Jana Novotna: Wimbledon 1993

Wimbledon, erba, 21 giugno-5 luglio, 3.312.302 dollari.

È la testa di serie numero 8.

1T batte Emanuela Zardo 6-1, 6-3. Confronti diretti 1-0.

2T batte Ines Gorrochategui 6-0, 7-5. Confronti diretti 1-0.

3T batte Marianne Werdel 6-3, 6-1. Confronti diretti 2-0.

4T batte Miriam Oremans 7-5, 4-6, 6-4. Confronti diretti 1-0.

Q batte Gabriela Sabatini (tds 4) 6-4, 6-3. Confronti diretti 3-9.

Ha fatto 5 (o) ace, 5 (5) doppi falli e 4 (1) break.

Il commento di Rino Tommasi su Matchball: “La Novotna non ha avuto la possibilità di tremare contro Gabriela Sabatini, decisamente in crisi e diventata troppo vulnerabile sul servizio.”

S batte Martina Navratilova (tds 2) 6-4, 6-4 in 1h22’. Confronti diretti 1-5.

Ha fatto 6 (3) ace, 3 (2) doppi falli, avuto 12 (3) palle break e fatto 3 (1) break.

Il Correre della Sera ha dedicato a quest’incontro un articolo intitolato Martina, il 10 è un sogno proibito firmato da Roberto Perrone. Il giornalista ha iniziato parlando dell’età di Martina e poi è riuscito a uscirsene con un infelice “gli anni non si nascondono, ma collocano il disprezzo sulla bocca di chi vince, vedi Jana Novotna: «Non provo simpatia per lei. Siamo andate in campo e lei ha perso. Non sono dispiaciuta perché ho giocato un match incredibile e ho meritato questa finale».” Perché a volte i giornalisti sentono il bisogno di tirar fuori frasi a effetto? Che senso ha parlare di disprezzo? Jana ha giustamente sottolineato di essere orgogliosa per come ha giocato, e se anche Martina era triste per aver perso, aveva comunque alle spalle una carriera talmente straordinaria da non vedersela certo rovinata da questa sconfitta. Per Jana, al contrario, la vittoria cambiava tutto, perché era la sua seconda finale in una prova del Grande Slam, la prima a Wimbledon, quel torneo che era sempre sfuggito alla sua allenatrice Hana Mandlikova nonostante due finali raggiunte. E che i rapporti fra Jana e Martina fossero ottimi – magari non erano amiche già all’epoca, ma certo non c’erano problemi fra loro – è dimostrato dal fatto che quando è stata Martina ad ammalarsi di tumore era Jana che la faceva salire in macchina e l’accompagnava in ospedale per le sue cure. Dopo aver parlato un po’ di Martina e della sua omosessualità Perrone prosegue scrivendo che “ha abbassato la racchetta sull’ultimo servizio di Jana Novotna, cecoslovacca come lei, amazzone come lei, ma poco disposta a raccontare i suoi sentimenti.

In conferenza stampa ha chiamato in soccorso l’inossidabile signore che controlla che la conversazione resti circoscritta a lawn tennis. La solita petulante e facciadibronzo collega del tabloid di turno che ha chiesto sfacciata: «L’anello matrimoniale che ha al dito è lo stesso che ha Hana Mandlikova: ve li siete scambiati? Quando vi siete sposate? È stata una cerimonia in piena regola?». «Parliamo di tennis, please».

[…] dal Centre Court arrivava l’ultimo hurrà per Martina che aveva perso e per Jana che aveva vinto. Jana viene da Brno, ceca come Martina, ma diversa da lei in simpatia, comunicativa, dolce sfacciataggine. Jana è pienamente cecoslovacca: non solo non se n’è andata dal Paese, come Martina, ma ha preferito la grigia Brno alla Praga dai tetti d’oro e dalla grande apertura europea. Jana è allenata da Hana Mandlikova, due volte finalista qui, gran talento in parte sprecato. Jana ha spinto via da sé il sospetto che fosse nata per perdere, giocando un serve and volley preciso, sostenuta dal servizio e confortata da risposte larghe, da rovesci a scendere su cui la ex numero uno arrivava pesante: la volée le usciva come un singhiozzo. Jana non ha avuto paura quando Martina le ha rimontato dal 5-1 al 5-4 nel 1° set, non si è esclusa dalla finale quando due volte il nastro ha salvato Martina dal 2° break del secondo set ed è risalita da un 30-0 sul 5-4.

