Yuzuru Hanyu, breve introduzione

Breve introduzione? Hahaha… ma chi mi crede? Io sintetica quando parlo di qualcosa che mi piace? Ma quando mai! Magari interessante, almeno lo spero, ma sintetica? Come si fa a scrivere un testo breve che dica davvero chi è Yuzuru Hanyu? Ok, la versione più breve è

Hanyu, the GOAT.

Vero, però non dice nulla.

Qualche giorno fa mi sono trovata a dover spiegare (via mail) a una persona che di pattinaggio non sa nulla chi sia Hanyu. Sono stata sintetica. Sintetica secondo i miei criteri. Per parlare davvero di lui mi servirebbero 500 pagine, e non sto scherzando. E comunque le parole non possono davvero far capire cosa si prova quando lui scende sul ghiaccio. Comunque questo, salvo qualche piccolo aggiustamento, è il breve (e sottolineo la parola breve) testo che ho scritto per cercare di far conoscere almeno un po’ a qualcuno che non ne sa nulla chi è Yuzuru Hanyu,

Con due ori olimpici conquistati nel 2014 e nel 2018, cosa che nel settore maschile non si verificava da 66 anni, Yuzuru Hanyu è probabilmente il più forte pattinatore di tutti i tempi, ma al di là delle vittorie quello che è incredibile è il suo percorso umano e sportivo. E la sua capacità di connettersi con il pubblico è qualcosa che nel mondo del pattinaggio non ha paragoni. Inserisco il link al programma lungo dell’ultima gara internazionale che ha disputato, la finale di Grand Prix a dicembre a Torino. Non ha vinto, è arrivato solo secondo, ma spiegarti il perché del risultato qui sarebbe troppo lungo. Nel testo le informazioni tecniche sono diluite qua e là e non sono pesanti, farti un riassunto chiaro in poche righe è impossibile. Al di là della bellezza e della complessità del programma, quello che voglio farti vedere è ciò che succede appena ha finito. Dal quinto minuto si vede cosa arriva sul ghiaccio, raccoglie più peluches lui che tutti gli altri pattinatori messi assieme, e questo si verifica ogni volta che gareggia, indipendentemente dalla nazione in cui sta gareggiando. Dopo la gara regala regolarmente i peluches a ospedali pediatrici, orfanotrofi e centri di sostegno alle famiglie bisognose nella città in cui si è svolta la gara:

https://www.youtube.com/watch?v=-EJjRL5Lnd4

Passo alla biografia. Hanyu è nato a Sendai, in Giappone, il 7 dicembre 1994, il che significa che compie gli anni a metà stagione agonistica, nel periodo della finale di Grand Prix. Quando ha due anni gli viene diagnosticata l’asma. Nel 2004, a nove anni, vince il suo primo campionato nazionale in categoria Novice B, alla prima partecipazione e contro bambini tre anni più grandi di lui. Subito dopo la pista su cui si allena chiude per fallimento. Inizia ad allenarsi su una pista più lontana e affollata, con meno tempo a disposizione, e i risultati ne risentono, tanto è vero che in questo periodo non migliora. Nel 2006 la conterranea Shizuka Arakawa (nata in una delle municipalità di Tokyo ma cresciuta a Sendai) vince l’oro olimpico e a Torino, nella conferenza stampa parla della difficile situazione dei bambini di Sendai, che non si possono allenare. Nel giro di pochi mesi la sua pista viene riaperta. In autunno arriva terzo al campionato nazionale Novice A, risultato che gli consente di partecipare al campionato nazionale Junior, dove si classifica settimo.

Nel 2007 vince il campionato Novice A e arriva terzo nella categoria Junior, stabilendo un record di precocità. In teoria il risultato gli darebbe il diritto a partecipare al campionato Senior ma è troppo giovane per farlo. L’anno successivo gareggia solo nella categoria Junior, vincendo il titolo nazionale e arrivando quinto in una gara di Grand Prix e classificandosi dodicesimo al Campionato del mondo. Al campionato nazionale senior si classifica ottavo.

