Surya Bonaly

Quando ho iniziato a proporre sul mio blog brevi biografie dei pattinatori citati da Mathilde Bonetti nella sua serie Tre amiche sul ghiaccio stavo già leggendo alle mie bimbe il terzo libro della serie. Per questo mi sono dimenticata proprio della prima pattinatrice citata nel primo libro, Surya Bonaly.

“Ha lasciato il segno nel pattinaggio per la sua personalità e le sue capacità atletiche. Riusciva addirittura a eseguire il salto mortale. Faceva artistico come singola”

spiega Sadia a pagina 44 di Tre amiche per tre paia di pattini mostrando alle sue amiche un libro sul pattinaggio sulla cui copertina campeggia proprio Surya. Io la ricordo fin dalla prima volta che ho iniziato a guardare pattinaggio artistico in televisione. Erano i Campionati del Mondo del 1989. Ho visto in diretta le atlete dell’ultimo gruppo, quindi non la giovanissima Bonaly che, al suo primo Mondiale, si è classificata decima. Però mi sono divertita al punto di decidere di guardare il gala del giorno successivo, scegliendo per la prima volta di guardare pattinaggio e non imbattendomi per caso nella trasmissione come era accaduto per la fine della gara femminile.

Quell’anno i Mondiali si erano svolti a Parigi, perciò Surya era stata invitata a prendere parte al gala. All’epoca non sapevo da quanto la Francia aspettasse un nuovo campione dopo i grandissimi Alain Giletti (un titolo nel 1960), Alain Calmat (un titolo mondiale nel 1965 e argento olimpico nel 1964), Patrick Péra (due bronzi nel 1968 e 1969 e due bronzi olimpici nel 1968 e 1972), Jacqueline Du Bief (un argento nel 1951 e bronzo olimpico nel 1952), Nicole Hasslet (un bronzo nel 1963), Andreé Jolie-Brunet e Pierre Brunet (quattro ori nelle coppie di artistico nel 1926,1928,1930,1932 e due ori olimpici nel 1928 e 1932) e Christiane Guhel e Jean Paul Guhel (argento nella danza nel 1962). In seguito i pattinatori francesi avrebbero conquistato diverse medaglie olimpiche e mondiali a partire dai fratelli Isabelle e Paul Duchesnay, bronzo nella danza proprio nel 1989 e proseguendo con Philippe Candeloro, Brian Joubert, la stessa Surya, Vanessa Gusmeroli, Sarah Abitbol e Stéphane Bernadis e Marina Anissina e Gwendal Peizerat, ma in quel momento insieme ai Duchesnay, appena arrivati a medaglia, la Bonaly era la maggiore speranza per la Francia. Ovvio che il palazzetto fosse tutto per lei e che l’abbia osannata quando è entrata in pista. E poi spiccava, al di là della giovane età (15 anni), perché era di colore in uno sport in cui i campioni erano quasi sempre stati bianchi. Fino all’anno prima aveva gareggiato l’americana Debi Thomas (un oro, un argento e un bronzo ai Mondiali fra il 1986 e 1988 e un bronzo olimpico nel 1988) e ovviamente anche se io ancora non la conoscevo la commentatrice non poteva non ricordarla, ma Surya era abbastanza sarebbe spiccata comunque se non altro per le sue capacità atletiche. Da bambina la Bonaly si era dedicata alla ginnastica artistica, e quel tipo di allenamenti le ha consentito di fare cose per gli altri inimmaginabili. Più su ho citato il salto mortale all’indietro, o flip all’indietro, come viene più comunemente chiamato dagli esperti perché la preparazione di quel salto è quella del flip anche se ovviamente la rotazione è su un altro asse. Quello che il libro non dice è che Surya era l’unica – uomini compresi – capace di atterrarlo su un piede solo.

Sapete che il flip all’indietro è proibito in gara? Lo è perché i salti, per essere validi, devono essere atterrati su un piede solo, ma il flip all’indietro è così difficile e pericoloso che tutti coloro che lo sanno fare, e sono comunque una piccola parte dei pattinatori, lo eseguono atterrando su due piedi. Tutti tranne Surya. Per evitare rischi eccessivi l’ISU ha vietato il salto. Comunque la Bonaly non solo atterrava su un piede solo, era talmente sicura nell’esecuzione da potervi inserire dietro un salto triplo! In questo caso è il Salchow

In questo caso è atterrata su due piedi, ma giusto per non farsi mancare nulla subito dopo ha eseguito un triplo toe loop.

