Campionati del Mondo 1990: programma lungo uomini

Kurt Browning sul gradino più alto del podio ai Campionati del Mondo del 1990.

Il programma tecnico maschile dei Mondiali di pattinaggio del 1990 era stato entusiasmante. Kurt Browning, che si trovava al secondo posto dopo le figure obbligatorie alle spalle del tedesco Richard Zander (specialista delle figure ma non altrettanto bravo nelle altre fasi della gara), aveva pattinato benissimo. Chi conosceva il suo programma in realtà sapeva che dopo la combinazione iniziale triplo Axel-doppio toe loop intendeva eseguire il salto triplo – un triplo Axel, proprio il salto che era stato fondamentale nel 1989 nel consentirgli di vincere il suo primo campionato del Mondo – e chiudere l’esercizio con un doppio Axel. Solo che il triplo Axel non gli era riuscito, aveva sbagliato qualcosa, il salto gli era venuto solo doppio e lo aveva atterrato con un po’ di fatica, anche se era riuscito a mettere giù un piede solo. Per un istante si vede che c’è qualcosa che non torna, ma è davvero un attimo, e l’impressione viene subito cancellata via dalla bellezza del resto, pattinato a velocità incredibile e con una notevole energia. Se fosse rimasto un salto doppio, con un altro doppio Axel alla fine, Kurt si sarebbe preso una bella penalità e avrebbe dovuto dare l’addio alle sue speranze di riconferma del titolo. Per qualche istante, mentre pattinava, aveva ipotizzato di sostituire il doppio Axel finale con un triplo toe loop, in modo da non avere penalità senza correre rischi eccessivi visto che a fine programma gli atleti sono sempre stanchi perché hanno dato tutto quel che avevano nei minuti precedenti, ma mentre l’Axel è il salto più difficile il toe loop è il più facile, e le impressioni che i due salti lasciano nella giuria sono ben diverse. Così dopo un attimo di indecisione (indecisione mentre pattinava a tutta velocità e continuando a eseguire la sua coreografia) aveva optato per un altro triplo Axel, lo aveva eseguito perfettamente e la gioia che aveva espresso alla fine era perfettamente giustificata. Standing ovation (ok, erano in Canada, il pubblico già in partenza era tutto per lui), un 6,0, un solo 5,7 e una pioggia di 5,9 e 5,8. E, tanto per gradire, enormi complimenti da parte di Scott Hamilton, uno di quei pattinatori che davvero hanno reso il pattinaggio qualcosa di grande. Giusto per intenderci Browning nella sua autobiografia Kurt. Forcing the Edge dopo aver sottolineato i suoi trionfi (quattro campionati del Mondo consecutivi e un titolo olimpico (e non ha ricordato che per quattro intere stagioni Scott ha vinto ogni gara a cui ha partecipato) ha scritto di considerare un privilegio il fatto di poter pattinare con lui, che potrebbe ammirarlo per ore (anch’io, ma questo vale pure per gli esercizi di Kurt)  e ha sottolieato il suo incredibile gioco di piedi, con i pattini che sembrano quasi non toccare il ghiaccio. In effetti il gioco di piedi di Scott – e di Kurt, anche se nel 199o doveva ancora crescere sotto questo aspetto – è straordinario, ed è la cosa che amo di più nel pattinaggio. Bene, Hamilton e Brian Orser avevano stabilito di eleggere Skate God, dio del pattinaggio, per un giorno qualunque atleta avessero visto fare qualcosa di stupefacente. Dopo che Browning ha piazzato quel triplo Axel alla fine del programma tecnico, cosa mai vista in precedenza, Hamilton ha nominato Kurt Skate God for life, dio del pattinaggio a vita. Scott Hamilton che fa una dichiarazione del genere. Come si deve essere sentito Kurt?

Il programma tecnico:

Era convinto che Viktor Petrenko, terzo fino a quel momento, non avrebbe potuto fare di meglio. Viktor era sceso sul ghiaccio subito dopo di lui e aveva fatto di meglio. Il suo primo triplo Axel era in combinazione con un triplo toe loop, non con un doppio (Browning aveva iniziato a provare questa combinazione solo da un paio di settimane e l’avrebbe presentata in gara in altre occasioni), cosa che a certi livelli fa la differenza, specie se entrambi i programmi sono pattinati bene ed espressivi. Per Petrenko i 6,0 erano stati due, i 5,8 solo uno e tutti gli altri 5,9, con un solo giudice su nove che aveva preferito il canadese al sovietico.

