Viktor Petrenko

Ogni tanto mi fa effetto parlare di un pattinatore perché è stato citato nella serie di romanzi per bambini Tre amiche sul ghiaccio di Mathilde Bonetti. I pattinatori non sono famosi certo per quei romanzi, piuttosto vengono citati nei romanzi perché sono famosi. Ma se la Bonetti non li avesse citati a molti di loro non avrei mai dedicato una monografia, per quanto breve.

Prendiamo Viktor Petrenko. Un campione, al di là di ogni possibile dubbio. Un oro e un bronzo olimpici, un oro, due argenti e un bronzo mondiali, tre ori, un argento e due bronzi europei, più svariate medaglie minori (un argento ai Goodwill Games, due ori, due argenti e un bronzo a Skate America, due ori e un bronzo all’NHK, un oro e un argento alla Nations Cup, un argento e un bronzo a Skate Canada e un oro ai Mondiali Junior) direi che sono più che sufficienti a entrare nella storia del pattinaggio. Eppure io non l’ho mai amato. Non mi è mai piaciuto guardare i suoi esercizi, e non solo perché ero – sono – una fan dal suo più grande rivale, Kurt Browning. Io tifavo per i fratelli Isabelle e Paul Duchesnay, ma questo non mi ha impedito di essere incantata dall’esercizio con cui Marina Klimova e Sergei Ponomarenko hanno giustamente vinto le Olimpiadi del 1992. Ho fatto il tifo per Kim Yuna, il che non mi ha mai impedito di apprezzare Mao Asada, che qualche volta l’ha battuta. No, semplicemente fra me e Petrenko non c’è mai stato feeling. Elegante, certo. Salti eseguiti con precisione. Il Lutz di Browning non era all’altezza di quello di Petrenko. Ma quando si tratta di un esercizio nel suo insieme, dei movimenti coreografici, dell’atmosfera data dai vari passaggi e dall’interpretazione con lui io ero sempre fredda. In compenso ho tifato per la sua compagna d’allenamento Oksana Baiul, per quel poco che ha gareggiato, e per il suo allievo Stéphane Lambiel. Vai a sapere…

A proposito della Baiul, ovviamente ho raccontato alle mie bimbe la sua storia, il fatto che fosse rimasta orfana e che avesse potuto continuare a pattinare solo grazie alla generosità di Petrenko e della loro allenatrice Galina Zmievskaya, anche perché loro la Baiul la conoscono almeno un po’. Un giorno stavo guardando una rivista di pattinaggio, loro hanno visto una foto della Baiul durante il programma lungo dell’Olimpiade del 1994, hanno ammirato il vestito e deciso che volevano vedere l’esercizio. Gli è piaciuto tanto che lo hanno guardato più volte anche nei giorni successivi, perciò se in Un angelo in pista, terzo libro della serie della Bonetti, viene citato Viktor Petrenko, io non posso non parlare di Oksana. Va bene, torniamo a Viktor visto che io sono dispersiva come sempre.

Campione del Mondo junior nel 1984, dal 1985 ha partecipato ai Mondiali fra i grandi. 9° nel 1985, 5° nel 1986, 6° nel 1987, 3° nel 1988 alle spalle di Brian Boitano e Brian Orser, stesso podio delle Olimpiadi che si erano svolte solo un mese prima. Ai Mondiali del 1989 sarebbe dovuto essere il favorito visto che con il ritiro di Boitano e Orser si trovava in testa alla classifica mondiale, ma un infortunio ha pesantemente condizionato la sua prestazione relegandolo al 6° posto. Secondo nel 1990 e 1991, entrambe le volte alle spalle di Browning.

Le Olimpiadi del 1992 francamente non sono state esaltanti, con tutti gli atleti migliori che hanno commesso errori più o meno grandi. Il favorito, Browning, reduce da un infortunio si è piazzato solo sesto, Petrenko si è portato a casa l’oro davanti a Paul Wylie e a quel Petr Barna che un mese prima gli aveva strappato il titolo europeo. Petrenko ha confermato la leadership della stagione vincendo giustamente anche il titolo mondiale con un bellissimo esercizio davanti a un Browning in ripresa e a Elvis Stojko, poi si è ritirato dalle competizioni. Fino a qui aveva gareggiato prima per l’Unione Sovietica e poi, alla dissoluzione del colosso sovietico, sotto la bandiera della Comunità degli Stati Indipendenti, in attesa che governi e federazioni sportive capissero che nome usare. Dopo una breve pausa il cambio di regolamenti lo ha convinto a tornare per le Olimpiadi del 1994, dove è stato portabandiera per l’Ucraina. Una caduta ne programma corto lo ha però relegato all’ottavo posto provvisorio. Con il quarto programma lungo è risalito fino alla quarta posizione. Il nuovo ritiro è stato definitivo.

A livello europeo Petrenko si è piazzato 6° nel 1985, 4° nel 1986, terzo nel 1987 e 1988 in entrambi i casi alle spalle dei sovietici Alexander Fadeev e Vladimir Kotin, non ha partecipato nel 1989 per colpa del già citato infortunio, quindi ha vinto due ori nel 1990 e 1991, argento nel 1992, non ha partecipato nel 1993 e ha riconquistato il titolo nel 1994.

Ora Petrenko è un ottimo allenatore, più volte durante le gare l’ho visto a bordo pista a offrire supporto ai suoi allievi. Una curiosità: Viktor Petrenko ha un fratello, Vladimir Petrenko, due anni più giovane di lui. Vladimir è stato campione del Mondo junior nel 1986, nei due anni successivi si è piazzato quarto ai campionati sovietici. La sua unica presenza ai Mondiali risale al 1988, quando si è classificato decimo.

Questo è il programma corto di Viktor Petrenko ai Mondiali del 1991, programma che lo aveva fatto andare provvisoriamente al primo posto:

Questo invece è il programma lungo ai Mondiali del 1992, gara che Petrenko ha dominato vincendo entrambi i programmi e ricevendo il primo posto da tutti i giudici:

 

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