2° trofeo Libertas a Piancavallo – 18 febbraio 2017

Quattro ore di macchina per due minuti di gara. Detta così non sembra ne valga la pena, perciò riprovo. Quattro ore di macchina per un weekend in montagna con amici. Suona decisamente meglio.

Lo avevamo già fatto lo scorso anno: viaggio fino a Piancavallo, dietro Pordenone, due notti in albergo, gara e rientro, ma se si prende la gara come una scusa per fare una gita allora la cosa ha un senso. In gare di questo livello il risultato conta ben poco, tutto quel che vi ruota attorno è molto più importante.

Sabato 18 febbraio il Palapredieri di Piancavallo ha ospitato il 2° Trofeo Libertas organizzato dall’Associazione Ghiaccio Pordenone, questo è il sito ufficiale con regolamento e risultati: http://www.agp-asd.it/index.php/gare-e-tornei. La concomitanza con una gara di sci ha reso complicata la prenotazione in albergo, per un paio di giorni abbiamo temuto di dover pernottare nella vicina Aviano, e la cosa non sarebbe stata divertente. I chilometri non sono tanti, 16, il dislivello sì, oltre mille metri, con una quindicina di tornanti di mezzo. Non proprio un bel percorso da fare nel caso in cui la gara fosse stata al mattino presto, specie con una figlia il cui stomaco non apprezza particolarmente i tornanti, per fortuna alla fine abbiamo trovato una mini-stanza a Piancavallo. Uno dei letti era chiaramente un letto pieghevole aggiunto per far dormire la quarta persona, il che significa che di spazio per muoverci in camera ne è rimasto davvero poco, ma pazienza.

Partenza al venerdì, con uscita di scuola con quattro ore d’anticipo, arrivo verso le cinque del pomeriggio. L’anno scorso eravamo oltre la metà di marzo e avevamo trovato le strade circondate da muraglie di neve alte oltre due metri, quest’anno fino a un paio di chilometri dall’arrivo di neve non ne avevamo visto neanche un fiocco, con le bambine che stavano già iniziando a lamentarsi. Fra le 18,30 e le 19,30 prova della pista con tutte le allieve di Simona di livello 2, e stavolta il ghiaccio è piaciuto a tutti. Il Palapredieri è un bel palazzetto, sia da vedere che, a quanto pare, come ghiaccio, anche se per il genitore/spettatore sembra di stare in un freezer ancor più di quanto non avvenga all’Agorà.

Si tratta della prima volta che le mie bimbe provano la pista il giorno prima della gara, e l’allenamento è andato bene. Dopo aver provato tutto quello che avrebbe dovuto fare il giorno successivo Ilaria ha avuto anche il tempo di provare il Lutz. Lei non ha un Lutz nel programma, ancora non lo sa fare, anche se ci si sta avvicinando. L’ultima volta che lo aveva provato a Milano chissà perché aveva fatto due puntate. A ogni singolo tentativo di Lutz. La cosa era talmente ripetuta ed evidente che scherzando con altre mamme avevo detto che aveva inventato un nuovo salto, il Lutz a due punte. Alessia dal canto suo si era dedicata al salto del trlutz. La pista dell’Agorà è sempre affollatissima e lei spesso ha paura di saltare – anche se sono convinta che nascosto da qualche parte sotto la tuta abbia un radar che le consente di individuare anche i pattinatori che si trovano a cinque metri di distanza – al punto che non prende velocità e quindi non ruota. Si rattrappisce per aria, perciò anche se fa la preparazione del Lutz poi fa solo mezzo giro, come se fosse un salto del tre andando però all’indietro. Un salto del trlutz, appunto. Non è ancora stato codificato dalla federazione internazionale, ma vai a sapere…

La sera a letto presto, e per fortuna, con la camera minuscola che avevamo, che avevo portato con me il lettore ebook con illuminazione interna, così ho potuto iniziare The Emperor’s Soul di Brandon Sanderson. Anche una gita non è una vera gita se io non ho uno o più libri con me.

