Io, Fanyu

Versione breve: sono una Fanyu.

La versione lunga ve la potete anche risparmiare, la scrivo solo perché sono anche una grafomane, non posso stare senza scrivere.

Da dove iniziare?

NHK Trophy  2015. Sì, è un buon inizio. Sapete tutti cosa ha fatto in quei due giorni di gara Yuzuru Hanyu, però visto che vale sempre la pena guardarlo posto i video.

Il programma corto:

Ho guardato il video di questo programma qualche ora dopo la sua esecuzione, dopo aver sentito che aveva stabilito il record del Mondo. Poi c’è stato il libero:

Sto seriamente pensando di usare questa musica come suoneria per il mio cellulare, quando mi degnerò di cambiarlo. Il cellulare attuale è una baracca, dubito che possa reggere una personalizzazione della musica. Dovrei tagliare l’inizio, perché troppo difficile da sentire in luoghi affollati e con il cellulare chiuso dentro la borsa, ma la parte dalla prima trottola in poi dovrebbe andar bene. Vedremo, non è una cosa che farò nell’immediato, non conto di cambiare telefono fino a quando non mi pianta in asso.

Con Seimei sono diventata una fan di Hanyu, senza se e senza ma. Lo avevo già visto, in modo saltuario, dalle Olimpiadi del 2014.

Seguo pattinaggio artistico dal 1989. L’anno prima, guardando le olimpiadi di Seoul, mi ero innamorata di una ragazzina romena, Daniela Silivas, e da quel momento ho fatto del mio meglio per seguire le competizioni di ginnastica artistica. Qualche mese più tardi facendo zapping mi sono imbattuta nel Campionato del Mondo di pattinaggio, e mi sono fermata, giusto per capire se anche questa disciplina potesse piacermi. La pattinatrice che stava scendendo in pista in quel momento era Midori Ito. Non avevo idea di cosa aspettarmi, questo è ciò che mi sono trovata davanti:

In un istante mi sono innamorata della disciplina e della pattinatrice. Midori sarà sempre speciale per me, anche se nei tre anni successivi le ho preferito Kristi Yamaguchi e ho tifato perché Midori vincesse l’argento dietro a Kristi (non dietro a Jill Trenary però, maledette figure obbligatorie). Naturalmente quando ho sentito la commentatrice citare il gal° che ci sarebbe stato il giorno dopo ho preso nota per presentarmi puntuale all’appuntamento televisivo. Il giorno dopo ho scoperto colui che per me ha rappresentato fino a tempi molto recenti il vertice assoluto del pattinaggio, Kurt Browning:

Folle? Sì, completamente. Browning è l’unico che è riuscito a farmi piangere dalle risate. Non con questo programma, questo è stato sufficiente a farmi innamorare di lui, passione proseguita nel corso degli anni attraverso un’infinità di programmi straordinari.

Il più famoso è questo (da 2’07”):

Le Olimpiadi per lui sono andate come sono andate, tre volte (anche se solo in due puntava all’oro), poi è passato al professionismo. Mi sono abbonata a Tele+2 quando ho visto uno spot pubblicitario di una gara di pattinaggio professionistico con lui fra i partecipanti, e di programmi meravigliosi da guardare ce ne sarebbero tanti, ma sarà per un’altra occasione. Tralascio un bel po’ di gli altri atleti, in tutte le discipline, per cui ho tifato, magari anche tifando per più atleti contemporaneamente. Dov’è il problema? Io voglio vedere belle gare, e se più atleti sono in grado di trasmettermi emozioni allora tifo per tutti coloro che sono in grado di farlo.

Torniamo alle Olimpiadi del 1994. Io le ho viste in diretta, ricordo perfettamente il mio pensiero “non è possibile” nel momento dell’Axel nel programma corto, pensiero riecheggiato dalla commentatrice italiana e anche da quella francese, quando ho riguardato la gara su France 2. Nonostante due errori di salto quel programma per me è meraviglioso. Però in una gara gli errori di salto si pagano, ed è giusto che sia così.

