Gene Kelly e Kurt Browning: Singing in the Rain

Pioggia. Ve ne siete accorti anche voi, vero? Ok, non dovrei parlare al plurale. L’altro ieri, dieci giorni dopo aver inaugurato il blog, è arrivato il mio primo e per ora unico visitatore. È scappato subito, suppongo perché completamente disinteressato riguardo a quel che ha trovato. Mica posso dargli torto, nessuno è obbligato ad avere le mie stesse passioni. Quanto a quel che mi passa per la mente visto che qui continuo ad autocitarmi… a chi importa ciò che pensa una perfetta sconosciuta? Comunque fino a quando non mi degnerò di inserire qualche link o a mandare i post su Facebook e Twitter è abbastanza improbabile che arrivino visitatori nuovi.

Pioggia, dicevo. Talmente forte che anche se avevamo un ombrello ciascuno io e Alessia, la mia bimba di quasi sette anni, ieri siamo arrivate a casa fradice. A un certo punto abbiamo iniziato a scherzare su quante rane fossero entrate a giocare nelle nostre scarpe, tanto avevamo i piedi zuppi. L’altro pensiero che mi è venuto in mente me lo sono tenuto per me, mica posso ossessionarla con il pattinaggio altrimenti la stanco. Rag-GIDON-Time le piace. Non avevo dubbi che sarebbe stato così quando glie l’ho proposto per la prima volta perché Kurt Browning è vestito da pagliaccio e il pezzo fa davvero ridere. Le piace anche Summertime, e per ora preferisco non farle vedere altro per non stancarla. Il mese prossimo c’è Disney on Ice, che per me sarà banale ma che potrebbe essere importante per lei. Le piace anche The Red Hat Trick di Jane Torvill e Christopher Dean. Per forza, abbiamo anche noi un cappello rosso identico a quello.

Singing in the Rain. Vi dice niente? Gene Kelly, vero? L’unico ricordo suo che ho di quando ero una bambina è la danza con il topo Jerry in Due marinai e una ragazza. Ho amato quella scena anche se non avevo neppure idea che esistesse un attore di nome Gene Kelly. Quanto a Singing in the Rain, in seguito ho vagamente sentito parlare di quella scena sotto la pioggia ma non ricordo di averla mai vista fino a non troppo tempo fa, quando l’ho cercata intenzionalmente per vedere com’era l’originale. Per me Singing in the Rain è Kurt Browning, per sempre.

Ci sono cose per cui Wikipedia non mi sembra la miglior fonte d’informazioni, ma su alcuni soggetti, specie se si tratta della versione in inglese, ci sono testi molto validi. Su Kelly ho trovato un passaggio molto interessante nella sezione dedicata al suo stile e alla sua influenza sulla danza. Il brano parla del suo atletismo, dei suoi movimenti ampi, della sua qualità muscolare, e riporta un’affermazione dello stesso attore secondo cui c’è un forte legame fra atletismo e danza, con la sua stessa danza che trae origine dalla sua formazione di atleta. Lui riteneva che la danza fosse un’attività maschile, e che se un uomo danza bene danza meglio di una donna. Odiava la diffusa effeminatezza che troppo spesso vedeva nei balli degli uomini, caratteristica che tratteneva molti maschi dal dedicarsi al ballo. Lui non vedeva alcun problema nel fatto che il ballo potesse attrarre uomini effeminati fino a quando non si fossero messi a danzare come una donna. Se un uomo danza come una donna danza male, così come una donna non può cantare bassi. Un grave errore secondo lui era confondere la leggiadria, l’eleganza, con l’effeminatezza. Come esempio portava John Wayne, affermando che era un uomo elegante che nessuno avrebbe mai potuto prendere per effeminato. E lo stesso discorso, aggiungeva, vale per alcuni giocatori di palla.

