Kurt Browning: il 1987

Kurt Browning e Michael Jiranek

L’obiettivo di Kurt Browning, ai Campionati canadesi del 1987, era di piazzarsi nei primi tre posti in modo da potersi qualificare per i Mondiali che si sarebbero svolti poco dopo. Ha cominciato bene, con un terzo posto nelle figure obbligatorie dietro ai soli Brian Orser e Neil Paterson, ha confermato il terzo posto con un programma obbligatorio in cui è riuscito a effettuare una combinazione con il triplo Lutz, salto che spesso lo ha tormentato, e ha eseguito il miglior programma libero della sua ancor giovane carriera, con cinque salti tripli e un punteggio tecnico che oscillava fra il 5,6 e il 5,8. Solo Orser ha saputo fare di meglio, così Kurt si è piazzato secondo e, ad aumentare la sua gioia, il suo amico Michael Slipchuk si è piazzato terzo, perciò entrambi si sono qualificati per i Mondiali.

Ai Mondiali, ovviamente, i riflettori della gara maschile erano tutti puntati su Brian Orser e Brian Boitano in una delle tante tappe di quella che sarebbe diventata nota come la “battaglia dei Brian”. L’episodio più noto sono le Olimpiadi del 1988, vinte da Botano su Orser, risultato che si è verificato anche nei Mondiali del 1986 e 1988, mentre i Mondiali del 1987 sono stati vinti da Orser su Boitano. Nel 1985 erano arrivati Orser secondo e Boitano terzo in un Mondiale vinto dal sovietico Alexander Fadeev.

Attenzioni sui Brian dunque, e nessuno (giustamente) che degna della minima attenzione il ragazzo nuovo. Orser e Boitano erano indecisi circa l’opportunità di inserire nel loro programma un salto quadruplo. Ne aveva eseguito uno Jozef Sabovcik agli Europei del 1986, ma visto che l’atterraggio era stato eseguito su due piedi l’ISU non ha riconosciuto il salto come effettuato, anche se quell’esercizio ha donato a Sabovcik il suo secondo titolo europeo.

Tecnicamente un salto quadruplo può dare una bella spinta, ma se non riesce? Un atterraggio su due piedi passi, specie con il vecchio codice dei punteggi, ma una caduta avrebbe potuto essere un disastro. Tentare o non tentare? Nel dubbio Orser ne ha fatto uno in fase di allenamento, e il pubblico gli ha tributato un’ovazione. Notata la cosa Browning, che a quanto pare voleva sempre attrarre le attenzioni su di sé, ne ha eseguito uno a sua volta. Nessuno se n’è accorto. Allora ne ha eseguito un secondo, con scarsa reazione da parte del pubblico. Al terzo salto quadruplo eseguito un piccolo applauso lo ha ricevuto. Lui era perplesso, i coach ridevano. Michael Jiranek gli ha spiegato che la gente era lì per vedere Orser e Boitano, non lui, e che il salto che incuriosiva di più era il triplo Axel. Ricordiamo che Orser è stato soprannominato il “re del triplo Axel” per la regolarità con cui li eseguiva e la loro bellezza, ma ancora parecchi pattinatori non lo avevano assimilato. Non lo ha mai assimilato, per esempio, Petr Barna, campione europeo del 1992 e terzo alle Olimpiadi in quello stesso anno. La rotazione di un salto quadrulpo è talmente rapida che, se è stato ben eseguito, uno spettatore può perdere facilmente una rotazione e pensare che sia stato eseguito un salto triplo. Quegli spettatori pensavano che i salti di Kurt fossero tripli toe loop, i tripli più semplici da eseguire, perciò non lo applaudivano.

L’obiettivo di Browning in quella gara era rientrare nei primi 17, in modo da poter partecipare alle Olimpiadi dell’anno successivo. L’inizio, con le figure obbligatorie, non è stato esattamente molto brillante. Dodicesimo, diciannovesimo e tredicesimo nelle figure per un complessivo quattordicesimo posto, comunque quanto bastava per raggiungere il suo obiettivo. Una caduta nella sua combinazione triplo Lutz-doppio toe loop gli ha fatto eseguire il diciannovesimo programma obbligatorio, piazzandolo diciassettesimo nella classifica di gara. La musica del programma era Relax di Frakie Goes to Hollywood.

Il quattordicesimo libero della giornata, con punteggi fra il 5,0 e il 5,3, gli ha consentito di piazzarsi quindicesimo nella gara, qualificato per le Olimpiadi. In questo caso il brano era Grand Canyon Suite, musiche di Ferde Grofe e coreografia di Sandra Bezic.

Il suo amico Slipchuk, ventesimo, ha mancato l’obiettivo.

