Pattinaggio artistico: le donne di Sochi 2014

Kim Yuna

Parlavo, nel precedente messaggio, dei molto modi in cui si può perdere una medaglia in una competizione. Non ho commentato le Olimpiadi durante il loro svolgimento perché per quello c’erano già i giornali. Io preferisco seguire percorsi miei, che quando sono legati all’attualità lo sono in modo marginale, o in ritardo, divenendo così inattuali. Non importa, certi commenti non trovano la loro ragione d’essere nell’attualità ma al loro stesso interno.

Parlavo dunque dei modi di perdere una medaglia, e mi ero fermata prima delle donne perché il discorso è lungo.

Mao Asada

C’è quello di Mao Asada, disastrosa nel programma corto quanto straordinaria in quello lungo. La Asada era già stata Campionessa del Mondo nel 2008, davanti a Carolina Kostner e Kim Yuna, e nel 2010, ancora davanti a Kim Yuna e vicecampionessa olimpica nel 2010 dietro a Kim. Si era appesa al collo altre due medaglie mondiali, un argento nel 2007 e un bronzo lo scorso anno. Mao è anche una delle sole cinque donne che fino a questo momento siano state capaci di eseguire un triplo Axel. Le altre sono Midori Ito (1989), Tonya Harding, Ludmila Nelidina e Yukari Nakano. In realtà lo ha fatto pure Kimmie Meissner ma solo ai Campionati americani del 2005 e non in una competizione internazionale quindi in qualche modo conta meno.

Nel programma corto Mao è caduta sul triplo Axel e visto che non aveva completato la rotazione le è stato considerato doppio, perciò per quell’elemento obbligatorio sbagliato non ha praticamente preso punti, e ha pure mancato la combinazione eseguendo (male) il Loop, passato da triplo a doppio, e non eseguendo il secondo salto. Risultato? Sedicesimo posto e addio sogni olimpici. Mi ha fatto pensare a Kurt Browning e alla sue Olimpiadi del 1994.

Kurt Browning nel 1992.

Kurt, che era a Sochi in veste di commentatore per la televisione canadese, durante lo svolgimento del programma lungo maschile ha affermato che quasi non riusciva a guardare Patrick Chan, grande favorito per la medaglia d’oro alla vigilia ma quel giorno autore di un programma molto falloso (di cui ho parlato nel precedente testo) e che si sentiva male per lui. Sospetto che durante quella gara gli siano venute in mente anche le sue stesse Olimpiadi del 1992, anche se in quell’occasione Browning aveva un problema alla schiena così serio che scegliere di gareggiare è stato un rischio enorme e perciò il fatto che lui non avesse completato i suoi salti è dovuto a cause molto diverse. Però sa cosa significa non eseguire determinati elementi del programma quanto tutti invece si aspettano che li faccia, e quando normalmente è in grado di farli. La gara di Mao invece ricorda tanto le sue Olimpiadi del 1994, con quel programma tecnico disastroso che lo ha fatto precipitare fino al dodicesimo posto e la rimonta con il terzo libero che lo ha portato – con un sistema di punteggio che rendeva molto più difficili le rimonte – fino al quinto posto. Ma di Kurt parlerò in altre occasioni.

Mao ha commesso un errore gravissimo, e chissà cosa le è passato per la testa. Ne ha commesso un secondo ed è precipitata al sedicesimo posto. Per forza, gli elementi tecnici del suo programma non esistevano, ma da un punto di vista artistico ha fatto meglio delle dodici atlete che si trovano immediatamente sopra di lei. Quante volte abbiamo sentito i commentatori dire che con il programma corto non si può vincere una gara ma la si può perdere? È esattamente quello che ha fatto Mao. Il programma corto vale circa un terzo della gara, per questo il programma lungo è più importante. Ma se il distacco è troppo grande, come fai a recuperarlo? Mao aveva 19 punti in meno rispetto a Carolina Kostner, terza e quindi ipotetica medaglia di bronzo. Un’enormità. Però la Asada è una campionessa e lo ha dimostrato scendendo in pista prestissimo (secondo gruppo) rispetto alle sue avversarie ed eseguendo il terzo programma lungo della giornata. Un triplo Axel immenso per aprire il programma, è diventata con quest’esercizio l’unica donna capace di eseguire tutti e sei i salti tripli in un solo esercizio. Ne ha atterrati sei di tripli, qualcuno anche in combinazione. Una è composta da un triplo flip seguito da due loop. Un esercizio fenomenale, ed è un peccato che una prestazione del genere non sia stata premiata con una medaglia per colpa del pessimo programma del giorno prima. Le gare però sono composte da due programmi, non uno, e si perdono anche così.

