Push Dick’s Button/1

Sono trascorsi parecchi mesi da quando ho letto Push Dick’s Button, ma per qualche motivo l’ho sempre lasciato da parte, dando la precedenza a qualcos’altro. Rimedio ora con qualche citazione.

Dick Button ha pubblicato il suo libro nel 2013, e in alcuni passaggi è importante ricordare l’anno di pubblicazione. Il tono è un po’ troppo colloquiale per i miei gusti, spesso a livello di chiacchierata, ma molte considerazioni sono interessanti. Non dimentichiamo che Button è uno dei più grandi pattinatori di tutti i tempi. Ha vinto due oro olimpici, nel dopoguerra ci sono riusciti solo in due nella categoria maschile, lui nel 1948 e 1952, Yuzuru Hanyu 66 anni più tardi, nel 2014 e nel 2018. Button è stato il primo pattinatore capace di eseguire un doppio axel, e il primo pattinatore capace di eseguire un triplo loop. Hanyu è stato il primo a eseguire un quadruplo loop e potrebbe diventare il primo a eseguire un quadruplo axel, direi che amano gli stessi salti. Button è stato anche l’inventore della trottola angelo saltata, a livello tecnico era molto superiore rispetto ai suoi avversari sia nei salti che nelle trottole, e secondo le cronache dell’epoca anche la sua sensibilità musicale era notevole. Dopo il ritiro dall’agonismo per moltissimo tempo Button ha commentato le gare per la televisione statunitense, quindi ha contribuito a influenzare la percezione del pattinaggio. Si possono non condividere alcune sue affermazioni, ma è un peccato che i commentatori arrivati dopo di lui non abbiano la stessa competenza e la stessa onestà.

Questo scambio di battute, in termini un po’ diversi, l’ho trovato citato anche da Sonia Bianchetti Garbato in Crepe nel ghiaccio. Il riferimento è a una prestazione di Janet Lynn, medaglia di bronzo olimpica nel 1972 e d’argento mondiale nel 1973.

Years earlier, Jacques Favart, then President of the International Skating Union (ISU), when challenged by someone as to the minimum quantity of jumps and spins, replied, “But she skated, sir”. (For the record, Jacques Favart was the last president od the ISU who was a figure skater–and thad was more than forty years ago!)

Pag. 40

Jacques Favart, in coppia con sua moglie Denise Favart, si è classificato 14° alle Olimpiadi del 1948 e decimo al Campionato del mondo nel 1947 e nel 1949. È morto nel 1980. L’ISU è guidato da decenni da persone che provengono dal pattinaggio di velocità, e mi domando se chi governa l’ISU sia capace di dare le stesse attenzioni, e abbia le stesse competenze, per tutte le discipline di cui si occupa.

Il regolamento dell’epoca era diverso da quello attuale, ora ci sono indicazioni precise sul numero e il tipo di trottole e di salti, ma la frase di Favart, “But she skated, sir continua a essere importante. Lynn era un disastro nelle figure obbligatorie, e questo è il motivo per cui non ha mai vinto l’oro. Ha anche fatto diversi pasticci nei suoi liberi, alcune cadute le sono costate care, ma era espressiva. I suoi programmi erano belli da guardare. Ecco, Favart ha puntato l’attenzione sull’importanza di pattinare, non solo sugli elementi tecnici. Qualcosa che dovrebbe valere anche ora. Con il regolamento attuale gli elementi tecnici sono confluiti nel TES, la capacità di pattinare nel PCS, e assegnare PCS alti a qualcuno che si limita a saltare è un errore enorme e contraddice lo spirito del pattinaggio artistico (oltre che la lettera del regolamento).

Button, ho scritto più in su, era dotato di una sensibilità musicale notevole.

My point here is that the skater should know what the music is about. What is it saying? What is its history, its emotional impact, for both the skater and for the audience? Is the skater merely skating in spite of the music and thinking about launching into the first jump (which is probably the most difficult move) and to heck with the music?

Pag. 44

Queste parole dovrebbero essere scritte in caratteri cubitali sulla copertina di tutti i manuali forniti ai giudici. Il pattinatore deve capire la musica e interpretarla, non limitarsi a cercare su Google in quale lingua sta cantando chi ha composto il pezzo su cui si esibisce. E ciò che fa deve avere un senso per la musica, per il programma nel suo insieme, non essere semplicemente la rincorsa preparatoria per un salto.

