Kurt Browning: le Olimpiadi di Calgary 1988

1988. Anno olimpico, quindi aspettative altissime. Non per Kurt Browning, nel senso che il mondo non si aspettava nulla di particolare da lui perché le attenzioni erano giustamente su Brian Boitano e Brian Orser per la “battaglia dei Brian”, ma in termini di grande spettacolo in vista per gli appassionati di pattinaggio. Kurt aveva disputato il suo primo Mondiale l’anno precedente, piazzandosi 15° per colpa di una caduta nel programma obbligatorio. Sapeva di non essere competitivo per una medaglia ma sapeva di potersi divertire, cosa per lui sempre molto importante.
Ai Campionati canadesi ha eseguito le terze figure obbligatorie, alle spalle dei soli Orser e Neil Paterson. Alla fine il lavoro sulla parte più tecnica e meno divertente del pattinaggio stava pagando.

Anche il programma tecnico è stato vinto da Orser, che ha pattinato così bene da meritarsi ben sette 6,0 per l’impressione artistica. Quello di Browning è stato il secondo tecnico. Il programma lungo è andato meno bene per entrambi. Orser è caduto due volte ma ha vinto ugualmente il suo ottavo titolo nazionale consecutivo. Kurt ha pasticciato sul triplo Axel, cosa che gli ha fatto decidere di non provare il quadruplo per non precipitare in classifica, e complessivamente non ha pattinato al meglio. Secondo lui la colpa è stata almeno in parte del ghiaccio, che era ricoperto da un sottilissimo velo d’acqua e che rendeva la pattinata incerta perché faceva perdere i riferimenti abituali. Alla fine comunque Kurt si è piazzato secondo, Paterson, che invece aveva pattinato al meglio, terzo e Michael Slipchuk quarto.

Con il secondo posto ai campionati canadesi conquistato per la seconda volta – e all’epoca non poteva pensare di fare di meglio perché Orser era ancora di un altro livello rispetto a lui e lo sapeva benissimo – e le Olimpiadi imminenti la vita di Kurt stava cambiando, ma lui è rimasto lo stesso. David Dore, per anni ai vertici della federazione canadese di pattinaggio, ricorda che i pattinatori a volte si prendono un po’ troppo sul serio, cosa che Browning non ha mai fatto. Lui era determinato ma anche spensierato e molto accessibile, cosa vera anche oggi che è uno dei monumenti del pattinaggio in Canada. Qualche tempo fa, mentre guardavo le mie bimbe impegnate nelle loro lezioni di pattinaggio, mio marito si è recato al bar del palazzetto e si è messo a chiacchierare con un altro papà che si trovava lì. Questo papà aveva giocato per alcuni anni a hockey in Canada, prima di ritirarsi a causa di un infortunio, e quando mio marito gli ha detto che io sono una tifosa di Kurt Browning lui ha risposto che si tratta di un eroe nazionale. È qualcosa che va al di là delle vittorie, che sono comunque molte, e che ha molto a che fare anche con il suo atteggiamento, con l’essere sempre disponibile con tutti, con l’entusiasmo che trasmette, con il legame con chi lo segue. L’entusiasmo del ragazzino è lo stesso dell’uomo. E l’entusiasmo, unito anche a uno spirito libero e poco amante di ogni rigidità, si vede anche in una delle foto presenti nell’autobiografia Kurt. Forcing the Edge.

Portabandiera per il Canada, a quelle Olimpiadi, è stato Brian Orser. Kurt seguiva, insieme a tutti gli altri. Nella foto sono tutti composti. Camminano chiacchierando fra loro. Kurt è l’unico che si è tolto il cappello e lo sta agitando per farsi vedere dal fratello che sta scattando la foto.
Nella prima parte della gara, le figure obbligatorie, si è piazzato undicesimo. Una piccola delusione visto che sperava di piazzarsi nei primi dieci. Ai Mondiali dell’anno prima comunque era stato quattordicesimo, perciò un piccolo miglioramento c’era stato. Questi i punteggi:
1a figura 3,2 – 3,4 – 3,3 – 3,2 – 3,4 – 3,1 – 3,2 – 3,3 – 3,4
2a figura 3,4 – 3,3 – 3,2 – 3,3 – 3,2 – 3,3 – 3,3 – 3,4 – 3,3
3a figura 3,4 – 3,5 – 3,2 – 3,4 – 3,3 – 3,3 – 3,4 – 3,4 – 3,4
Questo segmento di gara gli ha assegnato 6,6 punti. Ricordo che con quel sistema di classifica più i punteggi assegnati negli esercizi sono alti meglio ha pattinato l’atleta. A fine prova in base alla classifica viene assegnato un punteggio che indica il piazzamento, e in questo caso più è basso il punteggio meglio si è piazzato l’atleta.

