loro posto fino a quando non ho smontato tutto io subito prima di andare a letto. A quanto pare essere allenatrici affina anche le capacità come parrucchiera, so che più tardi Simona ha pettinato anche Sara, mentre credo che le altre siano state aiutate dalle rispettive madri.

Un po’ di riscaldamento in pista, poi cinque minuti sul ghiaccio e infine la gara. L’esercizio ormai è bello rodato, con musiche dai film di Harry Potter. Che a Ilaria piacciano queste storie? Questa è una sua Hermione di Fimo:

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Le Debuttanti, come erano Alessia e Ilaria lo scorso anno, sono pattinatrici prive di esperienza, e il massimo della difficoltà di salto stava nel salto del tre. Passando fra i Fiori (a seconda dell’età Primule, Mimose, Margherite, Tulipani, Viole, Rose, Orchidee, Ciclamini e Gigli) il livello è salito e le difficoltà pure. Difficoltà consentite per le Primule (nati nel 2009):

durata massima 2’00’’

massimo 4 salti

2 combinazioni o 2 sequenze di massimo 2 salti

2 trottole a scelta

angeli e sequenze di passi

Della categoria facevano parte solo quattro bambini, bastava batterne uno per andare sul podio. Bambini… quali bambini? A quanto pare scrivere il loro nome è una violazione di privacy gravissima visto che sono tutti minorenni, e visto che c’è stato chi non ha gradito modifico un testo che ho scritto anche se non è mia abitudine farlo. Peccato che i nomi dei bambini siano comodamente reperibili su internet. Vediamo…

Elenco degli iscritti: https://drive.google.com/file/d/0B2puLomv5T57OW0yTWd1NHFYTXM/view.

Ordine di discesa in pista: https://drive.google.com/file/d/0B2puLomv5T57U1lEYnpxSFUxb00/view.

Classifica finale delle categorie Fiori: https://drive.google.com/file/d/0B2puLomv5T57Mmo3dURBRnotT0k/view.

C’è anche la classifica delle Open ma quella la tralascio. I nomi dei bambini compaiono regolarmente sui siti dei palazzetti, e se si vuole conoscere la loro data di nascita lo si può tranquillamente fare dando uno sguardo sul sito della FISG. Ma la privacy è la privacy.

Classifica finale: Ilaria è arrivata terza, quindi dietro a due concorrenti e davanti a un’altro, ma i nomi non li scrivo perché altrimenti magari qualcuno ci rimane male. Chi è arrivato davanti a lei suppongo abbia pattinato meglio, chi è arrivato dietro suppongo abbia pattinato peggio, io non sono la giuria e non l’ho mai contestata, ma a quanto pare anche provare a capire non va bene. Capire non significa dare un giudizio sui bambini in quanto bambini, ma vedere se a livello tecnico in uno specifico giorno uno abbia fatto meglio di un altro. Le gare non si giocano solo sulle capacità del bambino, è ovvio che se qualcuno sa fare il Lutz – è un discorso ipotetico, senza alcun riferimento a nessuno in particolare – e un altro al massimo il salto del tre nella gara arriva davanti chi fa il Lutz, anche se magari cade. I salti li distinguo, Axel e Lutz senza problemi, gli altri solo se guardo con attenzione. Sulla parte coreografica non ho mai detto nulla, non a questo livello, perché le competenze tecniche necessarie a fare una valutazione io non le ho. Però a quanto pare anche commenti molto terra terra non piacciono. Nessun problema se dico che qualcuno ha fatto meglio delle mie bambine, e so benissimo che tanti pattinano meglio di loro, ma è un dramma se dico che qualcuno ha pattinato peggio, anche se la valutazione l’ha fatta la giuria e non io. Provo a capire? Sì, è una mia abitudine, mi piace provare a capire le cose, non solo nel pattinaggio, non per contestare ma per il piacere di capire. Quello che non capisco è che importanza possa avere un commento molto soft su un elemento tecnico – mai su un bambino – fatto in un singolo giorno e scritto su un blog che non vede nessuno. Posso influenzare le giurie? Ne dubito, non credo che una qualche giuria possa prendere sul serio i miei commenti, anche se non credevo neppure che un qualche genitore potesse prendere sul serio i miei commenti. Posso turbare un bambino che non mi leggerà mai se nessuno gli va a dire di leggermi? Boh…

Io ho sempre insegnato alle mie figlie che si va per divertirsi, e che poi si prende il risultato che arriva. Non è la posizione di classifica che conta, anche se poi è inevitabile che anche quella abbia la sua influenza sull’umore della giornata, e anche se so che non tutti la pensano come me. Ho visto una mamma – non qui – sgridare la figlia perché si era fatta battere ed era arrivata seconda. Questo è prendere le cose troppo sul serio. So di un’altra persona che si è lamentata perché alla bambina di otto anni non avevano conteggiato una trottola che non aveva fatto, e a suo giudizio non si può non contare un elemento a un bambino di quell’età anche se non lo fa. Il fatto che le altre lo avessero fatto, e che quindi avessero meritato quella valutazione più alta che effettivamente avevano avuto, per questa persona non contava.