La stagione 2009-2010 è un trionfo. Vince tutte le gare junior a cui partecipa: le sue due tappe del circuito di Grand Prix, la relativa finale, il campionato nazionale e il Campionato del mondo. Solo al campionato nazionale senior si deve accontentare del sesto posto. A 15 anni, non avendo più obiettivi fra i ragazzini, e avendo superato di alcuni mesi l’età minima, passa nella categoria senior.

All’esordio in una gara di Grand Prix atterra il suo primo salto quadruplo e conclude al quarto posto, nella gara successiva si deve accontentare del settimo, suo peggiore risultato in carriera in una competizione senior. Al campionato nazionale arriva quarto, cosa non facile visto che all’epoca il Giappone oltre a lui aveva cinque pattinatori in grado di competere per il podio mondiale. Il risultato gli vale la partecipazione al Four Continents Championship, dove a 16 anni vince l’argento, ed è un record di precocità tutt’ora imbattuto. Il mese dopo, l’11 marzo 2011, c’è il terremoto, quello che tutti ricordiamo perché ha danneggiato anche la centrale nucleare di Fukushima. Se ne potrebbe parlare a lungo, qui mi limito a dire che quando è avvenuto Hanyu era in pista, che nella fuga ha distrutto i pattini, che lui e la sua famiglia hanno trascorso quattro giorni in un rifugio per terremotati, e che la pista stessa è stata danneggiata ed è stata costretta alla chiusura. Senza pista per la seconda volta, per continuare a pattinare nei mesi successivi Hanyu si è esibito in 60 show.

Nelle gare di Grand Prix, in autunno, ottiene un quarto posto e la sua prima vittoria, qualificandosi per la finale, in cui arriva quarto. Con il terzo posto nel campionato nazionale ottiene la possibilità di partecipare al suo primo Campionato del mondo. Negli allenamenti prima del programma corto si sloga la caviglia destra, quella su cui vengono atterrati i salti. Aveva già avuto problemi alla caviglia, una frattura da avulsione da bambino, diverse slogature nel corso degli anni, stavolta per riuscire a scendere in pista deve prendere gli antidolorifici. Settimo dopo il programma corto, si sente in colpa per aver deluso le aspettative di chi lo aveva aiutato nei mesi difficili dopo il terremoto, ed esegue un libero epico. Epico davvero, il punteggio tecnico più alto è il suo, il pubblico gli tributa una standing ovation, e nessuno di coloro che hanno visto quella prestazione la può dimenticare. Con il secondo libero risale fino al terzo posto, conquistando la medaglia di bronzo nel suo Mondiale d’esordio.

Due mesi dopo, consapevole di non potersi allenare adeguatamente in patria, si trasferisce in Canada, anche se non parla inglese. Il periodo iniziale è complicato: con il cambio di clima l’asma peggiora, fatica a mangiare – non che in precedenza mangiasse tanto – le comunicazioni sono difficili, l’allenamento è diversissimo e lo mette più in difficoltà di quanto credeva. Con il tempo costruirà rapporti umani solidissimi con il team di allenatori e con Javier Fernandez, compagno di allenamento, per alcuni anni suo più grande rivale e grandissimo amico.

Alla prima gara di Grand Prix stabilisce il suo primo record del mondo per il punteggio più alto nel programma corto. Nel libero, nel quale ha inserito un secondo quadruplo, combina diversi pasticci e scivola al secondo posto. Alla successiva gara di Grand Prix stabilisce il suo secondo record del mondo, sempre nel corto, e vince la gara. Rimane in Giappone, senza allenatore, per sostenere gli scritti delle prove di ammissione alla facoltà di scienze umane della Waseda University, una delle più prestigiose università giapponesi, alla quale si iscrive senza sfruttare le facilitazioni concesse agli atleti. Da lì va direttamente in Russia per la finale di Grand Prix, dove arriva secondo. Il giorno dopo, in piena intossicazione alimentare, sostiene via Skype gli esami orali.