Il giorno dopo, come l’anno scorso, ci è toccato aprire il Palapredieri. Domanda: perché se l’anno scorso le prime a pattinare sono state le bambine della categoria Debuttanti A, fra cui c’era Ilaria, seguite poi da Debuttanti B, Debuttanti C e infine Primule, quest’anno le prime a pattinare sono state le Primule, fra cui c’era Ilaria, e le Debuttanti hanno pattinato a mezzogiorno? Ce l’hanno con me, è evidente. Sanno che io sono un ghiro e che se potessi mi alzerei a mezzogiorno e si divertono a buttarmi giù dal letto. Se l’anno prossimo Ilaria dovesse cambiare categoria troveranno il modo di farla pattinare comunque all’alba.

Alba in questo caso significa 8,30 per il riscaldamento di gruppo, ma prima del riscaldamento bisogna vestirsi, fare colazione – visto che la colazione veniva servita a partire dalle 7,30 non era possibile mangiare prima e vestirsi poi, quindi Ilaria ha pure dovuto fare attenzione a non macchiarsi – e arrivare al palazzetto, distante cinque minuti di macchina. Tanto per gradire abbiamo anche dovuto sgelare la macchina, perché con un dito di brina su tutti i vetri la visibilità era qualcosa di inesistente. Appena partiti ci è arrivata la telefonata di Simona, preoccupata perché non eravamo ancora sul posto. Le 8,30 per me sono l’alba!

Comunque un paio di minuti dopo delle 8 eravamo sul posto, con Ilaria ancora da pettinare. La durata delle mie pettinature è molto limitata nel tempo, non posso permettermi di pettinare una figlia con troppo anticipo se non voglio che esploda il tutto. Simona ha preso in mano la situazione e fatto a Ilaria una bellissima pettinatura, usando qualche decina di mollette e una bomboletta di lacca. Secondo lei quei capelli non avevano più possibilità di muoversi, e la pettinatura avrebbe retto ben oltre l’ora di andare a letto. Ha sottovalutato i capelli di mia figlia, che a metà pomeriggio hanno iniziato a ribellarsi e sono crollati quasi del tutto, ma ormai la gara per lei era andata. Con Alessia è andata decisamente meglio, i capelli sono rimasti al loro posto fino a quando non ho smontato tutto io subito prima di andare a letto. A quanto pare essere allenatrici affina anche le capacità come parrucchiera, so che più tardi Simona ha pettinato anche Sara, mentre credo che le altre siano state aiutate dalle rispettive madri.

Un po’ di riscaldamento in pista, poi cinque minuti sul ghiaccio e infine la gara. L’esercizio ormai è bello rodato, con musiche dai film di Harry Potter. Che a Ilaria piacciano queste storie? Questa è una sua Hermione di Fimo:

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Le Debuttanti, come erano Alessia e Ilaria lo scorso anno, sono pattinatrici prive di esperienza, e il massimo della difficoltà di salto stava nel salto del tre. Passando fra i Fiori (a seconda dell’età Primule, Mimose, Margherite, Tulipani, Viole, Rose, Orchidee, Ciclamini e Gigli) il livello è salito e le difficoltà pure. Difficoltà consentite per le Primule (nati nel 2009):

durata massima 2’00’’

massimo 4 salti

2 combinazioni o 2 sequenze di massimo 2 salti

2 trottole a scelta

angeli e sequenze di passi

Della categoria facevano parte solo quattro bambini, bastava batterne uno per andare sul podio. Bambini… quali bambini? A quanto pare scrivere il loro nome è una violazione di privacy gravissima visto che sono tutti minorenni, e visto che c’è stato chi non ha gradito modifico un testo che ho scritto anche se non è mia abitudine farlo. Peccato che i nomi dei bambini siano comodamente reperibili su internet. Vediamo…

Elenco degli iscritti: https://drive.google.com/file/d/0B2puLomv5T57OW0yTWd1NHFYTXM/view.

Ordine di discesa in pista: https://drive.google.com/file/d/0B2puLomv5T57U1lEYnpxSFUxb00/view.

Classifica finale delle categorie Fiori: https://drive.google.com/file/d/0B2puLomv5T57Mmo3dURBRnotT0k/view.

C’è anche la classifica delle Open ma quella la tralascio. I nomi dei bambini compaiono regolarmente sui siti dei palazzetti, e se si vuole conoscere la loro data di nascita lo si può tranquillamente fare dando uno sguardo sul sito della FISG. Ma la privacy è la privacy.