Io posso tranquillamente aggiungere nella spiegazione di Kelly il nome di Stefan Edberg: sul campo era l’eleganza personificata, e credo che nessuno abbia mai avuto alcun dubbio sulla sua mascolinità. Bene, questo è il balletto di Gene Kelly in Singing in the Rain (Cantando sotto la pioggia):

Io però ho scoperto questo balletto alcuni anni fa, pattinato su ghiaccio. Kurt Browning era il grande favorito alle Olimpiadi del 1994. Di quell’Olimpiade parlerò in un’altra occasione, certo è che da Campione del Mondo del 1989, 1990, 1991, 1993 e vicecampione del 1992 si presentava molto bene. Però voleva anche farsi conoscere meglio, al di là di quei due programmi, tecnico e libero, che costituiscono la gara, e così ha realizzato il film You Must Remember This. Film, purtroppo, non più in commercio. Se potessi comprerei tutte le sue esibizioni. In mancanza d’altro ci si deve accontentare di Youtube. Il video inizia con Kurt che ricorda sua mamma davanti alla televisione, e il suo immedesimarsi con Gene Kelly. Da bambino avrebbe voluto esserlo, da grande lo è diventato, anche se solo per lo spazio di un balletto. Gene Kelly non ha mai pattinato, ma se avesse saputo farlo questo è quello che avrebbe fatto:

Straordinario. Anche ora che so come è stato realizzato il video non posso fare a meno di rimanere incantata. Browning è elegante. Ogni suo movimento è semplicemente perfetto. Quell’uomo è nato per pattinare. Che poi questo video sia stato costruito non sminuisce minimamente la sua bellezza.

Le difficoltà erano numerose. Ballare con un ombrello, aprendolo di tanto in tanto, e con un cappello che non deve volare via, non dev’essere affatto facile. E i vestiti bagnati e pesanti non aiutano. Ma quello che non capivo era come potesse non sciogliersi il ghiaccio con tutta quell’acqua sopra. Ora lo so.

Realizzare la scenografia non è stato un problema ma la pioggia artificiale doveva essere calda, altrimenti Kurt sarebbe congelato sul posto. Problema: se mettiamo tanta acqua su del ghiaccio il ghiaccio si scioglierà? E se l’acqua è calda? Non credo di dover essere io a fornire la risposta. Per realizzare questo video ogni 30 secondi dovevano fermarsi e togliere dal ghiaccio l’acqua. Suppongo che Browning si cambiasse, il suo vestito non appare troppo bagnato e probabilmente una polmonite non rientrava fra i suoi obiettivi dell’anno. Quei brevi istanti in cui Browning sfugge alla telecamera sono stati necessari alla produzione per raccordare le varie sequenze di filmato l’una all’altra e per far apparire l’esercizio come qualcosa di unitario e non come diverse parti di un esercizio assemblate assieme. Browning ha ripetutamente citato questo esercizio come uno dei culmini della sua carriera mentre Sandra Bezic, la straordinaria coreografa che ha firmato alcuni dei suoi esercizi più importanti, ha raccontato che le dieci ore necessarie a realizzare il filmato sono state uno dei momenti più belli della vita di Kurt.

Incredibilmente per anni questo esercizio è rimasto un episodio isolato. Poi, nel 2012, Browning è andato al Medal Winners Open in Giappone, una competizione riservata a tutti gli atleti capaci di conquistare una medaglia nelle competizioni più importanti. Dopo sei anni trascorsi facendo solo esibizioni ha deciso di rimettersi in gioco in una gara. È arrivato secondo, staccatissimo dietro a Jeffrey Buttle, che però è ben 16 anni più giovane di lui, e davanti a pattinatori come Ilia Kulik (11 anni più giovane), Takeshi Honda (15 anni più giovane) Alexei Yagudin (14 anni più giovane) e Philippe Candeloro (6 anni più giovane). Non sono una pattinatrice, ma ho il vago sospetto che da un certo momento in poi ogni anno in più renda i salti molto più difficili. Kurt ha dato il merito del piazzamento a una coreografia stupenda, dimostrandosi modesto e tralasciando di evidenziare l’ovvio: che nessuno ha la sua morbidezza nella pattinata. Qualche differenza nella coreografia è d’obbligo, per esempio non c’è il lampione su cui era salito nel video televisivo, e ogni gesto deve essere eseguito in modo fluido dopo il precedente. Qui la pioggia e la scenografia non ci sono perché si tratta di un esercizio vero, con tanto di giudici che devono dare il loro responso. Singing in the Rain:

Se si può ballare sotto la pioggia, l’acqua non da’ più nemmeno tanto fastidio.

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