Ancora debilitato dall’intossicazione, a fine dicembre vince il suo primo campionato giapponese senior. In febbraio torna al Four Continents Championship. Dopo il programma corto è primo, ma la mattina del libero si ferma a parlare con alcuni fan vicino a una porta scorrevole, la porta si chiude e lo ferisce a un occhio. Nei video si vede un cerotto sulla palpebra, e nel galà del giorno dopo il viso è gonfio e c’è un ampio livido. Esegue un pessimo libero e scivola al secondo posto.

Dopo qualche giorno di riposo riprende ad allenarsi ma si ammala ed è costretto a fermarsi. Quando torna in pista cerca di recuperare il tempo perso, si sforza troppo e si infortuna al ginocchio sinistro. Arriva al Campionato del mondo infortunato e quasi senza allenamento, e con un pessimo programma corto si piazza provvisoriamente nono. È il 2013, anno preolimpico, perciò quel Campionato del mondo vale come qualificazione per il mondiale successivo ma anche per l’Olimpiade. Lui è nono, Daisuke Takahashi quarto, perché una nazione abbia diritto a tre posti la somma dei due migliori atleti deve essere pari o inferiore a 13. Il Giappone è al limite, non possono permettersi di perdere neppure un posto e lui, da campione nazionale, sente di dover sostenere la squadra. Negli allenamenti fra corto e libero, cercando di proteggere il ginocchio sinistro, sloga la caviglia destra. Ricorre agli antidolorifici ed esegue il terzo libero. A fine programma si accascia sul ghiaccio perché non ha più energie ed esce dalla pista zoppicando, ma risale fino al quarto posto complessivo. Con Takahashi sesto il Giappone ottiene i tre agognati posti.

Nella stagione olimpica la squadra giapponese viene sponsorizzata da una compagnia alimentare, che affianca un dietologo a ogni atleta. Il dietologo si accorge che ha un problema gastrointestinale che gli impedisce di nutrirsi bene e studia per lui una dieta mirata. Se in passato troppe volte aveva finito le gare a corto di energie, l’aiuto del dietologo risolve quasi del tutto il problema. In autunno arriva secondo nelle due gare di Grand Prix dietro al tre volte campione del mondo Patrick Chan. Perde, ma intanto capisce cosa deve fare per vincere, e infatti alla finale di Grand Prix di dicembre è lui a vincere, con tanto di terzo record del mondo nel programma corto. Si conferma campione nazionale, quindi contribuisce al quinto posto del Giappone nella prova a squadre dell’Olimpiade con il miglior risultato fra gli uomini. Nella gara individuale stabilisce il suo quarto record del mondo, sempre nel programma corto. Nel libero commette diversi errori ma Chan è più falloso di lui, e Hanyu conquista l’oro a 19 anni, il più giovane pattinatore a riuscirci dal tempo di Dick Button nel 1948. Button, però, ha vinto quando tutti erano esordienti perché le gare erano appena ricominciate dopo la guerra, lui ha vinto superando pattinatori molto più esperti di lui. In marzo vince il suo primo Campionato del mondo.

La stagione 2014-2015 è la più sofferta da un punto di vista fisico. Avrebbe dovuto esordire in settembre in una gara minore, ma problemi alla schiena – è uno dei pochi uomini in grado di eseguire movimenti per i quali è necessaria una grande flessibilità, e che di solito eseguono solo le donne, e neppure tutte – gli hanno fatto rimandare il debutto a ottobre, nel circuito Grand Prix. Nel riscaldamento prima del libero si scontra violentemente con un altro pattinatore. È ferito, dopo gli daranno sette punti di sutura sotto il mento e tre sopra l’orecchio (la testa è visibilmente fasciata), e ha una lesione al muscolo sartorio della gamba sinistra e una slogatura alla caviglia destra. Non dovrebbe gareggiare, ma visto che il regolamento non gli impedisce esplicitamente la partecipazione, lui scende in pista. Sa che non riuscirà a completare i salti ma li esegue tutti, anche se cade cinque volte. È la dimostrazione più incredibile di forza di volontà che abbia mai visto da parte di un atleta. Con il regolamento dell’epoca quello che fa è sufficiente ad assicurargli il secondo posto. Tre settimane dopo partecipa alla seconda gara di Grand Prix, tutt’altro che guarito, infatti arriva solo quarto e si qualifica per un soffio per la finale. È l’ultima volta che non sale sul podio in una gara: nelle successive 24 competizioni internazionali (a cui vanno aggiunte tre gare nazionali e due a squadre, con un terzo e un primo posto) è sempre arrivato primo o secondo, striscia ancora aperta.

