La Carmen di Donald Jackson

“Lui insegnava a saltare, che è esattamente quel che io desideravo fare.” Con queste parole, riprese dall’autobiografia Kurt. Forcing the Edge, ho iniziato a parlare del sodalizio sportivo fra Kurt Browning e il suo allenatore Michael Jiranek. E del rapporto fra Kurt e i salti ho appena iniziato a parlare. Nello stesso articolo ho ricordato che subito dopo la vittoria nei Campionati canadesi novice del 1993 Browning è stato intervistato da Donald Jackson.

Già, Donald Jackson, chi era costui? Prima o poi dovrò mettermi a scrivere seriamente sui campioni del passato, per ora mi limito a Jackson. Tre volte secondo ai Campionati canadesi 1956, 1957 e 1958 sempre dietro a Charles Snelling, atleta che nel 1957 è stato il primo canadese capace di vincere un bronzo mondiale nella gara maschile. Nei quattro anni successivi, 1959, 1960, 1961 e 1961 il titolo è andato a Jackson, anche se va detto che Snelling non ha partecipato alle competizioni. Nel 1957 Jackson si è piazzato settimo ai Mondiali, nel 1958 quarto, giusto alle spalle di Snelling, mentre nel 1959 e 1960 ha raggiunto il secondo posto ai Mondiali alle spalle di un altro mito del pattinaggio, David Jenkins. Nell’occasione Jackson ha vinto il libero ma non è riuscito a rimontare lo svantaggio che aveva dopo le figure obbligatorie. Alle Olimpiadi del 1960 ha conquistato il bronzo dietro al solito Jenkins e al cecoslovacco Karol Divin.

I Mondiali del 1961 sono stati cancellati in seguito al disastro aereo del Sabena Flight 548, a bordo del quale si trovava l’intera squadra di pattinaggio americana in volo proprio per disputare i Mondiali. 73 i morti nell’occasione, tutte le 72 persone a bordo dell’aereo e il contadino sul cui campo l’aereo si è schiantato. Sull’aereo ci sarebbe dovuto essere anche Donald Jackson, ma l’atleta si è ammalato pochi giorni prima della partenza e ha deciso di posticipare il viaggio di un paio di giorni. Quell’influenza gli ha salvato la vita.

Nel 1962 dopo le figure obbligatorie era nettamente in testa Karol Divin, con un vantaggio di quasi 45 punti che era ritenuto impossibile da colmare. All’epoca vigeva il sistema del 6,0, ma funzionava in modo un po’ diverso da quello che ho conosciuto io e chi, come me, ha iniziato a seguire il pattinaggio alla fine degli anni ’80. Gli atleti non si portavano dietro, da una fase di gara all’altra, un valore relativo al piazzamento ottenuto, come è avvenuto per tutti gli ultimi anni prima dell’introduzione del codice di punteggi attualmente in vigore, ma il punteggio totale di ogni fase della gara. Perciò se un atleta dominava le figure obbligatorie era molto probabile che si portasse a casa il titolo, mentre se aveva vinto con un margine molto piccolo allora il libero risultava determinante. Divin era talmente lontano da essere ritenuto irraggiungibile, ma la Carmen pattinata da Donald Jackson il 15 marzo del 1962 è entrata di diritto a far parte della storia del pattinaggio, e non solo perché l’atleta canadese ha eseguito il primo triplo Lutz della storia. È stato soprannominato King of Blades, re delle lame, per quella prestazione.

Steve Milton, nel suo Figure Skating’s Greatest Stars, dopo aver ricordato che Jackson era così avanti rispetto ai suoi tempi che sarebbe dovuto passare un altro decennio prima che qualcun altro atterrasse un triplo Lutz, ha scritto “His speed was blinding, the trademark Jackson footwork airy and lightning fast, ad his spins were a blur.” Velocità accecante, il caratteristico gioco dei piedi (la parte del pattinaggio che io amo di più) leggero e rapidissimo e trottole velocissime. Quanto ai salti, al di là del Lutz ci sono stati un doppio flip con le mani sopra la testa – salto mai visto prima –, un doppio Salchow ritardato e un Axel con le braccia incrociate anche prima del momento dello stacco. E un altro salto, che Milton non cita, Jackson lo ha fatto all’uscita di un trottola! 22 salti in tutto, 3 tripli, 10 doppi e 10 singoli, uno ogni 13 secondi. L’esercizio è stato così stupefacente che non solo il pubblico lo ha guardato in piedi per gli ultimi due minuti tributando all’atleta una standing ovation, ma che anche Divin, prima che i punteggi fossero noti, si è complimentato con Jackson definendolo il vero campione e promettendogli che, se i giudici l’avessero pensata in modo diverso, gli avrebbe regalato la sua medaglia d’oro. I giudici l’hanno pensata come Divin, e hanno assegnato a Jackson così tanti 6,0 che solo Jane Torvill e Christopher Dean, molti anni più tardi, avrebbero battuto questo record.

La classifica finale registra 2277,1 punti per Jackson, 2255,9 punti per Divin e 2200,7 per il terzo classificato, il francese Alain Calmat.

La Carmen di Donald Jackson:

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