Stefan Edberg contro Jim Courier, U.S. Open 1991

Stefan Edberg

Usciamo un attimo dal pattinaggio artistico in cui mi sono immersa in quest’ultimo periodo, in fondo questo è il momento degli U.S. Open e Stefan Edberg è l’atleta per cui tifo da più tempo. Sì, ho iniziato a tifare per Nelson Piquet prima, nel 1982, curiosamente in un anno per lui mediocre inserito fra le sue due prime vittorie al Campionato del Mondo di F1, nel 1981 e 1983, ma il tifo per Piquet non mi ha mai accompagnata con la stessa forza con cui mi ha accompagnata quello per altri atleti, anche se la Formula 1 ha avuto un ruolo importante nella conoscenza di mio marito.

Ho iniziato a tifare per Stefan Edberg grazie alla sua vittoria di Wimbledon 1988, quindi eravamo nel mese di luglio. Daniela Silivas l’ho vista alle Olimpiadi di Seoul 1988, il mese era settembre. Kurt Browning al galà del Campionato del Mondo del 1989, mese di marzo dell’anno dopo. Per Jana Novotna ho iniziato a tifare in una partita assurda (tanto per cambiare), al Roland Garros del 1990. Eravamo a fine maggio. Gli altri atleti per cui tifo, per cui ho tifato, non sono stati altrettanto significativi. Non sono stati determinanti nel mio amore per un determinato sport, e raramente sono stata interessata a sapere tutto quel che facevano anche dopo il loro ritiro. E se io sono ancora una tifosa di Browning come di Edberg, così tanti anni dopo che hanno smesso di gareggiare, in loro qualcosa di speciale l’ho trovato.

Stefan era l’eleganza personificata, in uno sport in cui in teoria l’eleganza non dovrebbe essere importante. Quello che conta è fare i punti, giusto? Di solito più del tuo avversario, anche se la semifinale persa da Stefan a Wimbledon 1991 contro Michael Stich, match in cui Edberg ha fatto un break, non ha mai perso il servizio e complessivamente ha fatto 6 più del suo avversario, prova che non conta solo il numero ma anche come sono disposti questi punti.
Stefan aveva già giocato un altro torneo straordinario, in cui era stato davvero una spanna sopra tutti: l’Australian Open del 1990. In quel torneo si era fatto male verso la fine del match contro Mats Wilander, anche se non se ne era accorto nessuno. In tre set Wilander aveva racimolato solo sei giochi. Vincere con un infortunio però è difficilissimo, quasi impossibile, specie se il tuo avversario è forte e non ha l’abitudine di regalare niente a nessuno.

Scendendo in campo infortunato aveva opposto una resistenza eroica a Ivan Lendl. Lendl, che non era tipo da fare troppi complimenti, in conferenza stampa ha dichiarato di essersi accorto subito che c’era qualcosa che non andava perché il servizio di Stefan era solo all’80% delle sue possibilità. Pur giocando così, pur sapendo che le sue possibilità di vittoria erano davvero poche, Edberg aveva vinto il primo set e aveva servito per il secondo. A quel punto era crollato del tutto, con il massaggiatore che era già comparso in campo più volte. Dopo aver perso il tiebreak del secondo set e aver subito il break iniziale nel terzo aveva smesso di seguire il suo ormai scarsissimo servizio a rete, e non si può dare un vantaggio così a un tipo come Lendl e pensare di riuscire a batterlo.
Sul 4-2 per Lendl nel terzo, servizio Edberg, c’era stato un punto emblematico. Stefan era andato a rete sullo scambio e non dietro al servizio, come ormai faceva da qualche game, e aveva messo in difficoltà Lendl che aveva giocato un pallonetto alla disperata. Uno di quelli che si fanno sapendo che quasi certamente si perderà ugualmente il punto ma che anche il quasi è meglio di non provare nulla. Stefan non aveva chiuso lo smash, lui che anche se non era potente saltava benissimo e piazzava regolarmente la pallina ben lontana dall’avversario. Lendl se n’era accorto, e gli aveva fatto giocare un altro smash, giusto per vedere quel che accadeva. Punto non chiuso un’altra volta e nuovo lob di Ivan, con Stefan che questa volta era tornato indietro, aveva giocato uno smash al rimbalzo che ovviamente non aveva chiuso, e aveva iniziato a giocare dal fondo. Il punto lo ha fatto Lendl, così come il successivo e anche il break. 5-2, e Stefan si è ritirato. A quel punto Edberg non aveva più il servizio come arma, ed entrambi sapevano che se lo svedese fosse andato a rete sarebbe stato prontamente scavalcato da un pallonetto.