Vince la finale con due programmi straordinari, anche se inizia a sentire dolori allo stomaco che si evolvono in un grumo sporgente sopra l’ombelico. Qualche giorno dopo il grumo esplode emettendo pus e sangue. È un residuo dell’uraco, un canale di collegamento fra l’ombelico e la vescica esistente nel periodo fetale che in genere si dissolve dopo la nascita dando origine al legamento ombelicale mediano. Quando, come nel suo caso, non si dissolve, possono nascere diverse patologie, tumore compreso. Stringe i denti e il 27 vince il campionato nazionale, il 30 si opera, con tutta una serie di complicazioni legate all’alcol usato per la disinfezione prima dell’anestesia, che gli provoca l’orticaria, e agli antibiotici, a cui risulta allergico. Quando torna in pista si allena forsennatamente, il suo classico errore quando si sente in ritardo nella preparazione, e sloga la caviglia per l’ennesima volta. Al Campionato del mondo, dove arriva con poco allenamento, vince l’argento. Il mese dopo partecipa al World Team Trophy. Si piazza primo fra gli uomini, e complessivamente il Giappone arriva terzo. Subito dopo si opera di nuovo per togliere i residui dei punti di sutura dell’operazione di dicembre che non si sono dissolti.

Nella nuova stagione, dopo il secondo posto nella prima gara di Grand Prix, è protagonista di una prestazione epica. Sbriciola – non si limita a superare, li sbriciola letteralmente – tutti e tre i record del mondo, nel programma corto, in quello libero e nella somma. Per lui sono i record cinque, sei e sette, per il pattinaggio è una gara che cambia la disciplina. I suoi avversari capiscono che se lo vogliono battere devono cambiare completamente il loro modo di pattinare, la federazione internazionale decide di cambiare il regolamento, cosa che avverrà dopo la successiva Olimpiade. Probabilmente non esistono singoli programmi nella storia del pattinaggio che hanno avuto un impatto maggiore rispetto a quello dei due da lui pattinati in quei giorni. Qualche giorno dopo vince la finale di Grand Prix ritoccando tutti e tre i record, anche se il piede sinistro fa un po’ male. Subito dopo si conferma campione nazionale, ma il piede sinistro peggiora, al punto che non riesce più a eseguire nemmeno salti singoli. Gradualmente, con riposo e cure, riesce a recuperare parzialmente. Al Campionato del mondo va in testa con un programma corto che sfiora il record del mondo, poi il suo piede cede, sbaglia due salti nel libero, e arriva secondo. Alla fine arriva la diagnosi: lesione di Lisfranc, una roba piuttosto seria, che se non curata può portare anche all’amputazione. Il problema è legato al movimento che esegue con un salto specifico, il toe loop, e all’impatto dei suo piede sul ghiaccio.