Carolina Kostner

C’è quello di Carolina Kostner, magnifica interprete sul ghiaccio che negli ultimi anni si è riscattata dopo un periodo della carriera molto complicato. Già terza ai Mondiali del 2005, ha avuto risultati altalenanti culminati – da un punto di vista negativo – con il sedicesimo posto di Vancouver 2010. Lei però ha trovato la forza di risalire: bronzo ai mondiali del 2011, oro a quelli del 2012 e argento a quelli del 2013, anche se il bronzo europeo di gennaio, sconfitta da due giovanissime russe, non era un bel segnale. La sua grazia non si discute ed è quella che le consente di andare a medaglia, perché i suoi salti non sono all’altezza di quelli di due pattinatrici che hanno sbagliato molto, la Asada e Yulia Lipnitskaya. O di quelli di Kim Yuna. Dopo il programma corto la Kostner era terza, a un soffio dal primo posto, ma se qualcuno potrebbe vedere nel risultato finale una sconfitta per Carolina si tratta invece di una grande vittoria. Sul sito di Sky è possibile ammirare il suo Bolero: http://sport.sky.it/sport/olimpiadi/sochi_2014/2014/02/20/sochi_risultati_giornata.html.

E c’è quello di Kim Yuna. Chi l’ha vista la gara? Io sì, e mi ero fatta la mia impressione ancora prima di sentire i commentatori.

Adelina Sotnikova

I primi dubbi erano venuti dopo il programma corto di mercoledì. Kim è stata perfetta, come sempre. Combinazione composta da triplo Lutz-triplo toe-loop e triplo Flip come salto triplo. Il doppio Axel è obbligatorio per tutte, tranne in quei rarissimi casi in cui un’atleta scelga di rischiare il triplo. Carolina Kostner, che non salta come Kim, ha optato per una più semplice triplo flip-triplo toe-loop e per un loop come salto triplo. Giustamente il punteggio tecnico di Kim era più alto di quello di Carolina, con una differenza di circa un punto e mezzo. A fine gara comunque erano attaccate perché da un punto di vista artistico la Kosner ha ottenuto qualcosa in più della Yuna. Ci sta. Nulla da dire su questi punteggi. Poi ha pattinato la russa Adelina Sotnikova, dopo che la Lipnitskaya si era già eliminata da sola dal giro delle medaglie cadendo sul triplo flip, che le è stato pure degradato a doppio, il che significa che mancava uno degli elementi obbligatori. Adelina ha eseguito una combinazione triplo toe-loop- triplo toe-loop e poi un triplo flip. Il salto triplo era uguale a quello di Kim, ma la combinazione era di livello molto inferiore e Kim non ha sbagliato nulla. Com’è possibile che Adelina abbia fatto registrare un punteggio tecnico migliore del suo, anche se per soli 3 centesimi? E poi c’è stato il programma lungo.

Il podio olimpico. Da sinistra Kim Yuna (argento), Adelina Sotnikova (oro), Carolina Kostner (bronzo).

Il confronto fra la Sotnikova e la Kostner è molto difficile, da specialisti, perché Carolina interpreta di più e Adelina salta meglio. Stabilire chi nel complesso abbia fatto l’esercizio migliore è davvero difficile. Però l’interpretazione di Kim è a livello di quella di Carolina, ma salta molto meglio di lei. La Sotnikova ha fatto un triplo salto in più, la Yuna ha inserito il Lutz in combinazione – facendo due Lutz e non uno solo, e ricordo che il Lutz è il salto più difficile dopo l’Axel – e non è atterrata su due piedi su nessun salto, a differenza della rivale. Da dove spuntano quei quasi sei punti in più da un punto di vista tecnico per la Sotnikova? La Sotnikova è quella che ha fatto registrare il punteggio tecnico migliore, battendo su questo aspetto pure la Asada. Davvero? Davvero la sequenza di passi della Sotnikova era di livello 4 e quella della Yuna solo di livello 3? E davvero le interpretazioni di Kim e Adelina erano davvero paragonabili come dice il punteggio?

La mia opinione conta poco, in fondo sono una semplice appassionata che di tecnica ha solo qualche nozione base imparata grazie ad anni di telecronache. Ma anche Silvia Fontana, che commentava per Cielo, era incredula, e ricordo che Silvia ha vinto cinque volte i campionati italiani e che si è piazzata decima alle Olimpiadi del 2002 e ai Mondiali del 2001 e 2002, perciò qualcosa ci capisce. Sono andata a guardare pure all’estero, per la precisione sul New York Times: http://www.nytimes.com/2014/02/21/sports/olympics/adelina-sotnikovas-upset-victory-is-hard-to-figure.html. Kurt Browning, che ha commentato le gare per la televisione canadese, non riusciva a capire come avesse fatto la Sotnikova a battere la Yuna. I components delle due, a suo giudizio, non erano assolutamente paragonabili. Questo detto da uno che è stato straordinario a livello tecnico, al punto da finire sul guinness dei primati, ma che aveva nell’aspetto artistico la sua parte migliore.

