Sonja Henie

Qualche giorno fa parlando di Cecilia Colledge avevo scritto che a breve mi sarei soffermata su Sonja Henie. È impossibile parlare della storia del pattinaggio artistico senza finire con il parlare di lei, tanto è vero che la conoscevo ben prima di mettermi a leggere monografie su questo sport. Per forza, la Henje ha vinto la bellezza di tre ori olimpici consecutivi, nel 1928, 1932 e 1936. Leggo da Wikipedia che oltre a lei solo cinque atleti in tutte le discipline hanno ottenuto lo stesso risultato: lo svedese Gillis Grafström (pattinaggio artistico, 1920-1928), il tedesco dell’est Ulrich Wehling (1972-80) nella combinata nordica, la statunitense Bonnie Blair (1988-94) nel pattinaggio di velocità, il tedesco Georg Hackl (1992-98) nello slittino e il norvegese Bjørn Dæhlie (1992-98) nello sci di fondo.

Se invece guardiamo quali donne hanno ottenuto più di una medaglia olimpica nel pattinaggio artistico l’elenco comprende, oltre a Sonja Henie con i suoi tre ori, Jeannette Altwegg (oro 1952, bronzo 1948), Tenley Albright (oro 1956, argento 1952), Carol Heiss (oro 1960, argento 1952), Sjoukje Dijkstra (oro 1964, argento 1960), Katarina Witt (oro 1984 e 1988), Kim Yuna (oro 2010, argento 2014), Fritzi Burger (argento 1928 e 1932), Michelle Kwan (argento 1998, bronzo 2002), Irina Slutskaya (argento 2002, bronzo 2006) e Lu Chen (bronzo 1994 e 1998). Katarina Witt quindi è l’unica donna oltre alla Henie ad aver vinto più di un oro olimpico. Fra gli uomini ci sono riusciti il già citato Gillis Grafström (1920, 1924 e 1928), Karl Schäfer (1932 e 1926) e Richard (Dick) Button (1948 e 1952), con in più Evgeni Plushenko che ha vinto l’oro nell’individuale nel 2006 e a squadre, in quella che per ora è l’unica volta che è stata disputata questa gara, nel 2014. Nelle coppie di artistico si sono ripetuti Andrée Brunet e Pierre Brunet (1928 e 1932), Liudmila Belousova e Oleg Protopopov (1964 e 1968), Irina Rodnina con due partner diversi, Alexei Ulanov prima (1972) e Alexandr Zaitsev poi (1976 e 1980) ed Ekaterina Gordeeva e Sergei Grinkov (1988 e 1994), e anche qui va registrato il successo per Tatiana Volosozhar e Maxim Trankov nel 2014 sia nelle coppie di artistico che a squadre. Infine nella danza, disciplina molto più giovane (mentre il pattinaggio artistico è entrato alle Olimpiadi nel 1908 la danza lo ha fatto solo nel 1976) hanno fatto il bis solo Oksana Grishchuk ed Evgeny Platov (1994 e 1998).

Torniamo a Sonja, bambina prodigio nata nel 1912 che ha messo i pattini ai piedi per la prima volta a cinque anni, ha vinto la sua prima gara giovanile a otto, è diventata campionessa norvegese categoria junior a nove e categoria senior a dieci. Dal 1927 in poi, mi dice James R. Hines nel suo Figure Skating. A History (pag. 114), la Henie ha vinto tutte la gare a cui ha partecipato, record eguagliato solo da un’altra leggenda del pattinaggio, Irina Rodnina. Alle sue prime Olimpiadi ,nel 1924, si è piazzata ottava su otto, ma aveva solo undici anni e dieci mesi, e nella parte libera del programma si è piazzata sesta. La sua successiva competizione internazionale sono stati i Mondiali del 1926, dove ha vinto l’argento alle spalle dell’austriaca Herma Szabo, già campionessa olimpica nel 1924 e mondiale nel 1922,1923,1924 e 1925.

L’anno successivo il successo è andato alla Henie in una gara forse falsata dalla giuria. In quei Mondiali, svoltisi a Oslo, tre dei cinque giudici erano norvegesi, e tutti e tre hanno piazzato l’atleta di casa al primo posto mentre il giudice austriaco e quello tedesco hanno assegnato il primo posto alla Szabo. Se fino a quel momento il regolamento prevedeva che i giudici dovessero provenire da circoli diversi, ma nulla si diceva della loro nazionalità, per evitare ulteriori problemi l’ISU ha deciso che ciascuna nazione non avrebbe potuto avere più di un giudice a valutare le singole gare. Non che questo abbia risolto tutti problemi, gare probabilmente falsate da accordi dei membri della giuria ce ne sono state e anche in tempi recenti, ma questo è un problema da cui è difficile venire fuori. Magari una bella squalifica dei responsabili sarebbe più efficace dell’anonimato che invece piace a Ottavio Cinquanta, ma non intendo dilungarmi ora sulla questione. Se volete saperne di più provate a leggere quel che scrive Sonia Bianchetti Garbato, che conosce il mondo del pattinaggio molto meglio di me e che non si fa problemi a dire quello che pensa.

Va bene, forse Sonja non avrebbe meritato il titolo del 1927. Il fatto che però abbia vinto anche i successivi nove Mondiali dà una misura della sua grandezza. Quanto agli Europei, ne ha vinti solo sei ma perché la competizione è nata nel 1930 e lei vi ha partecipato dal 1931 al 1936, piazzandosi sempre al primo posto. Dopo il trionfale 1936, in cui per la seconda volta ha fatto tripletta conquistando i titoli europeo, olimpico e mondiale, si è ritirata e ha iniziata a fare show e film, diventando una vera e propria star di Hollywood. La popolarità del pattinaggio si deve in buona misura a Sonja.

Fra le cose che la distinguevano dalle altre atlete c’è la passione per la danza, che l’ha portata a creare vere e proprie coreografie piuttosto che a eseguire una serie di elementi slegati fra loro come facevano le altre pattinatrici. I salti erano ancora singoli, ma lei li eseguiva tutti, Axel compreso, e le cronache dell’epoca dicono che era in grado di eseguire 19 diversi tipi di trottole.

Sonja Henie è morta a causa di una leucemia nel 1969, a soli 57 anni. Alcuni accenni alla sua vita, che mi hanno dato occasione di parlare di lei alle mie bimbe, si trovano alle pagine 74-76 di Emozioni in trasferta, sesto volume della serie Tre amiche sul ghiaccio di Mathilde Bonetti. A pagina 76 viene citato un altro pattinatore straordinario, anche se non ha mai partecipato a un Campionato del Mondo di pattinaggio artistico, tale Axel Paulsen. Di lui ho già parlato brevemente qui: https://sportlandiamartina.wordpress.com/2015/03/11/axel-paulsen-e-il-salto-axel/.

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