Poco più avanti Button si formalizza sulle musiche più usate, Carmen, Lago dei cigni e via dicendo. Siamo in una stagione olimpica, saremo sommersi da musiche di questo tipo. Perché?

Because they’re easy to skate to, have lyrical, sweeping melodies that support edging, and mostly because they’re familiar. The skaters feel comfortable with the familiar

Pag. 46

Penso non solo i pattinatori, ma anche i giudici. La cosa curiosa è che quando un pattinatore europeo o nordamericano propone una musica orientale è esotico e affascinante, quando a farlo è un asiatico è incomprensibile. Anche se il coreografo è un occidentale e quindi il programma riunisce le due diverse sensibilità. Io mi limito a poche frasi, ma Button non potrebbe sottolineare di più l’importanza della musica e del fatto che il pattinatore la deve interpretare, non limitarsi a usarla come sottofondo per i suoi salti.

the music will lead the skater to create a “painting” (and lead us to see it). It can tell a story, set a mood, provide highs and lows, and places for starts and stops. It can aslo provide “negative space”–which can be silence, or a change in dynamics that allows the skater to frame an element, a move, a separate choreographic sequence, or an idea

Pag 52

Giusto per chiarire quanto possa essere espressivo uno stop, basta pensare a questo momento:

Jumps should be important and in years past always were. But they were balanced by a greater emphasis on the marks given for artistic impression […] and by marks in the Compulsory Figures

Pag. 75

Non dimentichiamo che chi scrive è il primo uomo che ha eseguito un doppio axel, e il primo che ha eseguito un salto triplo. E per lui era importante il bilanciamento fra tutto ciò che compone il pattinaggio, e se le figure obbligatorie sono state eliminate nel 1990, i salti non sono tutto, non lo sono mai stato, e la componente artistica, che ora si chiama Components, è importante perché i programmi siano validi e la loro importanza deve essere riconosciuta nel punteggio.

A perfect jump lifts up first; then the skater rotates for however many revolutions; and then a really good the skater will pause for a very shor hang time and then land […]. Also, a good jump should not only have height, but distance as well.

[…] the jump should impact the audience. It should inspire a small burst od exhilaration in us.

Pag. 78

Detto in tempi non sospetti, quando la prerotazione non era la norma. Prima si salta, poi si ruota. Button lo sapeva. Perché l’ISU non ha penalizzato le prerotazioni? Ormai i salti che compiono in aria il numero di rotazioni dichiarate sul protocollo di gara stanno diventando una rarità. Rotazioni, altezza, ampiezza e impatto sul pubblico. Non basta rimanere in piedi per eseguire un buon salto. I GOE dovrebbero tenere presenti tutte le caratteristiche elencate da Button. Button non è un fan di questo codice di punteggi, o almeno non lo era nel 2013, non so se abbia cambiato idea. Ma era perfettamente in grado di riconoscere la qualità dei salti, e anche del pattinaggio nel suo insieme.

A questo segue una considerazione di tipo diverso. Abbiamo sempre sentito dire che l’axel è un salto particolare. Elisa, da cui sto imparando tanto dal punto di vista della tecnica e della fisica legata al pattinaggio (grazie! i tuoi tweet sono sempre preziosissimi) ci spiega perché l’axel è un salto particolare:

L’axel crea un’altra difficoltà, il cambiamento di fronte. Per questa considerazione ringrazio Alessandra Montrucchio, che ha scritto degli interessantissimi post in un gruppo facebook. I post sono stati ripubblicati da Elena C. nel suo blog, con testo in italiano e traduzione in inglese e in giapponese. Vale davvero la pena leggerli. Sull’axel Alessandra ha sottolineato

è anche questa la difficoltà del triplo Axel: staccare in avanti e atterrare all’indietro significa cambiare spot di centoottanta gradi. È un potenziale sbilanciamento, perché in pochi attimi gli occhi, e con loro tutta la testa, devono focalizzarsi su un punto, abbandonarlo, sceglierne un altro.

