Beverley Smith: Figure Skating. A Celebration

Figure Skating. A Celebration di Beverley Smith è il terzo libro che leggo sulla storia del pattinaggio, e continuo ad apprezzare quello che leggo. Avevo cominciato con Figure Skating’s Greatest Stars di Steve Milton, ed era stato quello che mi aveva fatto scoprire l’importanza di molti grandi campioni che avevano pattinato prima che io mi appassionassi a questa disciplina. Belle foto e storie molto interessanti, se l’interesse è sui campioni è un ottimo libro. Figure Skating. A History di James Hines è più completo, ma le foto non sono assolutamente allo stesso livello e il ritratto dei campioni è molto meno vivo. L’ho apprezzato per le informazioni storiche, per tutto quanto c’è di raccordo fra un campione e l’altro, è un libro che sono contenta di aver letto perché mi ha insegnato un bel po’ di cose ma non è altrettanto appassionato. Ci sono stati altri libri, l’autobiografia di Kurt Browning Kurt. Forcing the Edge, che non potevo assolutamente non leggere visto quanto ammiro il campione canadese, Crepe nel ghiaccio di Sonia Bianchetti Garbato che parla poco degli atleti preferendo mostrare un dietro le quinte non troppo simpatico ma che è giusto conoscere, The Passion to Skate di Sandra Bezic, che trasmette la sua passione, fornisce informazioni interessanti date da chi il pattinaggio lo vive, ma che è forzatamente parziale e si concentra sugli atleti con cui la Bezic ha lavorato.

Figure Skating. A Celebration è quasi una via di mezzo fra il libro di Milton e quello di Hines. Ciascuno di questi autori mi ha dato qualcosa di nuovo e di diverso, anche se in alcuni punti i libri si sovrappongono – quello dal focus più ristretto è l’autobiografia di Browning, ma Browning parla anche di alcune gare di cui parlano gli altri libri, in fondo è impossibile fare una storia del pattinaggio completa e lasciare fuori Kurt, e anche lui si sofferma su alcuni aspetti della sua disciplina di cui parlano anche gli altri e che a volte il pubblico trascura – e ciascuno è interessante. C’è una breve storia del pattinaggio, che non affonda le radici nel tempo tanto lontano quanto fa Hines, e non fornisce tante informazioni quanto lui, ma qualcosa di diverso la dice. C’è l’attenzione ai campioni, anche se non precisa come quella di Milton, ed è più focalizzata sugli atleti degli anni ‘80-’90, perciò di alcuni campioni degli anni passati non si percepisce abbastanza l’importanza.

Proprio perché si concentra di più su quel periodo comprende anche foto (e parla) di atleti che non hanno vinto un titolo mondiale o olimpico e che per questo gli altri libri escludono. Ricorda per esempio una cosa che non sapevo, che dopo i Mondiali di Budapest del 1988 un giudice sarebbe andato dai finlandesi Susanna Rahkamo e Petri Kokko (coppia che amo) a scusarsi per il loro ventesimo posto dicendo “Sorry, you come from the wrong country”. Dopo una scalata lunghissima i due sarebbero diventati campioni europei e vicecampioni del Mondo nel 1995. Ci sono informazioni tecniche e organizzative o su aspetti del pattinaggio non proprio evidenti al profano, per certi versi qualcosa l’avevo già letta nel libro della Bezic ma non tutto.

Susanna Rahkamo e Petri Kokko

Nei commenti al libro, che avevo letto prima di ordinarlo, ho visto che qualcuno parla di national bias, intendendo con quest’espressione il fatto che l’autore, un canadese, abbia dato troppa attenzione al pattinaggio canadese rispetto a qullo degli altri paesi. Suppongo siano lamentele provenienti da qualche americano su un aspetto che del libro che, durante la lettura, non mi ha creato alcun problema. Va bene, io sono una tifosa dei canadesi – non di tutti e non solo di loro, ma se non c’è un atleta che mi colpisce in modo particolare per le sue capacità io tendo a tifare per i canadesi – perciò l’attenzione alla loro scuola, al loro sistema, non mi crea problemi. Anzi, è interessante capire qualcosa di più di una scuola che funziona benissimo visto che dal 1980 ha conquistato 12 ori (con Brian Orser, Kurt Browning, Elvis Stojko, Jeffrey Buttle e Patrick Chan), 10 argenti e 3 bronzi nella competizione maschile ai Campionati del Mondo, 2 argenti (con Elizabeth Manley e Joannie Rochette) in quella femminile, 3 ori (con Barbara Underhill e Paul Martini, Isabelle Brasseur e Lloyd Eisler e Jamie Salé e David Pelletier), 4 argenti e 7 bronzi nelle coppie di artistico e 3 ori (con Shae-Lynn Bourne e Viktor Kraatz e Tessa Virtue e Scott Moir), 7 argenti e 8 bronzi nella danza (e complessivamente altri 9 atleti o coppie di atleti a medaglia oltre a quelli che ho già citato). Ed è interessante vedere tutto quello che c’è al di fuori di quella manciata di gare che trasmette la televisione e che rende possibile il fatto che esistano quelle gare.

Come detto alcune cose le avevo già trovate in altri libri, magari narrate anche in modo più dettagliato, ma cosa interessanche ce ne sono anche qui, e molte foto sono davvero belle. Pian piano la mia libreria di pattinaggio si sta arricchendo, e non intendo certo fermarmi.

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