I salti nel pattinaggio artistico

Carolina Kostner

I salti sono l’elemento più difficile del pattinaggio artistico, e quello che in genere colpisce di più gli spettatori. All’inizio il pattinaggio non prevedeva salti, erano ritenuti un’inutile dimostrazione di atletismo che distoglieva l’attenzione dalle cose davvero importanti, come la pulizia dei fili e la fluidità della pattinata. I tempi sono decisamente cambiati, e prima o poi ripercorrerò la storia dei salti. Ma come si fa a distinguerli, e che valore hanno nella costruzione di un esercizio?

Quando ho iniziato a guardare il pattinaggio artistico per me un salto valeva l’altro, ma differenze ce ne sono sia in spettacolarità che in difficoltà.

Questa, per fare la pigra, è la definizione riportata su Wikipedia:

Il Toe-loop è uno dei tre salti puntati, il più semplice di tutti. Parte dal filo esterno indietro destro e si punta con il piede sinistro; viene preceduto solitamente da un tre interno avanti destro oppure da un tre esterno avanti sinistro e cambio di piede. Spesso è usato nelle combinazioni di salti (salti eseguiti immediatamente uno dopo l’altro senza l’appoggio dell’altro piede) e può essere eseguito da semplice (1 rotazione) a quadruplo (4 rotazioni).

Il Salchow è il secondo salto per difficoltà ed è un salto che parte dalla lama. Esso, infatti, non necessita della puntata. Parte dal filo sinistro interno indietro.

Il Rittberger (o Loop) è il terzo salto nella gerarchia di difficoltà dei salti. Parte dal filo destro esterno indietro. Anche questo salto è spesso usato come secondo salto nelle combinazioni. Se atterra con il piede sinistro e filo piatto è detto touring.

Il Flip è un salto puntato, parte dal filo sinistro interno indietro e punta con il piede destro.

Il Lutz è un salto che agli spettatori non molto esperti di pattinaggio può sembrare identico al flip, ma non lo è. È molto più difficile da eseguire, perché parte dal filo sinistro esterno indietro. I pattinatori prendono una rincorsa lunga prima di eseguire questo salto; la rincorsa avviene sulla diagonale della pista.

L’Axel è il salto più difficile in assoluto, perché contiene un mezzo giro in più rispetto ad altri salti. A questa difficoltà si aggiunge quella psicologica: l’axel parte dal filo sinistro esterno avanti ed il pattinatore trova un blocco psicologico perché ha una sensazione di “buttarsi nel vuoto”. L’Axel è un salto non puntato ed è stato inventato da un pattinatore di velocità di nome Axel Poulsen.

Adesso che avete letto queste spiegazioni li distinguete meglio? No??? Ma come mai?

Partiamo dai fili. Cosa sono? La lama di un pattino non è affilata come quella di un coltello, il suo spessore si aggira sul paio di millimetri. Immaginiamo i fili come i due lati lunghi della lama. Si parla di filo interno quando si parla del lato della lama che va dall’alluce al tallone, di filo esterno quando si parla di quel lato che va dal quinto dito al tallone. In pratica i due fili interni di piede destro e piede sinistro sono quelli vicini fra loro, i fili esterni sono quelli lontani. Il filo è avanti se il pattinatore sta andando in avanti e indietro se il pattinatore sta andando in avanti, indietro se sta pattinando all’indietro, di filo sinistro se sta pattinando sul piede sinistro e di filo destro se sta pattinando sul piede destro. Il toe-loop, ci dice la spiegazione, parte dal filo esterno indietro destro, cioè il pattinatore sta andando all’indietro sul piede destro poggiandosi verso l’esterno, su quel lato della lama che va dal lato del quinto dito al tallone.

Va bene, ignoriamo le spiegazioni tecniche e passiamo a una spiegazione mia, decisamente arrangiata ma che permette di distinguere i salti. Un filo corretto è importante per la classifica, perché la giuria guarda questi dettagli, ma noi limitiamoci a guardare le cose grosse (il filo si vede dall’inclinazione del pattino, ma per qualsiasi persona non esperta è troppo difficile da vedere durante un esercizio) come qual è il piede usato dal pattinatore e se c’è o no la puntata. Io parlo di pattinatori destrorsi, i mancini come Carolina Kostner ovviamente eseguono tutto con l’altro piede e con l’opposta rotazione.

Toe-loop:

è un salto puntato. Cosa significa? La ragazzina del video salta sul piede destro e atterra sempre sul piede destro, ma un attimo prima di staccarsi dal ghiaccio la punta del piede sinistro tocca il ghiaccio stesso. Quel gesto di toccare il ghiaccio, che non è fatto tanto per fare ma che serve a dare una spinta in più, si chiama puntata. Il toe-loop dunque è il salto puntato in cui si parte e si arriva sul piede destro.

Salchow:

in questo caso è un salto senza puntata. Si stacca dal piede sinistro e si atterra sul piede destro.

Loop:

a volte viene chiamato anche Rittberger, perciò se vi capita di sentire questa definizione è sempre di questo salto che stiamo parlando. È un salto senza puntata, come il Salchow, ma con partenza e arrivo sul piede destro, come il toe-loop. Sono questi gli elementi da guardare, da quale piede i pattinatori saltano e se c’è o no una puntata. Il filo lasciamolo ai giudici.