La gara, come detto, l’ha vinta Orser. Non erano amici Brian e Kurt, semplici compagni di squadra con il più giovane che rispettava enormemente l’atleta più maturo e che sognava di seguire il suo esempio e di trovarsi un giorno al suo posto. Ma Kurt era insaziabilmente curioso e pronto a imparare da tutti, dall’atteggiamento di calmo controllo di Orser ai tripli Axel di Grzegorz Filipowski, da lui già affrontato da ragazzino a Skate Canada. Tre giorni dopo essere tornato a casa anche Kurt eseguiva con disinvoltura il triplo Axel. Suppongo che sia un po’ come con i secondi figli. Quando il bambino ha come modello gli adulti impara, ma ha bisogno di tempo. Quando ha come modello un fratello poco più grande trova ingiusto, o incredibile, che il fratello sappia fare cose che lui non sa fare e impara molto più in fretta. Filipowski sapeva fare i tripli Axel e da ragazzino aveva gareggiato con lui? Cavolo, ma Filipowski non era quel grandissimo e inavvicinabile campione che era Orser. Se Grzegorz poteva fare quel salto, allora poteva farlo pure lui! Detto, fatto.

La fine della stagione ha proposto a Kurt due nuove gare, St. Ivel e Skate Canada. Mantenuto Grand Canyon Suite come programma lungo, programma che si rifaceva alle origini da “cow boy” di Kurt e che sembrava adatto a delle Olimpiadi da disputare a Calgary, il programma corto è diventato Tequila, da un brano strumentale degli anni ’50. Coreografa, anche qui, è Sandra Bezic, e devo proprio comprare il suo libro The Passion to Skate: An Intimate View of Figure Skating. È alla gara di St. Ivel che si riferiscono i primi articoli di giornale rintracciati da Tina Tyan e inseriti nel suo bellissimo sito kurtfiles: http://www.kurtfiles.com/articles/year.php?year=1987&cat=KURT.

La competizione è stata vinta dall’americano Paul Wylie davanti a Browning e al tedesco Heiko Fischer, che era in testa dopo le prime due parti della gara ma che ha eseguito solo il quarto libero. Kurt ha eseguito il miglior programma libero della gara, comprensivo di un triplo Axel – anche se non perfetto, ma comunque meglio di Wylie che è caduto – di una combinazione di due salti tripli e di sette salti tripli in tutto, oltre a due doppi. Però si trovava troppo indietro dopo le prime due parti di gara, soprattutto per colpa di un insufficiente programma tecnico, per poter fare meglio del secondo posto. Il fatto che, nella classifica finale, lui sia davanti a Fischer anche se il punteggio è lo stesso è dovuto al regolamento dell’epoca, che prevedeva che in caso di pari punteggio fosse classificato meglio l’atleta che aveva eseguito il miglior libero. Noto anche che il terzo libero della gara, dopo quelli di Browning e Wylie, lo ha eseguito un certo Victor Petrenko. La classifica finale:

1 Paul Wylie (Usa), 4.2:
2 Kurt Browning (Canada), 5.0;
3 Heiko Fischer (DDR), 5.0;
4 Viktor Petrenko (URSS), 5.4;
5 Paul Robinson (GB). 10.8:
6 Frédéric Harpages (Fra), 12.0:
7 Wildridge (GB), 13.2.

A Skate Canada si è piazzato solo quarto, ma lì il campo dei partecipanti era più importante. Il successo è andato a Brian Orser, secondo si è piazzato Brian Boitano, terzo Viktor Petrenko, quarto Kurt Browning e quinto Neil Paterson, ormai definitivamente superato da Kurt. Nell’occasione Browning ha provato per la prima volta un salto quadruplo in una gara, giusto per abituarsi all’idea di eseguirlo davanti a una giuria. È caduto, ma la cosa ha influenzato ben poco la classifica. Fra l’altro Kurt ha eseguito il terzo libero atterrando sette salti tripli. Con i due Brian all’epoca inavvicinabili, il confronto con Petrenko è importante. Ai Mondiali di qualche mese prima Vikor si era piazzato al sesto posto, Kurt al quindicesimo, quindi finirgli davanti (anche se solo per un segmento della gara) doveva dargli una bella spinta morale. Il duro lavoro stava iniziando a dare i suoi frutti. Johnny Esaw, storico commentatore della televisione canadese, si è detto sicuro che prima o poi il quadruplo lo avrebbe eseguito e che, dopo il 15° posto dell’inizio dell’anno, era destinato ad andare molto in alto. Gli elogi sono arrivati sia per le capacità tecniche di Kurt che per la sua personalità, capace di trascinare tutti. Ci sarebbe voluto davvero poco per avere la conferma che Esaw aveva colto nel segno.

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