Kurt Browning: le ultime gare del 1988

Kurt BrowningIl 1988 è stato un anno olimpico, il che significa che al termine della stagione molti atleti si sono ritirati dalle competizioni. Le cose negli ultimi anni sono cambiate perché l’ISU si è resa conto che stava perdendo tuti i suoi atleti più rappresentativi. Prendiamo il caso più eclatante, quello di Oksana Baiul. A quindici anni, nel 1993, ha partecipato per la prima volta ai Campionati europei, dove si è piazzata seconda alle spalle di Surya Bonaly. Due mesi più tardi è diventata campionessa del Mondo alla sua prima partecipazione alla gara. Nel 1994 è arrivata ancora seconda agli Europei ma il mese successivo ha conquistato il titolo olimpico. Quattro gare importanti, due un anno e due l’anno successivo, e si è ritirata. Aveva solo sedici anni.

Oksana Baiul

Certo, Oksana era orfana, e se non fosse stata sostenuta, anche economicamente, dai suoi due coach, Stanislav Koritek prima e Galina Zmievskaya poi, e dal genero della Zmievskaya Viktor Petrenko, già campione olimpico nel 1992, non avrebbe potuto pattinare. Nel pattinaggio vigeva ancora l’ipocrisia della distinzione fra professionisti e dilettanti che, incurante del fatto che non tutti potevano far fronte alle spese degli allenamenti e delle gare, voleva che gli atleti non guadagnassero nulla per le loro prestazioni. Come se l’ISU non guadagnasse dalle gare e da quel che gli atleti, con il loro impegno e la loro fatica, facevano sul ghiaccio.
Ovvio che appena avevano raggiunto una certa notorietà gli atleti abbandonavano le gare e si dedicavano a spettacoli che gli permettevano di guadagnare i soldi necessari a vivere. La Baiul è probabilmente quella che ha gareggiato meno, quattro competizioni in tutto nell’arco di due anni, con due successi e due secondi posti, ma il ritiro successivo alle Olimpiadi era decisamente frequente.
Olimpiadi 1988 dunque. Ai primi due posti si sono piazzati l’americano Brian Boitano e il canadese Brian Orser. Un mese dopo i due hanno ripetuto il risultato ai Mondiali e poi si sono ritirati, lasciando campo aperto per gli atleti più giovani in cerca di gloria. Gli atleti più titolati a quel punto erano Petrenko, medaglia di bronzo sia alle Olimpiadi che ai Mondiali, e il russo Alexander Fadeev, già campione del Mondo nel 1985, campione europeo in carica, solo quarto alle Olimpiadi per colpa di un pessimo programma tecnico (il nono, contro le migliori figure obbligatorie e il quarto libero) e ritirato ai Mondiali dello stesso anno quando era in testa dopo la prima parte di gara. Nel 1988, proprio ai Mondiali, si è fatto notare un altro atleta, Kurt Browning, con il primo salto quadruplo della storia del pattinaggio. Con un biglietto da visita come quello, e il ritiro di Orser che lo faceva improvvisamente diventare il pattinatore di punta del Canada, Browning diventava uno di quei personaggi da tenere d’occhio. Intanto la Diet Coke gli faceva realizzare uno spot commerciale, anche se per non avere problemi con l’ISU Kurt era costretto a vincolare i guadagni e a non toccarli fino al momento del ritiro. Bello, vero? Poteva guadagnare soldi ma non viverci, se i suoi genitori non avessero potuto sostenerlo si sarebbe dovuto ritirare. E il caso di Oksana lo abbiamo visto.
Questo è lo spot:

I primi posti nel ranking mondiale erano occupati da Petrenko, Grzegorz Filipowski (quinto alle Olimpiadi e quarto ai Mondiali) e Christopher Bowman (settimo alle Olimpiadi e quinto ai Mondiali), con Browning quarto, anche se non bisognava trascurare Fadeev (protagonista di un anno deludente ma da non sottovalutare, anche se avrebbe gareggiato ancora solo per il 1989). Per Kurt comunque poco era cambiato, non gli amici, i pattini, il club per cui pattinava, erano cambiate solo le aspettative.
I Mondiali del 1989 si sarebbero svolti a Parigi, dettaglio da non trascurare. La giuria valuta l’esercizio, certo, ma se il pubblico è coinvolto perché la musica lo tocca da vicino il suo incoraggiamento si fa sentire, un incoraggiamento capace di spingere gli atleti a dare il massimo e magari anche di influenzare lievemente le giurie. Il programma che Kurt ha studiato con Kevin Cottam, Gaiete Parisienne, univa brani di Jacques Offenbach (tedesco naturalizzato francese), Jules Massenet (francese, ovviamente) e Richard Georg Strauss. C’erano anche elementi militaristici nel programma, non dimentichiamo che nel 1989 si festeggiavano i 200 anni dalla presa della Bastiglia.
Prima dei Mondiali del 1989 però c’erano ancora delle gare da disputare, il 1988 non era ancora finito. In settembre c’è stato lo Skate Electric International in Gran Bretagna. A momenti quella gara Kurt non la faceva, è riuscito a perdere l’aereo che lo doveva portare nella città della gara e pure l’autobus il giorno del programma libero, evidentemente certi dettagli pratici non sono il suo forte. Comunque ha vinto grazie al successo nel programma libero lasciandosi alle spalle Christopher Bowman e Ronny Winkler, mentre Filipowski si è dovuto ritirare a causa di un pattino rotto. Quel giorno Kurt è stato preferito da cinque giudici, contro i quattro che avevano messo al primo posto Bowman, grazie al suo triplo Axel, salto che Christopher ancora non era riuscito a eseguire in nessuna competizione. Per di più allo Skate Electric l’Axel di Bowman è stato solo singolo, e un programma più vario, con un triplo flip e un triplo Lutz che invece Kurt non aveva eseguito, non è stato sufficiente. Pari punti nella gara, 3,4, per entrambi, e primo successo a livello internazionale per Kurt grazie alla regola che a parità di punti assegnava la vittoria a chi si era comportato meglio nel programma libero.

Il podio di Kkate Canada. Da sinistra Viktor Petrenko, argento, Kurt Browning, oro, e Angelo D’Agostino, bronzo.

Tre settimane dopo a Tunder Bay, nell’Ontario, c’è stato Skate Canada. Alla gara si è presentato con una ferita alla fronte, risultato di un’aggressione subita da sei ubriachi in Edmonton. Quella gara è stata la sua prima occasione per un confronto con Viktor Petrenko dopo i Mondiali. Petrenko ha eseguito le migliori figure obbligatorie, con Browning alle sue spalle. Anche il programma originale è stato vinto da Petrenko, con cinque giudici che lo hanno pizzato al primo posto contro i due di Browning, anche se Kurt sottolinea che lui aveva atterrato perfettamente una combinazione triplo Axel-doppio toe loop. Il programma libero però lo ha vinto lui con questo esercizio:

Questi i punteggi:
tecnico 5,8 – 5,8 – 5,7 – 5,8 – 5,8 – 5,8 – 5,8
artistico 5,8 – 5,7 – 5,8 – 5,7 – 5,8 – 5,9 – 5,8
Petrenko non è stato preciso su diversi atterraggi e ha preso un 5,8, tre 5,7 e tre 5,6 per l’aspetto tecnico e un 5,9, due 5,8, tre 5,7 e un 5,6 per l’impressione artistica.
Questo è il galà della gara, e da anni ormai io non posso sentire Louis Armstrong cantare What a Wonderful World senza vedere davanti ai miei occhi Kurt Browning che danza:


L’euforia per il doppio successo (con vittoria anche sull’atleta in testa alla classifica) è durata giusto un mese, il tempo di volare allo NHK Tropy a Tokyo e di ritrovarsi secondo nel programma originale dietro Fadeev e terzo alla fine, alle spalle anche di Petr Barna, dopo aver sbagliato il suo triplo Axel nel libero. Ora però era arrivato il momento di concentrarsi sulle gare più importanti.

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