Kurt Browning: Sign Your Name – Dance Little Sister ai Campionati del Mondo del 1989

I Campionati del Mondo del 1989 sono la prima manifestazione di pattinaggio artistico a cui io abbia mai assistito, e ne ho vista davvero una piccola parte. Il gruppo delle migliori donne nel loro programma libero, mentre tutti gli altri titoli erano già stati assegnati. Si è trattato di una giornata storica per il pattinaggio artistico visto che Midori Ito ha eseguito il primo triplo Axel femminile della storia, e sullo slancio ha conquistato il successo. Una volta che il suo gruppo ha finito di pattinare il Mondiale era ufficialmente concluso, anche se poi il pattinaggio prevede una giornata di puro show che va sotto il nome di gala. Vi prendono parte i migliori 4-5 classificati per ogni disciplina e i migliori atleti locali. Non avendo più gare da guardare io ho assistito al galà, sapendo prima ancora che scendessero sul ghiaccio per l’esibizione quale risultato avessero ottenuto gli atleti in gara.

Surya Bonaly

La sede della manifestazione per quell’anno era Parigi, e così ho visto scendere in pista Surya Bonaly, decima fra le donne. Surya è di colore, e se adesso i pattinatori di colore non sono frequentissimi, non sono neppure una rarità come lo erano all’epoca. Certo, fino all’anno prima gareggiava Debi Thomas, campionessa assoluta nel 1986 e terza alle Olimpiadi di Calgary, ma io la Thomas l’ho vista solo più tardi in un paio di esibizioni. So che in seguito si è laureata in ortopedia e che ora è questo il suo lavoro, quindi tanto di cappello. Non solo grandi capacità tecniche e atletiche, ma pure un ottimo cervello e una gran voglia di lavorare al di fuori di ciò che l’ha resa famosa. Surya, giovanissima, si era piazzata solo decima, ma visto che erano in Francia il pubblico era tutto per lei. E poi prima di dedicarsi al pattinaggio la Bonaly ha praticato ginnastica artistica, ed era capace di compiere movimenti incredibili. Avete presente il salto mortale all’indietro? Non solo lei era l’unica donna a farlo sul ghiaccio, era anche l’unica – uomini compresi – ad atterrare su un piede solo. Aveva bisogno di affinarsi nell’interpretazione, ma il suo entusiasmo era contagioso. Come non tifare per una così? Non è mai stata uno dei miei idoli, ma l’ho sempre guardata con simpatia.

Il bello del pattinaggio è questo: raramente ho trovato antipatico un atleta anche se non tifavo per lui. Lo rispettavo come avversario, magari non ero troppo dispiaciuta di vedergli eseguire un salto doppio invece di uno triplo in un momento cruciale della gara, ma era semplice, è semplice per me provare empatia verso quasi tutti.

Nelle coppie di artistico avevano vinto gli immensi Ekaterina Gordeeva e Sergei Grinkov davanti ai canadesi Cindy Landry e Lyndon Johnston e agli altri russi Elena Bechke e Denis Petrov. Se non ricordo male quel giorno hanno partecipato al galà i cinque migliori atleti di ogni disciplina, e se è così questo includeva anche la coppia quinta classificata nell’artistico, quella formata dagli statunitensi Kristi Yamaguchi e Rudi Galindo. Kristi era l’unica atleta che partecipava tanto nelle coppie quanto nell’individuale, dove era arrivata sesta. Non male come impegno. La caratteristica, che si sarebbe ripetuta l’anno successivo con ancora un quinto posto nelle coppie e un quarto nell’individuale, era abbastanza  insolita da meritare una menzione da parte della commentatrice, e da rendermela particolarmente simpatica per l’impegno profuso. Quando poi, l’anno successivo, l’ho vista pattinare nel concorso individuale, sono immediatamente diventata sua tifosa. Malgrado il triplo Axel, la Ito mi è solo diventata molto simpatica. La prima donna per cui io abbia mai davvero tifato è lei, Kristi.

