Sportlandia

Kurt Browning

Alla fine l’ho fatto. Ho aperto un nuovo blog. Ci pensavo da un paio di mesi, mi dicevo che proprio non ne avevo il tempo, e infatti…

Non conto di scrivere molto qui. Solo quando proprio non potrò farne a meno, e il giorno che lo farò non scriverò su librolandia. Il fatto è che ultimamente sto passando davvero tanto tempo a guardare Kurt Browning, a leggere di Kurt Browning, a cercare notizie su Kurt Browning, a postare messaggi su un pattinatore in un blog che si chiama librolandia. Va bene, Kurt due libri li ha scritti, la bellissima autobiografia Kurt. Forcing the Edge e un libro illustrato per bambini che mi sa che prima o poi comprerò, A is for Axel: An Ice Skating Alphabet. Ha partecipato anche a T is for Tutu: A Ballet Alphabet, realizzato insieme a sua moglie Sonia Rodriguez, prima ballerina del National Ballet of Canada di Toronto. Mi sembra comunque un po’ poco per parlarne lì, soprattutto considerando quanto io intenda parlare di lui.

Avrò ben pochi lettori visto che il mio soggetto principale è un pattinatore canadese che si è ritirato dalle competizioni 19 anni fa? Non importa. Non scrivo per i lettori, non qui, anche se scrivo i testi in modo tale da presupporre che qualcuno mi stia leggendo. Scrivo per me, per mettere ordine in quello che so di lui, in quello che ho letto, nei video che ho visto. Voglio ricostruire la sua carriera, e voglio continuare a sognare con i suoi magnifici esercizi.

Anni fa all’università ho frequentato due corsi di Storia dell’incisione e delle arti grafiche con il professor Paolo Bellini. Bellini era bravissimo, uno dei professori migliori che mi sia mai capitato d’incontrare. Si vedeva che insegnava per passione. Io ho fatto il Liceo Artistico. Non ho un particolare talento per il disegno, ma avendo ricevuto lezioni specifiche qualche minima capacità l’ho sviluppata. E insieme alle capacità ho maturato l’interesse per il disegno, così ho scelto quel corso, un corso complementare, per interesse. Se l’ho biennalizzato è perché l’ho trovato davvero affascinante. Ecco, con Bellini nessun’arte era minore. Ci ha fatto vedere la bellezza delle opere di Simone Cantarini e Stefano Della Bella, di Jacques Callot e di non so quanti artisti sconosciuti ai più. Ci ha fatto amare Albrecht Durer e Rembrandt Harmenszoon van Rijn al di là dei loro dipinti. Nessun’arte è minore quando riesce a trasmettere emozioni. Possono essere minori le dimensioni, può essere contenuto il costo per realizzarla, ma l’arte è arte. E riflessioni sull’arte, sulla sua forma e sulla sua caducità le ho trovate anche nella bellissima duologia The Sarantine Mosaic di uno scrittore che adoro, Guy Gavriel Kay. Crispin, Il protagonista di Sailing to Sarantium e Lord of Emperors, è un mosaicista e in teoria la sua arte dovrebbe durare in eterno. Ma cosa dura in eterno? Anche le sette meraviglie del mondo antico dovevano durare in eterno. Quante ne conosciamo per averle viste di persona? Shirin è una ballerina, arte effimera per eccellenza. La vedi mentre viene realizzata, e poi non c’è più. Ma che emozioni sa trasmettere? Ora che abbiamo le televisioni, youtube e un’infinità di modi e possibilità di registrare e conservare le immagini quest’arte ha perso un po’ della sua caducità, ma nei romanzi è molto forte il discorso del fare qualcosa che duri per sempre. Anche gli sportivi vogliono vincere, e vogliono che il loro nome resti nell’albo d’oro, anche quando ormai non sono più loro a essere i più forti.