Edit: aggiungo qui una frase che ho trovato su internet, scritta non da Kurt ma da qualcuno che lo ha sentito commentare l’esercizio:

Kurt Browning (4 times world champion): “There´s people who come to the olympic games and makes moment that the sport will never forget, and I think Yuna is one of those people who have made figure skating so much better. I think she´ll always be the queen”.

Il giornalista del New York Times ha sottolineato come uno dei giudici della gara femminile sia sposata con il direttore generale della federazione russa di pattinaggio. Un caso? Un altro giudice, quello ukraino, era stato al centro dello scandalo nelle votazioni della gara di danza alle Olimpiadi di Nagano del 1998.

Brian Boitano

I voti sospetti ci sono sempre stati, ma io non intendo puntare il dito contro il mondo del pattinaggio. Se guardiamo al calcio ci sono sempre sospetti contro qualche arbitro o guardalinee, e in qualche caso è stato pure provato che quei sospetti erano del tutto fondati. In qualsiasi sport è possibile barare ma è anche vero che, per esempio, nelle Olimpiadi di Calgary del 1988 il padrone di casa e campione del mondo uscente, il canadese Brian Orser, è stato sconfitto di un soffio dall’americano Brian Boitano. Suppongo che nella maggior parte dei casi, come in tutti gli sport, vinca il migliore. Entrambi i Brian erano stati bravissimi, ma l’americano ha fatto qualcosa in più e giustamente ha vinto.

La Russia non aveva mai vinto un oro alle Olimpiadi nella gara femminile. Ne avevano vinti quattro in campo maschile – non sto contando quella dell’ucraino Viktor Petrenko che nel 1992 gareggiava sotto la bandiera della Comunità degli Stati Indipendenti – con Alexei Urmanov, Ilia Kulik, Alexei Yagudin ed Evgeni Plushenko, dodici nelle coppie di artistico con Ludmila BelousovaOleg Protopopov, Irina RodninaAlexei Ulanov, Irina RodninaAlexander Zaitsev, Elena ValovaOleg Vasiliev, Ekaterina GordeevaSergei Grinkov, Natalia MishkutenokArthur Dmitriev – in questo caso conto anche la medaglia del 1992 visto che poi i due atleti hanno continuato a gareggiare per la Russia – Oksana KazakovaArthur Dmitriev, Elena BerezhnayaAnton Sikharulidze e Tatiana TomianinaMaxim Marinin, a cui si aggiunge la medaglia di quest’anno, e sette nella danza con Lyudmila PakhmovaAleksandr Gorshkov, Natalia LinichukGennadi Karponossov, Natalia BestemianovaAndrei Bukin, Marina Klimova e Sergei Ponomarenko – in gara per la CSI ma di fatto russi – Oksana Grishuk-Evgeni Platov e Tatiana NavkaRoman Kostomarov.

Irina Slutaskaya

Fra le donne zero. Ha vinto un oro Oksana Baiul, ma ormai eravamo nel 1994 e Oksana gareggiava per il suo paese, l’Ukraina, non per la Russia o per l’Unione Sovietica. Prima c’è solo un bronzo nel 1984 per Kira Ivanova, che l’anno seguente si sarebbe pure piazzata seconda ai Mondiali e avrebbe poi vinto anche quattro argenti europei. Poi ci sono solo l’argento del 2002 e il bronzo del 2006 di Irina Slutskaya, capace di conquistare due ori mondiali nel 2002 e 2005, tre argenti e un bronzo mondiali e sette ori e due argenti europei. Atlete come Elena Vodorezova (bronzo mondiale nel 1983), Anna Kondrashova (argento mondiale nel 1984), Maria Butyrskaya (oro mondiale nel 1999 e bronzo nel 1998 e 2000), Julia Soldatova (bronzo mondiale nel 1999), Elena Sokolova (argento mondiale nel 2003) e Alena Leonova (argento mondiale nel 2012) sul podio olimpico non sono mai neppure salite. I titoli europei sono stati dieci in undici anni fra il 1996 e il 2006, sette per la Slutskaya e tre per la Butyrskaya, a cui si aggiunge quello di quest’anno conquistato da Yulia Lipnitskaya. Ovvio che quello zero non fosse molto gradito.

Dopo aver letto l’articolo del New York Times sono andata a vedere cosa diceva L’Équipe. Un dettaglio interessante del loro articolo (http://www.lequipe.fr/Patinage-artistique/Actualites/La-russie-etouffe-l-affaire/443427) riguarda la composizione della giuria. Ne facevano parte Alla Shekhovtseva, moglie del presidente della federazione russa di pattinaggio, Yuri Balkov, il giudice ucraino squalificato dopo la gara di danza delle Olimpiadi di Nagano 1998, e Alexander Lakernik, vicepresidente della federazione russa di pattinaggio.