Va bene, visto che i commenti non piacciono lasciamo tutto nel limbo, è andata come è andata per motivi inconoscibili, probabilmente da Segreto di Stato.

 

Questo è l’esercizio di Ilaria:

Non ho idea del perché la musica praticamente non si senta. Mi fa ridere la scena finale, quella della raccolta dei peluche: due li ho lanciati io, due Giada. Ilaria ha puntato il più vicino, l’orsetto che le avevo regalato in novembre – abbiamo già abbastanza peluche in casa, perciò con quell’unica eccezione quando ho lanciato qualcosa in pista era sempre qualcosa che già avevano – poi ha visto due peluche che non conosceva, si è distratta, ha mancato l’orsetto e senza preoccuparsene è andata a vedere i peluche nuovi, anche se poi li abbiamo restituiti alla proprietaria. Per quanto il pattinaggio sia uno sport individuale, in cui ciascuno pensa solo a ciò che deve fare e poi prende il risultato che arriva, perché il pattinatore non ha alcun controllo su quel che faranno gli altri, una cosa molto importante è che Simona è davvero riuscita a creare un gruppo. Le ragazze si sostengono a vicenda, guardano la gara delle altre, anche se questo significa presentarsi in pista prima delle 9 del mattino quando la propria gara è quattro-cinque ore più tardi. La mamma di Giada mi ha raccontato di un gesto di tenerezza che ha visto fare alla figlia nei confronti di Ilaria, cosa che l’ha stupita perché Giada in genere è molto più riservata. Elisabetta è sempre presente per tutte con un sorriso enorme. Giulia nella gara di San Donato ha avuto un tifo rumorosissimo con Alessia, Ilaria e Sveva che battevano la mano contro la balaustra per far sentire il loro sostegno. Piccoli gesti, fatti di volta in volta dall’una o dall’altra, perché il risultato è meno importante del rapporto c’è fra loro.

 

podio-ilaria

Dopo le Primule hanno pattinato le Viole, quindi le Margherite, con Cassandra forzatamente assente perché in gita con la scuola, e poi Tulipani. Alessia ha optato per un autoritratto in pista:

alessia-disegno-pattinatrice

Difficoltà consentite per i Tulipani (nati nel 2006):

durata massima 2’00’’

tutti i semplici (axel incluso)

massimo 4 salti

2 combinazioni o 2 sequenze di 2 salti

2 trottole a scelta

angeli e sequenze di passi

La gara dei Tulipani l’ho vista solo in parte, visto che è iniziata mentre era in corso la premiazione delle Primule. Troppo spesso la premiazione dell’una coincide (o quasi) con la gara dell’altra. Le prime due non le ho proprio viste, ma anche se le avessi viste i commenti sono tabù. Ho sentito più volte bambine fare commenti sul fatto che nella loro categoria c’era qualcuna che avevano già incontrato e che giudicavano troppo più forte di loro o, al contrario, che c’era qualcuna che avevano già battuto e questo le tranquillizzava perché erano convinte che quanto meno non sarebbero arrivate ultime, ma riportare questi commenti, o scrivere le impressioni, è un’altra di quelle cose che non si può fare. Segreto di Stato pure qua, come se si potesse turbare chissà quale ordine mondiale. Per me fino a quando c’è il rispetto per l’altro non dovrebbe esserci alcun problema, ma a quanto pare non tutti la vedono allo stesso modo.

Sono arrivata alla pista che vi stava entrando Sveva, e so benissimo che lei è più brava di Alessia. Però la gara è la gara, come dicono spesso i commentatori. Non conta quello che si sa fare, ma quello che si fa. Sveva ha dimenticato di fare una combinazione e un salto singolo, anche se io non me ne sono resa conto perché l’ho guardata male, mentre camminavo per raggiungere una posizione abbastanza centrale sulle tribune. Ne abbiamo anche parlato in seguito, nell’occasione lei ha fatto due errori e ha ottenuto una classifica inferiore rispetto alle sue potenzialità. Subito dopo di lei è scesa in pista Alessia:

L’audio fa abbastanza schifo, in effetti l’organizzazione ha avuto qualche problema con le musiche. Alessia è arrivata terza, anche se ha raggiunto il podio non solo per meriti suoi. Dopo tre gare nelle retrovie un po’ di fiducia non poteva che farle bene. I nomi delle altre si trovano nell’ultimo dei link che ho piazzato più in su.