Classifica finale: Ilaria è arrivata terza, quindi dietro a due concorrenti e davanti a un’altro, ma i nomi non li scrivo perché altrimenti magari qualcuno ci rimane male. Chi è arrivato davanti a lei suppongo abbia pattinato meglio, chi è arrivato dietro suppongo abbia pattinato peggio, io non sono la giuria e non l’ho mai contestata, ma a quanto pare anche provare a capire non va bene. Capire non significa dare un giudizio sui bambini in quanto bambini, ma vedere se a livello tecnico in uno specifico giorno uno abbia fatto meglio di un altro. Le gare non si giocano solo sulle capacità del bambino, è ovvio che se qualcuno sa fare il Lutz – è un discorso ipotetico, senza alcun riferimento a nessuno in particolare – e un altro al massimo il salto del tre nella gara arriva davanti chi fa il Lutz, anche se magari cade. I salti li distinguo, Axel e Lutz senza problemi, gli altri solo se guardo con attenzione. Sulla parte coreografica non ho mai detto nulla, non a questo livello, perché le competenze tecniche necessarie a fare una valutazione io non le ho. Però a quanto pare anche commenti molto terra terra non piacciono. Nessun problema se dico che qualcuno ha fatto meglio delle mie bambine, e so benissimo che tanti pattinano meglio di loro, ma è un dramma se dico che qualcuno ha pattinato peggio, anche se la valutazione l’ha fatta la giuria e non io. Provo a capire? Sì, è una mia abitudine, mi piace provare a capire le cose, non solo nel pattinaggio, non per contestare ma per il piacere di capire. Quello che non capisco è che importanza possa avere un commento molto soft su un elemento tecnico – mai su un bambino – fatto in un singolo giorno e scritto su un blog che non vede nessuno. Posso influenzare le giurie? Ne dubito, non credo che una qualche giuria possa prendere sul serio i miei commenti, anche se non credevo neppure che un qualche genitore potesse prendere sul serio i miei commenti. Posso turbare un bambino che non mi leggerà mai se nessuno gli va a dire di leggermi? Boh…

Io ho sempre insegnato alle mie figlie che si va per divertirsi, e che poi si prende il risultato che arriva. Non è la posizione di classifica che conta, anche se poi è inevitabile che anche quella abbia la sua influenza sull’umore della giornata, e anche se so che non tutti la pensano come me. Ho visto una mamma – non qui – sgridare la figlia perché si era fatta battere ed era arrivata seconda. Questo è prendere le cose troppo sul serio. So di un’altra persona che si è lamentata perché alla bambina di otto anni non avevano conteggiato una trottola che non aveva fatto, e a suo giudizio non si può non contare un elemento a un bambino di quell’età anche se non lo fa. Il fatto che le altre lo avessero fatto, e che quindi avessero meritato quella valutazione più alta che effettivamente avevano avuto, per questa persona non contava.

Va bene, visto che i commenti non piacciono lasciamo tutto nel limbo, è andata come è andata per motivi inconoscibili, probabilmente da Segreto di Stato.

 

Questo è l’esercizio di Ilaria:

Non ho idea del perché la musica praticamente non si senta. Mi fa ridere la scena finale, quella della raccolta dei peluche: due li ho lanciati io, due Giada. Ilaria ha puntato il più vicino, l’orsetto che le avevo regalato in novembre – abbiamo già abbastanza peluche in casa, perciò con quell’unica eccezione quando ho lanciato qualcosa in pista era sempre qualcosa che già avevano – poi ha visto due peluche che non conosceva, si è distratta, ha mancato l’orsetto e senza preoccuparsene è andata a vedere i peluche nuovi, anche se poi li abbiamo restituiti alla proprietaria. Per quanto il pattinaggio sia uno sport individuale, in cui ciascuno pensa solo a ciò che deve fare e poi prende il risultato che arriva, perché il pattinatore non ha alcun controllo su quel che faranno gli altri, una cosa molto importante è che Simona è davvero riuscita a creare un gruppo. Le ragazze si sostengono a vicenda, guardano la gara delle altre, anche se questo significa presentarsi in pista prima delle 9 del mattino quando la propria gara è quattro-cinque ore più tardi. La mamma di Giada mi ha raccontato di un gesto di tenerezza che ha visto fare alla figlia nei confronti di Ilaria, cosa che l’ha stupita perché Giada in genere è molto più riservata. Elisabetta è sempre presente per tutte con un sorriso enorme. Giulia nella gara di San Donato ha avuto un tifo rumorosissimo con Alessia, Ilaria e Sveva che battevano la mano contro la balaustra per far sentire il loro sostegno. Piccoli gesti, fatti di volta in volta dall’una o dall’altra, perché il risultato è meno importante del rapporto c’è fra loro.

