Rino Tommasi: Maledette classifiche

Per me la migliore coppia di telecronisti per una partita di tennis è sempre stata quella formata da Rino Tommasi e Gianni Clerici. Tommasi forniva un maggior numero di informazioni statistiche, Clerici divagava di più, entrambi erano molto competenti a livello tecnico ed essendo amici e amando lo sport che commentavano riuscivano a trasmettere tutto il loro divertimento. Non per nulla ho comprato non so quante riviste – principalmente Matchball, ma non solo – per leggere gli articoli di Tommasi e diverse edizioni di La Repubblica e qualche libro per leggere quel che scriveva Clerici.

Maledette classifiche comunque non è uno di quei libri che mi sento di consigliare, né che intendo comprare. Mi è stato prestato, e perciò ho letto la parte relativa al tennis, ma solo quella.

Che Tommasi sia un appassionato di tennis e di boxe lo so da quando ho iniziato a seguire il tennis, nel 1988. A lui piacciono entrambi, e la cosa non mi crea il minimo problema. Sono sport diversissimi, ma anch’io per anni ho seguito il pattinaggio artistico e la Formula 1, e non ho mai pensato che ci fossero problemi se mi piacevano cose tanto diverse. Ora la Formula 1 non la seguo più, la macchina mi sembra troppo dominante sul pilota, ma si possono comunque amare cose diversissime. Basta distinguerle, e non pretendere che solo perché piacciono a noi debbano piacere anche ad altri.

Io in questo blog parlo di sport diversi, vero, ma si tratta di un blog. Maledette classifiche. Tra boxe e tennis, vita e imprese di 100 campioni invece è un libro, e non vedo perché io dovrei spendere 16,00 € per un libro di sole 176 pagine di cui me ne interessa la metà. Avrebbe dovuto, Tommasi, dedicare un libro al tennis e uno alla boxe, tanto le competenze non gli mancano, e se solo lo avesse voluto sarebbe riuscito senza fatica a fornire informazioni sufficienti a riempire due libri lunghi ciascuno il doppio di questo. In quel caso suppongo avrei amato il libro dedicato al tennis, invece così mi rimane qualche scampolo d’informazione e basta.

La vecchia edizione di 500 anni di tennis che possiedo io

Vita e imprese, dice il sottotitolo, ma la vita io non l’ho vista, se non in un paio di sporadiche frasi. No, non parla della vita dei grandi campioni, e per quanto riguarda le imprese si tratta di citazioni rapidissime e fin troppo schematiche. Tommasi però se vuole sa scrivere in ben altro modo. Nella presentazione del libro l’editore scrive che “Attraverso una carrellata di profili dei più grandi tennisti e dei più grandi pugili della storia, puntuale e documentata nei minimi particolari…”. No, non prendiamoci in giro, non ci sono i minimi particolari, ci sono solo alcune cose macroscopiche. Alcune, nemmeno tutte. 500 anni di tennis di Gianni Clerici è tutto un’altra cosa, e non solo perché è arricchito da numerose splendide fotografie. Clerici presenta i campioni in ordine cronologico, lui fa una storia del tennis, ma spiega davvero perché i vari campioni sono stati tali e come hanno contrassegnato la loro epoca pur non citando tutte le vittorie, nemmeno tutte quelle nei tornei del Grande Slam, al di là degli albi d’oro finali.

Le schede sono troppo sintetiche, e questo è già il secondo elemento che non mi è piaciuto, dopo la compresenza della boxe nel libro. Il problema maggiore però è che da uno ritenuto uno statistico ineccepibile, che ricorda tutto alla perfezione e che non sbaglia mai un numero, mi sarei aspettata davvero la precisione. Invece no.