Ho sentito Ottavio Cinquanta, il presidente dell’ISU (International Skating Union), dichiarare alla televisione che con il nuovo sistema di punteggi – inventato proprio da lui – non ci sarebbero più stati problemi perché ciascun atleta sarebbe stato valutato per quello che aveva fatto vedere sul ghiaccio. A me Ottavio Cinquanta non è mai piaciuto, e dopo aver letto Crepe nel ghiaccio di Sonia Bianchetti Garbato mi piace ancora meno. Quando il libro era stato pubblicato, nel 2005, lo avevo ignorato perché pensavo che non m’interessasse. Io volevo conoscere meglio i campioni, non gli scandali. Non mi sono dimenticata della sua esistenza però, e qualche mese fa l’ho comprato e l’ho letteralmente divorato. L’unica critica che muovo all’autrice è che usa un po’ troppo spesso il punto esclamativo, per il resto la sua esposizione è chiara e interessante. Scrive bene, si legge che è un piacere, e i fatti narrati sono interessanti e illuminanti, al punto che ne consiglio la lettura a tutti gli appassionati di pattinaggio.

Ciascun atleta viene valutato per quello che ha fatto sul ghiaccio? Sarà…

Prendiamo uno dei salti più importanti, il Lutz. È il salto triplo più difficile eseguito dalle donne, al di là delle pochissime occasioni in cui un’atleta fenomenale come Mao Asada riesce a eseguire il triplo Axel. La Sotnikova ne ha eseguito uno in combinazione con il triplo toe-loop, la Yuna due, uno in combinazione con il triplo toe-loop e uno da solo, la Kostner uno da solo. Tutti questi salti sono stati eseguiti alla perfezione. Il triplo Lutz in teoria vale sei punti, ma non è sempre così. Se viene giudicato underrotated, cioè con l’ultimo giro della rotazione completato quando il pattino è già sul ghiaccio, vale solo 4,2 punti, una bella differenza. Ma anche se viene giudicato pieno il suo valore può cambiare a seconda del GOE, il grado di esecuzione, cioè se è più o meno bello. Si possono prendere fino a tre più che aumentano il valore del salto di 0,7 punti ciascuno, fino a un massimo di 2,1, se il salto è bello. Si possono prendere fino a tre meno che diminuiscono il valore del salto di 0,7 punti ciascuno, fino a un massimo di 2,1. Il che significa che il valore di un triplo Lutz giudicato pienamente eseguito può variare da un minimo di 3,9 a un massimo di 8,1. Una bella differenza! Lo stesso discorso vale per tutti gli altri salti. Ho già riportato la tabella con il valore dei salti qui. Di fatto dà più punti un triplo toe-loop eseguito senza infamia e senza lode (solo il valore base, senza più e senza meno), 4,1, rispetto a un triplo Lutz eseguito davvero male, anche se il rischio dei due salti non è lo stesso. Per questo bisogna saltare bene, fare salti difficili ma farli male non paga. Ma l’unico salto sbagliato, nella finale olimpica, dalle atlete che sono salite sul podio, è un doppio toe-loop atterrato su due piedi dalla Sotnikova.

Sonja Henie

Come ho già accennato le polemiche sui giudizi nel pattinaggio artistico ci sono sempre state. Probabilmente il primo caso di giudizio sospetto si è avuto nel 1927, quando la norvegese Sonja Henie ha vinto il primo dei suoi dieci titoli mondiali consecutivi sconfiggendo di misura l’austriaca Herma Szabo, che aveva vinto gli ultimi cinque Mondiali e l’oro olimpico nel 1924. In quell’occasione tre dei cinque giudici erano norvegesi. In seguito la Henie ha meritatamente conquistato gli altri titoli – più due ori olimpici – ed è diventata una vera superstar, ma i dubbi sul primo successo rimangono. Questa tendenza a favorire i campioni del proprio paese o del proprio schieramento (bloc judging) è stata molto forte soprattutto durante gli anni della guerra fredda, con i paesi comunisti che votavano compatti per favorire i loro atleti. Ne parla la Bianchetti Garbato, ma ne parla anche Steve Milton nel suo Figure Skating’s Greatest Stars. La Bianchetti è stata per molti anni un giudice e un membro della Commissione Tecnica dell’ISU, e Milton la cita commentando la rivalità fra il sovietico Vladimir Kovalev e il britannico John Curry. Cinque dei nove giudici della gara maschile degli Europei del 1976 appartenevano al blocco sovietico. Carlo Fassi, il coach di Curry, era arrivato al punto di consigliargli di saltare la gara per non arrivare alle Olimpiadi con il peso di una fresca sconfitta. Curry ha voluto pattinare ugualmente, è stato nettamente il migliore e si è portato a casa il titolo europeo prima di vincere anche a Olimpiadi e Mondiali di quello stesso anno.

