Nelson Piquet

 

Se il tifo per Michele Alboreto è nato in modo molto casuale, quello per Nelson Piquet è stato un po’ più ragionato, nel senso che ormai di Formula 1 qualcosa sapevo, anche se il tifo non è mai davvero razionale. Era il 1983, il campionato era già iniziato, e non ho idea di quale gara fosse. So che avevo visto le ultime dell’anno precedente e le prime della nuova stagione quando ho deciso di tifare per qualcuno che avesse qualche possibilità di conquistare il titolo. In lizza c’erano ben tre francesi, Alain Prost, René Arnoux e Patrick Tambay, e un brasiliano, Nelson Piquet appunto. Arnoux e Tambay correvano su una Ferrari, quindi io non potevo tifare per loro. Mai tifare per qualcuno che ha un grosso seguito. Troppo facile per l’atleta, o la squadra, per cui tifano tutti. Rimanevano Prost e Piquet. Il brasiliano era in minoranza, uno contro tre se si faceva un confronto per nazioni, quindi ho scelto lui. Semplice, no? Prost è diventato un rivale, un signor rivale per il quale ho sempre provato rispetto, ma per una banalità non è diventato il mio idolo.

Sapevo che Piquet aveva già conquistato un titolo nel 1981, quindi era davvero uno forte, mentre al momento nessun francese si era mai laureato campione del mondo. Prost ha provveduto a cambiare questo stato di cose con una certa decisione, ma avere un fratello davvero appassionato contribuiva a fornirmi di un bel po’ di informazioni. Utili? Dipende dai punti di vista, io comunque per alcuni anni mi sono divertita a seguire le gare, ed entro breve il tifo per Piquet è diventato molto più forte di quello per Alboreto, anche se non lo ha mai cancellato. Per forza, alla fine del 1983 Piquet ha conquistato il suo secondo titolo.

Se Alboreto mi aveva fatto scoprire il tifo per qualcosa di reale, Piquet mi ha resa molto più partecipe. Ho iniziato a comprare Autosprint ogni volta che finiva sul podio, prima rivista sportiva mai comprata da me. Ho iniziato a fare gli schemi con i punteggi, non solo schemi simili a quelli fatti da mio fratello ma altri più complessi. Non ho problemi con i grafici né con la matematica, e con Nelson ho iniziato a fare tutta una serie di statistiche. Ho ancora conservati quei fogli in una cartelletta su in solaio. La differenza nel tifo fra Nelson Piquet e Stefan Edberg è esemplificata anche da questo: la cartelletta dedicata a Piquet si trova in solaio, le cartellette dedicate a Edberg – notare il plurale – si trovano in casa. E le riviste di pattinaggio si trovano sulla libreria, ma è anche vero che sono molte meno.

Piquet era divertente. Sì, conoscevo un episodio del 1982 in cui aveva preso a pugni Eliseo Salazar, reo di averlo involontariamente buttato fuori di pista con un incidente nel corso di un doppiaggio, ma non era un vero problema. Era un episodio isolato, e Nelson era scosso visto che il giorno prima era stato la prima persona a correre in soccorso di Didier Pironi dopo che il francese aveva subito l’incidente che lo avrebbe per sempre allontanato dal mondo della Formula 1. Episodio non bello ma comprensibile alla luce della paura provata, anche perché in genere il suo carattere era completamente diverso. Scherzava, Nelson, e nonostante i risultati importantissimi a volte per lui sembrava che divertirsi fosse più importante che ottenere un buon risultato. Ricordo un’occasione in cui aveva scommesso che se non avesse fatto la pole position avrebbe sfilato per i box in mutande. Non ricordo chi si sia piazzato in prima posizione, ricordo però molto bene la foto di Nelson, impegnato nella sua sfilata, con un bel paio di mutande rosse indossate sopra i jeans. Scherzava, sdrammatizzava, ma quando era importante sapeva anche guidare davvero. Fra l’altro è autore di uno dei sorpassi più famosi e difficili della storia della Formula 1, quando di sorpassi ancora se ne vedevano. E chi lo ha subito non era un pilota qualunque, ma un certo Ayrton Senna. Il Gran Premio è quello d’Ungheria del 1986:

E non c’è solo questo nella sua carriera. C’è uno svenimento sul podio nel 1982, dopo il successo nel Gran Premio del Brasile perché aveva dato tutto sé stesso nella corsa. Poi è stato squalificato, lui come il secondo arrivato Keke Rosberg per vettura irregolare, ma Nelson aveva fatto una signora gara. C’è la vittoria al Gran Premio del Canada nel 1984, con il piede dell’acceleratore, il destro, ustionato a causa di un problema della sua vettura. Soffriva, ma continuava a premerlo quel pedale. Ci sono un bel po’ di duelli importanti con parecchi piloti, come quello con Alboreto che ho già citato. Vinti o persi, erano comunque episodi che davano emozioni. E a giudicare dai risultati di duelli ne ha vinti un po’.

Tre titoli mondiali, 23 vittorie, 60 podi, 100 volte a punti, 23 giri più veloci in gara, 24 pole position e 43 partenze dalla prima fila. Numeri importanti, e m’importa ben poco che altri, soprattutto in seguito, abbiano ottenuto risultati migliori. Quando si arriva oltre un certo livello si è comunque dei campioni assoluti, e ogni risultato in più o in meno può dipendere da un bel po’ di fattori casuali che vanno al di là della possibilità di controllo del singolo atleta. Piquet ha gareggiato contro piloti pluricampioni quali Niki Lauda, Alain Prost e Ayrton Senna, e ha avuto a “rompegli le scatole” anche gente come Alan Jones o Nigel Mansell. Negli anni ’80 le vetture erano importanti ma non dominanti come ora, e infatti la singola gara poteva anche essere vinta da una Tyrrell o una Benetton oltre che dalle più accreditate McLaren, Williams, Lotus, Ferrari o Brabham. Quanti piloti, quante scuderie potevano mettersi in luce? Se invece la lotta si restringe a due soli piloti e sei uno di quei due è più facile fare record su record, ma probabilmente sono record che in termini assoluti valgono un po’ meno. Rimangono nel libro d’oro, ma non sono la stessa cosa.

Ho smesso di seguire definitivamente la Formula 1 al termine del 1991, l’anno del ritiro di Piquet. Non che non abbia più guardato nessuna gara, nel 1993 ho assistito alla prima ventina di giri della 500 Miglia di Indianapolis, cosa mai fatta prima o dopo, chissà perché… Ora però, giusto quando mi capita, assisto al via, poi mi disinteresso completamente di quanto avviene. La Formula 1 è cambiata, e non è più uno sport in grado di darmi emozioni anche se è stata la mia prima passione. Questo di Wikipedia è un bel riassunto della carriera di Nelson Piquet: http://it.wikipedia.org/wiki/Nelson_Piquet.

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