Kurt Browning: l’incontro con Michael Jiranek

Ho sempre pensato che Kurt Browning fosse un pagliaccio…

“Lui insegnava a saltare, che è esattamente quel che io desideravo fare.” Questo, in sintesi, il motivo per cui Kurt Browning ha iniziato a pattinare con Michael Jiranek.

Jiranek era stato un campione giovanile di pattinaggio nella natia Cecoslovacchia ma, a seguito dell’invasione sovietica del suo Paese, era andato a vivere in Canada dove aveva iniziato a tenere seminari sul pattinaggio presso il Royal Glenora Club di Edmonton. È stato in uno di questi seminari, quando Kurt aveva 13 anni, che i due si sono conosciuti. Per qualche tempo Jiranek ha allenato Kurt – e Michelle Pollit – a Ponoka, una località che si trovava circa a metà strada fra Edmonton e Caroline e che aveva una pista di pattinaggio. La situazione però non potava durare, tanto è vero che un giorno Jiranek ha detto chiaramente ai coniugi Browning che se erano seri riguardo al pattinaggio allora il ragazzo – ormai quindicenne – si sarebbe dovuto trasferire a Edmonton per potersi allenare regolarmente. Un anno per completare gli studi, e per accettare la decisione di abbandonare definitivamente l’hockey sia perché non c’era abbastanza tempo per praticare seriamente le due attività sia perché da Edmonton nessuno poteva scarrozzarlo in macchina come in passato avevano fatto i suoi genitori (i quali erano ben felici che lui non rischiasse più di farsi male su un campo da hockey), e il giovane Kurt Browning si è messo completamente nelle mani di Michael Jiranek.

Prima della partenza ha partecipato ai suoi primi campionati canadesi nella categoria novice. Era il 1982, e si è piazzato dodicesimo su tredici concorrenti. Non tanto convinto ha chiesto alla mamma se davvero era stato così scarso come i suoi punteggi indicavano e lei, dopo un attimo di riflessione, ha risposto di sì. Una verità non particolarmente esaltante, ma a volte servono anche queste verità.

Sul podio quell’anno si sono piazzati Marc Ferland, Scott Rachuk e Blaise Kirchgesner, tutti pattinatori che nella storia del pattinaggio non hanno lasciato traccia. Ferland si è piazzato una volta secondo e una volta terzo nei campionati canadesi junior, e questo è tutto. Fra i grandi ha vinto, per la seconda volta (otto titoli complessivi) Brian Orser.

Incassata la batosta, qualche mese più tardi è partito per Edmonton per andare a vivere con il fratello Wade, di 11 anni più grande, e con una cugina, Jennifer Grant. Quando leggo queste cose mi viene da pensare al fatto che da questo punto di vista io sono fortunata. Non che io abbia mai fatto nulla nello sport, ma comunque quel che mi serviva lo avevo a portata di mano visto che fino a qualche anno fa ho vissuto nell’hinterland di Milano, con tutti i vantaggi di avere una città vicina in termini di scuole da frequentare ma anche di musei o biblioteche. Tempo fa ho letto l’autobiografia di Carlotta Ferlito, e lei per poter diventare una delle più importanti ginnaste italiane di sempre ha dovuto lasciare la Sicilia per trasferirsi a Milano. Carolina Kostner se n’è andata in Germania quando il palazzetto in cui si allenava è crollato. Kurt viveva in un minuscolo paese, e per quanto pattinare sui laghi ghiacciati possa essere divertente questo solo fatto non lo avrebbe certo reso un campione. Ma quanto è difficile partire da giovani e prendere decisioni come queste, che influenzeranno tutta la vita, senza poter sapere, almeno per un bel po’ se è stata fatta la scelta giusta?

Per gli spostamenti, anche per percorrere le 8 miglia che separavano l’appartamento dove viveva dal Royal Glenora Club, usava la bici, e ora si diverte a scherzare sul fatto che si allenava contemporaneamente su diverse discipline prima che un’attività di questo tipo diventasse normale. Non so come facesse, le poche volte che io ho percorso in bici i quattro chilometri che separavano casa mia dal campo di tennis dove per un certo periodo sono andata a giocare all’andata non avevo problemi, ma al ritorno mi sembrava che la mia casa si fosse spostata fino a trasferirsi in un altro stato, tanto mi appariva lontana e irraggiungibile. O forse ero solo io che non avevo più fiato né gambe. Lui le gambe le aveva, la testa mica tanto visto che spesso dimenticava di portarsi dietro le chiavi di casa e la sera per rientrare senza svegliare nessuno si arrampicava sui balconi dei vicini ed entrava in casa dal balcone. L’ho già detto che è matto, vero?

Da sinistra: Rosemary Mark, un membro dello staff tecnico del Royal Glenora Club, Michael Slipchuk, Lisa Sargeant, Kurt Browning e, alle loro spalle, Michael Jiranek.