Tommasi piazza al diciassettesimo posto Stefan Edberg. Non ho intenzione di mettermi a discutere con lui o con chiunque altro di chi sia stato il più forte e di come dovrebbe essere composta la classifica ideale, anche se Stefan nella sua carriera ha affrontato numerose volte sia Pete Sampras (8-6 per l’americano i confronti diretti) e Andre Agassi (6-3 per l’americano i confronti diretti), che nella classifica di Tommasi lo precedono, e non ho mai pensato che fosse inferiore a loro. Semplicemente in alcuni giorni loro hanno giocato meglio. Sono percezioni soggettive, e i numeri possono dare indicazioni fino a un certo punto, ma non voglio entrare in questo ginepraio. Noto solo che pur senza farlo apposta per certi versi sono molto tommasiana, visto che concordo con i due leader da lui indicati, Rod Laver nel tennis maschile e Martina Navratilova in quello femminile.

Bene, la scheda di Edberg contiene due errori. Nell’elenco dei giocatori che hanno vinto – seppure in anni diversi – tutte le prove dei Grande Slam manca Roger Federer. Suppongo sia una svista, visto che in altri punti Federer viene indicato, ma avrei preferito che non ci fosse. Quella che però mi ha davvero irritata è stata una delle ultime frasi, questa:

Per vincere sulla terra, con il suo gioco, Edberg doveva essere in una condizione straordinaria. Infatti gli è successo solo un paio di volte in tutta la carriera, a Gstaad nel 1986 e ad Amburgo nel 1992.

Per essere uno che ricorda tutto, qui un errore c’è e ai miei occhi è pure bello grosso. Quando Stefan ha vinto il torneo di Gstaad io ancora non seguivo il tennis, perciò quei match per me sono solo statistica. Ricordo molto bene il torneo di Amburgo, vinto in finale su Michael Stich. Ma quello non è stato il suo ultimo successo sulla terra battuta. Nel 1993, un mese prima di giocare uno dei migliori Roland Garros della sua carriera (sconfitto nei quarti di finale da Andrei Medvedev), ha vinto il torneo di Madrid. Per la cronaca i risultati del torneo sono questi:

Stefan Edberg con il trofeo vinto a Madrid nel 1993

1° turno batte Conde 6-0, 6-3;

2° turno batte Jonas Svensson 6-4, 6-3;

Quarti batte Alex Corretja 6-3, 6-2;

Semifinale batte Emilio Sanchez 6-0, 7-5;

Finale batte Sergi Bruguera 6-3, 6-3, 6-2 in 1h49’.

Le vittorie di Edberg sulla terra sono tre, non due, e vedere un errore per me così facile da individuare mi fa chiedere se invece non ci siano altri errori di cui non mi sono accorta. Non è una bella impressione.

Quanto alle donne, sono trattate in modo ancora più schematico degli uomini. Se non avessi saputo da prima cosa è accaduto a Monica Seles, per esempio, da questo libro non avrei avuto modo di capirlo. In questo caso Rino Tommasi mi ha proprio delusa.

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4 Responses to Rino Tommasi: Maledette classifiche

  1. Oscar says:

    Sarei molto curioso di conoscere l’autrice di questo articolo.

  2. Joe says:

    Io avevo sfogliato il libro in libreria ed avevo avuto la stessa impressione: troppo schematico, sopratutto alla luce del sottotitolo che promette molto di più.
    Su Edberg però ha ragione: il palmares dice che Sampras e Agassi son stati migliori, al di là degli scontri diretti ( che comunque ugualmente premiano questi due).

    • So benissimo che, dati alla mano, Sampras e Agassi hanno ottenuto risultati migliori, e quindi in una classifica di questo tipo inevitabilmente gli finiscono davanti. Probabilmente non mi sono spiegata bene, quello che volevo dire è che non sono solo i numeri a indicare le forza e l’importanza di un giocatore. Quello che Tommasi ha sbagliato nella scheda su Edberg è altro, la svista con la dimenticanza del nome di Federer e l’errore sul numero di tornei sulla terra vinti. Io non ho fatto controlli per verificare se ci sono altri errori, non ho intenzione di fare le pulci a un giornalista comunque molto competente e in genere divertente da ascoltare oltre che interessante, semplicemente mi chiedo se ci siano altri errori, visto che fra i dati di cui ero assolutamente certa ne ho trovati due con una semplice lettura.

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