Yuri Chechi: il Signore degli anelli

Mi sono appassionata alla ginnastica artistica alle Olimpiadi di Seul del 1988, vedendo una ragazzina romena fare cose apparentemente impossibili con una grazia e una naturalezza senza pari. Lei, naturalmente, è Daniela Silivas, e anche se nel concorso generale si è piazzata solo seconda nessuna ha mai potuto prendere il suo posto nel mio cuore. La ginnastica però per me è rimasta uno sport a metà, guardo le gare femminili – solo il volteggio mi comunica poco – ma non sono particolarmente interessata a quelle maschili, con una grossa eccezione nella sbarra, attrezzo che mi piace parecchio.

Ho iniziato guardando tennis maschile, e mi sono ritrovata a tifare per alcune ragazze tanto quanto per alcuni uomini. Al pattinaggio mi sono accostata inizialmente con una gara femminile, ma amo tutte le specialità e il mio atleta preferito è un uomo. Nella ginnastica artistia no, io amo le gare femminili anche se visto che i concorsi di specialità alternano una prova maschile a una femminile almeno nell’occasione guardo anche i maschietti.

Adesso in Italia ci sono Vanessa Ferrari, oro nel concorso generale ai Mondiali del 2006 (e a quel titolo assoluto ha aggiunto diverse altre medaglie) e un po’ di ragazzine capaci di salire sul podio ai Campionati europei, ma fino al 2002 c’era il buio assoluto. In campo maschile c’eran stati grandi atleti in epoche lontanissime, l’ultimo grande ginnasta era stato Franco Menichelli negli anni ’60. Il primo a riportare in alto l’Italia della ginnastica è stato un ragazzo dai capelli rossi e dotato di due bicipiti e una forza di volontà enormi. Il suo nome è Yuri Chechi, anche se da brava amante del fantasy non posso non ricordare che è stato soprannominato Il Signore degli anelli.

Nato a Prato l’11 ottobre 1969 leggo su internet, quindi è poco più giovane di me. Lasciamo stare le gare minori, Universiadi, Giochi del Mediterraneo, Campionati italiani e altre competizioni che non contribuiscono in modo significativo a fare entrare l’atleta nell’immaginario collettivo, ai Mondiali ha esordito nel 1987 con un 20° posto assoluto (miglior italiano nell’occasione Boris Preti, 14°) e un 6° posto nella finale degli anelli, unica finale raggiunta dagli atleti italiani (donne comprese) nell’occasione.

Nel 1989 si è piazzato 10° nel concorso individuale, ha conquistato la sua prima medaglia vincendo un bronzo agli anelli ed è arrivato 5° al corpo libero. Nel 1991 5° nel concorso individuale, ancora bronzo agli anelli, 4° al corpo libero e 6° al cavallo con maniglie. Insomma, era lì a lottare con i migliori a livello mondiale. Ricordo che agli Europei del 1990 aveva conquistato l’oro agli anelli e il bronzo nel concorso individuale, e che all’Epoca gli Europei erano difficili quasi quanto i Mondiali. Ai Campionati del Mondo del 1991 i primi atleti non europei che troviamo sono un cinese 4°, un giapponese 7°, un altro cinese 8° e un altro giapponese 10°. Il che significa che gli altri sei atleti, compresi quelli piazzati sul podio, erano europei. Nel 1989 un cinese aveva vinto il bronzo, ma nei primi dieci posti gli atleti non europei erano solo tre.

Agli Europei del 1987 Chechi è arrivato 16° nel concorso individuale, nel 1989 è arrivato 7° nel concorso individuale e ha disputato le sue prime finali di specialità con un 8° posto al corpo libero e un 4° agli anelli, nel 1990 ha vinto la medaglia di bronzo nel concorso individuale, ha vinto il suo primo oro agli anelli e si è piazzato 5° al corpo libero, 5° al cavallo con maniglie, 8° al volteggio, 7° alle parallele e 6° alla sbarra. Solo lui e Sergei Kharkov, il vincitore dell’argento assoluto, hanno partecipato a tutte le finali di specialità, Valentin Mogilny, che ha vinto l’oro, di finali di specialità ne ha fatte solo tre, anche se va notato che ogni nazione può portare al massimo due atleti in una finale di specialità e nell’Unione Sovetica la concorrenza interna era fortissima. Nel 1995 è arrivato 7 nel concorso individuale, ha rivinto l’oro agni anelli e tanto per gradire si è portato a casa pure il bronzo al cavallo con maniglie e si è piazzato 8° alle parallele.

Nel 1992 Chechi era certamente fra i favoriti alle Olimpiadi di Barcellona. Avrebbe dovuto essere la sua seconda Olimpiade, l’esordio c’era stato nel 1988 con un 17° posto assoluto (alle spalle di Boris Preti, 16°, un anno e mezzo più grande di lui, per qualche tempo il miglior ginnasta italiano e capace di qualificarsi per le finali al corpo libero e alle parallele e davanti a Paolo Bucci, 24°) e un 6° posto agli anelli. Io l’ho visto gareggiare al Gran Prix d’Italia che si è svolto a Milano, anche se la mia attenzione era rivolta soprattutto alle donne e in particolare a Lavinia Milosovici, che ha vinto la gara femminile.