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Da notare i vasetti di primule dati alle atlete. Primule? A me? Ma non glie l’ha detto nessuno che io ho il pollice nero?

STORIA DELLA MIA PRIMULA

Nel 2004 sono andata a vivere da sola. La cosa è durata poco perché nel giro di qualche mese ho conosciuto l’uomo che sarebbe diventato mio marito, comunque una vicina di casa mi ha regalato una primula di benvenuto nel palazzo.

Per un paio di giorni l’ho annaffiata, poi me ne sono completamente dimenticata. Se lei non dice nulla per farmi sapere che ha sete, perché me ne dovrei ricordare io? Fatto sta che dopo una settimana mi sono ricordata di lei – mica l’avevo nascosta, mi sedevo a tavola vicino a lei tutti i giorni, solo che non la vedevo – e sono corsa a vedere come stava. Aveva l’aria… beh, secca. Io l’ho guardata intensamente e poi ho fatto un tentativo bagnandole un po’ la terra e mettendo altra acqua nel piattino che avevo messo sotto il vaso. Dopo un’ora sono tornata e la primula aveva alzato una foglia. Tutto il resto sembrava ancora secco, ma quella foglia in su era la prova che la primula era viva. Ho aggiunto altra acqua e dopo una seconda ora le foglie sollevate erano due. Da quel momento non ho più dimenticato di bagnare la primula.

Nel giro di un mese l’ho affogata.

Insomma, se l’acqua è poca non le sta bene, se è tanta non le sta bene lo stesso. Come si fa a sapere quanta acqua vuole se lei non parla? E non posso neppure contare sull’aiuto del marito. Durante l’ultimo anno di Scuola Materna Ilaria è andata a Scuola Natura ed è tornata con un vasetto di basilico e uno di rosmarino. Un paio di volte ho provato a dimenticarmeli e il basilico ha rischiato grosso, ma per due mesi quelle due piantine hanno convissuto con me se non proprio felicemente (e correndo qualche rischio) almeno senza morire. Poi io e le bambine siamo andate via per due settimane e le piante sono rimaste affidate a mio marito. Le ha ammazzate entrambe.

Quelle due primule, la fucsia di Ilaria e la viola di Alessia, sono affidate a me. È già trascorsa una settimana. Quanto dureranno ancora?

Va bene, torniamo alla gara.

Dopo i Tulipani è stato il turno delle Viole, con Giulia che finalmente ha l’Axel nel programma e che si è classificata terza. Posso dire che Giulia sa fare l’Axel o anche questo è un Segreto di Stato? Nel video, realizzato da suo papà, si vede, ma magari per chi non sa distinguere i salti leggere questa notizia è un trauma. Comunque se guardiamo l’ultimo gradino del podio il gruppo di Simona ha decisamente dominato.

Nelle Rose c’erano Giada, terza classificata, ed Erica, quarta pari merito con altre tre ragazzine. A questo punto, intorno alle 10,30 del mattino, con nessuna compagna di squadra in pista per le successive sei categorie – tre ore libere – buona parte del gruppo si è tuffato nella neve. Poca rispetto allo scorso anno, ma pur sempre tanta.

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Nelle Open B Gruppo 2 (quando sono tante le atlete vengono divise in più gruppi) c’erano Elisabetta, settima classificata, e Sara, nona classificata. Nelle Open B Gruppo 1 Mariachiara, terza classificata, Manila, sesta classificata, e Giosiana, settima classificata.

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Come lo scorso anno c’è stata anche una competizione riservata alle società, basata sui risultati di tutti gli atleti. Io, condizionata da Harry Potter, continuavo a chiamarla la Coppa delle Case. Il successo è andato all’Ice Emotion, con l’Agorà che si è piazzata al secondo posto, ma è giusto notare che le società che portavano più atleti in questa competizione erano favorite, e infatti Ice Emotion e Agorà, pur provenendo da un’altra regione, erano le società con più atleti. È un commento tecnico questo? Perché per saperlo bisognava guardare l’elenco dei partecipanti e contare gli atleti di ogni singola società. In serata pizza di gruppo, almeno per chi si è fermato a pernottare a Piancavallo, e poi le fanciulle nuovamente a razzolare nella neve. Per fortuna per due notti in albergo per Alessia e Ilaria avevo portato ricambi sufficienti per una settimana…