 

podio-ilaria

Dopo le Primule hanno pattinato le Viole, quindi le Margherite, con Cassandra forzatamente assente perché in gita con la scuola, e poi Tulipani. Alessia ha optato per un autoritratto in pista:

alessia-disegno-pattinatrice

Difficoltà consentite per i Tulipani (nati nel 2006):

durata massima 2’00’’

tutti i semplici (axel incluso)

massimo 4 salti

2 combinazioni o 2 sequenze di 2 salti

2 trottole a scelta

angeli e sequenze di passi

La gara dei Tulipani l’ho vista solo in parte, visto che è iniziata mentre era in corso la premiazione delle Primule. Troppo spesso la premiazione dell’una coincide (o quasi) con la gara dell’altra. Le prime due non le ho proprio viste, ma anche se le avessi viste i commenti sono tabù. Ho sentito più volte bambine fare commenti sul fatto che nella loro categoria c’era qualcuna che avevano già incontrato e che giudicavano troppo più forte di loro o, al contrario, che c’era qualcuna che avevano già battuto e questo le tranquillizzava perché erano convinte che quanto meno non sarebbero arrivate ultime, ma riportare questi commenti, o scrivere le impressioni, è un’altra di quelle cose che non si può fare. Segreto di Stato pure qua, come se si potesse turbare chissà quale ordine mondiale. Per me fino a quando c’è il rispetto per l’altro non dovrebbe esserci alcun problema, ma a quanto pare non tutti la vedono allo stesso modo.

Sono arrivata alla pista che vi stava entrando Sveva, e so benissimo che lei è più brava di Alessia. Però la gara è la gara, come dicono spesso i commentatori. Non conta quello che si sa fare, ma quello che si fa. Sveva ha dimenticato di fare una combinazione e un salto singolo, anche se io non me ne sono resa conto perché l’ho guardata male, mentre camminavo per raggiungere una posizione abbastanza centrale sulle tribune. Ne abbiamo anche parlato in seguito, nell’occasione lei ha fatto due errori e ha ottenuto una classifica inferiore rispetto alle sue potenzialità. Subito dopo di lei è scesa in pista Alessia:

L’audio fa abbastanza schifo, in effetti l’organizzazione ha avuto qualche problema con le musiche. Alessia è arrivata terza, anche se ha raggiunto il podio non solo per meriti suoi. Dopo tre gare nelle retrovie un po’ di fiducia non poteva che farle bene. I nomi delle altre si trovano nell’ultimo dei link che ho piazzato più in su.

alessia-podio

Da notare i vasetti di primule dati alle atlete. Primule? A me? Ma non glie l’ha detto nessuno che io ho il pollice nero?

STORIA DELLA MIA PRIMULA

Nel 2004 sono andata a vivere da sola. La cosa è durata poco perché nel giro di qualche mese ho conosciuto l’uomo che sarebbe diventato mio marito, comunque una vicina di casa mi ha regalato una primula di benvenuto nel palazzo.

Per un paio di giorni l’ho annaffiata, poi me ne sono completamente dimenticata. Se lei non dice nulla per farmi sapere che ha sete, perché me ne dovrei ricordare io? Fatto sta che dopo una settimana mi sono ricordata di lei – mica l’avevo nascosta, mi sedevo a tavola vicino a lei tutti i giorni, solo che non la vedevo – e sono corsa a vedere come stava. Aveva l’aria… beh, secca. Io l’ho guardata intensamente e poi ho fatto un tentativo bagnandole un po’ la terra e mettendo altra acqua nel piattino che avevo messo sotto il vaso. Dopo un’ora sono tornata e la primula aveva alzato una foglia. Tutto il resto sembrava ancora secco, ma quella foglia in su era la prova che la primula era viva. Ho aggiunto altra acqua e dopo una seconda ora le foglie sollevate erano due. Da quel momento non ho più dimenticato di bagnare la primula.

Nel giro di un mese l’ho affogata.