Dopo essersi curato Hanyu modifica il suo modo di saltare per evitare il ripetersi del problema, e visto che un altro salto, il loop, gli aveva creato meno problemi, inserisce nei suoi programmi il quadruplo loop. In autunno diventa il primo pattinatore capace di eseguilo in gara. Fra i suoi primati c’è anche l’aver eseguito per primo in gara diversi tipi di combinazione, ma anche qui sarebbe un discorso lungo e tralascio. Nelle gare di Gran Prix ottiene un secondo e un primo posto, poi vince la sua quarta finale consecutiva, ed è un record. Salta il campionato nazionale perché ammalato, al Four Continents Championship arriva per la terza volta secondo. È l’unica gara che non ha mai vinto, anche se probabilmente a questo rimedierà nei prossimi giorni perché nessuno dei suoi avversari è in grado di batterlo. Non sto esagerando, il più forte fra quelli che si troverà di fronte, nella sua migliore gara, ha ottenuto un punteggio di 20 punti inferiore al suo peggiore risultato stagionale, se non si fa (troppo) male vince lui. Al Campionato del mondo vince il suo secondo titolo, stabilendo il nuovo record nel programma lungo. Per lui è l’undicesimo, un record fissato per sempre perché quando, dopo l’Olimpiade, la federazione ha cambiato il codice di punteggi, ha fissato i vecchi record come storici ed è ripartita da zero. Vince l’oro al World Team Trophy con il Giappone.

Stagione olimpica. In una gara minore stabilisce il suo dodicesimo record del mondo, questo nel programma corto, poi sbaglia il libero e arriva secondo. Alla sua prima gara di Grand Prix è ancora secondo, alla seconda si presenta con 39° di febbre, in allenamento sbaglia l’atterraggio del quadruplo Lutz, salto che ha appena aggiunto ai programmi, e si distrugge la caviglia. Per quasi due mesi si cura e basta, quando torna in pista, poco più di un mese prima dell’Olimpiade, la caviglia non regge, così lui si affida agli antidolorifici, sapendo che il rischio di farsi male e non poter più neppure camminare è altissimo. Dieci giorni prima dell’Olimpiade riesce ad atterrare i primi due quadrupli dei quattro che eseguiva prima, il giorno prima di partire atterra per la prima volta anche il loop. I due programmi che presenta a PyeongChang sono epici, il corto è perfetto, il libero contiene un paio di errori all’atterraggio – ma non cadute, solo sbilanciamenti – e a livello emotivo è trascinante. L’oro è suo. Il mese successivo rinuncia a difendere il titolo mondiale perché la sua caviglia non è ancora guarita.

Autunno 2018, con il nuovo regolamento e il desiderio di fare ancora una volta la storia portando in gara il quadruplo Axel, arriva alla prima gara deconcentrato e vince pattinando male. Punto nell’orgoglio arriva alla gara successiva molto più preparato e stabilisce tre nuovi record del mondo. Nel programma corto della seconda gara di Grand Prix arriva il suo sedicesimo record. La mattina del libero cade male e si sloga di nuovo la caviglia. Decide di pattinare lo stesso e vince la gara. Sul podio, per una cerimonia di premiazione che si svolge il giorno dopo, sale con le stampelle, perché durante la notte la caviglia si è gonfiata. Altra pausa forzata di alcuni mesi, torna per il Campionato del mondo, e solo dopo dirà che sta ancora prendendo gli antidolorifici. Con il libero stabilisce il suo diciassettesimo e diciottesimo record del mondo, nel libero e nel totale. Nathan Chen, che pattina subito dopo di lui, supera entrambi i punteggi, gli strappa i record e lo relega al secondo posto, cosa che lui non gradisce. Il nuovo regolamento sembra studiato apposta per favorire il suo principale avversario, ma qui si entra nel tecnico e di nuovo non mi dilungo, fatto sta che Hanyu decide di rimettere nei suoi programmi il quadruplo Lutz, salto che non aveva più eseguito perché, dall’infortunio dell’autunno 2017, ne aveva paura. Nel video che ho allegato c’è un quadruplo Lutz, è il secondo salto, ed è di una bellezza notevole. Probabilmente il miglior quadruplo Lutz mai eseguito da chiunque.

In questa stagione ha vinto le prime tre gare che ha disputato, una gara minore e due gare di Grand Prix, poi è arrivato secondo alla finale e al campionato nazionale, dove era cotto per aver fatto i voli Canada-Giappone (per partecipare alla seconda gara di Grand Prix), Giappone Canada (per tornare dove si allena), Canada-Italia (per partecipare alla finale), Italia-Canada (per tornare alla sua pista) e Canada-Giappone (per partecipare al campionato nazionale) nell’arco di sei settimane.