Qual è il confine fra arte e sport? Nello sport conta il risultato, ma è l’unica cosa che conta? Per me no. Per me lo sport è le emozioni che mi sa trasmettere, e la bellezza di ciò che vedo. Non ho mai guardato atletica leggera. Una volta però facendo zapping mi è capitato di vedere un salto di Heike Henkel. Era stata campionessa olimpica di salto in alto, ma ormai non era più la più forte. Un paio di atlete erano in grado di saltare più in alto di lei, e infatti in quell’occasione è arrivata terza. Però la bellezza del suo gesto mi ha incantata. Le altre due saltavano di più? E che importanza aveva? Lei saltava con un’eleganza senza pari. Fluida. Armoniosa. Il suo non era più un gesto sportivo, era un’opera d’arte.

Daniela Silivas

Non ho mai più guardato nessuna disciplina dell’atletica, né prima né dopo. Non mi attira particolarmente, e visto che non c’è tempo per fare tutto bisogna fare delle scelte. Però ci sono immagini che catturano in modo indelebile. Daniela Silivas che esegue il suo esercizio alle parallele asimmetriche nel concorso generale individuale delle Olimpiadi del 1988. L’ho amata fin dal primo istante, sono immediatamente diventata una sua fan e ho amato ancora di più i due esercizi successivi, quello alla trave e quello al corpo libero. Sono ancora infastidita dal fatto che, per colpa di alcuni giudizi discutibili, in quella gara lei abbia vinto solo l’argento, anche se poi si è rifatta con tre ori e un bronzo di specialità. Ho potuto tifare per lei solo per poco più di un anno, visto che prima di quelle olimpiadi io non avevo praticamente mai guardato una gara di ginnastica e Daniela si è ritirata dopo i Mondiali del 1989, ma per me la ginnastica artistica è ancora lei. E nella ginnastica artistica io sono una tifosa della Romania, per sempre. Posso tifare anche per altre atlete, vedi Shannon Miller, ma in genere i miei occhi si fissano sulle romene. Ovvio, prima o poi parlerò davvero della Silivas.

Alle olimpiadi del 1992 seguivo già la ginnastica, l’atleta del momento per me era Lavinia Milosovici – una romena, ovviamente – e sono rimasta colpita da una gara di tuffi. Anche in quel caso stavo facendo zapping. Mi sono fermata un attimo, senza sapere che l’atleta che si stava tuffando era Gao Min. Se non sapete chi sia provate a mettere il suo nome su google, e poi capirete perché ho dovuto guardare quella gara fino alla fine. Nessuna era paragonabile a lei. Non l’ho più rivista, sto scoprendo ora che dopo quella gara si è ritiata. Lei era la perfezione, non solo tecnica ma anche artistica. Ovvio che un paio di giorni dopo io mi sia fermata a guardare un’altra gara di tuffi femminile. La delusione alla scoperta che Gao non c’era è stata subito sostituita dall’ammirazione per un’altra tuffatrice incredibile, Fu Mingxia. Non seguo tuffi, come detto bisogna fare delle scelte, ma se mi capita uno sguardo lo dò più che volentieri.

Vedo che sto citando solo donne, ma sono molti gli atleti di sesso maschile che ammiro. Il primo sport che ho davvero seguito, spinta in questo da un padre e un fratello, è stata la Formula 1. Però ho deciso di tifare per qualcuno per cui loro non tifavano, con scelta caduta un po’ casualmente su Michele Alboreto e, in modo un po’ più ragionato (se ci può essere una ragione dietro il tifo) su Nelson Piquet. In quel caso, mi sono resa conto, tifavo per loro, ma lo sport mi interessava meno, anche perché più è passato il tempo più le macchine sono diventate preponderanti, e io non risco a tifare per ingranaggi e rotelline varie. Infatti dopo il ritiro di Piquet non ho più seguito la Formula 1.