La mattina di domenica un’ora di pattinata, con Alessia tutta contenta per come le venivano le boccole, quindi rientro a Milano. La prima pattinata al rientro almeno per noi è stata martedì, con Simona che, come promesso, ha punito tutte quelle che sono salite sul podio e poi non sono andate a dirglielo:

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Quinto trofeo di Natale – Oggiona Santo Stefano

Terza gara della stagione archiviata da un paio di settimane, quarta gara in programma la settimana prossima. Della seconda però non ho ancora parlato, bloccata dal ritardo della pubblicazione dei video da parte dell’Ice Emotion. Si è trattato del 5° Trofeo di Natale, tenutosi a Oggiona Santo Stefano lo scorso 18 dicembre, a un anno dalla prima partecipazione di Alessia e Ilaria a una gara. Come per la gara di novembre, svoltasi sulla stessa pista, ormai le mie bimbe fanno parte del livello 2, e la maggior parte degli avversari era lo stesso della gara precedente. Mancavano Beatrice e Arianna, bloccate da un virus intestinale. Non lo sapevamo all’epoca, ma dopo pochi giorni le due avrebbero cambiato allenatrice uscendo così dal nostro gruppo. L’assistenza alla gara, con Simona assente perché anche lei è una mamma ed era andata ad assistere alla gara di nuoto di sua figlia, è stata fatta da Silvia.

Visto che di tempo ne è trascorso davvero tanto mi limito a riportare le classifiche e qualche video. Questa è la pagina ufficiale della gara: http://www.iceemotion.it/5-trofeo-di-natale/.

La prima categoria a scendere in pista è stata quella delle Open B – Girone 1. Il successo è andato a Elisabetta Macchi, che poi è rimasta ad assistere alla gara di tutte dimostrando un’energia e un entusiasmo notevoli.

Ottava Sara Saviotti:

Nelle Open B – Girone 2 Manila De Masi si è classificata ottava:

Se Sara e Manila hanno gareggiato di mattina, e quindi quando siamo arrivate noi erano già andate via, Alessia e Ilaria hanno gareggiato di pomeriggio. Prima è arrivato il turno di Ilaria nella categoria Luna, intorno alle 16,30. Questi i vari programmi, inseriti nell’ordine di discesa in pista.

Giorgia Filetti (quarta classificata):

Ilaria Tangari (seconda classificata):

Nicholas Stola (primo classificato):

Ginevra Carraro (quinta classificata):

Camilla Di Cristofaro (terza classificata):

Maria Neve Bertacco (sesta classificata):

A seguire ci sono state le Saturno 2007, con Cassandra Diamante Compierchio che si è classificata terza:

Dopo le Saturno 2008 è stato il turno delle Urano.

Camilla Fortebraccio (terza classificata):

Valentina Ruoti (ottava classificata):

Carola Verdelli (seconda classificata):

Giulia Strada (sesta classificata):

Sara Di Cristofaro (quarta classificata):

Madhuri Milani (prima classificata)

Alessia Tangari (nona classificata. Salti decisamente più scivolati rispetto al mese prima, peccato per la trottola angelo che non è proprio partita):

Giulia Perotti (settima classificata):

Sveva Pirola (quinta classificata):

Rebecca Bonfrate (decima classificata):

Nelle Nettuno Giada Kazi si è classificata seconda:

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1° gara CRL Lombardia 2017 – Memorial Marlene Castillo

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Terza gara della stagione programmata all’Accademia del ghiaccio di San Donato. Non ho ancora parlato della seconda, che si è svolta in dicembre, ma l’Ice Emotion ha appena caricato i video, stavolta sono andati davvero a rilento. Non che l’Accademia del ghiaccio abbia realizzato video, ma visto che da loro non ne aspettavo il filmato l’ha fatto mio marito. Magari prima o poi scriverò qualcosa anche sulla seconda gara, anche se i tempi sono diventati un po’ assurdi. La pagina ufficiale di quest’ultima gara è questa: http://www.accademiadelghiacciosdm.eu/gara-1-cr-lombardia/.

La pista, come detto, è a San Donato, una volta tanto a 15-20 minuti da casa. Dimensioni 25×40, quindi più piccola del 30×60 su cui Alessia e Ilaria pattinano regolarmente ma più grande del 20×30 di Oggiona. Il dettaglio non è marginale, un esercizio ben strutturato occupa tutta la pista, ma se il pattinatore sbaglia, crede di avere più spazio e si schianta contro la balaustra prende una penalità e magari si fa pure male.

