Monica Seles: Ho ripreso il controllo

Numeri alla mano, Monica Seles è stata certamente una delle più grandi tenniste di tutti i tempi. Nove tornei del Grande Slam conquistati, 178 settimane al vertice della classifica WTA e detentrice del record di precocità al Roland Garros, torneo da lei vinto per la prima volta nel 1990 all’età di 16 anni e 6 mesi.
Sono cifre impressionanti, come impressionante era stato il suo gioco per un breve periodo di anni, quelli compresi fra il 1989 e l’inizio del 1993. Poi il dramma, l’evento imprevedibile che ha cambiato tutto. Un folle, tifoso della sua più grande rivale, la pugnala alla schiena durante il cambio di campo di una partita come tante. Monica si ferma per curarsi, rimane lontana dai campi da gioco più a lungo del previsto, circa due anni e mezzo, poi ritorna ma qualcosa è cambiato. Nel fisico innanzitutto, perché la ragazzina esile è scomparsa per lasciar posto a una donna chiaramente in sovrappeso, ma anche nell’atteggiamento in campo, privo di quella ferocia che l’aveva contraddistinta nella prima fase della sua carriera.

I dati e le cronache dell’epoca hanno raccontato abbondantemente l’accaduto, ma forzatamente non sono mai stati in grado di andare oltre, e raccontare cosa abbia significato davvero per la Seles quell’episodio. Ora è lei stessa a farlo nella sua autobiografia, significativamente intitolata Ho ripreso il controllo.
Quando vediamo i grandi campioni è facile ammirarli, lasciarsi incantare dal loro gioco o dalla loro determinazione, al punto da dimenticarsi, a volte, che sono persone come noi, che anche loro sono pieni di dubbi e che a volte la vita gli serve una buona dose di sofferenze.
Monica parla della gioia che il tennis ha rappresentato per lei e del suo modo ingenuo di affrontare la vita, ma non nasconde la solitudine e le difficoltà dello spostamento dalla nativa Novi Sad alla Florida della scuola di Nick Bollettieri senza poter sapere, almeno nel primo periodo, se l’esperienza le sarebbe stata in qualche modo utile per il suo avvenire.
Nelle pagine gli anni dei trionfi si susseguono con un ritmo veloce, come veloce era la Seles quando correva sui campi di gioco. E così, per lo spettatore che nel 1989 l’aveva vista far tremare Steffi Graf a Parigi, nel 1992 era diventato normale che fosse lei a portare a casa la coppa per la terza volta consecutiva. Tanto normale da dimenticare la persona nascosta dietro la tennista, e da ritenerla semplicemente la giocatrice più forte del momento. Ma la ragazza che l’anno successivo sarebbe stata accoltellata aveva solo vent’anni, con una vita e un’infinità di sogni davanti a sé.
La parte più interessante del libro comincia qui. Già le prime pagine, scritte in modo semplice e scorrevole, senza alcuna pretesa da primadonna e con un’onestà che a volte fa sorridere per l’ingenuità della protagonista, avevano una notevole forza, ed erano capaci d’inchiodare il lettore alla poltrona.
Ma poiché si dice che le disgrazie non vengano mai sole, nello stesso periodo dell’aggressione la famiglia Seles scopre che il padre della campionessa ha un tumore, malattia che lo porterà alla morte qualche anno più tardi. Da questo momento inizia per Monica una nuova vita.

Dall’agosto del 1995 ci saranno di nuovo i tornei e gli impegni ufficiali da rispettare con il loro calendario a scandire la sua vita, ma la parte più importante del suo lavoro si svolgerà dentro di sé, e non sarà poi così diversa dai problemi che potrebbe affrontare una qualsiasi altra persona. La malattia di una persona amata, la morte di un animale con cui si è comunque instaurato un importante legame affettivo, la giustizia che non fa il suo corso come dovrebbe, un ambiente che si rivela – salvo qualche eccezione – egoista e pieno di persone pronte a fare il commento sbagliato nel momento sbagliato, e soprattutto i problemi con la linea.
Tutta la Seles si concentra qui, in quei chili di troppo che non solo l’appesantiscono ma che le tolgono fiducia e che le fanno mettere in secondo piano ciò che di positivo riesce a fare. Diete ferree seguite da abbuffate senza limiti, e cibo-spazzatura visto come rifugio da ogni delusione, o semplicemente rifugio automatico di chi sente di non riuscire più a controllare la propria vita. Questa, fra continui alti e bassi che, al di là della fama e dei risultati nel circuito di tennis professionistico, potrebbe essere la vicenda di una qualsiasi ragazza in crisi per il motivo più banale. Monica racconta tutto senza pudori sorprendendo per la tristezza e la solitudine celata dalla gloria sportiva, passata per lei in secondo piano. Fino all’accettazione della realtà, e alla scoperta quasi casuale di una via d’uscita dai suoi tormenti che le consente di affermare, dopo tante sofferenze, di aver finalmente ripreso il controllo della sua vita.
Onesta, sincera, l’autobiografia della Seles mostra il mondo del tennis dall’interno, visto con gli occhi di una delle sue protagoniste più importanti, e rivela come dietro un’apparenza dorata spesso si nascondano problemi anche seri capaci di condizionare le vite dei campioni in maniera molto più forte di quanto non possa sembrare a chi si limita a restare abbagliato dalle scintillanti luci della fama.

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