Il programma tecnico:

A lottare per una medaglia durante il programma lungo c’era Grzegorz Filipowski, già terzo l’anno prima e, nel 1990, quarto nelle figure obbligatorie e sesto nel programma tecnico. Con un quarto posto nel libero alla fine Filipowski si è piazzato quarto:

Un’intervista a Browing e il riscaldamento dell’ultimo gruppo:

I primi atleti a scendere in pista nell’ultimo gruppo del programma libero sono stati proprio Petrenko e Browning, ma i loro esercizi li metterò più in giù. Todd Eldredge era stato settimo nelle figure obbligatorie e terzo nel programma tecnico, combinazione di piazzamenti che lo aveva portato al terzo posto provvisorio. Un settimo posto anche nel libero lo ha portato al quinto posto finale:

Richard Zander, primo nelle figure obbligatorie, era stato solo settimo nel programma originale. Con un decimo posto in quello libero è sceso fino alla settima posizione complessiva:

Christopher Bowman, medaglia d’argento l’anno prima, partiva dalla quinta posizione dopo il sesto posto nelle figure e in quarto nel programma obbligatorio. Gli è mancato il triplo Axel, ma il suo programma libero entusiasmante gli è valso la medaglia di bronzo. Programma in parte improvvisato, per la rabbia e la preoccupazione del suo coach Frank Carroll. Entro breve i due avrebbero preso strade diverse. Bowman era così, seguiva l’istinto più che la logica. Riusciva a entusiasmare le folle, ma non sempre questo era sufficiente:

Viktor Petrenko, campione europeo in carica e fino a quel momento in testa alla gara, ha iniziato il suo programma alla grande. Combinazione triplo Axel-triplo toe loop, che Browning ancora non sapeva fare, e poco dopo un bellissimo triplo Lutz. Poi però, a partire dal succssivo salto, un doppio Flip al posto del previsto triplo, sono cominciati i guai. Di fatto Petrenko aveva ipotizzato di eseguire dieci salti tripli, un numero altissimo, ma è riuscito ad atterrarne solo sei, di cui uno lievemente su due piedi.
Browning non ha guardato il suo esercizio, gli atleti non guardano mai chi pattina prima di loro. Giustamente si concentrano su quel che possono controllare, ciò che dovranno fare loro, il resto li riguarda solo in un secondo momento. Quando, dopo il suo esercizio e relativo punteggio, il suo coach Michael Jiranek gli ha mostrato i punteggi di Viktor la sua impressione è stata che il russo avesse pattinato in modo difensivo, pensando più a non cadere che a dare il massimo.
L’esercizio:

Kurt Browning veniva da un periodo difficile. Il suo titolo mondiale conquistato l’anno prima, a Parigi, pesava come un macigno. Nel 1989 era sì già entrato nel libro dei primati per il primo salto quadruplo della storia eseguito ai Mondiali del 1988, ma ancora nessuno si aspettava da lui il successo. Sembrava troppo presto. Invece con due programmi, tecnico e libero, fenomenali, era diventato campione del Mondo e aveva attirato su di sé le aspettative e l’entusiasmo dell’intero Canada, ancora sconvolto dalla squalifica per doping dello sprinter Ben Johnson. Diventato un eroe nazionale aveva avuto qualche difficoltà a gestire l’improvvisa celebrità e il ridotto tempo per gli allenamenti, tanto è vero che si era piazzato solo terzo in due competizioni internazionali e aveva conservato il titolo di campione canadese davanti a un emergente Elvis Stojko molto a fatica e con un non piccolo aiuto da parte della fortuna. Poi un incidente d’auto aveva attirato su di lui altre polemiche da parte di chi riteneva che il successo gli avesse dato alla testa. Forse l’incidente è stato utile a farlo riflettere, certo Kurt è stato capace di canalizzare la rabbia e la frustrazione nel modo giusto, negli allenamenti e nella voglia di rivalsa. Cambia il costume ma il programma, Gaiete Parisienne, salvo piccole modifiche è lo stesso del 1989.