Così Jana troverà Steffi, quattro titoli, 51 match vinti a Wimbledon, 21 di seguito, l’ultimo ottenuto a spese di Conchita Martinez. I precedenti (16-3 per la Graf) a questo livello sono relativi, conteranno vizi e virtù come fame e paura, ansia e moralità.”

Articolo strano, che alterna la cronaca seria ad aggettivi che non hanno senso nel contesto in cui sono inseriti (moralità? per vedere chi è più forte?) e a discorsi scritti tanto per scrivere. Jana è rimasta in Cecoslovacchia, anzi, nella Repubblica Ceca, visto che ormai siamo nel 1993, ma le sue condizioni di vita (facilità nell’ottenere i permessi per uscire dal Paese, libertà di scegliere dove, come e con chi allenarsi, possibilità di tenere una buona fetta dei soldi guadagnati) sono buone è perché Jana è molto più giovane di Martina e proprio le decisioni di Martina hanno contribuito a cambiare le cose per gli altri tennisti. È rimasta a Brno invece di spostarsi a Praga? A Brno c’era la sua famiglia, perché avrebbe dovuto cambiare città? Parliamo di tennis, please.

Il commento di Rino Tommasi su Matchball: “Natalia Zvereva non è riuscita a spostare Martina Navratilova facendo pensare che l’anziana campionessa fosse ancora competitiva al massimo livello.

Questa impressione veniva però brutalmente cancellata dalla semifinale giocata tra Martina e la Novotna. un incontro che Jana poteva vincere molto più nettamente. Infatti è stata in testa per 5 a 1 nel primo set, chiuso poi per 64 ed ha sciupato un vantaggio di 0-40 per un secondo break nel secondo set, vinto con lo stesso punteggio del primo.”

Nella sua pagella Ubaldo Scanagatta ha assegnato a Martina Navratilova un sette: “A quasi 37 anni arrivare in semifinale è un bel risultato. Lì ha perso per la prima volta dalla Novotna. Prima o poi doveva succedere. È inevitabilmente più lenta, ma questa volta non ha perso per paura, per troppi doppi falli come le accadde con la Capriati 2 anni fa.”

Tre punti dell’incontro (senza audio):

Io questo match l’ho visto in diretta, ricordo bene l’esultanza di Jana e la mia reazione, il mio dire alla televisione “no, Jana, queste scene si fanno quando vinci la finale. C’è ancora un incontro, non devi deconcentrarti o pensare di aver già vinto”. Facile da dire, quando si è nel salotto di casa e non sui prati di Wimbledon. Ma quell’esultanza, quella gioia, così bella da vedere, mi aveva fatto una così brutta impressione…

F battuta da Steffi Graf (tds 1) 7-6 (8-6), 1-6, 6-4 in 2h14’. Confronti diretti 3-17.

Un nuovo articolo, Jana getta il miracolo Graf vince e ringrazia è firmato sempre da Roberto Perrone: “In spagnolo, che è una lingua poetica, l’espressione è più rotonda: gran perdedora. Piange Jana Novotna sulla spalla di sua altezza reale la Duchessa di Kent, che la accoglie protettiva, partecipe del suo immenso dolore. «Jana, non ti preoccupare, io credo che tu vincerai». Nobiltà d’altri tempi, attenta al protocollo ma anche dispensatrice d’umanità alla povera gente.