Curry ha potuto vincere gli Europei perché il giudice cecoslovacco non ha rispettato gli ordini ricevuti e ha giudicato secondo coscienza, piazzando al primo posto l’atleta che aveva pattinato meglio. Sonia scrive che

“John Curry eseguì un programma libero meraviglioso, perfetto, di gran lunga il migliore. Era semplicemente impensabile che Kovalev potesse essergli piazzato davanti e anche Lojkovic [il giudice cecoslovacco] deve aver ritenuto che nessuno avrebbe osato mettere Curry secondo e gli assegnò quindi il primo posto. Invece, nonostante l’evidenza, gli altri quattro giudici dell’Est misero Kovalev primo!” (Crepe nel ghiaccio, pag. 60).

Più tardi lei è andata a trovare un Lojkovic terrorizzato dalle possibili conseguenze del suo giudizio, perché

“era certo che i russi non lo avrebbero mai perdonato per aver fatto perdere a Kovalev il titolo europeo. Mi disse che, secondo lui, Curry aveva pattinato talmente meglio di Kovalev che era sicuro che a nessuno sarebbe nemmeno passato per la testa di metterlo secondo, nonostante “gli ordini ricevuti”: c’era un limite a tutto! Ovviamente non era così.” (Crepe nel ghiaccio, pag. 60).

Lojkovic sarebbe tornato a giudicare una nuova competizione internazionale solo nel 1986, dopo dieci anni di ostracismo. E questo è solo un caso, perché Milton ricorda che

“It got so bad that by 1978, at the suggestion of technical chairperson Sonia Bianchetti, the Soviet Union was barred from preventing international judges for an entire season.” (Figure Skating’s Greatest Stars, pag, 65).

John Curry

Insomma, i problemi continuavano a esserci e la Bianchetti era per la linea dura, con la punizione dei disonesti. Dal suo libro questo è evidente, ma è bello vedere confermato anche altrove. E con questo non dico che il pattinaggio sia l’unico sport in cui ci sono problemi di valutazione o che in tutte le gare di pattinaggio ci sono problemi di questo tipo. Ripeto, quante volte il giudizio di un arbitro viene contestato? Io non segui il calcio ma mio marito sì, e non posso non sentire almeno parte dei commenti che vengono fatti. E, d’altra parte, il pattinaggio ha avuto anche le Olimpiadi di Calgary 1988 alle quali mi ero riferita più in su. Si sono svolte in Canada, e fin da subito si è visto che la battaglia per il titolo maschile l’avrebbero combattuta il canadese Brian Orser, campione del Mondo in carica, e l’americano Brian Boitano. Ha vinto di un soffio Boitano perché, in una gara bellissima, è stato quello che ha pattinato lievemente meglio, mentre l’atleta di casa si è dovuto accontentare della medaglia d’argento. Il Canada lo sta ancora aspettando quell’oro olimpico nella gara maschile. Quattordici successi (con sette atleti diversi) ai Campionati del Mondo, uno con Donald Jackson (1962), uno con Donald McPherson (1963), uno con Brian Orser (1987), quattro con Kurt Browning (1989, 1990, 1991, 1993), tre con Elvis Stojko (1994, 1995, 1997), uno con Jeffrey Buttle (2008) e tre con Patrick Chan (2011, 2012, 2013) hanno portato a casa un totale di cinque argenti (due Orser, due Stojko e uno Chan) e quattro bronzi (uno ciascuno Montgomery Wilson, Donald Jackson, Toller Cranston e Jeffrey Buttle).

Shae-Lynn Bourne e Victor Kraatz

La gara di Calgary è stata pulita e ha vinto il migliore, ma non sempre è così. Un piccolo scandalo, e lo definisco piccolo solo perché poi c’è stato qualcosa di più grosso, c’è stato nel 1998 alle Olimpiadi di Nagano. Sonia Bianchetti ripercorre tutta la vicenda a partire da pagina 206 di Crepe nel ghiaccio, io mi limito a un riassunto.