La gara, il Memorial Marlene Castillo, fa parte del circuito CRL; Comitato Regionale Lombardia. Non chiedetemi perché il pattinaggio artistico su ghiaccio a questo livello abbia due circuiti differenti perché non lo so, comunque rispetto al circuito Libertas delle altre volte il regolamento cambia un po’. Il regolamento si trova sul sito della FISG, o Federazione Italiana Sport Ghiaccio: http://www.fisg.it/web/upload/FIGURA%20ART%20SYS%20-%20NUOVO%20REGOLAMENTO%20GARE%20INTERSOCIALI%20-%20cf28lug2016.pdf.

Ilaria, nata il 20 giugno 2009, compirà otto anni fra qualche mese, quindi appartiene alla categoria Pulcino Giallo e probabilmente è la più piccola nella sua categoria:

PULCINO GIALLO L’atleta deve aver compiuto 7 anni. L’atleta non deve aver compiuto 8 anni prima del 1° luglio della stagione in corso.

Ad Alessia, sempre penalizzata nel circuito Libertas perché è nata il 9 dicembre 2006, e il Libertas distingue le categorie secondo l’anno solare, ha già dieci anni, ma visto che li ha compiuti dopo luglio è un’Esordiente B:

ESORDIENTI B L’atleta deve aver compiuto 9 anni. L’atleta non deve aver compiuto 10 anni prima del 1° luglio della stagione in corso.

Stabilite le categorie sono passata a vedere gli elementi richiesti. Gli elementi sono gli stessi sia per Pulcino Giallo che per Esordienti B:

Programma di due minuti.

Al massimo 3 salti di cui una sola combinazione di 2 salti, Axel e salti doppi NON permessi. Ogni salto può essere eseguito al massimo 2 volte

Al massimo 2 trottole con sigla diversa

1 ChSq minimo mezza pista con almeno 1 angelo di 3’’

Axel e salti doppi comunque non li sanno fare, il fatto che non siano consentiti va benissimo perché non ha potuto farli nessun’altra bambina, anche se una bambina che li sa fare e non può farli per regolamento finisce comunque davanti. Per imparare i salti più difficili serve tempo, e se il tempo per impararli c’è stato allora si sono imparate anche altre cose, trottole più difficili, anfore in posizione migliore, i dettagli che cambiano sono davvero tanti. Per le trottole si parla di sigla diversa, ricordo che la lingua ufficiale del pattinaggio artistico è l’inglese e che molti elementi sono indicati con una sigla. Quando parliamo di salti T significa Toe loop, S significa Salchow, Lo significa Loop (o Rittberger), F significa Flip, Lz significa Lutz e A significa Axel, mentre il numero 1, 2, 3 o 4 che precede il salto indica il numero delle rotazioni, dal salto semplice al quadruplo. Le trottole (Spin, abbreviazione Sp) si dividono in Upright spins, Sit spins e Camel spins.

Nella Upright spin il pattinatore è in piedi, con la testa in linea con la colonna vertebrale. Circa, di questo gruppo fanno parte anche le Layback e le Biellmann, ma questi sono ulteriori dettagli che tralascio o non la finisco più. Nella Sit spin il pattinatore è seduto, con il ginocchio che si trova all’altezza delle natiche. Nella Camel spin la gamba libera viene portata all’indietro e il ginocchio si trova all’altezza dell’anca. Qualche spiegazione in più (in inglese, ma le fotografie aiutano anche se non si capisce il testo) si trova qui: https://en.wikipedia.org/wiki/Figure_skating_spins.

Ilaria nel suo programma ha una Sit spin, la broken, e una Camel spin, la trottola angelo.

ChSq suppongo significhi Choreo Sequence, cioè sequenza coreografica. Detta in modo semplice, i passi.

Passiamo a quanto riguarda la classifica

Categorie con massimo 16 pattinatori (2 gruppi da 8). Nel caso si superino i 16 iscritti alla stessa categoria, questa verrà divisa in girone 1 e girone 2.

Classifica dei 2/3 degli atleti delle categorie che hanno compiuto gli 8 anni.

Nessuna classifica per le categorie che non hanno compiuto gli 8 anni (Pulcini e Propaganda).

Caduta: -0,5

Per la verità i Pulcini Gialli erano 19, sarebbero stati 20 se non ci fosse stato un ritiro, ma suppongo, visto che non hanno dato la classifica, che abbiano deciso di ignorare questo dettaglio. Le Esordienti B erano 24, quindi sono state divise in Girone 1 e Girone 2.