In questo centrale risparmiato ancora dalla pioggia ma non da due allarmi-bomba, fuori dalla commozione per la sconfitta di Jana Novotna arrivata a un passo dall’afferrare il piattone di portata, oltre la considerazione dovuta al quinto Wimbledon di Steffi Graf (il terzo consecutivo), c’è ancora il fantasma di Monica Seles a costringerci a una riflessione: adesso che non c’è la rimpiangiamo. […] Monica resta l’unica tennista del circuito capace di vincere non soltanto approfittando degli sprechi di chi le sta davanti e della loro paura. L’unica capace di giocare un tennis positivo e non solo di primeggiare in un gioco al rovescio. […]

Steffi Graf galleggia con difficoltà sulla vecchiaia di Martina Navratilova, sui rapporti difficili con padri, sorelle, madri, allenatori delle varie Gabriela Sabatini, Jennifer Capriati, Arantxa Sanchez, Mary Pearce, sulla vocazione alla sconfitta di Jana Novotna e Mary Joe Fernandez. È la migliore nel trovare una sintesi fra i propri meriti e i demeriti delle altre.

Le lacrime di Jana non possono infatti nascondere il vantaggio con cui la ragazza di Brno si è presentata, pareggiato il primo set perso al tiebreak con un micidiale 6-1 nel secondo, sulla soglia di una vittoria storica: 4-1, 40-30. Una palla del 5-1 che diventa un doppio fallo, con il game che finisce alla Graf (4-2). La tedesca va al servizio e Jana si ritrova con due palle del 5-2 (15-40), ma concede a Steffi il recupero. Jana ha ancora un break di vantaggio, ma riesce a vanificarlo con tre doppi falli (4-4). Finisce con un parziale di 8 punti a 1 (ma in totale ne avrà fatti di più la Novotna: 107-103) per Steffi, che corre ad abbracciare la madre e il padre nel palchetto dei giocatori come, prima di lei, osò solo Cash.

«Ha vinto Steffi, non ho perso io» sostiene una affranta e confusa Jana Novotna. Più lucida nel giudizio Steffi: «Al suo secondo break nel terzo set ho pensato di aver perso. Non penso che mi abbia regalato la partita, ma molti punti sì».”

L’articolo di Rino Tommasi per Matchball: “Dunque la Graf, la grande favorita della vigilia, ha vinto per la quinta volta questo torneo ma non le era mai capitato, nelle precedenti quattro occasioni, di essere così vicina alla sconfitta come nella finale giocata contro Jana Novotna. Certo Steffi era stata in pericolo contro Martina Navratilova nella finale del 1988, la prima da lei vinta, quando Martina, dopo aver vinto il primo set, era andata in testa per 2 a 0 nel secondo ma poi la Grafa aveva vinto dodici degli ultimi tredici games. Nella finale del 1991 Gabriela Sabatini aveva servito due volte per il match, sul 5 a 4 ed ancora sul 6 a 5 del terzo set, ed infine l’anno scorso un piccolo brivido aveva attraversato la schiena di Steffi quando la sud-africana Mariaan De Swaardt era stata avanti per 5 a 4 nel terzo set.

Tuttavia queste difficoltà non avvicinano nemmeno la situazione nella quale la Graf si è trovata sabato 3 luglio sul centre court di Wimbledon. Steffi aveva vinto un laborioso primo set, risalendo da 0 a 2, sciupando un vantaggio di 5 a 3, annullando addirittura (con un ace) un set point sul 5 a 6 nel tiebreak, finalmente vinto per 8 a 6.

Dopo di che la partita era stata tutta di Jana Novotna che si aggiudicava dieci de successivi dodici games, vincendo il secondo set per 61 (due set point sul 5 a 0) e portandosi in testa per 4 a 1 e 40-30 sul proprio servizio nel terzo.

Partita finita? Sembrava proprio di sì, anche perché Steffi aveva perduto la misura del dritto mentre Jana aveva migliorato la percentuale delle conclusioni positive a rete, che nel primo set non aveva superato il 50 per cento.

In quel momento, nella telecronaca per Telepiù 2, con Gianni Clerici ci siamo detti, confidandolo ai telespettatori: «Soltanto la Novotna può perdere questo incontro!»

È esattamente quello che è successo. Doppio fallo sulla palla del 5 a 1, volèe alta di dritto di elementare facilità sbagliata di cinque metri nel punto successivo, due palle per il 5 a 5 mancate, tre doppi falli su quattro punti nel game perduto sul 4 a 3. Tanti regali avrebbero rimesso in gara anche una giocatrice meno forte della Graf, che non è certo un cuor di leonessa ma che ha comunque il senso della partita, soprattutto se importante.

