Andre Agassi-Mats Wilander: semifinale Roland Garros 1988

 

Andre Agassi con l'ombrello durante la semifinale del Roland Garros del 1988

Andre Agassi con l’ombrello durante la semifinale del Roland Garros del 1988

Nel 1988 sapevo ben poco di tennis. C’è sempre un momento così, in cui non conosciamo qualcosa, ci accostiamo per sbaglio e ne restiamo catturati. Io sapevo che Ivan Lendl era il giocatore più forte, conoscevo vagamente i nomi di qualche altro tennista e il modo di contare i punti – circa, e solo in seguito ho saputo del perché di quei 15, 30 e 40 (quando ormai tutti si aspetterebbero un 45) – e avevo persino visto qualche spezzone della semifinale dell’Australian Open del 1985 fra Stefan Edberg e Ivan Lendl. Il campo stavolta era rosso, in terra battuta.

Da tennista scarsissima quale sono poi stata – no, niente tornei, solo qualche tiro con amici – non ho mai digerito la terra. La mia palla è già lenta di suo, se poi ci aggiungiamo la terra rossa la mia avversaria può tranquillamente bersi il caffè fra un colpo e l’altro. Comunque mi sono imbattuta in un match che mi ha divertita. Credevo si divertisse come un matto anche uno dei due protagonisti dell’incontro, e probabilmente in quel momento si divertiva davvero considerando che nessuno si aspettava di vederlo giocare a quel livello un match di quell’importanza, ma a leggere la sua autobiografia ho scoperto che lui ha odiato il tennis con tutte le sue forze. Facile odiare una cosa, per quanto bella, quando ci viene imposta, e per Andre Agassi è stato così. Il match era la semifinale del Roland Garros del 1988 contro Mats Wilander.

Wilander era già un giocatore fortissimo, con cinque successi in tornei del Grande Slam – all’epoca non sapevo neanche cosa fosse, ho dovuto chiedere spiegazioni a mio fratello minore – compreso il primo di quell’anno. E non conoscevo neppure un episodio che poi per me ha trasformato Mats in un modello.

Nel 1982, quando era ancora un ragazzino sconosciuto, aveva deciso di rigiocare il match point della semifinale contro José Luis Clerc dopo che l’arbitro gli aveva già assegnato punto e vittoria a causa di una chiamata errata della palla. Poi aveva vinto ugualmente quella finale e la successiva finale con Guillermo Vilas, ma lui mica lo poteva sapere in anticipo. Quante volte un tennista ha perso un incontro dopo aver avuto uno o più match point? Wilander compreso.

Agassi era diverso. Quel giorno i suoi capelli non erano neppure troppo strani considerando come li ha avuti in altre occasioni, comunque si vedeva fin da subito che lui era intenzionato a fare solo quello che voleva. Portava un paio di pantaloncini di jeans, e io sono sempre stata un’amante dei pantaloncini di jeans. Lo so, può sembrare un po’ assurdo guardare un atleta per questo, anche se poi io quei pantaloncini me li sono comprati. Garantisco che con le mie gambe facevano davvero un bell’effetto.

La semifinale del 1988 l’ha vinta Wilander nel suo anno di grazia che lo ha portato a conquistare tre delle quattro prove del Grande Slam (Australian Open su Pat Cash, Roland Garros su Henri Leconte e U.S. Open su Ivan Lendl) e a raggiungere il primo posto della classifica ATP ai danni Lendl prima di perdere quella forza mentale che lo aveva portato così in alto e di ritrovarsi a ottenere risultati altalenanti e non di primo piano negli anni successivi. A me però piaceva quel ragazzino poco più giovane di me che stava scombinando tutto, arrivando pure a presentarsi in campo con in mano un ombrello per rispondere al servizio del suo avversario quando il tempo incostante di quel giorno buttava giù qualche goccia di pioggia. Ancora capivo poco dei movimenti, non avevo idea di quanto fosse straordinario il gioco d’anticipo di Andre, e nessuno avrebbe potuto immaginare quanto sarebbe stata strana, piena di alti e bassi, la sua carriera. Io so che quello è stato uno dei due-tre incontri che mi hanno fatta diventare una tifosa di tennis. Peccato solo che lo scanner mi abbia piantata in asso e che per poter pubblicare la foto che c’è più in alto io abbia dovuto a mia volta fotografare la pagina della rivista che l’aveva pubblicata tanti anni fa.

Alcuni punti dell’incontro. Prima parte:

e seconda parte:

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