Mi sono appassionata alla pallavolo all’epoca del primo successo importante dell’Italia di Julio Velasco. L’altro mio fratello seguiva tutte le partire e alla fine ha contagiato anche me, facendomi amare i vari Andrea Lucchetta, Andrea Zorzi, Marco Bracci, Lorenzo Bernardi, anche se il mio vero idolo pallavolistico è… un americano: Jeff Stork. E anche Karch Kiraly, con le sue difese incredibili, non era niente male. A proposito di difese… un’azione difensiva di Kelly Gruber è stata quella che mi ha fato decidere di tifare per i Toronto Blue Jays nelle finali della Major League di baseball del 1992. Sport insolito per l’Italia? Beh, io ho giocato a softball. Poco e male ma l’ho fatto, perciò quando ho avuto la possibilità di guardare qualche partita di baseball l’ho fatto. Ho pure guardato in televisione – in piedi, come era in piedi tutto lo stadio – Call Ripken Jr. il 6 settembre del 1995 quando ha battuto il record di partite consecutive detenuto in precedenza da Lou Gehrig. Quel giorno diventavano 2131, e io come tutti gli altri ripetevo “we want Call”. Che ci volete fare, i record mi fanno un certo effetto. Non quelli scemi che a volte vengono stabiliti solo per apparire nel Guinness dei primati, quelli veri, ottenuti facendo qualcosa per cui bisogna lottare. Ora le partite sono 2632.

Stefan Edberg

Lo sport che ho seguito di più comunque è stato il tennis. Ora lo guardo meno, sia perché attaccanti e rovescio a una mano sono praticamente estinti, sia perché non ne ho il tempo. Aggiungiamoci il fatto che non ho Sky e il quadro è completo. Per me il tennis è davvero tennis a Wimbledon. Avete presente quanto è bello il verde di quei campi? Anche quando sono spelacchiati dipo due settimane di gioco. Poi è vero che si gioca anche durante il resto dell’anno, ma Wimbledon è il torneo. E chi lo trasmette? Grrr…

Sono una tifosa di Stefan Edberg. Notato il tempo presente? Sono, non ero. Il motivo per cui questo blog si chiama sportlandia e non kurtlandia è Stefan Edberg. Se ho aperto un blog per parlare di Kurt Browning al di fuori dei libri, non potevo farne uno esclusivamente suo e lasciare fuori Stefan. Se Daniela Silivas mi ha spinto a tifare per tutte le romene nella ginastica artistica e Kurt Browning mi ha spinta a tifare per tutti i canadesi nel pattinaggio artistico, Stefan Edberg mi ha spinta a tifare per tutti gli svedesi in tutti gli altri sport, a meno che io non abbia una preferenza per qualche singolo atleta per via delle sue capacità. Mica per niente nello sci alpino ho tifato anche per Pernilla Wiberg. Ok, ho tifato anche per Marc Girardelli, ma questo è un altro discorso. Il tennis non è solo Edberg, è anche Jana Novotna, Martina Navratilova, Tim Henman e persino tennisti che ho scoperto parecchi anni dopo il loro ritiro come Billie Jena King e Arthur Ashe. Ma di tennis parlerò abbondantemente in seguito, quindi basta per ora. Sto già perdendo fin troppo tempo.

Sportlandia dunque, per fare il paio con librolandia, anche se in questo blog scriverò molto meno e sarà molto più parziale. In librolandia inserisco classifiche di vendita, indipendentemente da quel che penso dei singoli libri. Poi magari mi sbilancio nei commenti, ma la classifica è oggettiva e non soggettiva. Anche quando segnalo le novità librarie inserisco spesso libri non fantasy che interessano a me, ma metto tutti i romanzi fantastici che so che vengono pubblicati anche quando li reputo delle porcherie. I miei gusti emergono nelle analisi che faccio sui libri che ho letto. Qui invece è tutto legato ai miei gusti, punto e basta. Ho dovuto aggiungere il mio nome dopo sportlandia, trasformando il blog in sportlandiamartina perché l’altro nome era già occupato. Pazienza. Per ora mi concentrerò su Kurt e sul pattinaggio, per questo qui l’ho solo nominato. Kurt è un grandissimo atleta, viste le sue capacità ha vinto pure poco, ma soprattutto è un artista. Ma di lui, e anche di un bel po’ di altri pattinatori, parlerò in un prossimo futuro.

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