Ha anche provato a eseguire un salto quadruplo in gara, ma purtroppo le è sempre mancato un pezzo di rotazione perché potesse essere considerato valido. Al di là del riconoscimento a un’atleta che a livello di salti era straordinaria anche con la mancanza di quel mezzo giro, qui la scena è troppo buffa con lei che è convinta di aver eseguito un quadruplo toe loop, inizia a festeggiare e poi…

Nei replay finali si vede chiaramente che la rotazione è stata completata dopo l’atterraggio sul ghiaccio e quindi è giusto che il salto sia stato considerato solo triplo, ma che atleta! Per la cronaca ricordo che la Bonaly ha provato il quadruplo in diverse gare (Europei del 1989, Goodwill Games del 1990, NHK del 1991, Mondiali del 1991, 1992 e 1996, Olimpiadi del 1992, Skate America del 1993, Piruetten del 1993) dimostrando una perseveranza notevole. Purtroppo non ha mai completato la rotazione o è caduta. Le uniche altre atlete che si sono cimentate nel tentativo sono state Sasha Cohen (argento olimpico nel 2006, argento mondiale nel 2004 e 2005 e bronzo mondiale nel 2006), che ha eseguito un quadruplo Salchow nella fase di riscaldamento di Skate America ma non è riuscita a eseguirlo in gara, e Miki Ando (campionessa del Mondo nel 2007 e 2011 e bronzo nel 2009), che lo ha eseguito nella finale del Grand Prix Junior del 2002, gara in cui si è piazzata terza. I tentativi di Surya:

Sarebbe riduttivo però parlare solo dei salti della Bonaly e non dei suoi titoli. Cinque volte di fila campionessa europea fra il 1991 e il 1995, una striscia vincente eguagliata o superata da pochissime altre atlete (Sonia Henje, 6 titoli fra il 1931 e il 1936, Sjoukje Dijkstra, cinque titoli fra il 1960 e il 1964 e Katarina Witt, 6 titoli fra il 1983 e il 1988).

Campionessa nazionale francese per nove anni di fila fra il 1989 e il 1997 (quarta all’esordio nel 1988, seconda dietro Laetitia Hubert nel 1998), quattordicesima ai Mondiali junior del 1988 e poi terza nel 1989, seconda (dietro Yuka Sato) nel 1990 e prima nel 1991, per tre anni Surya ha gareggiato a livelli altissimi sia fra le bimbe che fra le grandi.

Ottava agli Europei del 1989, quarta a quelli del 1990 (dietro Evelyn Grossman, Natalia Lebedeva e Patricia Neske), vincitrice per i cinque anni successivi (nel 1991 davanti a Evelyn Grossman e Marina Kielmann, nel 1992 davanti a Marina Kielmann e Patricia Neske, nel 1993 davanti a Oksana Baiul e Marina Kielmann, nel 1994 davanti a Oksana Baiul e Olga Markova, nel 1995 davanti a Olga Markova e Elena Liashenko), seconda nel 1996 dietro a Irina Slutaskaya e davanti a Maria Butyrskaya, nona nel 1997 – ma stava rientrando dopo la rottura del tendine d’Achille – e sesta nel 1998.

Il programma lungo della Bonaly agli Europei del 1991:

Il programma lungo agli Europei del 1993:

Ai Mondiali è stata decima nel 1989, nona nel 1990, quinta nel 1991 dietro a Kristi Yamaguchi, Tonya Harding, Nancy Kerrigan e Midori Ito, undicesima nel 1992, seconda nel 1993 dietro a Oksana Baiul e davanti a Chen Lu, seconda nel 1994 dietro a Yuka Sato e davanti a Tanja Szewczenko, seconda nel 1995 dietro a Chen Lu e davanti a Nicole Bobek e quinta nel 1996 dietro a Michelle Kwan, Chen Lu, Irina Slutskaya e Maria Butyrskaya.

Il programma lungo ai Mondiali del 1995:

Alle Olimpiadi si è piazzata quinta nel 1992 (terza nel programma corto, sesta in quello lungo, preceduta nella gara da Kristi Yamaguchi, Midori Ito, Nancy Kerrigan e Tonya Harding), quarta nel 1994 (terza nel programma corto, quarta in quello lungo, preceduta nella gara da Oksana Baiul, Nancy Kerrigan e Chen Lu) e decima nel 1998 (sesta nel programma corto ha ritenuto di essere stata valutata male. Per protesta nel lungo ha eseguito il flip all’indietro – in un esercizio comunque già sporcato da una caduta e da diversi altri piccoli errori – pur sapendo che era proibito ed è stata fortemente penalizzata al punto da avere solo l’undicesimo punteggio in quella fase di gara. L’hanno preceduta Tara Lipinski, Michelle Kwan, Chen Lu, Maria Butyrskaya, Irina Slutskaya, Vanessa Gusmeroli, Elena Sokolova, Tatiana Malinina e Elena Liashenko).

Il programma lungo delle Olimpiadi del 1998:

 

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