Fumie Suguri

A differenza di Midori Ito, campionessa nel 1989, e di Yuka Sato, campionessa nel 1994, Fumie Suguri non ha mai conquistato la medaglia più pregiata in un Campionato del Mondo o in un’Olimpiade, ma la sua presenza al vertice è stata di quelle importanti e ha confermato che il pattinaggio artistico individuale in Giappone era ormai una disciplina importante.

Nata il 31 dicembre del 1980, ha iniziato a pattinare a 5 anni, e abbastanza presto è passata sotto la guida di Nobuo Sato. Il suo primo titolo giapponese risale al 1997, titolo conquistato altre quattro volte fra il 2001 e il 2006. Ai Mondiali la sua prima partecipazione risale al 1997 con un 18° posto, risultato che ha fatto sì che il Giappone avesse un solo posto nella stagione successiva. Visto che nel 1998 il titolo giapponese è andato a Shizuka Arakawa è stata quest’ultima a partecipare alla competizione Mondiale, con Fumie che ha potuto ripresentarsi solo nel 1999, classificandosi ventesima. Un terzo posto ai successivi campionati giapponesi ha significato un’altra esclusione dai mondiali, poi sono arrivati il secondo titolo nazionale, il primo successo nel Four Continents (si sarebbe ripetuta alle due partecipazioni successive, nel 2003 e nel 2005) dopo un quinto e un quarto posto negli anni precedenti e il settimo posto ai Mondiali del 2001. Nel 2002, per la seconda volta campionessa nazionale, si è piazzata quinta alle Olimpiadi alle spalle di Sarah Hughes, Irina Slutskaya, Michelle Kwan e Sasha Cohen, mentre ai successivi Mondiali di Nagano è riuscita a conquistare il bronzo dietro a Slutskaya e Kwan e davanti a Cohen (Sarah Hughes non ha partecipato).

Il programma corto:

Il programma lungo:

Nel 2003 dopo essersi riconfermata l’atleta più forte in Giappone si è piazzata solo sesta nella finale di Grand Prix, ma ha nuovamente vinto il Four Continents e conquistato un secondo bronzo mondiale questa volta dietro a Michelle Kwan ed Elena Sokolova.

In questo caso ho trovato solo il programma lungo:

Nella stagione 2003-2004 le cose hanno iniziato ad andarle un po’ meno bene. Alla vittoria nella finale di Grand Prix davanti a Sasha Cohen e Shizuka Arakawa ha fatto da contraltare il secondo posto nei campionati giapponesi alle spalle di Miki Ando.

Il corto della finale di Grand Prix:

Il lungo:

I Mondiali poi si sono conclusi con deludente settimo posto, ancor più deludente se si considera che il titolo è andato alla connazionale Arakawa e che l’altra connazionale Ando si è classificata quarta, quindi davanti a lei. Questi risultati hanno portato alla rottura con Nobuo Sato, che allenava anche la Ando, ma il viaggio negli Stati Uniti dal nuovo allenatore Oleg Vasiliev (per lui un oro e un argento olimpico e tre ori e tre argenti mondiali nelle coppie di artistico negli anni ’80 con Elena Valova) non ha migliorato le cose. Terza ai campionati giapponesi del 2005, dietro alla Ando e a Mao Asada, ai successivi Mondiali si è piazzata quinta dietro a Slutskaya, Cohen, Carolina Kostner e Kwan, risultando se non altro la migliore delle giapponesi visto che la Ando è arrivata sesta e la Arakawa nona. Un ritorno da Sato, da cui subito dopo se ne andava la Ando, ha portato la Suguri a un nuovo titolo giapponese davanti ad Asada e Arakawa. Le Olimpiadi del 2006 l’hanno vista ai piedi del podio dietro ad Arakawa, Cohen e Slutskaya ma ben davanti alla Ando, quindicesima e presente alla competizione perché la Asada non aveva ancora l’età minima necessaria a partecipare alla gara. Al Mondiale il suo piazzamento più prestigioso, un secondo posto dietro a Kimmie Meissner e davanti a Sasha Cohen, risultato che l’ha fatta diventare la prima atleta giapponese capace di vincere tre medaglie ai Campionati del Mondo. È stato il suo ultimo risultato di rilievo.

Alle Olimpiadi ha eseguito il quarto programma corto, ai Mondiali il secondo, ma visto che non ho trovato il video di quest’ultima gara vi ripropongo l’esercizio olimpico. La qualità della pattinata non manca neppure qui:

Il lungo dei Mondiali:

La stagione successiva si è piazzata quarta ai campionati nazionali dietro Asada, Ando e Yukari Nakano, risultato che l’ha esclusa dalle gare più importanti. Per la verità al Four Continents è andata, ma si è ritirata per infortunio. A fine stagione, ritenendo che Sato si concentrasse più sulla Nakano che su di lei, ha nuovamente cambiato allenatore andando in Russia da Alexander Zhulin (un argento e un bronzo olimpico, un oro, due argenti e due bronzi mondiali nella danza fra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90 con Maia Usova) e Igor Pashkevich (argento europeo nell’individuale nel 1996). Ancora quarta ai nazionali dietro ad Asada, Ando e Nakano per colpa di una caduta nel programma lungo che le ha fatto perdere una posizione, anche nella stagione 2007-2008 ha saltato le gare più importanti. Un nuovo cambio di allenatore l’ha vista andare da Nikolai Morozov (decimo ai Mondiali del 1998 nella danza con Tatiana Navka). Dopo un programma corto con caduta che l’aveva relegata al quinto posto Fumie ha vinto il programma lungo e si è piazzata seconda ai campionati giapponesi dietro a Mao Asada, rientrando così nella squadra nazionale.

Il lungo:

Ha dovuto però accontentarsi del sesto posto al Four Continents e dell’ottavo ai Mondiali del 2009 dietro a Kim Yuna, Joannie Rochette, alle connazionali Miki Ando e Mao Asada, a Rachel Flatt, Laura Lepisto e Alena Leonova. È stata la sua ultima competizione importante. Nell’estate del 2009 è andata ad allenarsi da Alexei Mishin (argento ai Mondiali nelle coppie di artistico nel 1969 con Tamara Moskvina) ma, come già era accaduto con Zhulin, Mishin l’ha ignorata e lei ha dovuto allenarsi con Pashkevich. Nei due anni successivi è riuscita ad arrivare solamente settima ai campionati giapponesi (nel 2009-10 dietro a Mao Asada, Akiko Suzuki, Yukari Nakano, Miki Ando, Kanako Murakami e Haruka Imai, nel 2010-11 dietro ad Ando, Asada, Murakami, Suzuki, Risa Shoji e Yuki Nishino), a dimostrazione dell’altissimo livello raggiunto dalle atlete del Sol Levante. Per tre anni la Suguri ha continuato a gareggiare lottando anche con problemi fisici, ma senza mai neppure riuscire a qualificarsi per i campionati giapponesi.

Una carriera incostante la sua, e chiusa con la malinconia che accompagna le parabole discendenti di qualcuno che è stato grande, ma un argento e due bronzi mondiali la collocano di diritto nella storia del pattinaggio.

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