Era talmente sconvolta, la Novotna, che dopo essere scoppiata in lacrime tra le braccia della duchessa di Kent, nella conferenza stampa aveva il coraggio (l’unico che le si deve riconoscere) di dire di non aver perso per paura, bensì per stanchezza.

Purtroppo per Jana, di episodi altrettanto clamorosi anche se meno importanti, se ne ricordano parecchi nella sua carriera. Francamente c’era da commuoversi a vedere la sua disperazione. Chissà se le capiterà ancora un’occasione simile.

Il set ceduto nella finale è stato l’unico che Steffi Graf ha lasciato alle sue avversarie.

[…] La Graf andava in finale con un bilancio di 16 vittorie e 3 sulla Novotna ma era curioso notare come gli ultimi quattro successi di Steffi fossero stati realizzati in tre set, due addirittura al tie-break. Insomma non c’erano più le differenze delle prime sfide ed ora parleremmo addirittura di sorpasso se la Novotna avesse avuto meno paura di vincere.”

Una parte dell’intervista alla Graf pubblicata da Matchball: “Sono contentissima di aver vinto, ma mi dispiace molto per Jana, per il modo in cui ha perso.

Sul 4-1 e servizio per Jana, devo confessare che mi sono detta: okay, la stai proprio perdendo questa partita. Non ero davvero contenta di me in quel momento.

Lei alla fine mi ha regalato letteralmente alcuni punti, e sinceramente non è questa la maniera di vincere che preferisco. Deve essere stata molto dura, per lei.

Se fosse capitato a me, di servire un doppio fallo su una palla così importante, 4-1 nel terzo, probabilmente mi sarei sentita allo stesso modo.

Non so come Jana possa rimediare al suo problema di tenuta mentale. È una questione che riguarda il cervello, e il cervello umano, credetemi, è una parte molto difficile da allenare.

Cosa le ho detto durante la premiazione? Le ho chiesto se stava bene, e lei mi ha risposto che era o.k., che era passato.

Purtroppo so casa sta passando ora Jana, è capitato tante volte anche a me. So cosa prova. Per questo appena finito il match ero così allegra, ma poi, quando l’ho vista, sono diventata improvvisamente triste.”

Ubaldo Scanagatta ha assegnato a Steffi Graf 8 e mezzo: “Ha vinto, ma non ha convinto. Intanto però è arrivata al quinto trionfo a Wimbledon a soli 24 anni. Martina ha vinto il suo nono Wimbledon nel ’90, a 34 anni e tutti abbiamo parlato di un record quasi imbattibile. Mica più tanto. Nei primi 5 incontri ha perso 15 games, 3 di media a partita. Il che la dice lunga sulla situazione media del tennis femminile. Poi qualche scricchiolio con la Martinez, e i grossi rischi patiti con «SciupJana» Novotna, la più formidabile scialacquatrice di partite vinte mai vista.”

Il voto per Jana Novotna è 9: “Il miglior tennis lo ha fatto vedere lei, ma non ho mai visto nessuno perdere con tanta paura una finale già vinta sul 4 a 1, sul 4 a 2 e sul 4 a 3. Dimentico gli ultimi games perché non ha nemmeno provato a giocarli. Però non posso dimenticare quell’arco di partita nel quale ha fatto dieci games lasciandone due a Steffi. Anche contro la Sabatini e la Navratilova Jana ha giocato proprio bene. Maturerà tardi, come accadde a Martina, e anche a Lendl. Deve essere un vizio boemo.”