Insomma, se l’acqua è poca non le sta bene, se è tanta non le sta bene lo stesso. Come si fa a sapere quanta acqua vuole se lei non parla? E non posso neppure contare sull’aiuto del marito. Durante l’ultimo anno di Scuola Materna Ilaria è andata a Scuola Natura ed è tornata con un vasetto di basilico e uno di rosmarino. Un paio di volte ho provato a dimenticarmeli e il basilico ha rischiato grosso, ma per due mesi quelle due piantine hanno convissuto con me se non proprio felicemente (e correndo qualche rischio) almeno senza morire. Poi io e le bambine siamo andate via per due settimane e le piante sono rimaste affidate a mio marito. Le ha ammazzate entrambe.

Quelle due primule, la fucsia di Ilaria e la viola di Alessia, sono affidate a me. È già trascorsa una settimana. Quanto dureranno ancora?

Va bene, torniamo alla gara.

Dopo i Tulipani è stato il turno delle Viole, con Giulia che finalmente ha l’Axel nel programma e che si è classificata terza. Posso dire che Giulia sa fare l’Axel o anche questo è un Segreto di Stato? Nel video, realizzato da suo papà, si vede, ma magari per chi non sa distinguere i salti leggere questa notizia è un trauma. Comunque se guardiamo l’ultimo gradino del podio il gruppo di Simona ha decisamente dominato.

Nelle Rose c’erano Giada, terza classificata, ed Erica, quarta pari merito con altre tre ragazzine. A questo punto, intorno alle 10,30 del mattino, con nessuna compagna di squadra in pista per le successive sei categorie – tre ore libere – buona parte del gruppo si è tuffato nella neve. Poca rispetto allo scorso anno, ma pur sempre tanta.

alessia-sveva-giada-manila-giosiana-erica-ilaria-elisabetta

Nelle Open B Gruppo 2 (quando sono tante le atlete vengono divise in più gruppi) c’erano Elisabetta, settima classificata, e Sara, nona classificata. Nelle Open B Gruppo 1 Mariachiara, terza classificata, Manila, sesta classificata, e Giosiana, settima classificata.

piancavallo-neve-2

Come lo scorso anno c’è stata anche una competizione riservata alle società, basata sui risultati di tutti gli atleti. Io, condizionata da Harry Potter, continuavo a chiamarla la Coppa delle Case. Il successo è andato all’Ice Emotion, con l’Agorà che si è piazzata al secondo posto, ma è giusto notare che le società che portavano più atleti in questa competizione erano favorite, e infatti Ice Emotion e Agorà, pur provenendo da un’altra regione, erano le società con più atleti. È un commento tecnico questo? Perché per saperlo bisognava guardare l’elenco dei partecipanti e contare gli atleti di ogni singola società. In serata pizza di gruppo, almeno per chi si è fermato a pernottare a Piancavallo, e poi le fanciulle nuovamente a razzolare nella neve. Per fortuna per due notti in albergo per Alessia e Ilaria avevo portato ricambi sufficienti per una settimana…

La mattina di domenica un’ora di pattinata, con Alessia tutta contenta per come le venivano le boccole, quindi rientro a Milano. La prima pattinata al rientro almeno per noi è stata martedì, con Simona che, come promesso, ha punito tutte quelle che sono salite sul podio e poi non sono andate a dirglielo:

addominali

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8 Responses to 2° trofeo Libertas a Piancavallo – 18 febbraio 2017

  1. Alessandro Filetti says:

    Buongiorno,
    premetto che non sono un professionista del settore ma solamente un genitore e, come tutti, tifoso delle proprie figlie.
    Mi permetto però di commentare il suo articolo in maniera critica in quanto, in uno sport sano come reputo sia il pattinaggio, il tifo dovrebbe essere fatto per sostenere i sogni dei propri figli e non per denigrare o commentare in maniera negativa le prestazioni delle avversarie… La sport mi ha insegnato che si può vincere ma si può anche perdere ma l’importante è trarre sempre insegnamento…perché lo sport è soprattutto esperienza!
    Credo che vedere le nostre figlie pattinare sia la cosa più bella ed emozionante del mondo e, detto tra noi, rovinare tutto nascondendosi dietro ad una classifica o a commenti su giudici o prestazioni non sia corretto per loro…
    Io le gare delle mie figlie le vivo in questo modo e, alla fine di ogni esibizione, chiedo sempre se si siano divertite…perché l’importante è questo a prescindere da classifiche, coppe o altro…
    La invito a riflettere…

