Campionati del Mondo 1991: il programma corto maschile

Kurt Browning nel 1994

Il 1990 era finito in maniera trionfale per Kurt Browning, con l’assegnazione di due dei più importanti riconoscimenti sportivi canadesi, il Lionel Conacher Award e il Lou Marsh Trophy, e la realizzazione di un film, Tall in the Saddle, che lo aveva divertito parecchio. Il 1991 non era iniziato altrettanto bene, con la gara di divisione nel Saskatchewan in cui non aveva neppure provato a fare la combinazione e una furiosa litigata con il suo allenatore, Michael Jiranek. Entro breve aveva messo le cose a posto, con tre salti quadrupli puliti, un paio di tripli Lutz (da sempre il suo salto più complicato) e diverse combinazioni di salti tripli eseguiti perfettamente negli allenamenti prima dei Campionati canadesi. Poi però la schiena aveva iniziato a fargli davvero male, come già avvenuto a Skate America nel 1989.

In gara stringeva i denti e nel programma tecnico si prendeva il suo primo 6,0 di sempre nella competizione nazionale, cosa che gli consentiva di issarsi in testa alla gara. Il programma libero non era certo dei migliori, con un quadruplo atterrato su due piedi, solo tre tripli completati, un inciampo su una combinazione di due tripli e una caduta su un triplo Axel. Punteggi tecnici sulla media del 5,6, contro il 5,8 di un Elvis Stojko capace di atterrare sei salti tripli. Browning conservava il titolo solo in virtù delle sue superiori capacità artistiche, con un punteggio che comprendeva un 5,9, cinque 5,8 e un 5,7 contro quello di Stojko compreso fra il 5,4 e il 5,6. Terzo si classificava Michael Slipchuk.

Viktor Petrenko nel 1994

I Mondiali sono iniziati con un viaggio un po’ complicato a causa di problemi con le coincidenze degli aerei, ma arrivato a Monaco l’atmosfera gli deve essere subito piaciuta. Nell’autobiografia Kurt. Forcing the Edge parla di come in allenamento lui e Stojko avessero fatto una specie di sfida personale a suon di salti quadrupli (vinta da lui, con pure una combinazione quadruplo-triplo che in gara non ha mai eseguito, anche se non è stata perfetta visto che ha messo una mano a terra) e una serie di prese in giro con Elvis che lo imitava talmente bene da metterlo in imbarazzo. A quanto pare chi ha assistito a quella sessione di allenamenti si deve essere proprio divertito. Secondo Kurt Elvis – che ha definito una jumping machine – sarebbe diventato molto forte entro breve tempo. Quanto forte? A fine carriera Stojko potrà vantare due argenti olimpici e tre ori, due argenti e un bronzo mondiale, a partire dal 1992. Un altro canadese stava arrivando sul tetto del Mondo.

Nel 1991 per la prima volta non c’erano le figure, e la gara si giocava interamente fra programma corto, valido un terzo del punteggio, e programma lungo, valido due terzi. A un atleta bastava piazzarsi nei primi tre posti del programma corto e vincere il lungo per essere sicuro della vittoria. Chi fosse stato quarto alla fine del programma corto per vincere il titolo avrebbe non solo dovuto vincere il programma lungo, ma sperare che chi aveva vinto il corto non facesse meglio del terzo libero. L’assenza delle figure obbligatorie oltre a modificare l’importanza dei vari elementi della gara toglieva una prima classifica, il che significa che l’ordine di discesa sul ghiaccio dei vari atleti è stato deciso dal sorteggio, con atleti forti che hanno patinato presto.

Il programma corto di Michael Slipchuk:

Viktor Petrenko, che due mesi prima si era confermato campione europeo, è fra gli atleti che hanno pattinato presto. Questo è il suo esercizio:

Il punteggio tecnico: 5,8 – 5,9 – 5,8 – 5,8 – 5,8 – 5,8 – 5,8 – 5,9 – 5,8

Il punteggio artistico: 5,9 – 5,9 – 5,9 – 5,7 – 5,9 – 5,8 – 5,9 – 5,9 – 5,9

Christopher Bowman

Browning, che doveva pattinare nel gruppo successivo, ha guardato i primi secondi del suo esercizio, poi è stato spedito via da Jiranek perché voleva evitare che si innervosisse. Kurt allora si è rifugiato in una stanza dove, probabilmente per non far sentire il suo nervosismo al figlio, si è rifugiata anche la mamma di Christopher Bowman. Al momento del punteggio lui si è tappato le orecchie e ha iniziato a cantare, ma ha calcolato male i tempi e ha smesso di distrarsi giusto in tempo per sentire lo speaker annunciare gli ultimi due voti del punteggio tecnico, un 5,8 e un 5,9, prova che Petrenko aveva pattinato davvero bene. Subito dopo ha ripetuto la stessa procedura per il punteggio artistico, tornando ad ascoltare il mondo intorno a lui solo dopo che la mamma di Bowman gli ha detto che era tutto finito. L’essersi trovato così a contatto con la signora Bowman ha dato modo a Kurt di parlare del figlio. Kurt. Forcing the Edge è del 1991, io non sono riuscita a procurarmi la versione aggiornata del 1992, perciò le parole che ho letto sono quelle di un atleta che dà la sua impressione su uno dei suoi più forti rivali. Prima delle Olimpiadi del 1988, nelle quali si è piazzato settimo, Bowman era stato in un centro di recupero dalla tossicodipendenza. Non so se Kurt ne sapesse qualcosa, la rivelazione pubblica è arrivata dal libro Inside Edge di Christine Brennan del 1996 ed è stata approfondita nel 1997 da Toller Cranston, grandissimo pattinatore e per qualche tempo coach di Bowman, nel libro Zero Tolerance. Bowman è morto per overdose il 10 gennaio del 2008, ma chi lo ha visto pattinare sa di quanto talento era dotato. Noto come Bowman the Showman, secondo Brian Boitano era uno dei tre più talentuosi pattinatori di tutti i tempi, dotato di carisma, un atletismo naturale e una notevole capacità di catturare il pubblico, sembrando sempre rilassato in tutto quel che faceva.

