Laura Golarsa a Wimbledon 1989

Laura Golarsa

Ho guardato la mia prima partita di tennis femminile un anno dopo aver iniziato a seguire il tennis maschile. Non so perché prima non avessi provato a seguire il circuito WTA, i nomi delle tenniste più forti mi erano familiari perché venivano comunque citate durante le partite maschili, e poi visto che nel dicembre del 1988 ho iniziato a comprare riviste – Il tennis italiano prima, Matchball poi – conoscevo benissimo i loro risultati.

Nel 1989 a Wimbledon si è fatta notare l’italiana Laura Golarsa. Il torneo lo ha vinto per la seconda volta Steffi Graf battendo in finale Martina Navratilva, quindi nulla di strano. Giocatrici poco abituate a una ribalta importante, però, che nell’occasione sono andate avanti, ce ne sono state. La Golarsa e Rosalyn Fairbank nei quarti di finale, Catarina Lindqvist addirittura in semifinale. La Lindqvist, che non era testa di serie, il suo posto se l’è guadagnato battendo Natalia Zvereva (9) e Helena Sukova (6), mentre la testa di serie più forte di quel settore di tabellone, Gabriela Sabatini (3) è stata sconfitta dalla Fairbank che, già che c’era, ha eliminato Mary Joe Fernandez (12). Quanto alla Golarsa…

Io l’ho conosciuta. Abbiamo frequentato lo stesso Liceo Artistico, e qualche volta ho anche parlato con lei. Più che altro perché io ronzavo sempre intorno alla sua classe perché mi ero presa una cotta per un suo compagno di classe. Lei era in quarta, io in seconda, perciò dovevamo essere fra il 1984 e il 1985. Anche se ovviamente lei si è dimenticata di me io non ho potuto non seguire con un certo interesse i suoi risultati.

Al primo turno Laura ha sconfitto l’argentina Mercedes Paz 6-4, 6-1. Da spettatrice distratta quale ero si trattava di un risultato poco significativo, che importanza poteva avere un primo turno? Le italiane non erano tante, quell’anno c’erano solo Raffaella Reggi, che si sarebbe fermata al terzo turno dopo un’incredibile battaglia con la campionessa del Roland Garros Arantxa Sánchez Vicario che non ho guardato ma i cui echi hanno raggiunto pure me, e Linda Ferrando, eliminata al primo turno da Louise Field. Io comunque non ho quasi mai seguito le imprese sportive di un italiano solo perché era italiano. Vedevo i risultati ma ero distaccata, anche se leggere il nome della Golarsa mi faceva un certo effetto. Al secondo turno Laura ha sconfitto Maria Stranlund per 6-4, 4-6, 6-1. Al terzo è stata lei ad affrontare la Field, che aveva battuto pure Zina Garrison, la testa di serie (5) che presidiava la zona, e l’ha sconfitta 6-4, 7-6.

Del match degli ottavi ricordo la presentazione di Rino Tommasi, che spiegava come Jana Novotna, per quanto più famosa come doppista, fosse un’avversaria pericolosa. Mi sembrava troppo prudente il Tommasi con questa giocatrice di cui sapevo a mala pena l’esistenza perché era appena arrivata nei quarti di finale al Roland Garros, chi lo avrebbe immaginato che un anno dopo, la prima volta che l’ho vista giocare, sarei diventata immediatamente una sua tifosa? In un match che avrebbe dovuto farmi capire da subito il suo enorme talento e anche la sua enorme capacità di buttare via partite già vinte. Con Jana non si poteva mai dire fino all’ultimo se avrebbe vinto oppure no, ma di lei parlerò in altre occasioni.

Jana era testa di serie numero 10, ed era un’erbivora di quelle D.O.C. Era pure una fifona di quelle D.O.C., ma non avendo visto il match non so esattamente come sia andato, conosco solo il punteggio: 7-6, 2-6, 6-4 per la Golarsa che si è così conquistata un posto nei quarti di finale contro Chris Evert. Quel match è stato trasmesso dalla televisione e io l’ho guardato. Mi sono pure divertita parecchio, anche se la giocatrice per cui tifavo io ha perso. Sull’erba Laura giocava benissimo, le sue volée erano meravigliose e a volte sembrava volasse. Però i suoi colpi erano un po’ troppo leggeri, il servizio non era assolutamente all’altezza, e nervi ed esperienza erano tutti dalla parte di Chris, che ha finito con il vincere per 6-3, 2-6, 7-5.

In cinque occasioni Laura è stata anche a due punti dal match, le è mancato davvero poco ed è un peccato. Col senno di poi quello è stato il vertice della sua carriera, anche se ha continuato a giocare ancora per parecchi anni. Chris invece era alla fine, si sarebbe ritirata in quello stesso 1989.

Laura non ha più superato il terzo turno in una prova del Grande Slam, risultato raggiunto in sei occasioni (Roland Garros 1989, Wimbledon 1994 e 199, U.S Open 1987, 1993, 1998). Non ha mai vinto tornei del circuito maggiore, mentre si è portata a casa sei titoli challenger e in classifica ha raggiunto al massimo il 39° posto. In doppio ha vinto sei tornei del circuito maggiore e tre challenger, ed è arrivata fino al 23° posto.

Risultati da giocatrice delle retrovie, che lottano, in qualche modo stanno a galla ma che non lasciano un segno nella storia dello sport a cui si sono dedicate. Peccato, perché quel match con la Evert aveva fatto vedere che le potenzialità c’erano. Su internet c’è un piccolo pezzo di quella partita. Eccolo:

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