    • Buongiorno. Non credo di aver bisogno di riflettere, la classifica l’hanno fatta i giudici io e non ho scritto da nessuna parte che l’hanno fatta male. Ho scritto, e molto chiaramente, che loro hanno un occhio più allenato del mio, quindi sono loro a stabilire – giustamente – quanto vale un singolo esercizio in rapporto a un altro. Non mi pare di aver denigrato nessuno, se ho detto che in una gara una bambina è arrivata prima di un’altra e che in un’altra gara le posizioni si sono invertite ho semplicemente enunciato un fatto, senza metterci dentro nessuna dietrologia. I livelli sono simili, a volte pattina meglio una, a volte pattina meglio l’altra, tutto qui. Ho parlato di esercizi e classifica come ho parlato di giochi nella neve con le altre, mi pare che per la nostra famiglia la gara sia stata solo uno degli aspetti, più una scusa che altro, per quel weekend in montagna, e se lei ha interpretato le cose in un altro modo la invito a rileggere ciò che ho scritto chiedendosi se non ha inavvertitamente frainteso qualche affermazione.

      • Alessandro Filetti says:

        Buonasera di nuovo,
        mi trovo ancora in disaccordo con lei e la invito nuovamente a rileggere quello che ha scritto…
        Sinceramente fare nomi e cognomi (soprattutto di minori) non mi sembra molto educato e scrivere “mi piacerebbe vedere il video” (riferito a mia figlia) mi suona tanto di critica nei confronti di giudici o altro…
        Comunque spero vivamente che quello che dice nella risposta al mio primo commento sia realmente quello che pensa…
        Alla prossima gara…e che vinca…il divertimento (quello delle nostre figlie!!!!)…mi raccomando…

      • Buongiorno
        credo che l’impossibilità di sentire i toni di voce, di vedere le espressioni di una persona che parla, a volte possano far nascere grossi malintesi su internet.
        Ho scritto i nomi di diversi bambini, compresa sua figlia. Ho anche inserito il link al sito ufficiale, dove il nome di sua figlia è scritto sia nell’ordine di gara che nella classifica finale. Visto che le nostre figlie fanno gare i cui organizzatori mettono i dati su internet ci dobbiamo abituare a vedere i loro nomi su internet. Volendo neppure l’età sarebbe un dato difficile da conoscere visto che c’è una suddivisione in categorie, fatta dall’organizzazione, per anno di nascita. Sul sito della FISG è persino possibile conoscere il giorno preciso di nascita di ogni tesserato. Capisco voler proteggere la privacy dei propri figli, ma alcuni dati dobbiamo accettare che vengano diffusi proprio perché le bambine praticano un’attività sportiva.
        Quel “mi piacerebbe vedere il video” è una curiosità, nient’altro. L’Ice Emotion, come ben sa, carica tutti i video su youtube, e io li riguardo. Non sistematicamente, una volta sola e non in presenza delle bambine, giusto per vedere la gara con calma, conoscendo la classifica. Mi piace capire perché un bambino è più bravo dell’altro, cosa ha fatto di meglio, non in polemica con i giudici, la classifica giustamente la fanno loro che conoscono lo sport meglio di noi e non sono emotivamente coinvolti, né con spirito competitivo. Semplicemente da un lato mi piace affinare il mio occhio – e so di averne bisogno – e dall’altro così posso più facilmente dare conforto alle bambine se non sono soddisfatte del risultato. Prima di ogni gara dico sempre che se si divertono allora la gara è un successo, indipendentemente dal risultato, ma è inevitabile che l’andare o no sul podio un po’ influisca sul loro divertimento.
        Spero che non ci siano più dubbi, l’intento polemico è qualcosa che non mi ha mai neppure sfiorata, e quanto alla competitività mi sembra una cosa del tutto assurda sia per l’età delle bambine che per l’importanza, assolutamente nulla, di queste gare.

