Daniela Silivas, parallele asimmetriche a Seoul 1988

La prima volta che ho davvero guardato parte di un’Olimpiade è stato nel 1988. Qualche tempo prima che iniziassero i giochi di Seoul Il Corriere della Sera aveva pubblicato un allegato con la storia dei giochi e l’indicazione di quali fossero i principali favoriti in ogni disciplina. Era un libretto sintetico, che ho perso chissà dove e chissà quando, ma che comunque mi aveva fornito una minima base storica e che mi aveva affascinata. Da lui ho saputo per la prima volta di Dorando Pietri, di Paavo Nurmi, di Jesse Owens e di tanti altri. Non che leggere delle loro gesta – fallite, come nel caso di Pietri, riuscite, come nel caso degli altri due – mi abbia mai spinta a guardare atletica, ma le storie loro e quelle di tanti altri atleti di non so quante discipline mi hanno donato una prospettiva storica nel mio modo di apprezzare gli sport. Tifo per l’atleta che mi piace al momento, non dimentico mai un atleta per cui ho tifato in passato continuando a professarmi sua tifosa, ma sono anche curiosa di conoscere cosa hanno fatto tutti quegli atleti che per motivi anagrafici non ho potuto conoscere.

Della ginnastica artistica sapevo ben poco. Conoscevo di fama Nadia Comaneci, ginnasta romena capace di ottenere per la prima volta un 10,00 alle Olimpiadi di Montreal 1976, e di ripetere l’impresa per ben sei volte. Nessuno, uomini o donne, ci era mai riuscito prima, e infatti il tabellone non era adeguato. Non era materialmente possibile scrivere 10,00, così la giuria è stata costretta a scrivere 1,00, suppongo facendo rischiare un infarto alla ragazzina, e poi a spiegare il problema. E avevo intravisto qualcosa di Los Angeles 1984. Nell’Olimpiade americana c’era stato il ritorno del tennis come sport dimostrativo, dopo un’assenza durata non so quanti anni, e l’oro maschile lo aveva vinto la diciottenne promessa svedese Stefan Edberg. Ma io all’epoca cosa ne sapevo che nel 1988 sarei diventata una tifosa di Stefan? Non lo avevo capito neppure nel 1985, anche se avevo visto parte della sua vittoriosa semifinale dell’Australian Open contro Ivan Lendl.

E, a Los Angeles 1984, avevo visto una parte del concorso individuale femminile di ginnastica artistica. La gara aveva finito con il vincerla l’americana Mary Lou Retton, ma a me piacevano le romene. Ecaterina Szabo si è classificata seconda, Simona Pauca terza – mi pare fosse lei quella che mi piaceva di più – e Lavinia Agache che si è piazzata da qualche parte più in giù. Perciò quando, durante la prima rotazione della finale individuale femminile nel 1988, lo speaker ufficiale ha annunciato “Daniela Silivas from Romania” io sono subito diventata molto attenta. Daniela è salita sulle parallele e sembrava che non dovesse più scendere, compiendo movimenti difficilissimi con una facilità impressionante. Naturalmente quando i suoi piedi hanno toccato il suolo io ero già diventata una sua tifosa. Il 10,00 che le hanno assegnato i giudici è stato solo una conferma del fatto che avevo davvero appena visto un esercizio straordinario, e non che lo avevo invece sopravvalutato perché conoscevo poco lo sport. L’esercizio è questo:

Non sono riuscita a trovare foto relative a quell’esercizio, perciò all’inizio ne ho inserita una nella quale Daniela mostra tutte le medaglie vinte in quell’edizione dell’Olimpiade. Ma di questo parlerò in un’altra occasione.

Inutile aggiungere che da quel momento ogni volta che mi è stato possibile ho seguito le competizioni di ginnastica artistica.

Advertisements
This entry was posted in ginnastica artistica and tagged . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s