Jean Senft, un giudice canadese, già nel 1997 aveva avuto l’impressione che alcuni giudici della gara di danza si comportassero in modo sospetto. La Senft aveva riferito la cosa al presidente di giuria in ben due occasioni, ma senza prove questi non poteva fare nulla. Visti i precedenti a Nagano si è munita di un registratore con il quale intendeva registrare tutte le conversazioni sospette. Poco prima del libero della danza la Senft ha ricevuto una telefonata da parte di Yuri Balkov, il giudice ucraino, che gli elencava quale sarebbe stato il risultato finale dicendole che anche il giudice lituano e quello cecoslovacco facevano parte dell’accordo. Lei è stata l’unica a piazzare al secondo posto la coppia canadese (e terza nella danza originale, insieme al giudice tedesco) composta da Shae-Lynn Bourne e Victor Kraatz, che alla fine si è classificata quarta alle spalle dei russi Pasha Grishuk ed Evgeni Platov, degli altri russi Anjelika Krilova e Oleg Ovsyannikov e dei francesi (ma in realtà lei è russa) Marina Anissina e Gwendal Peizerat. La Bianchetti parla di fonti affidabili – senza approfondire il dettaglio – che dicono che il blocco dei giudici era composto da Cecoslovacchia, Russia, Italia, Francia e Ucraina, e tutti questi giudici (con l’eccezione dell’ucraino che nel libero li ha piazzati terzi) hanno messo Bourne-Kraatz al quarto posto. Per quelle valutazioni la Senft ha ricevuto una lettera di biasimo per National bias, per aver favorito la coppia del suo paese, anche se secondo la Bianchetti non c’erano gli estremi per un biasimo di questo tipo. Qualche tempo dopo la Senft ha fatto domanda per divenire referee ma è stata bocciata proprio per via di quel National bias. A quel punto lei ha presentato ricorso alla Corte Arbitrale per lo Sport di Losanna (CAS) e la commissione, rivedendo i filmati delle gare, ha stabilito che lei non aveva fatto alcun favoritismo e le ha persino rimborsato le spese legali. Non solo, Jean ha pure presentato la registrazione della telefonata di Balkov, ma l’ISU si è deciso ad aprire un’inchiesta solo dopo un notevole ritardo e alla fine è riuscito a sospendere Balkov per un anno per corruzione e la Senft per sei mesi per comportamento non consono alla condotta di un giudice internazionale. Quale comportamento? Suppongo quello di aver fornito le prove contro i corrotti attirando uno scandalo sulla federazione. Riprendo la Bianchetti, che sto citando più di quanto avrei voluto non perché scriva male, tutt’altro, ma perché non vorrei che la parte del suo libro che sta entrando nel mio testo finisca con il diventare troppo lunga. La vicenda Senft-Balkov è chiusa con una frase quanto mai significativa: “il messaggio percepito dai giudici fu forte e chiaro: tenete la bocca chiusa!” (Pag. 209).

Alla fine di tutta questa storia comunque, l’ISU ha modificato il sistema che prevedeva le sanzioni per i giudici eliminando quelle per errori o National bias e mantenendo solo quelle per “comportamento scorretto.

“La conseguenza fu che mentre fino al 2000 i giudici incompetenti o scorretti potevano venire sospesi, con il nuovo sistema ci vogliono anni prima di riuscire a eliminarne uno.

[…]

Anziché proteggere gli atleti da giudici disonesti o incompetenti, l’ISU protegge se stessa mettendosi al riparo da eventuali ricorsi o reclami.” (Crepe nel ghiaccio, pag. 209).

Non ho riportato questa vicenda per il puro gusto di divagare, come avevo accennato più in su Balkov ha fatto parte della giuria che ha assegnato la medaglia d’oro a Adelina Sotnikova preferendola a Kim Yuna.

Jamie Salé e David Pelletier (a sinistra) e Elena Berezhnaya e Anton Sikharulidze (a destra).

Lo scandalo più grosso lo abbiamo avuto alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002, quando il giudice francese Marie Reine Le Gougne nella gara delle coppie di artistico ha votato in favore della coppia russa composta da Elena Berezhnaya e Anton Sikharulidze preferendoli alla coppia canadese composta da Jamie Salé e David Pelletier e determinando di fatto la vittoria dei russi. Non molto tempo dopo la fine della gara la Le Gougne ha confessato di aver votato in quel modo per via delle pressioni fatte su di lei dal presidente della federazione francese Didier Gailhaguet. Anche qui se volete i dettagli vi rimando a Crepe nel ghiaccio, di fatto l’ISU prima ha provato a sminuire la cosa e poi, pur di evitare un processo, ha allestito in tutta fretta una nuova cerimonia di premiazione in cui a entrambe le coppie è stata assegnata la medaglia d’oro. I due francesi sono stati sospesi, i russi non sono mai stati indagati. Ma perché Gailhaguet poteva voler aiutare i russi? Prove non ce ne sono, anche perché non sono state fatte le dovute indagini, ma sembra probabile che si fossero accordati per un voto di scambio: i francesi avrebbero aiutato i russi nelle coppie d’artistico e i russi avrebbero aiutato i francesi in quelle di danza.

Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio

Ricordate Barbara Fusar Poli, vincitrice insieme a Maurizio Margaglio della medaglia di bronzo? Il loro esercizio libero è stato macchiato da una caduta causata da un inciampo nella gonna di lei, il che li ha forzatamente tenuti al di sotto dei loro livelli abituali, ma loro erano i campioni del mondo in carica e Barbara ha iniziato a parlare di combine a loro danno prima che si svolgesse la danza libera. Qui però siamo nel livello delle ipotesi, non dei fatti provati. Per la cronaca la gara l’hanno vinta nettamente (primi in ogni fase della gara) i francesi Marina Anissina e Gwendal Peizerat davanti ai russi Irina Lobacheva e Ilia Averbuch (secondi in ogni fase della gara)

Torniamo alle gare più recenti. Il sistema di punteggio è cambiato, ne ho già parlato e suppongo che ne parlerò ancora in futuro. Non è cambiato solo il sistema di punteggio, ma anche il criterio di scelta dei giudici e quello che si sa del loro operato. Cioè nulla. Riprendo a citare la Bianchetti Garbato:

“alla fine di agosto del 2002, il Consiglio […] decise di estendere il criterio della segretezza a tutto: dai punteggi sul tabellone nello stadio ai giudici che li avevano assegnati; dalla riunione di giuria dopo la gara al rapporto dei presidenti di giuria e al protocollo della gara. Nessuno doveva sapere chi era stato a fare che cosa!” (Crepe nel ghiaccio, pag. 220).

Il nuovo sistema di giudizio è diventato effettivo a partire dalla stagione 2005-2006. Per sapere come è stato approvato indovinate a quale libro vi rimando? Bravi, lo sapevo che eravate attenti, comunque ne parla anche Milton. Ci sarebbe da discuterne a lungo ma, al di là del fatto che non posso citare tutto Crepe nel ghiaccio per ovvi problemi legali incentrati sui diritti d’autore, sto già scrivendo fin troppo e su qualche punto mi vedo costretta a tagliare. Torniamo a quanto scritto da Sonia:

“La prima considerazione è che quanto accadde a Salt Lake City non aveva niente a che fare con la competenza dei giudici, i criteri secondo cui essi valutano una prestazione o in che modo vengono calcolati i risultati. Il problema vero erano gli intrighi, non il sistema di giudizio!

L’ISU avrebbe dovuto combattere la corruzione fra i giudici sin dallo scandalo di Nagano del 1998, sospendendo a vita i giudici colti in flagrante nel tentativo di prefissare i risultati di una gara […] Ma nulla di simile è nemmeno stato vagheggiato! Al contrario, la strategia dell’ISU ha mirato esclusivamente all’adozione di una politica tesa a rendere il giudizio completamente anonimo, a nascondere i problemi di etica e di controllo sui giudici che erano stati colti in flagrante ed avevano violato le più elementari regole di condotta: insomma, un tentativo fin troppo chiaro di coprire gli scandali anziché di eliminare gli imbroglioni. […] Allo stato attuale, ogni giudice potrebe imbrogliare e il pubblico non lo scoprirebbe mai. Questo è un insulto ai pattinatori, al pubblico e alla stampa, ma è anche ingiusto nei confronti dei giudici onesti che vengono considerati alla stessa stregua di quelli corrotti. Rendere il giudizio segreto ed estremamente complesso non aiuta certo a restaurare la credibilità nello sport, semmai è il contrario!” (Crepe nel ghiaccio, pagine 224-225).

E più avanti riprende:

“Il nuovo sistema, inoltre, impone il “giudizio segreto”. Anche se i punteggi assegnati dai giudici sono a disposizione del pubblico, non vi è alcuna possibilità di sapere se le operazioni di immissione dei singoli voti nel computer e i conteggi siano eseguiti correttamente. La segretezza e la complessità del nuovo sistema combinate insieme rendono impossibile qualsiasi verifica sull’operato dei giudici e soprattutto che non stiano imbrogliando e che il software del computer non sia pieno di bachi.

L’ISU sostiene che poiché non è possibile eliminare la pressione delle federazioni sui loro giudici, per proteggerli, i loro nomi devono restare segreti e non essere in alcun modo collegabili ai punteggi assegnati. Siamo sicuri che questo sia il modo migliore per assicurare la correttezza? O piuttosto, la segretezza semplificherà le cose per i giudici disonesti e faciliterà gli intrighi?” (Crepe nel ghiaccio, pag, 228).