Infine la valutazione:

ELEMENTI

W (salto del tre, in inglese si dice Waltz jump e questo giustifica la sigla) 0,5 punti

1S (Salchov) 1 punto

1T (toe loop) 1 punto

1Lo (loop) 2 punti

1F (flip) 2 punti

1Lz (Lutz) 2 punti

1A (Axel, elemento escluso nelle categorie delle mie bimbe ma consentito in altre) 3 punti

salti doppi (esclusi nelle categorie delle mie bimbe ma consentiti in altre) 4 punti

StSq/ChSq (sequenza di passi o sequenza coreografica) 1 punto

UpSp (Uprght spin) 1 punto

SSp (Sit spin) 2 punti

CSp (Camel spin) 3 punti

CCoSp e CCoSp (trottola combinata, non ho idea di quanti giri e quante variazioni siano necessari perché una trottola possa essere definita combinata) 4 punti

per ogni livello 0,5 (e questo non ho idea di cosa sia)

GOE (grado di esecuzione, è negativo se l’elemento è fatto male, positivo se è fatto bene, ma può anche essere pari a zero se non è fatto né troppo bene né troppo male)

negativo -0,5

positivo 0,5

COMPONENTS

IMPOSTAZIONE DI BASE, SCORREVOLEZZA e COREOGRAFIA da 1 a 5 per ciascun component per le categorie Pulcini, esordienti, principianti e cadetti, da 1 a 10 per ciascun component per le categorie Novice e junior.

Se sono in grado di distinguere un salto da un altro, almeno quando sono attenta, le mie capacità di distinguere il GOE sono un po’ più scarse, e non sono in grado di valutare cose come scorrevolezza e coreografia. Vedo gli inciampi, gli sbilanciamenti, ma quanto pesano? Non sono un giudice e non ho la minima intenzione di mettermi a contestare il loro operato, sicuramente loro vedono molte più cose di me e sanno quello che fanno, io mi limito a riportare quanto indicato sulla tabella della FISG solo per far vedere quali siano i criteri di valutazione.

Appena saputa la data della gara ho dovuto mettermi d’accordo con una collega per un cambio turno, visto che lavoro sempre o il sabato o la domenica il dettaglio del giorno di gara non è secondario. La settimana per Alessia è stata un po’ pesante, quest’anno per la prima volta la sua scuola fa valutazioni quadrimestrali invece che trimestrali e nei giorni precedenti la gara ha avuto diverse verifiche.

L’orario previsto per l’ingresso in pista per il riscaldamento di Ilaria era alle 10,10, considerando la vicinanza della pista ci siamo alzati e preparati con calma e siamo arrivati senza problemi, contemporaneamente all’allenatrice, incontrata nel parcheggio. Ilaria era già vestita, l’ho pettinata sul posto perché anche se sono migliorata in code le mie code hanno comunque un’autonomia limitata nel tempo, tanto è vero che dopo la ginnastica di riscaldamento Simona ha dovuto pettinare di nuovo Ilaria. Mi sa che devo studiare ancora un po’.

Ordine di discesa in pista: nel primo gruppo

1 Magni Alice, Forum S.s.d.r.l.

2 Bolognesi Sara, Forum S.s.d.r.l.

3 De Martiis, Gaia Varese Ghiaccio

4 Carlucci Sophia, GEAS CAP

5 Martinelli Maia, ASGA Como

6 Timis Vanessa, GEAS CAP

7 Bertacco Clementina, Agorà Skating Team

8 Tangari Ilaria, Agorà Skating Team

9 Rachiele Rebecca, Varese Ghiaccio

10 Zanchettin Alessia, GEAS CAP

Nel secondo gruppo

11 Caselli Anna, ICE LAB

12 Margutti Carolina, ICE LAB

13 Di Cristoforo Camilla, Agorà Skating Team

14 Capponi Sara, ICE LAB

15 Pezzoni Carla, GEAS CAP

16 Rossi Arianna, GEAS CAP

17 Colombo Giulia, GEAS CAP

18 De Masi Alessia, Varese Ghiaccio

19 Porro Giulia, ASGA Como

20 Maietta Martina, Forum S.s.d.r.l.

Ricordo di aver visto, una volta arrivata sul posto, che uno di questi nomi era stato cancellato, ma non saprei dire quale. Per me questi sono quasi solo nomi. Camilla e Clementina sono dell’Agorà, ma visto quante bambine ci sono e quanto poco sono fisionomista io ho la tendenza a confonderle tutte fra loro, al di là del gruppo di allieve di Simona. E poi c’è Sara Capponi, che era già arrivata davanti a Ilaria le due volte che avevano partecipato alla stessa gara, anche se nella seconda di quelle gare Ilaria era caduta. Ho guardato solo gli esercizi del primo gruppo, una volta che Ilaria ha finito la sua prova e che è uscita dalla zona riservata agli atleti sono andata da lei, la pista di San Donato è gelida e mettere i pantaloni al posto della gonna era il minimo da fare per poter sopravvivere alla giornata. Una delle bimbe, come Ilaria, aveva in testa un fiocco rosso e giallo, perciò potrebbe aver pattinato pure lei sulla musica dei film di Harry Potter, ma non potrei dirlo con certezza.

