Věra Čáslavská

Věra Čáslavská è considerata una delle ultime ginnaste-donne, prima dell’avvento delle ginnaste-bambine a partire da Olga Korbut. Secondo la Čáslavská “Abbassando i limiti di età” per partecipare alle competizioni più importanti “si è tolta alla ginnastica la femminilità. Le donne ora sono rappresentate da bambine, troppo acerbe per esprimere sentimenti estetici profondi. Bisogna essere donna, avere amato e sofferto. Adesso la tecnica e il rischio hanno sostituito l’arte”.

Non è solo l’abbassamento dell’età, ora c’è anche un regolamento che premia più il rischio, la difficoltà tecnica, rispetto all’aspetto artistico. È vero che la difficoltà tecnica è più facile da valutare in modo oggettivo, ma quando io vedo una campionessa come Simone Biles, capace di eseguire movimenti difficilissimi e di vincere 8 ori individuali, 2 argenti e 2 bronzi nelle ultime tre edizioni dei Campionati del Mondo, e Larisa Iordache, meno esplosiva e più elegante e capace di vincere “solo” 2 argenti e 2 bronzi nelle stesse competizioni, non ho dubbi di quale sia l’atleta che preferisco. Non quella più impressionante, ma quella che più mi piace guardare.

A 15 anni la Čáslavská abbandona il pattinaggio per darsi alla ginnastica artistica. In pochi mesi entra nella Nazionale, l’anno dopo ai Campionati del Mondo di Mosca 1958 ottiene un argento nella competizione a squadre, con la Cecoslovacchia che si piazza fra Unione Sovietica e Romania, e si piazza ottava in un concorso individuale dominato da Larisa Latynina. Nel 1959 arriva il primo successo individuale, nella trave ai Campionati europei. A questa medaglia aggiunge un argento al volteggio.

Il debutto olimpico è a Roma 1960. dove conquista l’argento olimpico nella competizione a squadre ancora dietro all’Unione Sovietica e davanti alla Romania. Fra le sue compagne di squadra c’è Eva Bosáková, atleta capace di conquistare un oro e un argento olimpico alla trave e 2 ori e 6 argenti mondiali in competizioni individuali fra il 1958 e il 1962.

Nel 1961 conquista il bronzo europeo nel concorso individuale, l’anno successivo ai Mondiali deve accontentarsi dell’argento alle spalle della Latynina.

A quella medaglia affianca l’oro al volteggio, davanti a Latynina e Tamara Manina, l’argento a squadre dietro all’Unione Sovietica e davanti al Giappone, e il bronzo al corpo libero dietro a Latynina e Irina Pervuschina. Ammessa anche alle finali di parallele asimmetriche e trave, si deve accontentare di due quinti posti.

Alle Olimpiadi del 1964 il sorpasso è operato: Věra Čáslavská vince l’oro nel concorso individuale davanti alle sovietiche Latynina e Polina Astakhova. Inizia un periodo di imbattibilità nel concorso individuale che si protrarrà fino al 1968.

Altri due ori le arrivano dalla trave, davanti a Manina e Latynina, e dal volteggio, davanti alla Latynina e alla tedesca Birgid Radochia, seconde pari merito.

Per lei anche una medaglia d’argento nella competizione a squadre, con la Cecoslovacchia seconda dietro all’Unione Sovietica e davanti al Giappone.

Agli Europei del 1965 domina tutte le competizioni portando a casa cinque ori in concorso individuale, volteggio, parallele, corpo libero e trave.

Ai Mondiali di Dortmund 1966 vince il titolo individuale davanti davanti alla sovietica Natalia Kuchinskaya e alla giapponese Keiko Ikeda. La medaglia che fa più sensazione però è quella dei concorso a squadre, in cui per la prima volta l’oro non viene vinto dall’Unione Sovietica ma dalla Cecoslovacchia. Ricordo che i Campionati del Mondo di ginnastica artistica femminile si svolgono dal 1958, quindi quella del 1966 era la quarta edizione. Terza si piazza la squadra giapponese.

La Čáslavská vince anche l’oro al volteggio davanti alla tedesca Erika Zuchold e alla sovietica Kuchinskaya, l’argento alla trave dietro alla Kuchinskaya e davanti alla sovietica Larissa Petrik e l’argento al corpo libero ancora dietro alla Kuchinskaya e davanti alla sovietica Zinaida Druzhinina, mentre alle parallele asimmetriche deve accontentarsi del quarto posto.

Nuovi Europei nel 1967 e nuovo trionfo con oro nel concorso individuale, al volteggio, alle parallele asimmetriche, al corpo libero e alla trave. Nella competizione riceve anche due valutazioni di 10,00. Una breve storia di questo punteggio (in inglese) si può trovare qui: https://en.wikipedia.org/wiki/Perfect_10_(gymnastics).

Qualche mese prima delle Olimpiadi del 1968 sottoscrive, insieme ad altri sportivi quali Emil Zátopek, la locomotiva umana, già vincitore di quattro ori e un argento olimpici in 5.000, 10.000 metri piani e maratona fra il 1948 e il 1952, e intellettuali, il Manifesto delle 2000 parole, una dichiarazione di sostegno al processo di rinnovamento e apertura alla libertà avviato da Alexander Dubcek. Con l’arrivo dei carri armati sovietici e la fine della Primavera di Praga la Čáslavská è costretta a fuggire, mentre suo fratello viene arrestato per propaganda antisovietica.

Il permesso per andare alle olimpiadi di Città del Messico 1968 le viene concesso solo all’ultimo minuto, e con 4 ori e 2 argenti sono i giochi che la consegnano definitivamente alla storia, facendola diventare la ginnasta cecoslovacca più vincente della storia e l’unica ginnasta, insieme a Larisa Latynina, capace di vincere l’oro nel concorso individuale in due edizioni consecutive delle Olimpiadi.

A quella medaglia affianca l’oro nel volteggio davanti alla Zuchold e alla sovietica Zinaida Voronina (che altri non è che la già citata Zinaida Druzhinina dopo il suo matrimonio con il ginnasta Mikhail Voronin), l’oro nelle parallele asimmetriche davanti alla tedesca Karin Janz e alla Voronina, l’oro nel corpo libero pari merito con la sovietica Petrik e davanti all’altra sovietica Kuchinskaya, l’argento della trave dietro alla Kuchinskaya e davanti alla Petrik e l’argento a squadre con la Cecoslovacchia preceduta dall’Unione Sovietica e seguita dalla Germania dell’Est.

Le parallele:

Il corpo libero:

L’adesione alla Primavera di Praga le è costata per molti anni l’impossibilità di lasciare il suo paese e di trovare lavoro, situazione che è migliorata solo grazie alle pressioni internazionali.

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