L’esercizio, questa volta, non contiene il salto quadruplo. Pensava di farlo all’inizio, come primo salto, ma quando si è reso conto di non essere abbastanza in alto ha preferito trasformare il quadruplo in una combinazione triplo toe loop-doppio toe loop per evitare una fin troppo probabile caduta e tenere più facilmente a distanza i suoi rivali. Davvero, i pattinatori migliori possono cambiare idea sul salto da fare anche mentre sono in volo. Non solo, il regolamento dell’epoca prevedeva che non si potessero ripetere i salti a meno di inserirli in una combinazione. Lui ha inserito la combinazione con il triplo toe loop all’inizio del programma al posto del quadruplo quindi non poteva farne un’altra. Nel 1989 aveva eseguito una combinazione di due tripli a fine programma, nel 1990 si era precluso questa possibilità modificando il salto iniziale per evitare una caduta ed è stato tanto lucido da accorgersene e da non fare errori. Alla fine il pubblico gli ha tributato una standing ovation. L’incubo era finito. Come ha scritto il San Francisco Chronicle, vincere un campionato del Mondo è grande, vincerne due significa grandezza.
Il programma:

Punteggio tecnico: 5,8 – 5,9 – 5,9 – 5,9 – 5,9 – 5,9 – 5,9 – 5,9 – 5,8
Impressione artistica: 5,9 – 5,9 – 5,9 – 5,9 – 5,9 – 5,8 – 5,8 – 5,9 – 5,9
Browning è diventato il primo pattinatore canadese capace di vincere due Campionati del Mondo, e il primo a riuscire a difendere il titolo dopo Scott Hamilton nella prima metà degli anni ’80.
La cerimonia di premiazione:

Notare l’abbraccio fra Browning e Bowman e la lunga conversazione. Mentre scendevano sul ghiaccio per il riscaldamento dell’ultimo gruppo Kurt e Christopher, che avevano appena ricevuto gli in bocca al lupo delle loro fidanzate dell’epoca, Christine Hough (sesta nelle coppie di artistico con Doug Ladret) e Cindy Landry (nona nelle coppie di artistico con Lyndon Johnston ma medaglia d’argento l’anno prima), erano impegnati a conversare su quanto le due fossero belle piuttosto che a pensare ai loro esercizi. Mi sa che per loro ogni occasione era buona per distrarsi. Quanto a Petrenko, in una successiva conferenza stampa dei medagliati alla domanda se loro andassero d’accordo aveva riposto – e conosceva benissimo l’inglese quindi sapeva cosa stava dicendo – che avevano avuto un incontro gay. Per chi non lo sapesse ricordo che nel 1992 Petrenko avrebbe sposato Nina Milken, la figlia della sua allenatrice Galina Zmvieskaya, dalla quale avrebbe avuto una figlia, Bowman avrebbe sposato la coach Annette Jasinkiewicz e con lei avrebbe avuto una figlia prima di divorziare, e Browning avrebbe sposato la ballerina Sonia Rodriguez nel 1996 e con lei avrebbe avuto due figli. Giusto per dire quanto quegli atleti, pur rivali, fossero capaci di scherzare insieme.

Un’intervista a Browning e Petrenko:

La classifica finale:
1 Kurt Browning, Canada, 3.0 (2, 2, 1)
2 Viktor Petrenko, Soviet Union, 3.8 (3, 1, 2)
3 Christopher Bowman, United States, 7.8 (6, 4, 3)
4 Grzegorz Filipowski, Poland, 9.2 (4, 6, 4)
5 Todd Eldredge, United States, 11.6 (7, 3, 7)
6 Petr Barna, Czechoslovakia, 12.4 (5, 9, 5)
7 Richard Zander, West Germany, 14.6 (1, 7, 10)
8 Viacheslav Zagorodniuk, Soviet Union, 16.0 (10, 5, 9)
9 Elvis Stojko, Canada, 17.2 (16, 8, 6)
10 Paul Wylie, United States, 19.6 (8, 14, 8)
11 Michael Slipchuk, Canada, 22.6 (14, 10, 11)
12 Cameron Medhurst, Australia, 23.4 (12, 11, 12)
13 Oliver Höner, Switzerland, 28.4 (9, 13, 17)
14 Philippe Candeloro, France, 29.8 (19, 12, 15)
15 Jung Sung-Il, South Korea, 30.2 (18, 15, 14)
16 Alessandro Riccitelli, Italy, 31.4 (13, 17, 16)
17 András Száraz, Hungary, 33.6 (15, 16, 18)
18 Steven Cousins, United Kingdom, 33.8 (25, 18, 13)
19 Ralph Burghart, Austria, 34.8 (11, 19, 19)
20 Oula Jääskeläinen, Finland, 39.4 (17, 21, 20)

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