L’inizio del match (l’incontro inizia dopo 5’50’’):

Purtroppo il resto del match su youtube non si trova. Io ho l’intero match, ho comprato il DVD ufficiale, ma anche se lo caricassi – cosa che non intendo fare – non so quanto resterebbe su internet. Wimbledon, ho notato, è molto rigido sul copyright. I diritti appartengono al torneo, o alle televisioni che hanno trasmesso gli incontri, e ho notato diversi video che sono stati fatti sparire da internet. È sparita, per esempio, la semifinale del doppio di Wimbledon 1995 vinta da Jana Novotna/Arantxa Sanchez su Gabriela Sabatini/Brenda Schultz (https://www.youtube.com/watch?v=QlNSDt9sW9g), e la cosa mi sembra assurda. La finale femminile di Wimbledon 1993 è in vendita, è possibile acquistarla, quindi la possibilità di vederla gratis toglierebbe al torneo una fonte di guadagno. Ma l’incontro di doppio non è in vendita (e anche se lo fosse stato non lo avrei comprato, ma comprerei volentieri diversi altri incontri se solo fosse possibile farlo), non c’è nessun danno economico per nessuno se viene visto gratis, quindi perché cancellarlo? Boh…

L’intervista di Bud Collins a fine partita:

Qualche tempo dopo il torneo sempre su Matchball Luca Marianantoni ha pubblicato un articolo intitolato Sull’orlo del baratro e dedicato a partite che sembravano finite, vinte da uno dei due giocatori in campo, e che poi sono state ribaltate, e che hanno visto il successo di chi all’inizio stava perdendo. Match point mancati, ma anche situazioni di grande vantaggio non sfruttate. Marianantoni si è concentrato di più sugli uomini, ma anche le donne hanno trovato un piccolo spazio, in particolare il recente incontro londinese: “ripensando agli episodi di grande tennis che hanno fatto più notizia al Roland Garros e a Wimbledon, mi sono venute in mente le sconfitte di Gabriela Sabatini a Parigi e di Jana Novotna a Londra, avvenute quando sia Mary Joe Fernandez che Steffi Graf erano ad un passo dall’essere battute nettamente, con punteggi molto severi.

[…] proprio quella della Fernandez a Parigi e quella della Graf a Wimbledon sono state le rimonte più sensazionali nella storia del nostro sport […]Nella prestigiosa finale di Wimbledon invece Jana Novotna ha  regalato a Steffi Graf una vittoria che aveva avuto in pugno per gran parte del match; la Novotna è andata subito 2-0 nel primo set, ha recuperato da 3-5 prima di mancare un set-point nel tie break perduto per 8-6. Da quel momento ha vinto 10 dei successivi 12 games portandosi in testa per 4-1, 40-30 nel set decisivo; certamente intimorita dalla vicinanza del trionfo (e che trionfo!) non è stata in grado di gestire una situazione di netta superiorità: ha commesso un doppio fallo sulla palla del 5-1, ha sbagliato una volée alta di dritto di elementare facilità di oltre cinque metri, ha sciupato due palle per il 5-2 e sul 4-3 ha commesso tre doppi falli su quattro punti giocati. Poi non ha saputo far altro che piangere sulla spalla della Duchessa di Kent, consapevole di aver buttato all’aria la più grande occasione della sua carriera.”

L’articolo passa poi a raccontare di match più vecchi passati alla storia del tennis, io mi limito a dire che se in generale non mi importa nulla di nessun membro di nessuna famiglia reale quel giorno la duchessa di Kent mi è diventata molto simpatica. Le due donne, Jana e la duchessa, si incontreranno ancora due volte su quei prati.

Gioca il doppio con Larisa Neiland. Sono la testa di serie numero 2.

1T battono Kristin Godridge/Joanne Limmer 6-3, 6-1.

2T battono Katerina Maleeva/Nathalie Tauziat 6-4, 6-2.

3T battono Laura Gildemeister/Andrea Temesvari 6-2, 6-2.

Q battono Jo-Anne Faull/Julie Richardson 7-6, 4-6, 6-3.

S battono Pam Shriver/Elizabeth Smylie (tds 6) 6-2, 6-2.

F battute da Gigi Fernandez/Natasha Zvereva (tds 1) 6-4, 6-7 (4-7), 6-4.

.

La classifica aggiornata al 5 luglio. Il commento si limita a rilevare lo scambio di posizioni fra Martinez e Fernandez e fra Novotna e Capriati:

media
1 Graf 341,61
2 Seles 278,98
3 Sanchez 245,00
4 Navratilova 203,02
5 Sabatini 160,23
6 Martinez 154,24
7 M.J. Fernandez 149,77
8 Novotna 132,38
9 Capriati 125,75
10 Huber 100,96
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