Quindi abbiamo una difficoltà legata alla tecnica necessaria a effettuare il salto, la difficoltà del cambiamento di fronte, e il problema sottolineato da Button:

Our bodies are built to curl inward toward our stomach, not backward. […] So if we fall while doing a forward edge jump, it can be dangerous! When we fall from a back jump the body curls in and we most likely land on one more soft cushions

Pag. 79

Le cadute sugli axel hanno la tendenza a essere più dolorose rispetto alle cadute sugli altri salti. Sarà anche per questo che il doppio axel è ritenuto molto più difficile degli altri doppi? Sarè per questo che il triplo axel è ritenuto enormemente più difficile rispetto agli altri tripli? Sarà per questo che il quadruplo axel… ok, scherzavo. Il quadruplo axel non è così difficile, anche se al momento nessuno lo ha mai atterrato. Aggiungo solo un’ultima considerazione, legata a un’altra situazione, un infortunio dello stesso Button avvenuto parecchi anni più tardi, ma che si inserisce alla perfezione anche qui:

the forward edge can shoot away at any second and one can go Flop! Flop! Splat!

Pag. 86

Ouch! Ha l’aria dolorosa. Va bene, torno indietro e passo agli axel ritardati. Quelli sono semplici, giusto? In fondo sono solo un giro e mezzo.

Visto che io di tecnica ne so pochino, mi baso sulle parole di un campione.

Ballon is that effervescent nanosecond of movement that you see when a dancer jumps and at the peak of the jump there is a sudden and very slight added suspension, a split second of delay.[…]

Ballon is an appeareance as well as the feeling of weightlessness. It’s French for hang time. Skaters attempt to achieve the extra effect of ballon in a variation called a “delayed Axel.” It was originalli taught by Gustave Lussi, who had learned the principle of delay and suspension as a sky jumper.

Pag. 79

Gustave Lussi, per chi non lo sapesse, ha praticato salto con gli sci e, dopo essersi trasferito negli Stati Uniti, ha allenato numerosissimi campioni, Button compreso. Come ci dice Button,

Gustave Lussi had been a ski jumper and understood both flight and rotation.

In addition, he had an analytical mond, dissected everthing, and broke every moment down into component parts.

Pag. 91

Se togliamo la menzione del salto con gli sci, mi ricorda qualcuno. Però dovrei piantarla di divagare. Concludo con gli axel ritardati:

Delayed Axels were seen more frequently during time when single Axels were still of value. In actuality, delayed Axel is extremely difficult, requires a great level of control

Pagg. 79-80

E visto che a Hanyu le cose semplici non piacciono, lui ha iniziato a fare il suo axel ritardato con le braccia in quinta posizione, come ci spiega (anche in inglese) Alessandra.

Anche se sa che i pattinatori decidono quali elementi inserire nei loro programmi in base ai punti che ne possono ricavare, per Button

it is the overall quality–the smooth entry, the height, the distance, the turns, any space or delay between the turns, and the landing–that remain the most valuable elements in a jump

Pag. 80

Non è che Button ha intenzione di entrare nel comitato tecnico dell’ISU? Secondo me ci sarebbe un gran bisogno della sua competenza.

Quasi a metà libro Button parla delle sue esperienze in gara. Lo stile del libro è personale, ma il libro è sul pattinaggio, non su Button stesso, anche se lui può permettersi di scrivere in un certo modo perché o stato un campione. Nel 1947 Button è arrivato secondo al Campionato del mondo. Non era abituato a pattinare all’aperto, ha faticato ad adattarsi alle condizioni e si è accontentato dell’argento. L’anno successivo, anno olimpico, memore della precedente esperienza si è preparato meglio. Un mese prima delle Olimpiadi ha partecipato al Campionato europeo. Nel 1948 per la prima e unica volta gli Europei sono stati vinti da pattinatori non europei: Button fra gli uomini e la canadese Barbara Ann Scott fra le donne. Visto quello che era successo, l’ISU ha prontamente cambiato il regolamento limitando la partecipazione ai pattinatori europei, che in questo modo avevano la certezza di poter vincere almeno una gara all’anno.

L’ISU è sempre pronto con queste regole, nel 1902 Madge Syers ha vinto l’argento nel Campionato del mondo perché il regolamento non specificava che i pattinatori dovessero essere uomini. Certo, poi è nata la gara femminile, ma solo nel 1906, nell’immediato la mossa è stata di tenere le donne lontane da una cosa da uomini. A volte l’ISU è lento, ma a volte dimostra una prontezza notevole a intervenire.

