Michael Slipchuk

 

Quando ho incrociato per la prima volta il nome di Michael Slipchuk in Kurt. Forcing the Edge, l’autobiografia di Kurt Browning, non sapevo chi fosse. Lo avevo visto pattinare in sole quattro occasioni, in mezzo a un bel po’ di altri atleti, e avevo completamente rimosso il suo nome. Va bene, non era andato a medaglia e c’erano parecchi volti da ricordare, però so di aver apprezzato l’esercizio con cui Sébastien Britten si è piazzato ottavo ai Mondiali del 1994. Suppongo che in quell’edizione, orfana del neo ritirato Browning, abbia inconsciamente deciso di tifare per tutti i canadesi in circolazione. Cosa ci posso fare, a meno che non c’è un altro atleta che mi colpisce particolarmente, come ora Kim Yuna fra le donne, nel pattinaggio io tifo per i canadesi. In tutti gli altri sport invece per principio tifo (ed è una cosa che faccio non faccio di proposito ma di cui sono consapevole) per gli svedesi, tutto “per colpa” di Stefan Edberg.

Immagino che quando Slipchuk gareggiava io stessi ancora familiarizzando con il pattinaggio, conoscevo meno atleti e gli extraeuropei mi erano meno noti degli europei, visto che per questi ultimi c’era un’importante occasione in più per vederli ogni anno.

Toller Cranston

Siamo fra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. In quegli anni nel pattinaggio fra gli uomini dominavano il russo Vladimir Kovalev, bravissimo nelle figure obbligatorie, l’inglese Robin Cousins, che invece eccelleva nel programma libero, il tedesco Jan Hoffman e l’americano Charles Tickner. Solo in seguito sarebbero arrivati l’americano Scott Hamilton e, ancora più tardi, il canadese Brian Orser. Il Canada non aveva mai avuto campioni del mondo, non fra gli uomini, e il miglior risultato era stato un terzo posto mondiale nel 1974 e un terzo posto olimpico nel 1976 da parte di Toller Cranston, anch’egli bravissimo nel libero ma mediocre nelle figure. Meglio era andata fra le donne con un successo mondiale di Petra Burka nel 1965 e uno di Karen Magnussen nel 1973. Il pattinaggio artistico era ancora ritenuto uno sport da donne, tanto è vero che il padre di Browning all’inizio aveva accettato che lo praticasse in modo da fargli trascorrere più tempo sul ghiaccio e aiutarlo a migliorare nell’hockey. Questo fino a quando Kurt non ha incontrato Karen McLean, che prendeva sul serio i ragazzi e che lo ha aiutato a scoprire e valorizzare le sue capacità. Del resto anche Michael ha cominciato con l’hockey ma, per quanto fosse veloce, era troppo piccolo e questo nell’hockey è un problema.

Kurt Si allenava già con Karen quando ha incontrato per la prima volta Michael, a una gara dalle parti di Edmonton. Sono coetanei, entrambi del 1966, e dovevano avere undici o dodici anni. Kurt ricorda che stava cercando di risvegliarsi dopo l’ennesimo viaggio notturno in macchina quando ha visto questo ragazzino magro che all’apparenza non sembrava così forte, ma che era talmente pieno di confidenza da eclissare tutto il resto. Pieno di esuberanza Michael si è presentato affermando di saper fare il Lutz e il doppio loop, e Kurt, che non ne era capace, ha iniziato a preoccuparsi per la gara. L’amicizia è nata abbastanza presto, e non è stata minimamente intralciata dalla rivalità delle rispettive carriere. Si può essere avversari in pista, o sul campo da gioco (vedi Martina Navratilova e Chris Evert) ed essere amici fuori. Michael, che per anni si è allenato nello stesso club di Kurt e Kristi Yamaguchi, il Royal Glenora di Edmonton, compare nello special televisivo del 1994 You Must Remember This, incentrato su Browning ma che ha visto la partecipazione anche di Kristi Yamaguchi, Josée Chouinard, Christine Hough e Doug Ladret.

La prima citazione che ho trovato di Michael nei campionati nazionali canadesi risale al 1987 con un terzo posto alle spalle di Brian Orser e Kurt Browning. Nel 1988 è arrivato quarto, dietro anche a Neil Paterson, e questo ha significato la sua esclusione dalla squadra olimpica e mondiale. Nel 1989, dopo il ritiro di Orser, è arrivato secondo dietro a Kurt, nei due anni successivi terzo ancora dietro a Kurt e al giovane Elvis Stojko e infine nel 1992, assente Browning per un serissimo infortunio, ha conquistato il titolo battendo Stojko e Britten. Ai Mondiali è arrivato ventesimo nel 1987, non è andato nel 1988, nono nell’89, undicesimo nel 1990, settimo nel 1991 e tredicesimo nel 1992, il suo ultimo anno da pattinatore. In quello stesso anno si è piazzato nono all’Olimpiade di Albertville. Dopo il ritiro ha pattinato per due anni in Stars on Ice, quindi ha iniziato la carriera di coach.

Questo è il suo programma lungo all’Olimpiade del 1992:

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