Chechi ha vinto la gara di Milano? Credo, ma non ne sono sicura. So bene, però, che non molto tempo dopo in allenamento si è rotto il tendine d’Achille e ha dovuto rinunciare alle Olimpiadi. Un atleta meno forte avrebbe potuto interrompere la carriera lì. Invece lui è andato ugualmente a Barcellona come commentatore piuttosto che come atleta, appena ha potuto ha ripreso ad allenarsi e nella sua specialità è diventato più forte di prima, anche se ha dovuto accantonare i sogni di una medaglia nel concorso individuale. 10° ai Mondiali del 1993, 8° a quelli del 1994 (fino al 1991 i Mondiali si disputavano negli anni dispari, poi hanno iniziato a essere disputati quasi tutti gli anni), 7° a quelli del 1995, nel 1996 il concorso individuale non è stato disputato. Se in precedenza aveva partecipato ad altre finali di specialità, due al corpo libero e una al cavallo con maniglie, dopo l’infortunio del 1992 non ha più disputato una finale che non fosse quella agli anelli. Ma come l’ha disputata! Cinque vittorie consecutive fra il 1993 e il 1997, risultato che lo ha fatto diventare il primo ginnasta in assoluto capace di vincere cinque ori consecutivi ai Mondiali in una specialità.

Per quanto riguarda gli Europei nel 1994 si è piazzato 6° nel concorso individuale e 1° agli anelli, nel 1996 5° nel concorso individuale, 1° agli anelli e 7° alle parallele, e nel 2004 ancora 8° agli anelli.

Tutti i risultati li potete trovare qui: http://gymnast.bplaced.com/AG/Results/Results.html

La gara della vita, ovviamente, è arrivata alle Olimpiadi del 1996. Nel concorso individuale si è piazzato 17°, quindi ben lontano dal vertice (ma comunque il migliore degli italiani, con Boris Preti 27° e Roberto Galli 28°), ma l’obiettivo non poteva più essere quello. Agli anelli, l’unica finale di specialità per cui si è qualificato, era il favorito d’obbligo con i suoi quattro titoli negli ultimi quattro anni (l’ultimo sarebbe arrivato l’anno dopo), e non ha deluso le attese:


Quella degli anelli è ben lontana dall’essere la mia specialità preferita, ma quando l’atleta riesce a fare quel che faceva Chechi non si può non restare ammirati. Quella croce così perfetta, tenuta senza sforzo apparente come se fosse la posizione più comoda del mondo è una posizione che va al di là di qualsiasi spiegazione. Ci si può inchinare e basta.

Alle sue spalle si sono piazzati pari merito l’ungherese Szilveszter Csollány, che avrebbe raccolto l’eredità di Chechi vincendo l’oro agli anelli alle Olimpiadi del 2000 (oltre che ai Mondiali del 2002, e che si è piazzato subito alle spalle di Yuri anche ai Mondiali del 1996 e 1997) e il romeno Dan Burincă (già argento agli anelli ai Mondiali del 1995).

Completata la gara c’è stato il tempo per un’esibizione, e se prima avevo tifato ed ero stata felice per Chechi, in esibizione mi ha fatto ridere. Ho detto che quella della croce è la posizione più comoda del mondo? Per lui evidentemente sì, visto che mentre tutti gli altri si affannavano per tenerla, senza mai davvero avvicinarsi al suo livello, lui ha trovato modo di salutare con tutta calma il pubblico che lo stava ammirando.

Nel 2007 si ritira per la prima volta, ma evidentemente la passione per il suo sport è più forte di lui e dopo un paio di anni decide di tornare a gareggiare. Nel 2000 arriva un nuovo infortunio, la rottura del tendine di un bicipite, come se sugli anni olimpici ci fosse una specie di maledizione. Nuovo ritiro… e nuovo ritorno alle gare nel 2003, anche se ormai il concorso individuale era al di là delle sue possibilità non solo di vittoria ma anche di partecipazione, l’impegno fisico per lui sarebbe stato eccessivo. Se ci sono atleti più forti sono loro che devono andare, non le vecchie glorie solo perché in passato hanno ottenuto risultati straordinari, giusto? Agli Europei del 2004 Chechi in teoria non sarebbe dovuto andare, solo che due atleti si sono infortunati e si è liberato un posto per lui come specialista agli anelli e al cavallo. Tre atleti italiani si sono qualificati per le finali di specialità, Alberto Busnari, che poi ha vinto l’argento al cavallo con maniglie, Enrico Pozzo, ottavo alla sbarra, e Chechi, ovviamente agli anelli. Alla fine Yuri si è piazzato ottavo dopo un grave errore su una verticale di dorso, una parte che aveva dovuto cambiare e che non era riuscito ad allenare a dovere dopo l’ennesimo infortunio. Ottavo, ma non così lontano dagli altri. Le successive gare minori gli hanno fatto guadagnare un posto per Atene e le Olimpiadi del 2004, dove è stato portabandiera italiano.

Quelle Olimpiadi per la ginnastica artistica italiana sono state straordinarie, con l’oro di Igor Cassina alla sbarra (e prima o poi parlerò di lui) e il bronzo di Chechi agli anelli, in quella che sarebbe rimasta la sua ultima gara.

Il titolo è andato all’atleta di casa, il greco Dimosthenis Tampakos, al secondo posto il bulgaro Yordan Yovchev, che secondo molti ben più esperti di me (Chechi compreso, davanti a tutti ha alzato il braccio di Yovchev dicendo così chiaramente che per lui il vero vincitore era il bulgaro). Quinto Matteo Morandi, più giovane di Chechi di 12 anni e capace di vincere il bronzo agli anelli (oltre a quattro bronzi mondiali, un oro, un argento e due bronzi europei) alle Olimpiadi del 2012.

Advertisements
This entry was posted in ginnastica artistica and tagged , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s