  2. Michela Piccinali says:

    Cito le sue parole<> Certo Lei non può sapere di un pattino allacciato troppo largo e di una brutta caduta, di tante lacrime e dolore e di più di venti giorni di gesso a guardare tutti gli allenamenti delle compagne dalla balaustra mentre mancavano sempre meno giorni al trofeo di Natale. Certo Lei non può sapere quanto abbia sofferto la piccola Rebby a tornare sul ghiaccio e non riuscire più a pattinare come prima e non riuscire a saltare e fare le trottole e non può sapere con quanta paura negli occhi affrontava tutto questo. Certo Lei non c’è quando le Nostre (perché siamo una squadra e le vittorie e le sconfitte di una le condividiamo e le gioiamo) bimbe si allenano e cosa prova ognuna di loro. Lo tenga bene in mente la prossima volta che scriverà di qualsiasi bambino in questo forum. Mi piacerebbe che Lei continuasse a scrivere delle loro gare e fare resoconti dettagliati, ma mi piacerebbe anche che Lei cercasse di conoscere le nostre bambine e le loro storie, perché sarà solamente in questo modo che Lei potrà realmente fare paragoni e commenti. Michela, mamma di Giorgia.

    • Mi spiace per la bambina che si è fatta male, non ho mai augurato a nessuno di farsi male e sono felice di sapere che ha superato il brutto momento.
      Ma… e allora?
      Io non conosco Sua figlia e non la posso conoscere, ci alleniamo in palazzetti diversi e anche se può capitare di incrociarsi alle gare abbiamo tutti troppe cose per la testa per riuscire ad avere conversazioni più approfondite di una domanda sull’orario o di un complimento per un costume con qualcuno che non si conosce. Anche nel nostro gruppo qualcuno si è fatto male, purtroppo l’infortunio fa parte di uno sport in cui la caduta è sempre dietro l’angolo, anche per il motivo più banale.
      Questo non è un forum, è un blog privato in cui una mamma che non ha nessuna pretesa di sostituirsi ai giudici, commenta quello che hanno le fatto le sue bambine, anche prendendo in giro le bambine stesse, come quando ho parlato di Lutz a due punte o salto del trlutz. O prendendo in giro sé stessa, come ho fatto parlando delle mie pettinature o della mia incapacità di occuparmi anche della più semplice delle piante,
      Noi non ci conosciamo, Lei e suo marito non potete sapere che non ho l’abitudine di prendermela con gli altri, ma mi sembrava di essere stata chiara. Le prese in giro sulla mia stessa famiglia avrebbero dovuto far sospettare che i miei commenti non andavano presi sul serio. Pretendo troppo? A volte ci possono essere fraintendimenti anche quando essere fraintesi, litigare, è l’ultima cosa che si desidera. Per questo ho scritto chiaramente nelle due risposte a Suo marito che non ho nulla né contro la bambina né contro l’operato dei giudici. Parteggio per mia figlia, è normale, ma ho anche messo in chiaro che per me parteggiare non significa trattare male gli altri, o prendersela con gli altri per un risultato. Qualsiasi risultato.
      Nella prima gara della stagione l’altra mia figlia è arrivata tredicesima su tredici. In quel caso i video c’erano, li ho guardati e ho tranquillamente detto che lei meritava la tredicesima posizione. In questo caso ho solo commentato che so perché la prima è arrivata prima, che credo di sapere perché il quarto è arrivato quarto, e che seconda e terza mi sono sembrate molto simili ma che non posso dire in cosa l’una ha superato l’altra perché non lo so. Non ho detto che i giudici hanno sbagliato a fare la classifica, ho detto che io con il mio occhio inesperto non ho visto differenze significative. Ma il fatto che io non abbia visto differenze non significa che non ce ne siano, la classifica la fanno i giudici e per me la cosa finisce lì.
      Allora dov’è il problema? Suo marito si lamenta che scrivo chissà quali dati riservati, il nome di una bambina che comunque è già stato reso noto dal palazzetto, Lei si lamenta che non racconto la storia di un infortunio, questa sì privata, che non potevo conoscere perché non conosco la bambina.
      Non la stiamo tirando un po’ troppo per le lunghe con un commento che non ha nessuna importanza? Non ne ha per me, non ne ha per il mondo, dubito che ci siano chissà quante persone che leggono il mio blog, non ne ha per le mie bimbe, che il mio blog non lo leggono, e suppongo non ne abbia neppure per Sua figlia, perché vista l’età della bambina dubito che navighi su internet da sola, il che significa che se lei non le parla di un commento che non ha mai avuto intenzione di essere offensivo la bambina non ne sa nulla. E se ora il mio tono Le sembra seccato ha ragione: dopo due risposte date con calma per far capire che non ho nulla contro nessuno mi trovo ancora a ricevere di questi commenti.
      Basta, per favore. Io non ce l’ho con nessuno di Voi, ma commenti di questo tipo mi sembrano solo un’inutile perdita di tempo. Per quanto mi riguarda la discussione finisce qui.