Isabelle e Paul Duchesnay

Nella danza il successo era andato ancora a dei russi, Marina Klimova e Sergei Ponomarenko, davanti ai connazionali Maia Usova e Alexander Zhulin e ai fratelli francesi Isabelle e Paul Duchesnay. Ovvio, la coppia francese era un’altra beneamina del pubblico, e lo è stata fin da subito anche per me. Il loro tango mi è piaciuto tantissimo, e fino a quando hanno gareggiato il tifo per loro è stato inferiore solo a quello per Kurt.

La fine della gara delle donne l’avevo vista, con successo di Midori Ito davanti alla tedesca Claudia Leistner e all’americana Jill Trenary. E gli uomini? Ecco, a vincere era stato un canadese, un tizio capace di fare un salto quadruplo. Parlo, ovviamente, di Kurt Browning. Dietro di lui si erano piazzati l’americano Christopher Bowman, il polacco Grzegorz Filipowski, il sovietico Alexander Fadeev e il cecoslovacco Petr Barna.

Il pattinaggio è uno sport molto conservatore. Qualsiasi innovazione è guardata con sospetto. Per eliminare le figure obbligatorie dalla gare Sonia Bianchetti ha dovuto lottare per oltre vent’anni, e ci sono stati atleti straordinari che non hanno vinto ciò che il loro talento e le loro capacità espressive avrebbero meritato proprio per colpa dell’enorme handicap dato dalla figure obbligatorie. La musica classica è usatissima, e i costumi rispecchiano questa scelta. O almeno, questa è la situazione che ho trovato io. Il pattinaggio era comunque diventato uno sport straordinario, ma gli atleti più grandi sono stati quelli che hanno trovato modo di donare alla disciplina qualcosa di nuovo. Come i Duchesnay, accettati all’inizio a fatica proprio perché i loro programmi erano molto innovativi, e amati da me esattamente per questo motivo. Non avevo ancora la conoscenza storica necessaria a sapere quanto lo fossero, al di là di quanto detto sul momento dalla commentatrice. Però vedevo che erano diversi, e questo me li ha fatti amare. E Kurt?

Beh, lui si è presentato sul ghiaccio con giubbotto di pelle, occhialini, cappello e persino una sedia. Va bene, prima aveva eseguito un pezzo molto più classico, What a Wonderful World di Louis Armstrong. Ogni volta che sento quella canzone ormai io non posso non vedere Kurt con la mia mente. Quell’esercizio, molto intenso, eseguito subito prima dell’altro, era la dimostrazione che Kurt era in grado di interpretare perfettamente musiche molto diverse fra loro. Chiunque vedendo l’abbigliamento di Browning era in grado di immaginare che il secondo esercizio sarebbe stato un po’ fuori dalle righe. A un certo punto, durante il programma, si è tolto il giubbotto, e io detesto quando gli uomini restano in pista in canottiera o addirittura a torso nudo. Nel suo caso però posso fare un’eccezione perché ciò che ha fatto al termine dell’esercizio è completamente folle. Forse non solo per quello, ma comunque… Che tecnicamente fosse bravissimo nessuno aveva dubbi, all’epoca era l’unico uomo al mondo capace di fare un salto quadruplo. Ma che sapesse anche coinvolgere così il pubblico, e che facesse cose assurde per il puro gusto di farle, l’ho scoperto in quel momento. L’esercizio è questo:

Un doppio Axel su una sedia? Ma dico, è matto? Sì, completamente, e io me ne sono innamorata fin da subito. Di lui all’epoca sapevo solo quel che ho scritto qui sopra, ma neanche troppo tempo fa ho letto la sua autobiografia, Kurt. Forcing the Edge. Nel 1984 – lo racconta a pagina 35 – ha partecipato a un seminario a London, Ontario. Lui e gli altri ragazzi erano in competizione fra loro, e volevano impressionare i coach. Una notte Kurt ha provato a saltare il cancello di un parcheggio, e ha scoperto che è meglio non saltare se il pavimento è coperto di macchie d’olio. Naturalmente si è stampato contro il cancello e lo ha fracassato, e ha dovuto subire una specie di terzo grado da parte del servizio di sicurezza al quale ha dovuto spiegare che lui voleva solo fare un salto. E la foto qui sotto, che risale invece al 1992, quando già aveva vinto tre dei suoi quattro titoli mondiali, prova che giocare con le sedie può essere molto pericoloso.

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