1948, Campionato europeo, a Praga, su una pista, lo Zimni Stadion, priva di tetto.

The weather was poor and the soft wind that blew down the river and over the rink warmed the ide and melted it. There was water everywhere, and no one could see a figure that was skated. There was little to judge except positions and style

Pag. 101

Quindi nel 1948 il risultato della gara è stato deciso… con quale criterio? Button ha vinto il libero, ma nelle figure lui e Hans Gerschwiler erano molto vicini. Ci sarebbe potuto essere un risultato diverso se il distacco fosse stato maggiore? Se la differenza fosse stata grande sì. Ci sarebbe dovuta essere una differenza maggiore? E chi può dirlo? Button non he ha idea, probabilmente quando era vivo non ne aveva idea neppure Gerschwiler, e dubito che ne avessero idea i giudici. Suppongo che li abbiano piazzati vicini con l’idea di non fare torto a nessuno perché non erano in grado di dare un giudizio obiettivo, ma se – la mia è solo un’ipotesi, non un’accusa – Gerschwiler fosse stato molto più bravo, l’impossibilità a valutare correttamente la gara gli ha fatto perdere l’oro europeo. E magari anche l’oro olimpico, perché come possiamo sapere che i giudici nelle loro valutazioni non sono stati influenzati dal risultato di una gara che si era svolta solo un mese prima? L’unica cosa che sappiamo con certezza è che condizioni meteo avverse hanno portato a un risultato dubbio, uno dei tanti risultati dubbi della lunga storia del pattinaggio.

Andiamo avanti di un po’ di anni. Nel 1962 il Campionato del mondo si è svolto a Praga. La più forte coppia di artistico canadese era quella composta da Maria e Otto Jelinek. I fratelli Jelinek erano nati a Praga negli anni ’40 ma nel 1948, all’inizio della Guerra Fredda, la loro famiglia si era trasferita in Canada. Secondo la legge Cecoslovacca dell’epoca, ogni cittadino di sesso maschile doveva prestare servizio nell’esercito, compresi coloro che avevano abbandonato il paese. Questo significa che Otto Jelinek avrebbe dovuto prestare servizio nell’esercito cecoslovacco perciò, se fosse tornato a Praga, avrebbe potuto trovarsi in guai seri. In questo caso l’ISU ha preso nei confronti del governo cecoslovacco una posizione precisa.

The ISU said, in essence, “Not so, boys; the Jelineks are both Canadians and represent Canada in this event, and if you insist, we will move the event to another country.”

Pag. 142

Come dire… un tempo lo sport poteva far venire i governi a più miti consigli, e proteggere gli atleti. Per inciso, quell’anno gli Jelinek hanno vinto l’oro. Usciamo dalla politica (davvero?) per avvicinarci di più al pattinaggio.

ABC Sports was interested in “the story” more than anything else.

Pag. 144

In realtà lo sapevo, ne avevo già parlato commentando un passaggio del libro di Kelli Lawrence On Air, per la televisione è importante narrare storie. Davvero non c’è politica dietro gli interessi televisivi? Per ora lascio la frase di Button così.

A great skater is definited as someone who not only reaches the top but who also leaver the Fine Art of Figure Skating different and better just because they were there!

Pag. 145

Questa definizione mi piaceva troppo per ignorarla, mi vengono in mente diverse persone, in tutte e quattro le discipline, per cui è perfetta. Mi vengono in mente anche pattinatori, anche pattinatori che hanno vinto tanto, per cui una cosa del genere non può essere detta, ma lasciamo stare e torniamo direttamente a cose che non dovrebbero avvenire. Olimpiadi del 1972, vinte dall’austriaca Trixi Schuba, a detta di Button la migliore pattinatrice sulle figure obbligatorie che lui abbia mai visto. Anche altrove ho visto elogiare Schuba, ho il vago sospetto che nelle figure rasentasse la perfezione.

Her free skating was not superb. She had received marks of first place for the Compulsory Figures and eighth place for the Free Skating.

(Eighth place was a gift.)