Se Edberg avesse vinto quel match, cosa abbastanza probabile se non si fosse fatto male, avrebbe portato il suo totale di tornei del Grande Slam vinti a 7, lo stesso numero di Mats Wilander, di John McEnroe… e di Ivan Lendl che ovviamente avrebbe vinto un Australian Open in meno. La sconfitta di Wimbledon con Stich è stata molto fastidiosa e pure lì ci si è messa di mezzo la (s)fortuna, quella con Michael Chang al Roland Garros 1989 è un’altra che brucia perché è andato davvero vicino a vincere tutti i tornei, ma è questa finale quella che a distanza di tanti anni penso ancora che sia stata un’ingiustizia che abbia perso. Lendl, in conferenza stampa, aveva dichiarato che non gli piaceva vincere a quel modo ma che una vittoria è una vittoria, e che da lì a dieci anni nessuno si sarebbe più ricordato di come lui aveva vinto. Sbagliato, io lo ricordo benissimo, e sono convinta di non essere la sola.

In quel torneo, almeno fino al momento dell’infortunio, Stefan ha giocato in modo straordinario. Altrettanto straordinaria è stata la sua semifinale di Wimbledon 1990 contro lo stesso Ivan Lendl, e pure i primi due set della finale di quello stesso anno contro Boris Becker. Ma una semifinale resta meno nella memoria e la finale, iniziata in modo straordinario, è finita in battaglia. Partita bellissima, ma non c’è stata una dimostrazione di superiorità. Qui sì. Nella finale dell’Open degli Stati Uniti del 1991 è sceso in campo un solo giocatore, l’altro ha semplicemente ricoperto il ruolo di sparring partner anche se si chiamava Jim Courier, in quel momento era il numero 5 del mondo (e l’anno dopo avrebbe raggiunto la vetta scavalcando proprio Stefan), era il fresco campione del Roland Garros e nei quarti di finale aveva eliminato il detentore del titolo Pete Sampras.

Stefan aveva iniziato il torneo abbastanza a fatica con vittorie in quattro set su Bryan Shelton (e il terzo lo aveva vinto al tiebreak dopo aver annullato tre set point che lo avrebbero mandato sotto per due set a uno), e Jim Grabb (anche in questo caso, primo set vinto al tiebreak e solo per 10-8 dopo aver recuperato uno svantaggio di 0-5). Solo con Jeff Tarango al secondo turno aveva passeggiato. Negli ottavi aveva affrontato Michael Chang, colui che gli aveva impedito di vincere il Roland Garros due anni prima, in un match giocato di notte, e le luci artificiali hanno sempre dato fastidio a Stefan. Forma ritrovata con vittoria in tre set, 7-6 (7-2), 7-5, 6-3 contro un giocatore forte. Nei quarti aveva battuto Javier Sanchez, il meno forte dei fratelli Sanchez, in tre set, ma a quel punto era evidente che stava giocando bene e che se anche avesse affrontato un giocatore più forte non ci sarebbero stati problemi. In semifinale aveva sconfitto Ivan Lendl 6-3, 6-3, 6-4, dando sempre l’impressione di controllare la partita senza alcun problema. Si era permesso addirittura, Stefan di giocare un colpo dietro la schiena incredibile seguito da una volée passante vincente che dubito qualcun altro sia mai stato capace di eseguire.

E poi c’è stata la finale. Davvero, il match perfetto. Se mai è esistito un giocatore di volo capace di controllare la partita senza lasciare nulla al suo avversario è stato Stefan in quest’incontro, anche perché il suo avversario era un giocatore di quelli veri, che dovevi battere se volevi vincere. Non lo ha battuto, lo ha distrutto.

Il mach, diviso in cinque parti:

La seconda parte:

La terza parte:

La quarta parte. Notare la volée del primo punto. Sono molti i colpi fenomenali giocati da Stefan in quest’incontro, non solo volée, ma quello è un colpo talmente bello da aver lasciato senza fiato pure Courier. Erano 15-30, con Stefan che serviva per il secondo set avendo vinto il primo ma avendo anche un solo break di vantaggio. Courier, che ancora sperava di poter recuperare, ha giocato una risposta che probabilmente avrebbe passato chiunque, Edberg compreso in un altro momento, ma quello non era un altro momento. Era un giorno di grazia, e si vede. E per chi pensa che Edberg non avesse un grande smash perché non era potente come Boris Becker ci sono, dopo un punto perso, i due punti successivi: grande stacco e ancora più grande precisione:

La quinta parte. La cosa buffa è che era così contento che alla fine si stava dimenticando di andare a salutare l’avversario e ha dovuto tornare indietro:

Non avrebbe più giocato a quel livello Stefan. Un infortunio alle ginocchia gli avrebbe impedito di difendere la finale raggiunta l’anno precedente al Masters di fine anno e gli sarebbe costato davvero tanti punti, un nuovo infortunio alla schiena all’Australian Open del 1992 avrebbe definitivamente trasformato il suo servizio in un colpo debole, difensivo, sul quale era difficilissimo costruire un buon attacco. Avrebbe vinto un solo altro torneo del Grande Slam, lo U.S. Open del 1992, difendendo il suo titolo con la grinta più che con qualsiasi altro colpo, anche se ancora sarebbe riuscito a giocare colpi straordinari. Ma questa sensazione di netta superiorità su un giocatore forte in un torneo importante non l’avrebbe più data.

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