Nell’agosto del 2013 stavo scrivendo un testo particolarmente difficile. Ero sola in casa, con la famiglia in vacanza, e le parole non venivano, non come volevo io. Mi sono buttata sul cioccolato. Un paio di giorni, e di stecche, più tardi ho deciso che stavo esagerando. Mi sono buttata su youtube, su Browning in particolare, e ho scoperto un nuovo livello di esagerazione. Il pensiero “solo un altro video” mi ha attraversato la mente non so quante volte. Smetto quando voglio, vero? E essere devastante è stato questo video, non per il programma ma per l’intervista successiva:

Ho il vago sospetto che vedere la persona dietro l’atleta abbia su di me effetti molto forti. Questo blog è nato dal “solo un altro video”, da questo video in particolare. Non l’ho mai portato avanti in maniera molto costante. Una valanga di progetti, troppo poco tempo. Voglia di rivedere la carriera dei miei atleti preferiti, ricostruendo quel che hanno fatto in modo sistematico, visto che ho articoli e appunti vari ma non qualcosa di davvero completo. Chi ho seguito con più facilità sono stati i tennisti, per loro era più facile reperire notizie anche prima di internet. Per ripercorrere le carriere ho iniziato a guardare i video prima di postarli, questo è qualcosa che richiede tantissimo tempo ed è uno dei motivi per cui non ho ancora terminato nessuno dei miei percorsi. Aiuterebbe un po’ se desiderassi fare meno cose, ma lasciamo stare…

Il blog è nato per me, tanto è vero che non l’ho mai pubblicizzato davvero. Ho fatto arrivare i post su Facebook solo per un breve periodo, ora non conto di farlo più. C’è il collegamento con Twitter, ed è l’unico che ho inserito (e in un paio di occasioni lo avevo pure tolto), mentre all’altro blog faccio pubblicità nei limiti delle mie scarse capacità ed è collegato a diversi social network.

Nel 2014 ho preso atto dell’esistenza di Hanyu. Non ho sempre guardato sempre le gare di pattinaggio, a volte la mancanza di trasmissioni Rai mi ha sabotata, altre volte i miei orari di lavoro non erano compatibili con la trasmissione, e certo la famiglia non è molto compatibile con il pattinaggio. Mio marito, che ho sposato nel 2005, non ha ancora capito che un programma di pattinaggio va guardato dall’inizio alla fine. Non è che si possa interrompere la visione per dieci secondi per sentire se la pasta è cotta, visto che lui non lo vuole fare, e poi riprendere a guardare come se niente fosse. Per me in certi momento la pasta può pure trasformarsi in colla, a seconda di chi c’è in pista assaggiarla non è così urgente, e perdere dieci secondi di un programma di pattinaggio è molto peggio che perdere un intero set in una partita di tennis. Ma per lui questo è un concetto difficile, e questo senza considerare le figlie che, finché erano piccole, chiamavano per qualche scemata ogni tre secondi circa. Con la famiglia a sabotare, è ovvio che io abbia perso tutta la prima parte della carriera di Hanyu. È molto più sorprendente il fatto che sia riuscita a vedere senza interruzioni Yuna Kim nel 2007:

Con lei, come era già successo con Ito e Browning, è stato un colpo di fulmine. A Sochi era la sua la prestazione che mi interessava di più, seguita da quella di Tessa Virtue e Scott Moir. Doppia delusione, pazienza per la danza, la cui gara è stata comunque stupenda, meno bene la gara femminile, il cui risultato continuo a non gradire. In questo la competizione maschile mi interessava meno. Tifavo vagamente per Javier Fernandez, che ero riuscita a vedere e apprezzare agli Europei, e per Daisuke Takahashi, che avevo visto in precedenza. Sapevo che i favoriti erano Patrick Chan e questo giovane giapponese in rapida ascesa, ma li avevo visti troppo poco e male per essere davvero interessata a loro.

Il programma corto non l’ho visto. Ora Parisienne Walkways è uno dei miei programmi preferiti, nel 2014 non sapevo cosa fosse. Ero al lavoro? Probabile, o in alternativa sono stata sabotata dalla famiglia. Ho visto il libero, e quel che ho visto non mi ha particolarmente colpita. Iniziamo dal costume. Io e Johnny Weir, che ha disegnato il costume di Hanyu, abbiamo gusti molto diversi. Spesso ho problemi con i costumi di Hanyu, alcuni mi piacciono, altri no, e quello del libero della stagione 2013-2014 è uno di quelli no. Quanto al programma, è stato falloso. Lui non è stato soddisfatto della prestazione, e lo capisco. Ha vinto solo perché Chan ha fatto più pasticci di lui. Con premesse di questo tipo non sono andata a riguardare i programmi vecchi. Hanyu campione olimpico? Ne ho preso atto, come ho preso atto di tante altre gare. Fine.

Poi c’è stato l’NHK Trophy. Non quello del 2014, in cui ancora era sofferente per l’incidente di tre settimane prima in cina, quello scontro l’ho visto solo in seguito. No, quello del 2015. Prima ho seguito le gare in modo troppo irregolare per i miei gusti.

Benvenuti sul pianeta Hanyu.

