Kurt Browning: la fine del 1990 e Tall in the Saddle

Kurt Browning in Bring Him Home (versione coreografata da Kevin Cottam), programma di galà per gli anni 1989-1992

La stagione 1990-1991 era iniziata insolitamente presto per Kurt Browning, con i Goodwill Games di agosto. Nell’occasione aveva vinto di un soffio davanti a Viktor Petrenko, eseguendo due programmi non perfetti anche perché li aveva pattinati troppo poco.

Alla fine del 1990 Skate Canada si è pattinato nell’Alberta, lo stato natale di Kurt. I pattinatori più forti presenti in gara erano lui e Grzegorz Filipowski, quarto atleta al mondo secondo le classifiche ISU (ricordo che si era piazzato quarto ai Mondiali del 1990, terzo a quelli del 1989). L’anno successivo Browning avrebbe ricordato il programma corto di quella gara come uno dei suoi migliori di sempre, a livello 6,0 come voti… fino all’atterraggio del doppio Axel. A quel punto il programma corto è stato vinto da Filipowski. Peccato che non ci sia il video, Hindu War God, il programma corto di quel periodo, mi piace molto, e anche con un brutto Axel deve comunque essere stato notevole. Con il libero Kurt ha rimesso le cose a posto prendendosi un 5,9, due 5,8 e quattro 5,7 per l’impressione artistica e portandosi a casa il titolo.

La classifica finale:
1 Kurt Browning, Canada

2 Grzegorz Filipowski, Polonia

3 Mark Mitchell, Stati Uniti

4 Norm Proft, Canada

5 Daniel Weiss, Germania dell’Est

6 Cameron Medhurst, Australia

7 Oliver Höner, Svizzera

8 Dmitri Gromov, Unione Sovietica

9 Nicolas Pétorin, Francia

10 Masakazu Kagiyama, Giappone

Il confronto che contava però era quello a distanza con Viktor Petrenko, vincitore di Skate America davanti a Christopher Bowman e a Todd Eldredge, con un programma libero nel quale era riuscito ad atterrare due tripli Axel.

Fra il 15 e il 17 novembre Kurt ha partecipato alla Nations Cup di Gelsenkirken. In questo caso ha cominciato vincendo il programma corto con punteggi che variavano fra il 5,5 e il 5,8, risultato davvero notevole specie se consideriamo che in allenamento si era slogato un ginocchio. Nel libero è sì caduto su un triplo Axel ma è anche riuscito ad atterrare correttamente due combinazioni triplo-triplo, compresa la prima combinazione triplo Salchov-triplo loop della storia, particolarmente difficile perché tutto il lavoro di slancio, atterraggio, nuovo slancio e atterraggio viene fatto su un piede solo. Con punteggi fra il 5,6 e il 5,9 libero e titolo sono stati suoi.

La classifica finale:
1 Kurt Browning, Canada

2 Todd Eldredge, United States

3 Ronny Winkler, Germany

4 Alessandro Riccitelli, Italy

5 Axel Médéric, France

6 Oliver Höner, Switzerland

7 Daniel Weiss, Germany

8 Steven Cousins, United Kingdom

9 Pavel Vanco, Czechoslovakia

10 Masakazu Kagiyama, Japan

Tall in the Saddle

A quel punto ha sospeso l’allenamento per tre settimane per realizzare Tall in the Saddle.
A voi cosa dice quel nome? Tall in the Saddle è il titolo di un romanzo western pubblicato a puntate sul The Saturday Evening Post da Gordon Ray Young fra il 7 marzo e il 25 aprile del 1942. Tall in the Saddle è anche l’omonimo film – Romanzo nel West in italiano – che ne ha tratto Edwin L. Marin nel 1944 e che ha in John Wayne il suo protagonista. Tall in the Saddle è un gruppo rock attivo negli Stati Uniti dalla metà degli anni ’70.
Tall in the Saddle, per me, è lo special televisivo realizzato da e su Kurt Browning nel 1990 anche se su internet ho trovato davvero poche immagini. Questo è il trailer:

L’altra trasmissione pubblicizzata, la serie Scales of Justice, è una serie che mi piacerebbe vedere perché per parecchio tempo il suo principale autore è stato il mio scrittore preferito, Guy Gavriel Kay, prima che diventasse quello straordinario romanziere che conosco.

Tall in the Saddle in realtà non è il primo filmato a cui Kurt ha preso parte, nell’estate del 1990 c’era stato Jump, e mi spiace che non sia più in vendita perché lo comprerei molto volentieri. Jump, filmato da Don Metz, mostrava la vita di Kurt con interviste ai suoi genitori e amici e comprendeva le sue migliori prestazioni ai Mondiali. Di Tall in the Saddle ho trovato una bella recensione su The Kurt Files, sito davvero ricco di informazioni e molto ben organizzato: http://www.kurtfiles.com/reviews/tallinsaddle.php.