Browning, ben prima di sapere quale brutta direzione avrebbe preso la vita di Bowman, elogia il suo talento e la sua personalità, anche se ricorda che sembrava amare la vita più del pattinaggio. Nulla di male in questo, peccato solo che abbia fatto le scelte sbagliate.

Il programma corto della stagione per Browning era Hindu War God, con coreografia di Brian Power e musiche di Aleksandr Borodin, Wolfgang Amadeus Mozart e Phil Collins. L’intenzione era di presentare un programma forte capace di riflettere la crescita e la maturità di Kurt dopo i personaggi giovani e a volte insolenti da lui interpretati in passato.

Noi vediamo gli esercizi, li ammiriamo se ben eseguiti, ma non abbiamo idea di cosa passi nella mente degli atleti. In questo caso, forse perché stava raccontando il suo ultimo Mondiale, Kurt ci ha fatto dare uno sguardo nella sua mente. Ha spiegato che prima della combinazione ha pattinato vicino a dove era seduta la sua amica Kristi Yamaguchi e che aveva pensato di incrociare il suo sguardo prima di decidere che era meglio non farlo per non spaventarla perché lei avrebbe potuto pensare che lui non era abbastanza concentrato. E tutti questi pensieri cosa dicono sulla sua concentrazione? Poi cita la combinazione, sempre eseguita perfettamente negli allenamenti e male in tutte le gare. Dopo il primo salto, perfetto, ha avuto l’impressione di aver iniziato tardi la rotazione. Quanto tempo hanno? Per pensare, o meglio sentire, di aver iniziato tardi la rotazione, che controllo devono avere del loro corpo? Comunque lui si è detto che avrebbe dovuto tenere l’atterraggio e lo ha fatto. La trottola successiva gli è venuta d’istinto ma sul triplo flip si è distratto pensando che stava disputando i Mondiali. È comunque riuscito ad atterrare correttamente il salto, che è l’unica cosa che conta, quindi si è rilassato. Gli elementi più difficili ormai erano alle sue spalle (grrr… mancava il doppio Axel, ma questo è il problema di un’altra stagione) e così è emersa la sua personalità.

Lui si diverte, si è sempre divertito, a pattinare. Vincere le gare è bello, senza vittorie non avrebbe avuto il prestigio per diventare quel modello che è diventato, ma il divertimento viene prima di tutto. E allora… Con Christine Hough e Doug Ladret c’era un notevole cameratismo, per qualche tempo Kurt e Christine avevano fatto coppia (fuori dal ghiaccio) e i rapporti erano rimasti ottimi. Nell’occasione lei non poteva andare all’arena ma aveva rassicurato Kurt dicendogli che lo avrebbe guardato in televisione. I due avevano scherzato sul programma, sulla successiva sequenza di passi circolare molto rapida in cui il poliedrico dio della guerra per qualche istante suona il flauto. Avevano anche ipotizzato ridendo sulla figura che lui avrebbe fatto se a quel punto si fosse sbilanciato e si fosse infilato il pollice in bocca. Browning non si è sbilanciato, ma in un punto in cui era sicuro che i giudici non potessero vederlo si è davvero infilato il pollice in bocca pensando a come avrebbero reagito Hough e Ladret vedendolo. A un Campionato del Mondo. Se dico che il mio pattinatore preferito è un po’ matto forse non ho tutti i torti. E forse mi piace così tanto anche perché è capace di fare queste cose, di improvvisare e di divertirsi. Senza però mai dimenticare gli aspetti tecnici del pattinaggio, e infatti i risultati sono quasi sempre arrivati. Il doppio Axel che ha eseguito a fine programma è enorme, e lo ha eseguito come se fosse la cosa più facile del mondo.

L’esercizio di Browning (purtroppo in un video di pessima qualità, il programma inizia dopo 1’50’’):

Il punteggio tecnico: 5,8 – 5,8 – 5,7 – 5,8 – 5,8 – 5,9 – 5,8 – 5,8 – 5,8

Il punteggio artistico: 5,8 – 5,8 – 5,8 – 5,8 – 5,8 – 5,8 – 5,8 – 5,9 – 5,8

Il programma di Todd Eldredge:

Il programma di Elvis Stojko:

Il programma di Christopher Bowman:

Il programma di Petr Barna:

Il punteggio tecnico: 5,7 – 5,7 – 5,3 – 5,7 – 5,7 – 5,6 – 5,5 – 5,7 – 5,7

Il punteggio artistico: 5,8 – 5,8 – 5,3 – 5,7 – 5,8 – 5,8 – 5,7 – 5,8 – 5,9

La classifica dopo il programma tecnico:

1 Viktor Petrenko 0,5

2 Kurt Browning, 1,0

3 Petr Barna 1,5

4 Christopher Bowman 2,0

5 Todd Eldredge 2,5

6 Alexei Urmanov 3,0

7 Elvis Stojko 3,5

8 Michael Slipchuk 4,0

9 Eric Millot 4,5

10 Masazaku Kagiyama 5,0

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