La mia impressione è che la gara sia andata abbastanza bene, anche se c’è stata una caduta sulla trottola broken. Non dico che su quella trottola finisca col sedere sul ghiaccio la metà delle volte che la fa, ma piuttosto spesso non si rialza. Non ha ancora capito che se in allenamento va bene provare ad allungarla il più possibile in gara farla un giro più corta a questo livello non è un problema, ed è meglio che prendersi la penalità.

Elementi eseguiti: salto del tre (0,5 punti), combinazione toe loop/toe loop (1+1 punti), trottola bassa (2 punti), loop (2 punti), trottola angelo (3 punti), a cui va sottratta la penalità per la caduta (meno 0,5 punti). Di sequenze coreografiche (1 punto) quante ne ha fatte, una o due? E a che livello erano i suoi components? Sicuramente non a livello massimo, fra l’altro c’è stato un vistoso sbilanciamento sulla seconda anfora, ma davvero sono cose che non so valutare. Non posso nemmeno fare confronti con le altre bambine visto che il palazzetto di San Donato non carica i video su internet, e certo non sono così fanatica da filmare bambine che non conosco per fare confronti. L’unico video che ho trovato su internet è quello di Sara Capponi, suppongo caricato dai suoi genitori, con Sara che ancora una volta ha pattinato meglio di Ilaria, e questo senza neppure considerare la caduta. Il suo esercizio:

La classifica, come da regolamento, non è stata data, anche se chi ascoltava con attenzione poteva conoscerla. Prima della premiazione, fatta dando a tutti una medaglia e nessuna coppa, riservata solo ai primi tre classificati nelle categorie dei più grandi, abbiamo dovuto aspettare perché la classifica dei Pulcini gialli non era ancora pronta. Se non altro questo dettaglio prova che hanno dovuto elaborarla, anche perché le bambine non sono state chiamate né nell’ordine di discesa in pista né in quello alfabetico. Ordine di chiamata (debitamente censurato): D, M, C, M, M, P, P, B, C, R, D, T, R… le ultime sei non le so perché il filmato fatto da mio marito si interrompe, anche se loro sì sono state certamente messe tutte a pari merito. Classifica dei due terzi dei partecipanti significa che, in un gruppo di 19, vengono indicate le posizioni fino al 12 o al 13. Suppongo 13, visto che il cognome della tredicesima inizia con la R e gli altri cognomi iniziano con B, C, D, M, R, T e Z, con una di loro – non so quale – assente.

Il filmato di mio marito si interrompe perché la dodicesima bambina chiamata era Ilaria, solo che lei non ha sentito di essere stata chiamata e lui ha spento l’iPad per iniziare a urlarle (era lontana da noi e c’era molta confusione) di andare verso il podio perché era stata chiamata. Gli organizzatori non se ne sono accorti, in pista per la premiazione c’erano contemporaneamente le quattro categorie di Pulcini (maschi, rossi, verdi e gialli) che facevano di tutto, al punto che alla fine sono andata io da Ilaria che, quasi in lacrime, stava dicendo allo speaker di non essere stata chiamata. Quando le ho spiegato che invece era stata lei a non sentire il suo nome si è rasserenata e si è presa tutta felice la sua medaglia ricordo.

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Fra una gara e l’altra c’è stato il tempo per il pranzo e un po’ di giochi con le amiche, visto che in gara c’erano diverse altre alunne di Simona: Cassandra (nona nelle Esordienti A), Sveva (prima nelle Principianti A), Giulia (terza nelle Principianti A), Erica (undicesima nelle Principianti B), mentre Giada (terza nelle Cadetti) ha pattinato il giorno dopo. Al di là della gara – i programmi durano un paio di minuti – l’aspetto bello è proprio il gruppo che si è formato fra le bambine/ragazzine/ragazze, con tutte che sostengono le altre e che si divertono a stare insieme.

Alessia ha pattinato al pomeriggio, terza del secondo gruppo di riscaldamento, e in questo caso la classifica c’è:

1 Virginia Travaglia, ASGA Como

2 Matundan Mery, Agorà Skating Team

3 Elena Schilardi, ASGA Como

4 Isabella Margutti, Ice Lab

5 Giorgia Stefanin, Varese Ghiaccio

6 Esther Modena, Agorà Skating Team

7 Alessia Tangari, Agorà Skating Team

8 pari merito: Francesca Picco (GEAS CAP), Emma Navone (Agorà Skating Team), Arianna Ranieri (Ice Lab), Zoe Martinez (GEAS CAP).