La famiglia faceva sacrifici per permettergli di pattinare e lui li ripagava impegnandosi al massimo e non preoccupandosi se non aveva un centesimo in tasca. Viveva di pattinaggio, così come i coetanei con cui è diventato amico in pista – fra loro c’era anche quel Michael Slipchuk che ho già citato, e tutto il resto non contava per lui come per loro. Amicizia, le prime cotte, una nuova vita, a un certo punto anche un appartamento da solo. Una vita normale, in cui dominava il pattinaggio.

Per tutto questo periodo la persona più importante nella vita di Kurt è stato Jiranek, allenatore, fra l’altro, di Lisa Sargeant (campionessa canadese nel 1990 e altre due volte a medaglia, e sesta ai Mondiali sempre nel 1990) e Karyn e Rod Garossino (campioni canadesi di danza nel 1989 e altre sei volte a medaglia, dodicesimi alle Olimpiadi del 1988 e ottavi ai Mondiali del 1989). Dodici anni dopo aver iniziato a lavorare insieme Kurt evidenziava la sua importanza non solo come allenatore: Jiranek gli dava libertà di movimento, ma non abbastanza corda per impiccarsi e spesso si sono ritrovati anche a parlare dei fatti della vita. Considerando quale è l’età in cui un ragazzino si forma le ossa per diventare un campione, avere accanto la persona giusta è fondamentale.

Kurt non è stato precoce. Non ha avuto la possibilità di diventare un campione da giovane perché non aveva la possibilità di allenarsi seriamente. Molti atleti iniziano a partecipare a competizioni internazionali a 14-15 anni, e non mi riferisco a gare giovanili. Kurt, che non ha mai partecipato a una gara giovanile al di fuori del Canada, ha avuto il suo esordio internazionale a 19 anni, un’età nella quale la maggior parte dei pattinatori che non hanno prospettive importanti davanti a loro abbandona le competizioni.

Nel 1983 Browning ha partecipato per la seconda volta ai Campionati canadesi nella categoria novice. Lui ricorda di aver eseguito delle figure obbligatorie e un programma tecnico decenti, che lo avevano portato al sesto posto. Poi un avversario, Darren Kemp, che si trovava in quarta posizione, e Rod Garossino, gli hanno detto che Jiranek aveva affermato che avrebbe vinto lui. Kurt non credeva di poterlo fare, la sesta posizione non sembra davvero un buon punto di partenza per una vittoria, ma Jiranek gli ha detto che se avesse dato tutto e non avesse fatto errori avrebbe vinto lui. Kurt ha risposto “Ok”, e ha vinto la gara. Alle sue spalle si sono piazzati David Peacock e Jeffrey Patrick, altri due pattinatori che non hanno lasciato traccia nella storia del pattinaggio. Non sapeva neppure di aver vinto, Kurt, quando Donald Jackson si è presentato a intervistarlo. Jackson, per la cronaca, è stato il primo pattinatore canadese a vincere un titolo mondiale nel 1962, e il primo uomo a eseguire un triplo Lutz. Quando ha capito cosa stava accadendo, e soprattutto cosa aveva appena fatto lui, il giovane Browning ha improvvisato una danza della gioia sotto gli occhi esterrefatti di Jackson.

La cosa che mi fa un po’ ridere è che Kurt era emozionatissimo per la presenza di Jackson, al punto di aver quasi scordato il fatto di avere appena gareggiato. Non conosceva ancora il risultato, visto che si era allontanato dalla pista subito dopo aver eseguito il suo esercizio, e la cosa importante era la leggenda vivente che si trovava di fronte a lui. Qualche settimana fa le cose si sono ribaltate, non ricordo quale ragazzino in attesa di punteggio ai campionati canadesi all’improvviso ha visto Browning sugli spalti e ha iniziato a chiamarlo dimenticando totalmente che stava aspettando di conoscere il punteggio per l’esercizio che aveva appena eseguito. Fra i grandi aveva vinto ancora una volta Brian Orser, precedendo un altro pattinatore che io amo molto, Gary Beacom.

Un successo, però, non garantisce assolutamente che ce ne saranno altri. Nel gennaio del 1984, quando stava per partire per andare alla competizione di qualificazione per i campionati nazionali, Kurt ha avuto un incidente d’auto. Lui dalle macchine dovrebbe stare lontano, questo non è l’unico problema che ha avuto. Alcuni anni fa ha persino incendiato la sua casa perché non si è comportato esattamente come avrebbe dovuto nell’asciugare l’auto che aveva allagato durante un temporale. Fatto sta che, scosso dall’incidente, si è piazzato settimo nelle qualificazioni, si è preso una da Jiranek la peggiore lavata di capo della sua vita, e non è andato ai Nazionali di quell’anno. E tanti saluti al 1984.

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