Alexandr Fadeev, che quel giorno ha vinto la prova delle figure obbligatorie, ha ottenuto punteggi che oscillavano fra il 3,8 e il 4,3, e per il proseguo della gara ha ottenuto un punteggio di 0,6. Boitano, che si è piazzato secondo, ha avuto punteggi compresi fra il 3,7 e il 4,2, e per la gara ha incassato un 1,2. Orser ha oscillato fra il 3,6 e il 4,1, portandosi dietro nel resto della gara un punteggio di 1,8.

Subito prima di pattinare il programma tecnico Kurt era nervosissimo. Temeva di fare un disastro, e di uscire dalle Olimpiadi con una pessima figura. Quando ha sentito i suoi dubbi il suo coach, Michael Jiranek, è scoppiato a ridere. Come gli ha fatto notare, lui aveva lavorato duramente per parecchi anni, aveva fatto tutti quei salti, proprio per avere la possibilità di pattinare di fronte a tutta quella gente e di partecipare a gare come quella. Il diritto di essere presente se l’era guadagnato ai campionati nazionali, e ormai il grosso del lavoro lo aveva fatto. Quello che restava era scendere sul ghiaccio e divertirsi.
Kurt non poteva sapere se si sarebbe mai qualificato per un’altra Olimpiade, ma ha fatto del suo meglio per calmarsi e seguire il consiglio di Jiranek. Il programma, Tequila, coreografato da Sandra Bezic, è stato apprezzato al punto da consentirgli di salire al nono posto con un 2,8 di punteggio per il programma che lo ha portato a un complessivo di 9,4.
Tecnical merit: 5,6 – 5,4 – 5,6 – 5,6 – 5,4 – 5,4 – 5,7 – 5,7 – 5,7
Artistic impression: 5,6 – 5,4 – 5,5 – 5,5 – 5,5 – 5,4 – 5,6 – 5,5 – 5,6
I primi due posti, come prevedibile, erano occupati da Orser (punteggi fra il 5,7 e il 5,9 e un valore dell’esercizio per la classifica finale di 0,4 che, unito alla prima parte di gara, lo ha portato al secondo posto con 2,2) e Boitano (punteggi anche in questo caso fra il 5,7 e il 5,9 ma complessivamente inferiori a quelli di Orser con la conseguenza che il suo esercizio gli è valso uno 0,8 e lo ha portato al primo posto con un punteggio provvisorio di 2,0 solo perché già si trovava davanti al pattinatore canadese). Fadeev ha fatto un programma tecnico disastroso per le sue ambizioni, il nono, e con un 3,6 per la seconda parte di gara e un 4,2 complessivo si è quasi eliminato da solo dal giro delle medaglie. Con un distacco così piccolo fra i due Brian il risultato della gara è stato affidato al libero; chi avesse fatto il programma migliore avrebbe vinto.

Subito prima di entrare in pista per il libero Kurt è stato bloccato da Paul Martini, all’epoca commentatore televisivo ma già vincitore del titolo mondiale nelle coppie di artistico del 1984 insieme a Barbara Underhill. Paul gli ha suggerito di non recarsi subito nel punto della pista da cui avrebbe dovuto cominciare l’esercizio, perché la folla avrebbe dedicato parecchio tempo all’applauso di saluto e lui avrebbe rischiato di rimanere fermo così a lungo da deconcentrarsi. Invece avrebbe fatto meglio a fare qualche giro sulla pista proprio per dar modo alla folla di calmarsi.
Commenti come questo, suggerimenti ricevuti da pattinatori più esperti e riportati da Kurt, indicano come a volte anche i piccoli dettagli possono cambiare una gara. Io so che per me l’attesa, di qualsiasi cosa, è sempre stata più logorante della cosa stessa, e suppongo che anche per lui fosse lo stesso. Il programma, salvo qualche piccola modifica, era Grand Canyon Suite, lo stesso dell’anno prima, sempre con coreografia della Bezic. Entrambi i programmi si ricollegavano alle ascendenze “da cow boy” di Kurt, e sono stati ben graditi dal pubblico. Browning è stato l’unico pattinatore a tentare un salto quadruplo, ma è caduto. In compenso ha eseguito sette salti tripli e con il sesto programma libero si è piazzato ottavo nella classifica finale, sette posti più in su rispetto alla sua unica apparizione mondiale, quella di undici mesi prima.
Questo è il suo libero:


Tecnical merit: 5,6 – 5,6 – 5,6 – 5,6 – 5,6 – 5,5 – 5,6 – 5,7 – 5,6
Artistic impression: 5,6 – 5,6 – 5,6 – 5,5 – 5,5 – 5,5 – 5,5 – 5,6 – 5,6

Il punteggio finale di Kurt, 15,4, è dato dalla somma di quelli parziali: 6,6 (undicesime figure obbligatorie), 2,8 (settimo programma tecnico) e 6,0 (sesto programma libero).
La gara è stata vinta da Brian Boitano (punteggi fra il 5,7 e il 5,9, con cinque giudici che lo hanno piazzato al primo posto. Questo ha fatto sì che l’ultima parte di gara gli è valsa 1,0 per un punteggio finale di 3,0). Ha preceduto Brian Orser (punteggi fra il 5,7 e il 5,9, ma solo quattro giudici lo hanno messo al primo posto e questo ha fatto la differenza. L’ultima parte di gara gli è valsa 2,0, per un punteggio finale di 4,2). Terzo Viktor Petrenko (che si è piazzato sesto, terzo e ancora terzo nelle varie parti della gara: 3,6+1,2+3,0 per un totale di 7,8), quarto Fadeev (primo, nono e quarto cioè 0,6+3,6+4,0 per un totale di 8,2). Questi i risultati finali:

1 Brian Boitano (2, 2, 1) 3.0
2 Brian Orser (3, 1, 2) 4.2
3 Viktor Petrenko (6, 3, 3) 7.8
4 Alexander Fadeev (1, 9, 4) 8.2
5 Grzegorz Filipowski (7, 4, 5) 10.8
6 Vladimir Kotin (5, 6, 8) 13.4
7 Christopher Bowman (8, 5, 7) 13.8
8 Kurt Browning (11, 7, 6) 15.4
9 Heiko Fischer (4, 11, 10) 16.8
10 Paul Wylie (12, 8, 9) 19.4
11 Richard Zander (9, 17, 11) 23.2
12 Oliver Höner (10, 10, 14) 24.0
13 Petr Barna (15, 15, 12) 27.0
14 Lars Dresler (14, 12, 15) 28.2
15 Axel Médéric (13, 14, 17) 30.4
16 Neil Paterson (17, 13, 16) 31.4
17 Makoto Kano (19, 19, 19) 38.0
18 Paul Robinson (16, 21, 18) 36.0
19 Cameron Medhurst (18, 16, 20) 37.2
20 Zhang Shubin (22, 18, 19) 39.4
21 Alessandro Riccitelli (20, 20, 22) 42.0
22 Jung Sung-Il (24, 24, 21) 45.0
23 Michael Huth (21, 25, 23) 45.6
24 Peter Johansson (23, 22, 24) 46.6

I punteggi di tutte le fasi della gara li potete trovare qui: http://www.sports-reference.com/olympics/winter/1988/FSK/mens-singles.html

Proprio durante la cerimonia di chiusura Kurt ha fatto un incontro brevissimo, ma di quelli importanti. Non sa come abbia fatto Donald Jackson a trovarlo in mezzo alla folla, ma in qualche modo ci è riuscito. Nel 1962 Jackson era stato il primo pattinatore canadese capace di conquistare il titolo mondiale. Cosa più importante, lo aveva fatto con un esercizio libero straordinario durante il quale aveva eseguito ben 22 salti. Uno di quei salti è stato il primo triplo Lutz della storia del pattinaggio artistico. Ovvio che Jackson fosse un mito per Kurt, lo è ancora oggi per chi conosce la storia di questa disciplina. Donald si è fermato a parlare con Kurt per una manciata di secondi, ma quei secondi gli sono rimasti impressi nella mente. Gli ha detto di non preoccuparsi per la caduta e che avrebbe fatto il quadruplo la volta dopo. “Credimi. È incredibile” ha aggiunto, concludendo con l’affermazione che la sua vita era cambiata dopo aver eseguito quel Lutz e come quella di Kurt sarebbe cambiata dopo il quadruplo. Poi se n’è andato, lasciando il giovane pattinatore ancora più determinato a raggiungere il suo obiettivo.

 

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