Scott Hamilton: Landing It

Quando ho iniziato a guardare pattinaggio su ghiaccio Scott Hamilton era già un mito. Fra il 1981 e il 1984 aveva vinto tutte le gare a cui aveva partecipato, compresi quattro Mondiali e un’Olimpiade, quindi era diventato un professionista.

Il pattinaggio artistico ha impiegato un po’ di tempo a eliminare – quasi del tutto – l’assurda distinzione fra dilettanti che potevano partecipare a Mondiali e Olimpiadi, e professionisti che potevano guadagnare soldi grazie al loro impegno e al loro talento, così i ritiri immediatamente successivi a una vittoria importante erano la norma.

Nelle esibizioni, o nelle gare professionistiche, i salti non sono mai stati importanti come nelle gare dei dilettanti, e già non tanto tempo dopo il suo ritiro i salti di Hamilton, privo del triplo Axel, non sarebbero stati sufficienti a consentirgli di vincere gare importanti, ma quanto è capace di comunicare quest’uomo? In che modi incredibili sa muoversi?


E, cambiando totalmente genere, questa è un’altra interpretazione notevole da parte di un “vecchietto” che aveva smesso di gareggiare ben vent’anni prima:


La cosa per cui lo amo di più però sono i passi, e davvero pochi sono al suo livello. Per chi non li conoscesse Scott Hamilton è quello che all’inizio si trova in centro, con la maglia con le bande che percorrono tutta la unghezza delle maniche, Paul Wylie si trova a sinistra, sulla sua maglia ci sono diverse bande orizzontali su petto e maniche, Kurt Browning si trova a destra e indossa la maglia con le maniche corte:


Sapevo che Hamilton era basso, che era stato adottato, che da bambino era stato malato e che aveva iniziato a pattinare come terapia. Saperlo, come semplice informazione data da un cronista, non lo fa capire davvero come invece avviene con questo libro. Il fatto di essere stato adottato per lui non è mai stato un problema, l’altezza e la salute sì. I medici hanno fatto chissà quante ipotesi, dal nanismo alla fibrosi cistica, gli hanno pure pronosticato solo una manciata di mesi di vita, quando andava alle scuole elementari, tanto appariva piccolo e debole. Poi per caso è andato a pattinare e le cose sono cambiate. Nessuno, ancora adesso, sa cosa avesse, quel che è certo che lo scoprirsi capace di pattinare meglio di tanti bulletti che lo tormentavano perché erano più grossi di lui gli ha dato fiducia, e insieme alla fiducia la salute è gradualmente tornata. Intanto lui ha iniziato a migliorare come pattinatore, anche se per arrivare a buoni livelli gli è servito il suo tempo, e ha dovuto affrontare difficoltà quali problemi economici – come tanti altri pattinatori – che lo hanno quasi costretto al ritiro e la malattia e successiva morte della madre a causa di un tumore.
E poi ci sono le gare, le difficoltà, i dubbi, il passaggio al professionismo e la necessità di inventarsi una nuova carriera, la nascita di Stars On Ice, la morte improvvisa di Sergei Grinkov e la sua stessa lotta, vittoriosa, contro un tumore. Una bella storia da parte di un uomo che ha sempre inseguito i suoi sogni e che non ha mai smesso di lottare.

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