Pag. 153

Qui Button ricorda male, Schuba è stata piazzata settima nel libero, all’ottavo posto è stata piazzata la statunitense Julie Holmes, un’altra pattinatrice che prediligeva le figure obbligatorie. Nella classifica finale l’oro è andato a Schuba (prima e settima) davanti alla canadese Karen Magnussen (terza e seconda) e a Janet Lynn (quarta e prima). Botton prosegue con gli errori dicendo che dopo le figure Lynn era settima, mentre al settimo posto c’era la svizzera Charlotte Walter.

Non è che io mi diverta a contraddire Button, per onestà se vedo una svista lo dico. Nessuna delle affermazioni sullo svolgimento delle gare che trascrivo va presa come la verità assoluta, ma alcune affermazioni sono abbastanza gravi da dover spingere a una riflessione. Ci sarebbe dovuta essere un’indagine a suo tempo, e l’ISU dovrebbe comunque interrogarsi non per modificare risultati ormai passati alla storia ma per scoprire se è avvenuto qualcosa che non sarebbe dovuto accadere e, se sì, come fare per evitare che questa cosa si possa ripetere. Va bene,

Janet had a reputation for not being able to do great figures. She was in seventh place after the figures. (As an aside, one of the judges later told her coach Slavka Kohout that a “block” of judges had kept her down in favor of the Austrian.)

Pagg. 153-154

Pur sapendo che Button non è stato preciso nell’indicare i piazzamenti, sono comunque andata a guardare le nazionalità delle pattinatrici e i nomi dei giudici. Fra parentesi indico i piazzamenti nelle precedenti edizioni del Campionato del mondo e, in grassetto, delle Olimpiadi, per capire se da una pattinatrice erano attesi risultati importanti anche prima della gara.

1 Schuba, AUT (9, 5, 4, 2, 2, 1)

2 Magnussen, CAN (12, 7, 7, nd, 4, 3)

3 Lynn, USA (9, 9, 5, 6, 4)

4 Holmes, USA (4, 3, 2)

5 Halmassy, HUN (17, 18, nd, 7, nd, 6, 8, 3, 5, 7)

6 Morgenstern, GDR (28, 20, wd, 11, 6, 5)

7 Trapanese, ITA (13, 25, nd, 13, 8 ,5)

8 Errath, GDR (9)

Christine Errath sarebbe diventata forte dopo, nel 1972 aveva quindici anni. Direi che, Schuba a parte, le pattinatrici più forti erano le nordamericane. Sì, Zsuzsa Halmassy aveva vinto un bronzo mondiale, ma erano trascorsi quasi tre anni e non si era più ripetuta a quei livelli. Vediamo la giuria. Il referee era lo svizzero Karl Enderlin, l’assistant referee Kinuka Ueno, dal nome direi giapponese. I giudici erano l’italiano Michele Beltrami, il russo Valentin Piseev, quel Piseev che ho citato un’infinità di volte, non certo per i suoi giudizi al di sopra di ogni sospetto, e che in seguito sarebbe stato eletto prima a capo della Commissione tecnica dell’ISU e poi a presidente della federazione russa di pattinaggio, quindi la tedesca dell’Est Walburga Grimm, la svedese Ingegarg Lago, l’austriaco Han Kutschera, la canadese Joan MacLagan, la statunitense Marcella Willis, il giapponese Ryuchi Obitani e l’ungherese Klara Kozari. Sarebbe bello conoscere i loro voti. L’ISU potrebbe farci il favore di pubblicarli, anche a distanza di decenni. Sarebbe bello conoscere la storia in modo approfondito. Comunque, come ha notato Button,

It was not easy to control the judges and difficult to thoroughly educate them.

Pag. 154

E su questo penso che siamo tutti d’accordo. Comunque anche stavolta sto andando per le lunghe, il che significa che ho deciso di suddividere i miei commenti sul libro di Button in due post diversi. Per ora mi fermo qui.

This entry was posted in pattinaggio and tagged . Bookmark the permalink.

3 Responses to Push Dick’s Button/1

  1. Pingback: Di giudici, giurie e giudizi equi/5. 1968-1976 | sportlandia

  2. Pingback: Push Dick’s Button/2 | sportlandia

  3. Pingback: Push Dick’s Button/3 | sportlandia

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.