Nel programma manca la seconda combinazione, tolta in giornata. Circuiti diversi hanno regolamenti diversi, e così un elemento che Alessia ha eseguito senza problemi a Oggiona qui non l’ha potuto fare. Elementi: combinazione toe loop/loop (1+2 punti), Flip (2 punti), trottola bassa (2 punti), toe loop (1 punto), trottola angelo (1 punto). La sequenza di passi l’ha eseguita? Avrebbe dovuto contenere un angelo, e Alessia ha perso subito la presa sul piede nell’anfora, di solito le viene meglio. La cosa importante è che ha battuto quattro bambine, arrivare sempre in fondo alla classifica sarebbe scoraggiante.

Sveva e Giulia, che hanno pattinato poco dopo la premiazione di Alessia, hanno avuto un sostegno notevole da parte delle compagne di squadra, che si intravedono nel video fatto dal papà di Giulia:

Prossimo appuntamento fra un paio di settimane a Piancavallo, e lì oltre alla gara c’è in programma la battaglia con le palle di neve.

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Alexei Yagudin: Winter

Primo giorno d’inverno. Quale modo migliore, nel notarlo, che riguardare il programma corto di Alexei Yagudin alle Olimpiadi del 2002?

Winter:

Yagudin, per chi non lo sapesse, quelle Olimpiadi le ha vinte, arricchendo così un palmarès che comprende anche tre ori (1998, 1999, 2000 e 2002), un argento (2001, dietro a un certo Evgeni Plushenko, atleta da lui battuto, fra l’altro, alle Olimpiadi) e un bronzo (1997)  mondiali e tre ori (1998, 1999 e 2002) e due argenti (2000 e 2001) europei.

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Oggi mi ammazzo… o forse no

Il pattinaggio artistico è uno sport in cui si cade. Lo dico spesso alle mie bimbe per consolarle quando cadono e far capire loro che non è successo nulla di terribile. Tutti cadono, anche i campioni, e qualsiasi movimento presenta rischi, anche il più banale. Chiedere, per una conferma, ad Anna Pogorilaya:

Anna, ricordo, è arrivata terza ai Mondiali della scorsa primavera, terza alle ultime due edizioni degli Europei e terza alle finali di Grand Prix disputate qualche giorno fa, quelle in cui ha eseguito quest’esercizio. Quarta dopo il corto, con un bellissimo programma lungo ha recuperato una posizione. E questa mancata caduta fa il paio con una caduta che ho visto io e che su internet non si trova. Nel 1991 sono stata alla serata inaugurale del Forum di Assago, e fra tutti i campioni ha pattinato anche una giovane promessa statunitense, e sono quasi certa che si trattasse di Nicole Bobek. Nulla da dire sul bellissimo esercizio, ammirato da tutti. La caduta, che ha colto tutti di sorpresa, è arrivata… sull’inchino finale!

Chi proprio è caduta è stata un’esultante Ashley Wagner al termine del suo programma corto degli ultimi Mondiali, anche se la televisione ha mancato il momento della caduta:

Quarta dopo il corto, alla fine la Wagner ha conquistato l’argento. Caduta sul finale – ma in questo caso l’esercizio non era ancora terminato, tanto è vero che la coppia ha ricevuto un punto di detrazione – anche per Xiaoyu Yu che, in coppia con Hao Zhang, è arrivata seconda all’ultima finale di Grand Prix:

Caduta proprio sul finale? Ne ricordo una di tanti anni fa, protagonisti i pattinatori che per primi mi hanno fatto scoprire la bellezza della danza su ghiaccio. Non è il loro esercizio più famoso, anzi questo è stato apprezzato poco, ma a me piace comunque. Loro sono i fratelli Isabelle e Paul Duchesnay, secondi nell’occasione ai Campionati Europei:

Javier Fernandez, campione del mondo nelle ultime due stagioni, è riuscito a non cadere sul quadruplo Salchow, ma sa solo lui come ha fatto:

Comunque al di là dello stato di forma da ritrovare qualcuno dovrebbe dirgli che il costume dell’anno scorso era molto più bello. Una delle cadute più strane ha visto protagonista Midori Ito. Infortunata a un piede per colpa di un brutto scontro nel riscaldamento, ha pattinato con la tenacia che la contraddistingueva e non si è scoraggiata neppure quando è volata fuori pista. Come dico sempre alle mie bimbe, dopo essere cadute ci si rialza e si prosegue come se non fosse accaduto nulla, anche se di cadute come questa spero di non vederne più.

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