Flip:

salto puntato con partenza dal piede sinistro e arrivo sul piede destro.

Lutz:

salto puntato con partenza dal piede sinistro e arrivo sul piede destro. So di avere già scritto queste due caratteristiche a proposito del Flip, e proprio il fatto che i due salti hanno questi elementi in comune ha fatto scrivere a chi ha compilato la pagina di Wikipedia che i due salti possono sembrare identici. Sbagliato, sono assolutamente diversi, sono più di vent’anni che non ho problemi a distinguere un Lutz da un Flip o da qualsiasi altro salto. E perché? Guardate la puntata. Visto che lo stacco avviene dal piede sinistro il piede della puntata è il destro. La puntata avviene molto a sinistra del corpo del pattinatore, come se dovesse saltare in senso orario. Invece subito dopo si stacca dal ghiaccio ruotando in senso anti-orario. Eccolo qui il trucco per non avere dubbi: il salto si carica in una direzione, incrociando molto le gambe, e poi si ruota nell’altro, e quest’improvviso cambio di direzione proprio al momento dello stacco dal ghiaccio è l’elemento che rende il salto tanto difficile e spettacolare, oltre che inconfondibile.

Axel:

è il salto più difficile da eseguire, ma anche il più semplice da riconoscere perché è l’unico eseguito con partenza in avanti. In tutti gli altri salti il pattinatore sta andando all’indietro, nell’Axel no, e visto che l’atterraggio è sempre sul piede destro andando all’indietro, un Axel prevede mezzo giro in più rispetto agli altri salti. Il fatto che lo stacco avvenga dal piede sinistro è poco significativo ai fini del riconoscimento del salto, con un po’ di allenamento un Axel è facilmente riconoscibile appena inizia la sua preparazione.

Se vi può interessare ho trovato anche questo video che mostra tutti i salti al rallentatore:

Qui invece ci sono il Toe-loop e l’Axel:

Ovviamente fare un salto doppio significa fare due giri (due e mezzo se è un Axel), fare un salto triplo significa fare tre giri (tre e mezzo se è un Axel, e in campo femminile è un salto rarissimo ma di questo parlerò quando racconterò la storia dei salti) e fare un salto quadruplo significa fare quattro giri (no, niente quadruplo Axel, Superman ancora non si è messo a pattinare perciò per ora nessuno è stato capace di eseguirlo, anche se tutti gli altri salti quadrupli sono stati eseguiti e pure in combinazione). Qui c’è un elenco dettagliato di tutti i quadrupli – eseguiti o anche solo tentati – nelle varie competizioni: http://en.wikipedia.org/wiki/Quad_(figure_skating).

Il secondo (o terzo) salto di una combinazione presenta molti limiti. Perché si possa parlare di combinazioni lo stacco del secondo salto dev’essere immediatamente successivo all’atterraggio del primo, senza giri, passetti aggiuntivi, saltelli o altro. Visto che in tutti i salti si atterra con il piede destro questo lascia disponibili solo i salti in cui si parte dal piede destro, cioè Toe-loop e Loop. Gli altri salti al massimo possono far parte di una sequenza.

Io non amo il nuovo codice di punteggi, ma questa è la realtà del pattinaggio odierno. La tabella che segue elenca il valore dei vari salti, giusto per capire perché per un pattinatore, se ne è capace, è meglio eseguire un triplo Lutz piuttosto che un triplo Toe-loop.

Salto

Valore base
(BV)

BV

underrotated

GOE +3

(grado di esecuzione)

GOE +2

GOE +1

GOE –1

GOE –2

GOE –3

1T

0.4

0.3

–0.1

–0.2

–0.3

1S

0.4

0.3

1Lo

0.5

0.4

1F

0.5

0.4

1Lz

0.6

0.4

1A

1.1

0.8

+0.6

+0.4

+0.2

–0.2

–0.4

–0.6

2T

1.3

0.9

2S

1.3

0.9

2Lo

1.8

1.3

+0.9

+0.6

+0.3

–0.3

–0.6

–0.9

2F

1.8

1.3

2Lz

2.1

1.5

2A

3.3

2.3

+1.5

+1.0

+0.5

−0.5

−1.0

−1.5

3T

4.1

2.9

+2.1

+1.4

+0.7

–0.7

–1.4

–2.1

3S

4.2

2.9

3Lo

5.1

3.6

3F

5.3

3.7

3Lz

6.0

4.2

3A

8.5

6.0

+3.0

+2.0

+1.0

-1.0

-2.0

-3.0

4T

10.3

7.2

4S

10.5

7.4

4Lo

12.0

8.4

4F

12.3

8.6

4Lz

13.6

9.5

4A

15.0

10.5

3.6

+2.4

+1.2

−1.2

−2.4

−3.6

Il pattinaggio artistico non è solo salti, altrimenti basterebbe dare ai pattinatori un minuto dicendogli di eseguire quanti più salti possibile. Ci sono i passi, le trottole e un effetto d’insieme che si può apprezzare solo durante l’esercizio. Per questo i numeri mi piacciono poco, non potranno mai essere paragonati all’emozione che certi gesti, certe sequenze, sanno trasmettere. Se siete interessati da qui (è il file PDF della seconda nota) potete scaricare l’intero codice di punteggi. Io mi limito ad ammirare gli splendidi esercizi che i migliori atleti sanno eseguire.

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