Ora, come detto, parteciperà al Four Continents Championship, se dovesse vincere diventerebbe il primo pattinatore della storia capace di vincere in tutte le competizioni sia Junior che Senior. Vuole eseguire in gara il quadruplo Axel, salto mai realizzato da nessuno, e siamo tutti convinti che se non si farà male prima o poi ci riuscirà.

Questi sono solo alcuni dati, i risultati delle gare, gli infortuni, non dicono nulla di chi è lui come persona, e per quanto possa sembrare incredibile la persona è molto più straordinaria dell’atleta. La forza di volontà si intuisce dai successi, dal continuo tornare più forte di prima nonostante tutti gli infortuni; il talento, la bellezza dei suoi programmi, possono essere capiti solo ammirando ciò che fa in pista; l’allegria, la generosità, l’empatia, l’attenzione nei confronti degli altri, l’intelligenza, emergono da infiniti piccoli episodi che richiederebbero tantissimo tempo per essere narrati e che lo rendono una persona speciale. E io sono stata sintetica. Hahaha…

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8 Responses to Yuzuru Hanyu, breve introduzione

  1. ElenaC says:

    Complimenti, è fantastico, adoro leggerti! Grandissimo lavoro di ricerca e si vede l’amore con cui lo hai fatto. Grazie

    • Grazie. Questo è davvero un riassunto mini mini mini, il commento sulle 500 pagine non è una battuta. Amo scrivere da quando andavo alle Elementari, avere la possibilità di farlo mi da la stessa gioia che dà a un bambino l’ingresso in un negozio di giocattoli sapendo che potrà avere tutto ciò che desidera. Quanto alla ricerca… io continuo a trovare assurdo il fatto che sono sua tifosa dall’NHK 2015, e che ho perso completamente la testa solo nel gennaio 2019, al punto che in ogni momento libero guardo suoi video o leggo qualcosa che lo riguarda. Se vuoi ti mando qualcos’altro, ma solo se vuoi, non ho la pretesa di essere letta per forza.

      • ElenaC says:

        Ma certo, sai che mi fa molto piacere leggerti, anche se dovrò rimandare almeno alla prossima settimana, in questi giorni non ho respiro…. sempre per Yuzu ovviamente. 😀

        • Questi sono giorni impegnativi per tutti. Stavolta ho preso alcuni giorni di ferie, dover aspettare l’orario giusto per controllare dal lavoro il risultato del libero al campionato nazionale è stato difficile, e per le successive ore, fino a quando non sono uscita per la pausa cena e ho potuto guardare il video dal cellulare, non ho fatto che chiedermi cosa fosse successo per fargli assegnare un punteggio così basso.

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  3. Quando ho speso oltre metà del mio stipendio di un mese per i biglietti di Torino, ed entro pochi giorni sono passata dal progetto iniziale di indossare un paio di orecchie di Winnie the Pooh al comprare l’intero costume mi sono resa conto che nell’ambito del ragionevole (o forse dovrei scrivere non troppo assurdo) sono poche le cose che non farei per lui.
    Ferie in occasione delle gare? A questo punto è il minimo, da quando è entrato in pista l’ultimo gruppo per il riscaldamento al triplo Axel il mio nervosismo era alle stelle e ho dovuto più volte respirare profondamente per cercare di calmarmi. Yumi dev’essere una santa per riuscire a sopravvivere al figlio, sia per la tensione delle gare che per tutti i progetti assurdi che gli vengono in mente.
    Ovviamente per domani punto la sveglia, io sono il tipo di persona che dorme meglio al mattino che alla sera, ma devo essere davanti al monitor prima che scenda in pista l’ultimo gruppo.

    • ElenaC says:

      Vero! Bisognerebbe fa un monumento a quella santa donna di Mamma Yumi! Grazie anche a lei e a tutta la famiglia Hanyu per il gioiello che hanno creato e formato.

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