Io credo che il pattinaggio artistico abbia perso in treno del vecchio codice dei punteggi anni fa. Ora non è più possibile tornare indietro e mi dispiace. I problemi vanno visti subito se si vuole intervenire per correggerli. Quando nel baseball tutti i battitori hanno iniziato a fare un fuoricampo dietro l’altro grazie all’introduzione delle mazze in metallo, le mazze in metallo sono state vietate. I fuoricampo ci sono ancora, ma li fanno solo i fuoriclasse e lo sport è molto più divertente. Nel tennis non si sono accorti del danno che avrebbero portato le nuove racchette, e ora siamo pieni di giocatori che sembrano l’uno la fotocopia dell’altro. Con le racchette di legno avevamo giocatori d’attacco e con rovescio a una mano, caratteristiche ora quasi del tutto sparite, ma c’erano pure giocatori come Bjorn Borg e Jimmy Connors che giocavano il rovescio a due mani e stavano quasi sempre attaccati alla riga di fondo e dominavano i tornei a cui partecipavano, mentre Roscoe Tanner sommergeva i suoi avversari di ace. Il tennis ha perso il treno, e dubito che vedremo ancora un altro Stefan Edberg, o un altro John McEnroe. Il pattinaggio ha perso il treno del 6,0, ma almeno si può eliminare la segretezza e squalificare i giudici corrotti.

Kim Yuna

Torniamo alla gara femminile delle Olimpiadi di Sochi 2014, in fondo è da lì che sono partita. Come detto, un triplo Lutz può valere dai 3,9 agli 8,1 punti, quindi il margine discrezionale per i giudici è molto ampio. La frase di Cinquanta, che ognuno viene valutato per quello che fa, è una cavolata, e visto che il voto è segreto non si può neppure chiedere a un determinato giudice, per esempio, perché un salto è stato giudicato secondo il suo valore base e non gli sono stati assegnati dei più. Come si fa a sapere che quel giudice non li ha assegnati? Magari lui lo ha fatto e a non assegnarli è stato un altro. La domanda, ovvio, la dovrebbe fare l’ISU, non il singolo atleta, ma la segretezza rende le cose più difficili per tutti meno, credo, per i disonesti.

E come si fa ad assicurarsi che una giuria voti come si vuole? Si può cominciare costruendo la giuria ad arte. Il programma corto, vinto di strettissima misura da Kim, è stato valutato da nove giudici sorteggiati a caso da un gruppo di tredici. Come consente il regolamento, per il programma corto quattro di questi giudici sono stati sostituiti. I nuovi ingressi nel pannello di giudizio sono stati un ucraino, un russo, un estone e un francese, e anche senza controllare i loro nomi è evidente che tre sono di paesi provenienti dall’ex blocco sovietico e il quarto proviene da un paese già accusato di fare combine con i russi. Con questo non voglio dire che tutti i giudici francesi siano disonesti, ma forse qualcuno si può sentire ancora legato a vecchi patti. Se poi andiamo a vedere i nomi anche se non li conosco tutti so che l’ucraino era Yuri Balkov (sì, proprio quello squalificato dopo i fatti di Nagano perché non votava in modo esattamente corretto) e la russa Alla Shekhovtseva, moglie del direttore generale della federazione russa. Gli altri giudici erano un tedesco, un canadese, un italiano, uno slovacco e un giapponese, mentre l’americano, l’inglese, lo svedese e il sudcoreano hanno giudicato solo il programma corto. Oltre a loro la giuria comprende anche un pannello di tre giudici il cui compito è valutare i livelli di difficoltà dei vari elementi e se i salti vadano (e in che misura) degradati. Il pannello era presieduto da Alexander Lakernik, vicepresidente della federazione russa. Per la cronaca le informazioni le ho prese da una pagina di USA Today che ho già linkato: http://www.usatoday.com/story/sports/columnist/brennan/2014/02/21/figure-skating-scandal-sochi-olympics-adelina-sotnikova-yuna-kim/5680717/. Siamo davvero sicuri che quella giuria fosse imparziale?

Edit: mi sono imbattuta in un video molto interessante anche per chi non riesce a vedere dettagli come il filo di partenza di un salto, dettagli che dovrebbero fare la differenza fra vincere o perdere una gara e che una giuria dovrebbe sempre controllare. Non so perché Worpress non me lo fa inserire, comunque lo potete trovare a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=5cVW0h6U3D4&feature=em-subs_digest-vrecs. Sono poco più di tre minuti ed è molto interessante, chi lo ha realizzato conosce davvero bene il pattinaggio e io ne consiglio assolutamente la visione.

Su internet è partita una petizione che chiede di togliere il voto segreto e di rendere tutto pubblico. La potete trovare qui: https://www.change.org/en-CA/petitions/international-skating-union-isu-open-transparent-scores-and-remove-anonymity-from-the-judging-decisions-of-women-s-figure-skating-at-the-sochi-olympics.

Ci sono molti modi per perdere una medaglia, ma Kim Yuna ha perso quella d’oro nel modo in cui non la si dovrebbe mai perdere. In ogni caso, lei rimane una campionessa straordinaria.

Edit: recentemente mi sono imbattuta in un articolo che ha pubblicato i punteggi assegnati dai giudici alle prime due atlete di questa gara. L’articolo è interessante, i punteggi pure: http://www.oasport.it/2014/03/sochi-2014-sempre-piu-dubbi-sulloro-della-sotnikova-foto-e-video/.

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