      • Zaira says:

        Ecco… lei dice di non sapere, di non conoscere… Bene! Visto che non sa e che non conosce, si limiti a parlare delle sue figlie, della sua famiglia e delle sue pettinature… così siamo tutti più contenti, ok?

  3. Ma vi siete passati la voce? Devo aspettarmi qualcun altro qui a rompere le scatole sul nulla? Perché è su questo che vi state accanendo, sul nulla. L’unico errore che ho fatto è stato non notare che la mamma intervenuta per seconda aveva scritto un nome diverso rispetto al primo papà. Errore mio, per motivi miei ho letto il messaggio troppo di fretta, e quando me ne sono resa conto avevo altri impegni e non potevo mettermi a scrivere. Questo blog non è il mio impegno principale, è una parte minima, e scrivo quando ho tempo.
    Avevo deciso di non rispondere più, lo faccio ora unicamente per il mio involontario scambio di due persone.

    Il commento sul fatto che mi spiace per l’infortuno è vero, non è una finta. Visto che avete letto attentamente tutto ciò che ho scritto – questo blog non fa così tanti contatti da impedirmi di notare un aumento di traffico anomalo – avrete anche notato che parlando del 2° trofeo Mr. Wiki on Ice ho fatto i complimenti a una bambina che è caduta male, si è fatta evidentemente male perché si è messa a piangere, e nonostante questo è andata avanti. Una bambina che non conosco, e di cui quindi non può certo importarmi granché. Non l’ho scritto ma io, come credo tutti coloro che hanno assistito alla scena, ci siamo messi ad applaudire per sostenerla, perché la gioia dei bambini è più importante del risultato, e in certi casi il sostegno è fondamentale.

    Rebecca è caduta e si è fatta male. Mi spiace per lei, ma… e allora? Non l’ho insultata, non ho parlato male di lei. Ho scritto che Alessia due mesi prima era molto più sciolta e sicura di sé. Basta guardare i video per vederlo, la differenza fra le due a dicembre era netta, come era netta nell’altro senso, Alessia non sarebbe potuta arrivare in una posizione di classifica migliore a meno di qualche disastro compiuto da altre bambine più brave di lei. Rebecca era meno sciolta per colpa di un infortunio? Ok, non era colpa sua ma comunque era meno sciolta. Il lavoro di chi le sta vicino ora è darle sicurezza, farle riprovare la gioia di prima, ma questo cosa ha a che fare con me? Sappiamo tutti quanto tempo ci vuole per migliorare qualsiasi elemento, e un miglioramento tale da consentire a Rebecca di far meglio di Alessia in soli due mesi mi sembrava improbabile. In due mesi, se provate a leggere bene quello che ho scritto il mio testo dice chiaramente

    magari l’anno prossimo sarà più brava Rebecca, ma in due mesi, dal tempo della seconda gara di Oggiona, Rebecca non poteva essere migliorata così tanto da diventare più brava di Alessia.

    Non è un giudizio assoluto, una stroncatura della bambina, ma una valutazione sui tempi, e infatti Rebecca è arrivata dietro ad Alessia. Non ho idea di come abbia pattinato stavolta, come ho detto io non ero lì perché contemporaneamente c’era la premiazione dell’altra figlia e sono arrivata alla pista all’ultimo momento. Qualunque cosa abbia fatto Rebecca io conosco solo il risultato finale, e il risultato mi dice che quel giorno mia figlia ha pattinato meglio di lei. Magari è un risultato casuale, quel giorno mia figlia ha battuto Sveva e anche se ho visto male l’esercizio di Sveva perché mi stavo spostando nel palazzetto so che lei pattina meglio di Alessia. Alessia ha battuto Sveva solo perché Sveva ha sbagliato. Alessia ha battuto Rebecca solo perché lei era reduce da un infortunio? Può darsi, non ho idea di come pattinasse prima di farsi male, o di come pattinerà in futuro, e allora? In due mesi evidentemente il cambiamento non è stato così significativo da consentirle di arrivare davanti a mia figlia, tutto qua.

    Al prossimo che scrive non risponde, sono stufa di buttare via il mio tempo con persone che hanno deciso che io sono il nemico numero uno delle loro figlie.

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