Peccato solo che, come per Jump, non sia possibile acquistare il video e neppure vederlo su internet (notate le mie preferenze? Io vorrei comprare il video o, in assenza di questa possibilità, almeno vederlo. Peccato non sia possibile farlo e che, che a quanto ne so, neppure l’ISU abbia mai messo in vendita i video delle gare degli anni passati).

Kurt Browning e Kristi Yamaguchi in Tall in the Saddle

Fra gli atleti presenti in Tall in the Saddle c’è Kristi Yamaguchi, che alcuni mesi prima aveva deciso di allenarsi al Royal Glenora, lo stesso club di Kurt, e di cui io ero tifosa ben prima di sapere dell’amicizia fra i due. Compaiono anche Norm Proft (campione canadese junior nel 1987, ai campionati canadesi senior del 1989 aveva eseguito le terze figure obbligatorie – contribuendo così a realizzare la tripletta per il Royal Glenora Club dietro a Browning, primo, e a Michael Slipchuk, secondo – e autore del miglior programma corto ai Campionati canadesi senior nel 1990, davanti a Elvis Stojko, Slipchuk e a un per il momento deludente Kurt Browning) e Michael Slipchuk (campione canadese nel 1992, secondo nel 1989, terzo nel 1987, 1990 e 1991, nono alle Olimpiadi del 1992, migliore prestazione nelle cinque edizioni dei Mondiali a cui ha partecipato il settimo posto del 1991). I tre – non casualmente si allenavano nello stesso club ed erano amici – hanno eseguito un programma denominato Three Amogos.

Altro ospite importante è stato Gary Beacom. A leggere il palmarès di Beacom si rimane ancor meno impressionati che a leggere quello di Slipchuk, che a suo tempo avevo visto ma di cui non ricordavo nulla prima di aver fatto qualche ricerca su internet: secondo ai Campionati canadesi nel 1983 e 1984 (dietro un certo Brian Orser, mica dietro a uno qualsiasi), terzo nel 1980, undicesimo alle Olimpiadi del 1984, tredicesimo ai Mondiali del 1983 e decimo a quelli del 1984, sue uniche partecipazioni. Pattinatore di secondo livello quindi?
Dopo aver visto i Campionati del Mondo del 1989 (solo la fine della gara femminile e il galà, comunque quanto bastava per appassionarmi) e prima dei Campionati europei del 1990, in cui mi sono innamorata dei fratelli Isabelle e Paul Duchesnay, avevo visto per caso solo un altro evento di pattinaggio. Non ho idea di cosa fosse, ricordo solo che era un evento di professionisti e che ero rimasta folgorata da un pattinatore canadese che aveva eseguito un programma coreografato da lui stesso non su una musica, ma su un canto di uccelli. Non ho più ritrovato quell’esercizio, ma non ho dimenticato il nome di quello straordinario artista: Gary Beacom. Beacom ha trovato la sua vera dimensione fra i professionisti, dove ha sicuramente conquistato almeno il titolo del 1988. Ora le competizioni si giocano sui salti, sono diversi anni che il quadruplo è praticamente obbligatorio per vincere la gara maschile, ma il pattinaggio non è solo salti. Non è solo salti. Basta guardare come si muove Gary, vero showman capace di controllare il corpo in modo incredibile. Gli ho visto eseguire pezzi comici e sequenze di passi molti difficili, certo non è paragonabile a nessun altro. Gary è un monumento del pattinaggio, indipendentemente da quello che affermano i risultati ufficiali. Io al momento mi limito a inserire un suo video, I’m Your Man:

Di Tall in the Saddle su internet ho trovato un solo video, girato su un lago ghiacciato. Da vedere è stupendo, ma le cose non sono state semplici come sembra. Il lago era così ghiacciato per il gelo a una temperatura era bassissima che le lame dei pattini di Kurt non riuscivano a incidere la superficie, che è esattamente la caratteristica che permette ai pattinatori di eseguire i loro movimenti (al di là della tecnica ovviamente). Browning ricorda che gli sembrava di pattinare sulla sabbia tanta poca sensibilità e stabilità aveva, al di là del fatto che era vestito in modo un po’ troppo leggero per quelle temperature (e infatti subito dopo si è preso una notevole influenza), che ogni tanto il ghiaccio gli si frantumava sotto i suoi pattini e che la troupe doveva lavorare per sistemarlo e che il vento lo sbilanciava continuamente, costringendolo a rifare lo stesso salto per quattordici volte. Nulla di questo però traspare nel video.
Lake of Dreams:

Subito prima di Natale a Kurt sono stati assegnati il Lionel Conacher Award (primo pattinatore di figura a ricevere il premio, davanti ai giocatori di hockey Mark Messier e Wayne Gretzky) e il Lou Marsh Trophy, entrambi attribuiti dalla stampa al miglior atleta canadese dell’anno.

Advertisements
This entry was posted in pattinaggio and tagged , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s