Con quella gara ho capito che il più forte era lui, senza se e senza ma. In dicembre, pochi giorni prima della finale di Grand Prix, ho iniziato a ripercorrere la storia del pattinaggio giapponese partendo da Midori Ito. Dopo di lei avevo tifato per altri atleti giapponesi, una per tutti Shizuka Arakawa, quindi ho iniziato un cammino che idealmente avrebbe dovuto arrivare fino ad Hanyu. L’ho interrotto, come troppo spesso mi accade, affascinata da altri progetti e ostacolata dalla mia cronica mancanza di tempo. Anche ora, ho iniziato a scrivere questo testo tre giorni fa…

Un paio di anni fa alcuni episodi poco carini, un paio dei quali legati al pattinaggio, mi hanno quasi fatto cancellare il blog. Alla fine non l’ho eliminato ma ho comunque smesso di scrivere, almeno fino alla morte di Jana Novotna. Jana è stata una delle atlete per cui ho tifato di più, e la sua morte continua a essere una ferita aperta. Non potevo fare finta di nulla.

Sono comunque stata lontana dal pattinaggio, per mesi non ho letto articoli, non ho guardato nulla… fino alle Olimpiadi del 2018. Alla fine ho deciso che certe cose non erano colpa del pattinaggio e mi sono gustata le gare, con quelle di coppia finite come avrei voluto, quella femminile accettabile – tifavo per Evgenia Medvedeva, non per Alina Zagitova, ma va bene anche così – e la gara maschile che a quel punto attirava tutte le mie attenzioni. Il mio podio ideale sarebbe stato Yuzuru Hanyu-Javier fernandez-Shoma Uno, direi che mi posso accontentare. E visto che cito le Olimpiadi…

La perfezione nel corto, qualche errore nel libero, ma non ha importanza. La prestazione è comunque straordinaria:

E, già che ci sono, Javi:

E:

Ciò che ha cambiato le cose sono stati un paio di video in cui mi sono imbattuta per caso nel mese di gennaio. Non questo, questo lo devo ancora guardare, ma scoprire le difficoltà che ha dovuto superare – sapevo dell’infortunio, lo avevo visto, ma vedere il percorso successivo ha cambiato completamente la mia prospettiva – ha avuto su di me un effetto fortissimo.

Ho guardato un altro video. “Solo uno e poi smetto”. Solo uno. E un altro. E un altro. E ho iniziato a scoprire la sua forza. A vedere quanti infortuni ha dovuto superare, quante difficoltà. A scoprire programmi che non avevo mai guardato in precedenza. A vedere il suo sorriso disarmante fuori dai momenti di gara. A meravigliarmi per la sua umiltà e la sua gentilezza. Il fatto che Stefan Edberg abbia vinto così tante volte il premio per il giocatore più sportivo da aver fatto decidere all’ATP di dare il suo nome a quel premio per me non è un dettaglio: la cortesia, il rispetto per gli altri sono fondamentali.

Quei video, quei giorni,l sono stati il momento in cui sono passata dall’essere convinta che lui fosse il più forte pattinatore del momento al riconoscere che non esiste nessuno come lui. Sono una Fanyu? Sì, certo. Ho quasi cinquant’anni, ho tifato per non so quanti atleti in diverse discipline sportive, perciò sono in grado di gestire il tifo e fare in modo che non mi assorba completamente, giusto? Di solito sì. Con Yuzuru non è stato un colpo di fulmine, l’ho visto pattinare in diverse gare, anche stabilire diversi record del mondo, prima di iniziare a guardarlo in modo diverso. Otonal e Origin sono due programmi straordinari, ma per me non sono stati così importanti. Il fatto che io abbia iniziato a ripercorrere la carriera di Hanyu sul blog dopo gli ultimi Mondiali è un caso. Mi sono resa conto che guardare video in modo compulsivo, cosa che facevo da un paio di mesi, non era esattamente la cosa migliore per la mia sanità mentale ed emotiva, così ho iniziato un percorso cronologico – non il primo, ci sono cose che forse non pubblicherò mai – in modo da mettere ordine dentro di me. Che poi altri apprezzino quello che pubblico… se fossi più religiosa potrei dire che apprezzare Hanyu è sempre cosa buona e giusta, ma la mia fede è limitata agli dei dei romanzi – loro esistono davvero, almeno all’interno della storia, e sono efficaci – e a un ragazzo giapponese che pattina come un dio. Magari non vincerà (grazie ISU per le arrabbiature che ci fai prendere), ma quello che sa fare lui, quello che è lui, è al di là di ogni titolo e di ogni parola. Lo si può solo ammirare e sostenere con tutto il cuore.

Ora è tempo di esibizioni. Non diciamolo ad alta voce, ma se lui ha voglia di andare avanti mi piacerebbe davvero vedergli aggiungere un terzo oro alla collezione, alla faccia di chi gli vuole male. Intanto lui sfida il mondo così:

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