Carlotta Ferlito: Cosa penso mentre volo

Sorrido per non piangere. Dura un attimo, poi passa.

E finalmente l’esercizio comincia.

Cammino sulla trave e mi sento una star, l’eroina del mio film.

Ho sempre bisogno di nuove sfide, di confrontarmi e di combattere. Vi sembro una dura? No, sono piena di dubbi e di paure, come tutti voi.

Subito prima di una gara scorre veloce nella mia mente una carrellata delle infinite e varie possibilità che ho di uccidermi facendo quell’esercizio. Respiro, e mi concentro sulla tecnica ideale.

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“Adesso devo fare così, poi mettere il piede qui, la mano là.”

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Se le orecchie captano una voce lontana, il pianto di un bambino, una musica che si diffonde all’improvviso; se la testa per un attimo va da un’altra parte, e non segue più il corpo, poco importa. Le mie braccia e le mie gambe continuano a muoversi come per incanto senza perdere il ritmo, perché sanno cosa devono fare grazie all’automatismo di esercizi provati centinaia e centinaia di volte.

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Parola di Carlotta Ferlito. Lei inizia parlando di trave, il suo attrezzo preferito, e la mia mente corre subito a un’altra specialista della trave capace di vincere a quell’attrezzo un oro olimpico, tre ori mondiali e un oro e un bronzo europei: Daniela Silivas. Credo sia inevitabile, tendiamo a fare paragoni con chi ci ha fatto conoscere e amare lo sport. Del resto se ho preso in mano Cosa penso mentre volo è perché la Silivas mi ha fatto scoprire e amare la ginnastica artistica fin dalla prima volta che per caso le ho visto eseguire un esercizio. Per forza, io sono rimasta incantata pur senza conoscere le difficoltà della disciplina ma se la giuria, composta da persone giusto un filo più esperte di me, le ha assegnato un 10,00 significa che il suo esercizio era davvero valido. Perfetto.

La passione per la ginnastica risale alle Olimpiadi di Seoul del 1988, e anche se Daniela ha continuato a gareggiare davvero per poco, giusto un annetto, la passione è rimasta. Ora seguo meno, con due bambine che sequestrano la televisione per guardare My Little Pony e Winx Club la cosa è diventata complicata, al punto che fino a quando non ho letto il libro di Carlotta non avevo mai visto un suo esercizio. E allora perché l’ho preso? Perché, come detto, la passione è rimasta, anche se ora ho meno tempo per guardare Olimpiadi, Mondiali ed Europei, e con la passione anche una certa curiosità.

Ma come diavolo fanno a fare tutti quegli incredibili esercizi? Carlotta parla della paura, che in qualche caso può rasentare il panico. Quando, alle Olimpiadi, il compito di iniziare la gara per L’Italia è ricaduto su di lei, ha avuto il suo momento di difficoltà. Poi superato. Ecco, Carlotta può essere in difficoltà ma lotta e supera le paure. Supera lo scoramento. Anche quello di classificarsi per una finale al ventiquattresimo posto, l’ultimo disponibile. Ma si tratta di una finale mondiale, e se anche fosse arrivata ultima sarebbe stata la ventiquattresima al mondo. Dire ventiquattresima al mondo fa un certo effetto, molto meglio che ultima, anche se in entrambi i casi stiamo dicendo la verità. E tutte quelle che sono state eliminate nella fase preliminare o che alla competizione non ci sono mai arrivate? Ma lei è perfezionista, e almeno per un po’ aveva perso di vista tutte quelle che si era lasciata dietro per soffermare lo sguardo solo sulle atlete che le si erano piazzate davanti. Se si vuole migliorare è giusto così, guardare avanti e non indietro, ma senza farsi prendere dallo scoramento se c’è ancora strada da fare. E poi a fine gara Carlotta non era più ventiquattresima, ma dieci posti più avanti.

Se la Ferlito si scoraggia, va in crisi, la cosa dura poco. Visti i risultati ottenuti non avrebbe potuto essere che così, comunque è una bella lezione sull’impegno e la dedizione a qualcosa che piace, che può dare tanto ma che richiede anche tanto. Quanti sono i ragazzini che vogliono tutto e subito, che lo pretendono perché pensano che averlo sia un loro diritto? No, si ha diritto solo a ciò che si conquista, e a volte la lotta è davvero dura. Magari si deve lasciare la famiglia da bambine pur di seguire i propri sogni. Magari si deve rinunciare a tante cose. Per farlo bisogna essere convinti di volerlo. Non dico che tutte le ragazzine debbano inseguire sogni di gloria e puntare a un’Olimpiade per non sentirsi delle fallite. Non tutte hanno il talento necessario, e non tutte hanno la possibilità o anche solo la voglia di dedicarsi a qualcosa in modo così totale. Ma se si vogliono ottenere dei risultati, in qualunque campo, bisogna lavorare. È questa la lezione che emerge dalle pagine di questo libro: inseguire i propri sogni senza arrendersi. Non dare nulla per scontato e non lasciarsi abbattere dalle prime difficoltà. E se le lettrici di queste pagine saranno probabilmente quasi tutte ragazzine che hanno visto Carlotta eseguire i suoi esercizi a Londra lo scorso anno o che ne hanno seguito la vita nel reality dedicato proprio alla ginnastica, l’esempio che forniscono è uno di quelli importanti.

Che il libro sia stato scritto da una ragazza giovane si sente. Non c’è nessuna indicazione di un co-autore, né nelle note di copyright né nei ringraziamenti finali, anche se una frase cita genericamente “tutti quanti hanno lavorato a questo libro”. Ma poco importa che il testo sia interamente opera sua o che ci abbia messo mano anche qualcun altro. Si tratta comunque di un testo di una diciottenne, con tutta la sua freschezza, la sua energia, a volte anche la sua ingenuità. Le mie bimbe sono decisamente più piccole visto che la maggiore ha quasi sette anni, ma penso che per una mamma sia importante leggere anche testi come questi per ritrovare almeno in parte uno spirito della giovinezza perduto con gli anni. Per capire meglio le proprie figlie, perché anche se i risultati di Carlotta sono davvero fuori dal comune il suo modo di ragionare è quello di una ragazza della sua età. Matura, ma con la voglia di vivere e l’entusiasmo delle sue coetanee.

E visto che stiamo parlando di una ginnasta mi sembra giusto vederla in azione almeno una volta. Questo è l’esercizio che ha consentito a Carlotta Ferlito di vincere la medaglia d’argento di specialità ai Campionati Europei del 2011:

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